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Thursky 40%, Der Echte Thurgauer Single Malt Whisky

Posted in Whisky on marzo 4th, 2010 by texo

E dopo aver tribolato non poco per reperirla eccola finalmente, questa nuova bottiglia di whisky svizzero prodotto in Thurgau presso la distilleria Egnach. Thursky é il suo nome e francamente credo che si potesse evitare questo giochino di parole che funziona una volta sola anche se a dirla tutta già lo Swissky mi sembrava eccessivo ma in quel caso, per fortuna, la qualità del distillato aveva avuto la meglio sul nome che avrebbe potuto anche dare al prodotto un’aria un po’ troppo burlesca e scherzosa. Il whisky é una cosa seria, cazzo! La bottiglia, a parte il collo, ricorda un po’ la forma del Bushmills irlandese, a base quadrata con gli angoli arrotondati. Der Echte Thurgauer Single Malt Whisky, riporta l’etichetta, l’Autentico Single Malt Turgoviese, insomma. Autentico… Ma non credo ce ne siano altri ad insidiare questo primato cantonale. La bottiglia é numerata a mano: L023206N44. Potrebbe trattarsi della 44esima bottiglia del lotto 023206. Il colore attraverso il vetro trasparente é sorprendentemente ambrato e non essendoci indicazioni di invecchiamento potrebbe anche trattarsi di colore di caramello. La denominazione whisky richiede comunque un periodo minimo di almeno tre anni in botte e io voglio essere fiducioso. Dalle poche informazioni scovate in rete leggo che questo whisky fu prodotto da Thurella di Egnach fino all’anno scorso, quando l’azienda fu venduta. Da quel momento la produzione di whisky é stata interrotta e le scorte rimaste sono state quasi tutte vendute. Potrebbe trattarsi dunque di un whisky in via d’estinzione!

Perché sono partito alla caccia di questo whisky? Ma perché nella Whisky Bible del 2010 Jim Murray non solo ne parla ma gli assegna pure un incredibile 93 di punteggio! Nelle sue parole accosta con una certa insistenza questo whisky ad un bourbon sia a livello olfattivo che di gusto, con una sapiente gestione della dolcezza e piacevoli note fruttate che lo catturano incondizionatamente.

Adesso provo pure io! Eccheccavolo!

Ah! Pero! Al naso é veramente gradevole. Una bella prima impressione di frutta fresca. Già mi aspettavo un odore un po’ strambo oppure solo alcohol e invece questo é un odore noto, che mi conforta e mi porta immediatamente nei miei territori consueti. Fino a qui ineccepibile. Non ci siamo persi per strada. Quando bevo questo genere di distillato non posso fare a meno di pensare che in molti casi queste microdistillerie hanno già una vasta produzione di distillati di ogni sorta, dal Kirsch alle grappe passando per la vodka e altro. Il whisky rimane spesso un episodio, una piccola produzione sperimentale da aggiungere alla vasta gamma di prodotti e io affronto sempre queste degustazioni con un po’ di apprensione sperando di non rimanere deluso.

Passiamo all’assaggio. Ma quanto ci ha preso Jim con l’accostamento al Bourbon… Verissimo. A me ha ricordato pure un po’ il Karuizawa Vintage pieno grado del 1992, seppur molto meno esplosivo.  Si trattava di un 62.8 %  mentre qui ci troviamo di fronte a un canonico 40 % e dunque il finale non é spettacolarmente lungo. C’é comunque. Indubbiamente.

Thursky é per me, ufficialmente e con simpatia, Der Echte Thurgauer Bourbon Whisky.

Intanto ho voluto farmi trasportare dalle note di Poste e Telegrafi, il magnifico album solo di Alessandro Stefana, chitarra dei Guano Padano che collabora regolarmente con Vinicio Capossela. Sono nelle pianure americane in questo istante mentre ascolto Fiori Campionati, brano che mi ricorda un po’ Shenandoah (for Johnny Smith) di Bill Frisell, dall’album Good Dog Happy Man.

