Early Day Whisky

Posted in Senza categoria, Whisky on aprile 15th, 2013 by texo

E’ veramente trascorso un po’ troppo tempo dal mio ultimo post. Non va bene. Ho diverse nuove bottiglie di cui vorrei parlare, alcune sorprendenti, altre un po’ meno.
Venerdì passato, andando al lavoro, c’era un gran bel nebbione, pioveva e ascoltavo Jefferson At Rest, l’ultimo album degli Early Day Miners che ancora mancava all’appello. La musica giusta per quell’ atmosfera rarefatta e anche un po’ fecale, nel senso che cominciavo a sentire un po’ la mancanza del sole. Mi serviva una giornata calda, cazzo!

Oggi splende il sole e l’aria comincia a riscaldarsi.

Ottimi whiskies sono arrivati a farmi compagnia negli ultimi mesi:

Öufi-WhiskyHo acquistato recentemente un paio di bottiglie prodotte in Svizzera. Una di queste é un sorprendente single malt maturato la bellezza di 11 anni, record assoluto, credo, qui in Svizzera. Öufi Swiss Single Malt, prodotto a Solothurn. Stupenda la bottiglia, bella l’etichetta. Insomma, una veste sobria, elegante e credibile per una birreria che oltre 10 anni fa ha deciso di fare quello che oggi in Svizzera fanno in molti, con una differenza: la pazienza. Per fare un buon whisky bisogna aspettare. Non é sufficiente fare del whisky, bisogna volerlo fare bene. E’ anche vero che non é necessario aspettare 10 anni per ottenere un buon whisky. In questo caso tutto é estremamente convincente. Al primo assaggio ho subito cercato di paragonarlo all’altro svizzero decennale, il Bergsturz, e sulle prime mi é sembrato un po’ meno complesso di gusto ma più aromatico e con un finale decisamente più lungo. Sicuramenmte da riassagiare presto.

SäntisblickL’altro svizzero é il Säntisblick Whisky, vecchio di tre anni, giusto quanto basta per ricevere l’appellazione ma un po’ troppo giovane per sviluppare un sapore convincente. E’ un peccato che la botte di sherry nella quale é stato maturato non abbia potuto intervenire più a lungo su questo spirito.

La vera sorpresa arriva dall’estremo oriente. E’ curioso pensare che probabilmente anche quest’altro whisky non sarà molto più vecchio di tre anni. A Taiwan si fa whisky già da una decina d’anni e sin dagli inizi questo whisky ha fatto parlare di se sulle riviste di settore. Presso la King Car Distillery tre anni sono più che sufficienti per ottenere un ottimo whisky. KavalanGli do la caccia da molto tempo e finalmente ho potuto reperire una pregevole bottiglia di Kavalan Solist Sherry Cask, 57,8 % Vol./Alc. Profumo intenso di frutta secca, fichi, marzapane e dolcezza citrica ti invitano all’assaggio come non capita spesso. Una delizia per il palato, vorresti masticarlo come fosse una succosa torta alla frutta. Ma quanto bene fa al mondo la Spagna con le sue meravigliose botti di Sherry?

L’ultima bottiglia é ancora in attesa di essere stappata.Brora Il Brora non ha bisogno di troppe presentazioni. Il 30 anni é leggendario e alcune annate sono gettonatissime e sempre più inarrivabili. Qualche anno fa ero vicino all’acquisto di un Brora 30 probabilmente del 2007 e oggi mi pento un po’ per non averlo fatto mio. A fine febbraio stavo partendo per la Cina, la bottiglia di Brora mi era appena arrivata a casa e la consueta ansia da volo in aereo cominciava a farsi sentire nelle ore prima della partenza. Ebbene, la mia preoccupazione era quella di partire senza aver assaggiato il Brora. Non mi importava tanto per la mia vita ma mi sarebbe veramente dispiaciuto scomparire senza aver assaggiato il signore delle Highlands del nord-ovet.

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Strathisla Distillery

Posted in Fotografia, Panorama, Whisky on gennaio 23rd, 2013 by texo

È la più vecchia distilleria in attività di tutta la Scozia. Bella, elegante, appollaiata nel centro di Keith nel Banffshire, nord-est dello Speyside. In un attimo si arriva al mare, andando verso Banff o verso Fochabers. A sud invece si raggiunge la capitale mondiale del whisky, Dufftown. Tutt’intorno sembra la contea di Bilbo e Frodo Baggins.

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Gordon & MacPhail

Posted in Fotografia, Panorama, Whisky on ottobre 5th, 2012 by texo

Una delle migliori giornate scozzesi l’ho trascorsa quest’estate girando attorno a Elgin, in ogni possibile direzione, a caccia di panoramiche, ispirato dallo Speyside, dalle distillerie, dal whisky. In serata ho concluso il mio pellegrinaggio in un tempio del whisky scozzese: Il retail shop di Gordon and MacPhail in South Street a Elgin, un santuario, un luogo in cui mi sento a casa, la celebrazione totale di una delle mie passioni. Lascio parlare la panoramica che ho potuto scattare grazie alla gentilezza e disponibilità dei proprietari.

Non sono uscito a mani vuote, comunque. E’ tornata a casa con me una splendida bottiglia di Convalmore, distillata nel 1975 e imbottigliata nel 2008, 33 anni, dunque, per questo whisky realizzato in una distilleria che interruppe la produzione nel 1985 e che ho visitato e fotografato durante le mie scorribande nello Speyside.

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Scotland, again!

Posted in Viaggio, Whisky on luglio 15th, 2012 by texo

Sono finalmente a bordo di un vettore EasyJet e sto attraversando i cieli nuvolosi d’Europa centrale. Ritorno in Scozia a caccia di panoramiche strepitose per immortalare alcuni esemplari di distelleria scozzese che ancora mancano nella mia bacheca di trofei fotografici. Siamo partiti con grande ritardo ma ora tutto è già di nuovo migliore anche grazie ad un discreto toast caldo e una buona Nastro Azzurro che scende giú tranquila e gentile nel mio stomaco. Cosa voglio da questa mia nuova peregrinazione nord europea? Voglio sentire il profumo del malto d’orzo, della birra che fermenta nelle cisterne, del fumo di torba, si cazzo! Il fumo di torba è un magnifico odore che io sto bramando. Me lo ricordo intensissimo sull’Islay qualche anno fa ma adesso lo voglio sperimentare sull’ isola di Skye e magari anche alle Orkney, su a nord, dove si produce il magnifico ed elegantissimo Highland Park. Devo andare alle Orkney ad ogni costo, anche a nuoto se necessario.

Whisky è la parola d’ordine di questo mio viaggetto, in tutte le sue declinazioni. Voglio vedere almabicchi di rame a collo di cigno e magazzini stracolmi di botti. Voglio tanfo di botte vecchia, ovunque. Legno che lavora, giusto? Eccheccazzo , dobbiamo lavorare solo noi? Non é giusto, anche il legno deve darsi da fare. Vecchi castelli diroccati e druidi millenari intenti a preparare intrugli magici. Troverò Gandalf da qualche parte, me lo sento. Questi luoghi evocano il mondo di Tolkien. Muri di campagna ricoperti di muschio millenario e croci celtiche abbattute mi calano immediatamente nello stato d’animo giusto.

Adesso sopra un mare bianco sto ascoltando le note pesanti della grandissima band post-rock dei Pelican. Glimmer dall’ album What We All Come To Need, Post Rock strumentale pesante e solenne! Roba seria, insomma.

Fa o non fa un certo effetto bersi un Oban ad Oban? Io direi proprio di si. Sono partito questa mattina da un’Italia quasi tropicale per arrivare in una Scozia ben soleggiata qui ad Oban ma abbastanza gelida. Per fortuna sono ben equipaggiato e questo delizioso succhetto di orzo maltato e distillato aiuta parecchio. Signori! In questa cittadina si fa un Single Malt di fama mondiale! Mi preme sottolinearlo. Tra 15 minuti completo la giornata con una sontuosa cena a base di pesce. Stasera spendo quello che c’é da spendere! Fotte un cazzo!

Qui al tavolo di fianco al mio sono arrivati due piatti di cozze spettacolari, tutte belle sdraiate su un magnifico letto di insalata e la signora che se le é viste apparire sotto gli occhi ha esclamato ad alta voce: “Jesus!”

Approvo.

Anche i miei piatti sono sontuosi: delle capesante giganti, gustosissime e dalla consistenza perfetta, accompagnate da un risottino tutto sapore e natura. Poi proseguo con un tris di pesci, halibut, monk fish e sea bass con purée-due colori, patate e zucca, fagiolini e carote e ora termino con una  crème brulée con una crosticina di zucchero orgasmica! Ho voglia di farmela! Questa C. B. é sesso puro, é un rapporto consumato, sono le 72 vergini degli shahid in paradiso. Comunque quanta bella roba ci fornisce il mare… Una parte di pianeta terra generosissima!