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Octomore

Posted in Musica, Whisky on febbraio 12th, 2010 by texo

Ho appena finito di cenare e nonostante tutto fosse estremamente buono e dosato con coscienza c’é un senso di pesantezza che solo un buon whisky può contrastare. Questa volta la mia scelta consiste in un assaggio assai speciale. Uno di quei whisky che tiri fuori dalla bacheca quando vuoi fare assaggiare agli ospiti qualcosa che senza dubbio non hanno mai assaggiato.

Octomore 02.1 edition aged 5 years,  62.5  % alc./vol. 140 ppm, prodotto da Bruichladdich. Qui la scheda in PDF. Il whisky più torbato al mondo. Un poema terroso, una nuvola di fumo avviluppante che al primo sorso ti lascia un momento in sospeso, una virgola che ti blocca e ti sorprende. Lo trattieni un momento sulla lingua e ti ripeti nella testa “ma é davvero torbatissimo…” Poi cerchi di pensare ad un Ardbeg Supernova o ad un Port Charlotte per capire quanto più potente é il distillato che stai assaggiando. Non puoi che concludere che stai assaggiando un liquido assolutamente speciale, molto più potente di ogni altro torbato ma assolutamente godibile e facile da bere, al contrario di altri whisky torbati che pur non offrendo una concentrazione di fenoli così esagerata risultano poco bilanciati e  dunque meno gradevoli. Nonostante questo primo impatto in cui il fumo é predominante,  uno scivolo dolce ti prende in consegna dopo lo shock iniziale e ti accompagna verso un finale lungo, sicuro e sorprendentemente maturo per un whisky così giovane. Anche solo lo “sniffer” vuoto emana un odore penetrante di carbone di torba. E’ l’odore che c’é nell’aria a Port Ellen o a Port Charlotte, sull’ Islay. E’ l’essenza di questa fantastica isola, rinchiusa in questa bottiglia nera.

mp3: Obsidian

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A Hotel

Posted in Cibo, Whisky on gennaio 27th, 2010 by texo

Oh, ma che serata magnifica il sabato appena trascorso. A casa di amici a gustare un’ottima cena a base di  pesce. Nel dettaglio una coppia di magnifici branzini sdraiati su un letto di patate, pomodorini, cipolle, rucola, funghi e altre  deliziose cibarie. Come sempre si beve ottimo vino mentre con Pat si cerca ri ripercorrere la lunga storia delle morti eccellenti nel mondo della musica degli ultimi cinquant’anni: da Jimi Hendrix a Janis Joplin, da Frank Zappa a Bon Scott. Ce li ricordiamo praticamente tutti, li abbiamo ascoltati tutti e ancora oggi alcuni di essi fanno parte degli ascolti ricorrenti.

A fine serata una divertente ricostruzione di un ipotetico atterraggio turistico in centro Mogadiscio. Atterraggio in stile Black Hawk Down di un non meglio precisato turista in tutina D&G e trolley Mandarina Duck ad un incrocio impolverato  nel centro di Mogadiscio. Secondo delle recenti valutazioni raccolte dai giornalisti Borga, Fagotto e Musumeci, la sopravvivenza di un bianco senza scorta nel centro di Mogadiscio va dai 3 ai 5 minuti, dopodiché o si é morti o nelle mani delle milizie. Ecco dunque che in questo simpatico contesto atterra il nostro turista in tutina con l’iPod in mano e le cuffiette bianche che penzolano dalle spalle. La strada é deserta e il nostro ignaro turista efebo si guarda intorno un po’ intimorito. Estrae dalla tasca il suo iPhone orgogliosamente custodito in un’astuccio Swarovski Wild Cat, lo alza al cielo in cerca di campo, facento un paio di giri su se stesso. “Non c’é campo, cazzo. Ora  come faccio a trovare un albergo? Aspetta che chiedo a quei colorati indigeni che si stanno avvicinando. Magari mi possono dare un passaggio a bordo del loro pickup.” Si avvicinano dei guerriglieri con il volti coperti dalla kafia, a tracolla portano delle pesanti sciarpe di proiettili e imbracciano dei Kalashnikov.

Hi, excuse me! I’m looking for a Hotel? Do you know where I can find a hotel?