Questo pomeriggio qui c’era una specie di sagra di paese e molti uomini giravano in kilt qui a Oban.

Appena esco, per celebrare la mia prima giornata scozzese mi accendo un magnifico sigaro cubano, Romeo y Julieta.

Un altro giorno e passato e un’ altra distilleria é stata visitata. É difficile descrivere l’incredibile profumo che avvolgeva la distilleria Talisker questo pomeriggio sull’isola di Skye. Formidabile! Io divento una persona migliore quando odoro questa incredibile fragranza. Sono peró abbastanza incazzato perché non mi hanno fatto scattare nella still room, cazzo! Era bellissima con 5 alambicchi in fila, di rame bellissimi ed eleganti. La Distillazione era pure ferma. Che problema c’é? Non mi comperate con la balla della sicurezza. In Kentucky mi hanno fatto scattare alla grande in un sacco di distillerie e pure qui in Scozia, in passato non ho avuto problemi a scattare nella still room di Bruichladdich e Ardbeg. Nessuno ha mai fatto storie. Credo forse che possa trattarsi di una direttiva Diageo forse. Mi é capitato sempre nelle loro distillerie, anche a Pitlochry da Blair Athol qualche anno fa.

Sto mangiando finalmente haggis questa sera. Lo adoro! Fantastico, visceralmente scozzese, saporitissimo con nips and tatties.

Poi, fino alle 23:00, una fantastica chiaccherata con una coppia di texani e un nonno, una figlia e una nipote australiani. Il mondo é incredibile, la gente é meravigliosa e così tutti noi perfetti sconosciuti ci si ritrova a parlare fino a tarda serata come fossimo amici.

Questa mattina partenza verso nord in direzione di Ullapool dopo aver effettuato una prenotazione d’albergo tramite smartphone! Veramente troppo smart!

Ieri nel tentativo di caricare tutto quanto scritto tramite WordPress per iOS sul sito web, ho perso gli ultimi tre giorni di resoconti che però ora non ho assolutamente voglia di riprendere. Sarò dunque estremamente sintetico:

Ullapool – Durness –> strada fantastica

Pernottamento a Thurso –> ottima Rib eye steak

Ieri Orkney Islands –> fantastica visita presso Highland Park Distillery, speso 75£ per una miniatura di HP 40 anni. (Presto una foto)

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Due dodicenni a confronto

Posted in Assaggi, Whisky on febbraio 27th, 2012 by texo

Breve riflessione sul whisky

Sto assaggiando due 12 anni di due paesi veramente lontani. Highland Park aged 12 years dalle Orkney Islands in Scozia e Hakushu Single Malt aged 12 years dal Giappone. Il primo arriva dal paese del whisky, il secondo da un paese lontano che oramai da molti anni produce ottimo whisky. Dopo questi due assaggi cerco di capire come si situano tutti gli altri produttori che arrivano dall’Europa continentale. Cerco di paragonare l’Hakushu ad uno qualsiasi dei whisky prodotti in Svizzera e il verdetto é chiaro e inequivocabile. Non c’é nessun distillato di orzo maltato in Svizzera che si possa anche lontanamente avvicinare all’Hakushu di 12 anni. Non c’é paragone. E’ chiaro che fintantoché in questo paese non arriveranno sul mercato bottiglie che hanno superato almeno i 10 anni di maturazione in botte, i whisky elvetici rimarranno sempre in una categoria a parte e non sarà possibile metterli a confronto con quelli prodotti nei paesi che lo producono tradizionalmente da tanti anni, Scozia, Irlanda e Giappone. Lo stesso discorso vale anche per gli altri produttori europei che negli ultimi anni hanno cominciato a farsi un nome nel mondo del whisky. Mackmyra in Svezia ha il sapore di un single malt svizzero con giusto quel paio d’anni in più nel legno che tolgono quello sconveniente gusto di grappa che purtroppo contraddistingue gran parte della produzione elvetica. Di per se non é un gusto sgradevole ma adesso mentre sorseggio l’Hakushu mi rendo conto che il whisky giapponese non ha nulla da invidiare allo scotch whisky. E’ una conferma, più che altro, già lo sapevo, ma devo riconoscere che questo confronto nippo-scozzese mi ha di nuovo sorpreso. Adesso mi sento di affermare che Scozia, Irlanda e Giappone (anche USA ma con un prodotto diverso) sono la serie A del whisky. Svezia, Francia, Canada sono la serie B. La Svizzera milita ancora in prima lega nonostante abbia già una produzione sostanziosa rispetto a tanti altri paesi. Il sapore del nostro whisky é veramente ancora troppo lontano da quello di un qualsiasi single malt di fascia media prodotto in Scozia, period!

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Domenica pomeriggio, coperto.

Posted in Assaggi, Whisky on gennaio 31st, 2011 by texo

“Let me go, let me go” cantano le Chapin Sisters, ospiti assieme ai Punch Brothers della puntata numero 605 del programma radiofonico The Woodsong Old Time Radio Hour, trasmesso in podcast da Lexington, Kentucky.

Fuori il cielo é coperto e devo assolutamente fare legna se voglio sopravvivere fino a marzo. Gli ultimi pezzi di legno ben tagliato scaldano casa mentre ascolto la band di Chris Thile esibirsi in un bluegrass colto e complesso. Ho appena finito di pranzare. Degli ottimi fuselli di pollo al forno con un paio di patate, pranzo basic, il piacere delle cose semplici.

Surely Chris is gonna win a grammy. He’s got to. I don’t have any doubt” declama Michael Johnathon alla fine dell’esibizione dei Puch Brothers e non potrei essere più d’accordo. Poi annuncia la canzone Rye Whiskey e mentre Chris Thile comincia a smanettare il suo mandolino io credo che questa domenica sia giunta l’ora di stappare una buona bottiglia di whisky. Un sorsetto di Thomas H. Handy, giusto per rispettare il titolo della canzone dei Punch Brothers ma poi passo al Wasmund’s, un inconsueto single malt americano di Sperryville, Virginia.

Ho letto commenti interessanti su questo single malt da qualche parte ma non mi ricordo quasi niente se non che utilizza un metodo di insaporimento del whisky con il fumo di legno di melo e di ciliegio.

Annusandolo nello sniffer ho subito una forte percezione di legno, intensa come quella che si ha annusando un buon bourbon ma qui in effetti il legno é diverso, più aromatico, é come essere nell’atelier di un artigiano falegname. L’odore é giovane ma c’é una curiosa combinazione di wood smoke, piacevole, articolata, un po di plastilina e tantissima cera d’api, ecco cos’é, un penetrante odore di cera d’api che mi fa ricordare le candele artigianali. Assolutamente si! Profumo di natale, regali scartati e famiglia al completo intorno alla tavola con la tovaglia bianca, di pizzo ricamata e mia nonna che senza parlare  sorride a tutti.

Primo sorso e la prima sensazione é che non si tratti di un single malt ma di qualcosa d’altro. Buono ma altro. Viene spontaneo il paragone con lo Stranahan’s, un altro single malt americano del  Colorado con un gusto riconducibile alla galassia del bourbon però. In questo caso siamo invece da qualche altra parte. 48 % di alcohol, ben articolato, non troppo complesso. Un whisky che la Copper Fox Distillery produce con orzo maltato in casa e non filtrato a freddo.

Comincio a sentirlo. Devo fare un po’ d’attenzione o rischio di tagliarmi un braccio con la motosega più tardi.

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Combattiamo la nebbia con un bel bicchiere di whisky

Posted in Musica, Whisky on giugno 17th, 2010 by texo

Ah, ma che bel titolo per una canzone: Rye Whiskey. La quarta canzone del nuovo lavoro dei Punch Brothers, il virtuosissimo quintetto di Chris Thile, il virtuosissimo leader mandolinista californiano. Insomma questo gruppo trasuda virtuosismo come il jamon hiberico trasuda grasso, appeso al soffitto delle taperie di Sevilla. Chris Thile ha una storia di virtuosismo oramai già lunghissima. Fu vincitore dei campionati americani di mandolino a soli 12 anni. Eggià, perché quelli che solitamente nel resto del mondo vengono chiamati concorsi musicali, in America diventano campionati, come per il football e il baseball. C’é dunque il campionato di mandolino, il campionato di mountain dulcimer e quello di banjo.