Grassissime risate ci hanno colto e occupato per diversi minuti mentre brindavamo con un interessante Bladnoch cask strength, uno dei pochi whisky delle lowlands scozzesi.

E restando in tema sono colto in questo istante da una voglia irrefrenabile di acquistare una bottiglia di whisky. Non so ancora con precisione dove spingermi, forse in Giappone questa volta. L’ultimo numero di Whisky Magazine da ottimi punteggi e valutazioni ad una bottiglia di Yamasaki. Sto anche consultando la preziosa Score Card in pdf del sito dei Maniaci del Whisky.

Segnalo inoltre questo interessante video di Laphroaig TV. Un po’ di sana degustazione di Bourbon e Scotch Whisky. Filmato presso la distilleria di Maker’s Mark, in Kentucky, che fornisce a Laphroaig le botti usate per la maturazione del proprio bourbon. Spesso ci si domanda dei rapporti che corrono tra produttori scozzesi e americani. Questa degustazione incrociata é il perfetto esempio di un’ottima collaborazione e stima reciproca.

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Beef Jerky v2.0

Posted in Cibo, Musica, Whisky on gennaio 12th, 2010 by texo

Ma quanto é buono questo nuovo beef jerky? Me lo chiedo veramente. Sto gustando una fantastica carne con un gusto lunghissimo. Devo confessare che rispetto al precedente post sulla carne impacchettata USA qui ci troviamo su un altro pianeta. Sto assaggiando il Black Pepper Beef Jerky di beefjerky.com e credo di gustare uno dei migliori jerky mai assaggiati. Se chiudo gli occhi mi vedo mentre guido da qualche parte in USA, perso nel nulla, col deserto tutt’intorno e un po’ di musica appropriata nelle orecchie.

Questo jerky é arrivato in due versioni, Black Pepper Beef Jerky e Hot Red Pepper (Ring of Fire). Il primo, come già detto é assolutamente perfetto. I tagli di carne sono generosi e la consistenza é perfetta. Non si tratta di uno snack che divori in un secondo. Questo jerky si lascia trastullare per un momento. La marinatura rilascia a lungo i suoi aromi e il pepe da quel kick necessario (come direbbero dall’altra parte della grande pozza).

La Red Hot Pepper invece richiederebbe un capitolo a parte. Veramente aggressiva. Il tipico snack per le prove di coraggio durante le serate tra amici, quando il vino o la birra ti fanno superare la soglia della comprensione e ti fanno entrare nel regno dell’incoscienza. Fin troppo piccante. Occorre pulirla un poco, rimuovendo l’eccesso di peperoncino assassino e i bocconi diventano assai appetibili. Si tratta comunque sempre di roba per stomaci forti.

Mamma mia però, che voglia di bere whisky che mi é arrivata adesso, tutta d’un tratto, incontenibile.

Va bene, mi arrendo e apro una bottiglia speciale. Non capita spesso di poter gustare un whisky di 38 anni ma é quello che sto facendo in questo momento. Old Pultney di Gorgon & MacPhails distillato nel 1970 e imbottigliato nel 2008. Uno dei grandi acquisti ritornati a casa con me dopo il mio soggiorno scozzese. Sono fiero di questa bottiglia! 43% di volume d’alcohol per questo delicato whisky del nord delle Highlands scozzesi. Tutti questi anni nel legno lo hanno ingentilito ma le alghe e il gusto salmastro del porto di Wick sono ancora presenti in questo distillato che mi accoglie con i gusti di un bel cesto di frutta. Per l’occasione recupero un disco di Pat Metheny finito troppo velocemente tra i CD del mio scaffale. One Quiet Night é un ritorno alle atmosfere semplici e morbidissime che una semplice chitarra e un microfono possono offrire. Che immagini di campagna! Malinconia! Autunno! E questo whisky che sintonizza anche il mio gusto e il mio olfatto sulla stessa lunghezza d’onda del mio udito… Non male, tre sensi su cinque completamente devoti all’ ascolto di Metheny!