Fu inoltre membro del trio Nickel Creek dal 1989 fino al 2007. Ma chi può vantare 18 anni di permanenza in una band a soli 29 anni?

Gli Antifogmatics (letteralmente anti-nebbia) erano bevande alcoliche utilizzate a scopo terapeutico  nel diciannovesimo secolo. A quanto pare era consuetudine bere del whisky di mattina, prima di cominciare qualsiasi attività, col pretesto che questa bevanda avesse il potere di allontanare gli effetti nefasti e insalubri della nebbia.

Antifogmatic é il titolo di questo doppio CD + DVD nella sua deluxe edition. Un album assai complesso, con un intreccio bluegrass fuori dal comune. Non tutte le bands bluegrass possono permettersi il lusso di arricchire le proprie composizioni con fraseggi tanto intricati e imprevedibili e nonostante ciò rimanere legati all’immediatezza di una ballata orecchiabile. Occorre comunque precisare che i Punch Brothers non suonano bluegrass in senso  stretto. Loro stessi fuggono questa definizione che i effetti va veramente stretta. La loro strumentazione é bluegrass ma la loro musica é anche tanto altro. Chris Thile ha pure una bella voce, pulita che questa produzione per la Nonesuch Records restitusce senza fronzoli, senza inutili riverberi, senza enfasi. Così come é entrata nel microfono così esce dalle casse dello stereo.

Bonnaroo 2010: Punch Brothers In Concert

Ma parliamo anche di whisky:

Glengoyne Sherry Hogshead, cask 1132, distilled 1998 and bottled 2010, 52% vol.

Questo whisky é praticamente nero. Mi chiedo come faccia un distillato a diventare così scuro in 12 anni. L’odore é curioso e il gusto non mi fa trasalire. Manco a dirlo ci sento della liquerizia ma é passato troppo tempo da quando ho cenato e forse adesso non ho la bocca giusta. Mi sembra uno dei finali più corti che io abbia mai assaggiato ma dovrei decisamente provarlo in altra occasione. La consistenza é oleosa e i 55.2 gradi non rendono secondo me un buon servizio a questo whisky. Distraggono un po’ e bruciano il gusto più che espanderlo. Mi aspettavo grandi cose da questo colore. Eggià, devo confessarlo. Che questo sia il classico caso che dimostra come la colorazione può prendere in inganno? Probabilmente si. Quanti whiskies più chiari sono notevolmente più intensi di questo?

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Dulcimer

Posted in Musica, Whisky on maggio 12th, 2010 by texo

Mi é appena andato di traverso un sorso di Parker’s Heritage Collection. Molto male. Prima di tutto perché fa veramente male respirare questa bomba di bourbon a 64.8 % alc/vol. Credo sia stata la mia esperienza più vicina al respirare fuoco. Secondariamente perché é un peccato non aver prestato la giusta concentrazione durante questa degustazione. Non posso permettermi di sorseggiare con leggerezza questo distillato. Adesso finalmente l’incendio si é sopito e posso continuare con il piacevole assaggio. Questo Bourbon sta nella stessa categoria di altre super-potenze alcoliche come il George T. Stagg di Buffalo Trace oppure il Booker’s di Jim Beam. Anche se più leggero in tenore alcolico rispetto agli altri due questo bourbon ha un gusto molto forte e forse più impegnativo. Porca miseria quanto é forte. Mi sembra di masticare le doghe di quercia della botte che lo ha contenuto. Denso e complesso, questo bourbon é prodotto da Heaven Hill Distilleries, Bardstown, KY.

Perché lo sto assaggiando? Ma per celebrare l’arrivo di un nuovo strumento musicale dalle sonorità antiche e figlio della stessa terra. L’Appalachian dulcimer o mountain dulcimer, uno strumento che procura gratificazione istantanea grazie alla relativa facilità d’esecuzione.

mp3: Appalachia

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

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Lo zio Jesse é arrivato in Valcolla

Posted in Whisky on maggio 6th, 2010 by texo

Mi ricordo che da più giovane una delle mie serie televisive preferite era “The Dukes of Hazzard” o più semplicemente Hazzard (come la chiamavano nella versione italiana). I salti che faceva il Generale Lee non li avevo mai visti fare da nessun altro. Poi senza dubbio c’erano le gambe di Daisy Duke, mamma mia! Continuano a turbarmi pure adesso. Con quei jeans stretti… La vera Daisy, comunque, Catherine Bach e non la bambola-gonfiabile-Jessica-Simpson nel remake del 2005. Poi c’erano Bo e Luke, per un qualche motivo sempre inguaiati e infine lo zio Jesse.

Eh, si, Uncle Jesse, me lo vedo col suo barbone bianco  mentre prepara i suoi barattoli di whiskey clandestino che poi Bo e Luke andranno a consegnare.

Moonshine é il nome solitamente utilizzato in America per definire il prodotto di una distillazione illecita. Si tratta quasi sempre di un distillato giovanissimo che non viene invecchiato in botte a causa della sua natura clandestina. Lo si distilla e lo si distribuisce velocemente. L’ho visto in diversi film ambientati nell’Appalachia, spesso distribuito in grossi barattoli di vetro come quelli delle conserve, con il tappo a vite.

Dunque, dicevo, lo zio Jesse é arrivato in Valcolla! Ha attraversato l’oceano e si é fatto tutta la strada a bordo del Generale Lee su fino in cima a questa valle, trasportando la sua cassetta di legno anch’essa dall’aria assai clandestina. Ho davanti a me questo barattolo (ovviamente non clandestino) e muoio dalla voglia di provare quella che potrebbe essere definita come una “Grappa del Kentucky”. Sono sempre stato incuriosito dai new spirits come quello di Kilchoman (1 mese) oppure il White Dog di Buffalo Trace, entrambi però solo anteprime di quello che sarà lo stesso distillato dopo qualche anno di maturazione in botte.

Il Georgia Moon Corn Whiskey, distillato dalla Johnson Distilling Company é invece un prodotto finito, molto più leggero per quanto riguarda il tenore alcolico, 40% vol./alc. Non gliene fotte della botte! Lui é subito disponibile, é di pronta beva e serve unicamente per sballare e diventare leggeri e rotondi in un attimo. Non lo si serve nello sniffer come si fa con i più pregiati scotch whiskies, anzi, probabilmente nutre pure un po’ di antipatia per i suoi parenti europei un po’ troppo aristocratici. In effetti una prima constatazione balza alla mia attenzione immediatamente: é praticamente impossibile versarselo in un bicchiere per un primo assaggio senza fare un lago di whiskey sul tavolo. Ma come faccio a versarmelo? Mi si accende una debole lampadina ad incandescenza nella mia testolina! Prendo la pipetta per l’allungo d’acqua che uso ogni tanto con i cask strength e il gioco é fatto. Mi verso  un paio di centilitri nello sniffer. Lo so, sarebbe stato forse più appropriato berselo a canna direttamente dalla whisky jar. Lo faccio poi girare qualche secondo per liberare gli esteri e vedere quale effetto mi procurano. Butto dentro il naso, chiudo gli occhi  e inspiro. La prima sensazione, immediata, senza riflettere troppo e lasciando parlare solo i miei sensi, mi dice che sto annusando una grappa di vinaccia, come al grotto, dopo aver mangiato polenta e brasato e bevuto litrate di vino a conto già pagato con l’oste che offre un bicchierino per riordinare la digestione. Si, é decisamente lo stesso profumo, non sento il whiskey qui dentro, o meglio, la maturazione in botte (assente in questo caso) fa probabilmente la differenza in tutti gli altri casi.

Se mi avessero messo davanti tre grappe e questo whiskey, probabilmente non sarei riuscito a scovarlo.

L’ assaggio é veramemnte leggero e abbastanza delicato, non molto strutturato. Magari qualche grado d’alcohol in più avrebbe reso l’esperienza un po’ più intensa, ma forse questo non é il punto.

Recentemente mi son letto in rete qualche commento di degustazione in merito a questo giovane spirito. Molti lo stroncano senza pietà accompagnando l’assaggio con agettivi che vanno dal rancido al fetido…  Calma! Calma! Eccheccazzo… Ma é possibile? Non avete mai bevuto nient’altro che Single Malt Scotch Whisky nella vostra vita? Questo non é un Single Malt di 10 anni, non é nemmeno un malt whisky. Non ci sono alghe, aria salmastra o fumi di torba a caratterizzarlo, non c’é il sudore e la pazienza degli artigiani scozzesi o il puntiglio e la grazia dei giapponesi. E’ semplicemente una curiosa esperienza che viene offerta a chi é ancora disposto a sperimentare qualcosa che, anche se  obbiettivamente non fa trasalire – non suonano le campane a festa dopo un assaggio di Georgia Moon – da delle risposte alla curiosità che vi prendeva quando al cinema eravate un po intrigati dagli strani barattoli che si contrabbandavano nel sud est degli Stati Uniti, oppure quando Bo e Luke scappavano con il Generale Lee pieno di Moonshine, inseguiti da Rosco P Coltrane e Enos Strate. Ecco questa é l’occasione giusta per colmare questa lacuna:

Georgia Moon Corn Whisky?

Visto e provato.  Next?

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Wurlitzer

Posted in Whisky on aprile 15th, 2010 by texo

Porcaputtana com’é tutto giallo in questo momento. “Vaya Con Dios” canta Mary Ford sulla chitarra di Lester Paul, al secolo Les Paul, si proprio quel Les Paul. Un raggio di sole entra obliquo, abbastanza caldo dalla finestra in questa sera di primavera dell’anno 2010 (ancora fatico a scriverlo correttamente). Sto fissando una parete di questa camera ed é come se vivessi in un JukeBox degli anni 50 adesso. Casa mia suona come un Wurlitzer con le bollicine. Pazzesco! Ci vorrebbe un hamburger questa sera ma non posso, cazzo. Sono prigioniero del tofu, dell’insalata e dei cibi bio in generale. Ma che cazzo di dieta sto seguendo? Ma é bellissimo questo sole obliquo! Un giallo fatto solo per disegnare i muri e le cose. Questo é un sole estremamente vecchio. Quello che picchia sui muri della mia camera  é un sole vecchissimo. Si porta dietro tutta questa musica e questa atmosfera rarefatta da vacanza anni 50, con famiglia e cane al seguito, tutti pigiati in una station wagon con pannelli di legno ai lati mentre si percorre la Route 66 alla ricerca di un bel motel.

Domenica 11 aprirle e questa mattina nevicava furiosamente quassù a casa mia. Oggi ho trascorso una sana giornata all’insegna del giardino. Ho trasportato 10 quintali di legna a braccia, ho estirpato e trapiantato piante e ora giaccio come una merda, tutto dolorante. Non posso che offrirmi un nuovo entusiasmante assaggio. E’ finalmente giunto a casa mia un altro whiskey al quale do la caccia da un po’ di tempo. Sto assaggiando lo Stranahan’s Colorado Whiskey Batch 20, Alc./Vol. 47. Il primo whiskey prodotto in Colorado e già ampiamente incensato dal mondo del whisky. Prodotto con orzo delle Rocky Mountains questo é un whiskey di malto che si sposta dunque dalla tradizione americana focalizzata sul bourbon. Il gusto rimane comunque vincolato all’orbita bourbon. Sarà pure prodotto in Colorado ma il gusto mi trasporta immediatamente in Kentucky. Dolce, denso, zucchero caramellato, banana e vaniglia sono i sapori dominanti di questo giovanissimo whisky: da un minimo di 2 fino a 5 anni. Sembra decisamente più vecchio degli anni che porta e si tratta di uno di quei whisky per i quali un assaggio non é abbastanza. Questa é sicuramente una pregevolissima produzione che mostra come le piccole distillerie oggi possano competere con i più grandi protagonisti del mercato: puntando sulla qualità si vince sempre.

La Scozia é da un’altra parte ma qualcosa in questo whisky la richiama inequivocabilmente. Sono sempre stato piuttosto scettico nei confronti di whisky troppo giovani e  anche se molte piccole distillerie si trovano nell’urgenza di produrre  whisky molto giovani per  cominciare a coprire le spese degli investimenti iniziali, in questo caso  lo Stranahan’s non ha bisogno di altro tempo. E’ perfetto così! Incredibile. Solo due anni e  qui c’é già tutto.

L’etichetta riporta una nota scritta a mano: “listening to Emmett Miller

Mi piace l’idea che presso la distilleria ci si senta in dovere di comunicare che si ascolta una certa musica mentre si prepara la mia bottiglia.

Io, d’altro canto, ascolto quasi sempre musica mentre assaggio un whisky e quindi vi dico che Going, Going Gone cantata da Robin & Linda Williams é la mia scelta in questo momento ed é facilissimo immaginarmi da qualche parte sui monti appalachi con i prati che trasudano odore di verde  in un quadro che si completa se mi immagino Rosco Holcomb vecchissimo, senza denti che si lamenta col suo banjo, seduto sulla sua veranda.

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