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Elgin to Banff

Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 19th, 2009 by texo

Ok, secondo giorno in Scozia. Questa mattina sono partito alle prime luci dell’alba e ho rincorso il rosso in cielo. Grande spettacolo di nuvole basse e alberi inbrinati. Sosta presso la distilleria Edradour dove assisto al trasporto delle botti in magazzino con gli operai che le spingono facendole rotolare a terra. La distilleria é ancora chiusa al pubblico ma ottengo il permesso di entrare a scattare dal ponticello.

EdradourRiparto in direzione dei monti Grampiani e comincia a nevicare. Arrivo a Dalwhinnie guidando su di una strada tutta imbiancata. Scatto un paio di panoramiche e riparto in direzione di Elgin. Dopo una breve discesa la mia strada si immette nella A9, l’autostrada che collega il Sud e il Nord della Scozia. Faccio qualche frenata di prova per controllare l’aderenza delle gomme sulla strada innevata e l’automobile parte e non si ferma. Io tengo schiacciato il freno ma l’auto scivola grattando un po’, giù fino all’incrocio. Intanto stanno arrivando a più di 100 km/h due autotreni e io a questo punto lascio il mio destino in mano alla sorte. Se non mi fermerò verrò probabilmente disintegrato. Dagli autotreni non hanno sicuramente idea che io sto frenando a tavoletta. Mi vedono scendere lentamente fino all’incrocio e non si immaginano che quando sarò in fondo probabilmente non mi fermerò. Signori, sono ad un passo da un incidente epico, uno di quelli di cui parleranno tutti qui nelle Highlands. Ad un metro dalla corsia l’auto si ferma improvvisamente, d’un botto, come se una mano invisibile l’avesse fermata. Passano i due autotreni sollevando una tempesta d’acqua e sale da strada. Lo spostamento d’aria fa sobbalzare l’auto. Poi silenzio. Tutto il paesaggio é bianco e silenzioso. Le nuvole basse scivolano sulle montagne. Ci sono di nuovo io e le Grampian Mountains, da soli. La mia autoradio, che era accesa ma da tempo non captava più alcun segnale, si sintonizza automaticamente su BBC Gael: una voce femminile canta questa strana lingua mentre la scena, oltre che essere piuttosto surreale, mi ricorda la sequenza di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg, quando Richard Dreyfuss ha appena incontrato gli alieni che sono già ripartiti e tutto ricomincia a funzionare.

Arrivo finalmente ad Elgin, posteggio l’automobile e vado immediatamante a rendere visita al tempio degli appassionati di whisky. Qui il paese dei balocchi si chiama Gordon & MacPhails e potrei starci dentro delle ore.

Gordon-&-MacPhail

Terzo giorno. Ora sto facendo una fantastica colazione una tantum con fagioli, salsiccia, bacon e funghi mentre qui passano alla radio una versione abbasatanza rumorosa di Santa Clause Is Coming To Town.

Oggi ho fatto visita ad alcune distillerie dello Speyside. Sono partito questa mattina alla volta di Burghead, un avamposto scozzese prima che cominci il gelido mare del Nord. Un vento figlio di puttana sferza ogni cosa e mi sbatte in faccia la neve che arriva col diretto giù dal Polo Nord. Clima veramente gelido qui, con i gabbiani che strillano in aria. Animali impressionanti. Ma come cazzo fanno a sopravvivere a queste temperature?  Se io fossi ricoperto dello stesso strato di piume che hanno loro e per qualche strano motivo fossi in cielo a volteggiare, morirei assiderato in un istante. Qua davanti l’acqua é burrascosa e la mia materia grigia mi fa pensare a come sarebbe se fossi in acqua a nuotare. Impossibile! Non é nemmeno immaginabile essere in acqua in questo momento dell’anno con queste condizioni atmosferiche. Ma come cazzo fanno i pesci? Mistero…

Ora sono seduto al bar del Fife Lodge Hotel di Banff e sto finalmente gustando e godendomi un buon whisky. An Cnoc. Questo pomeriggio mentre attraversavo la campagna in direzione di Dufftown ho visto da lontano delle strane cataste immense, regolari, di qualcosa che da lontano non riuscivo a identificare. Avvicinandomi, capisco e non credo ai miei occhi. Ma ci saranno almeno un paio di milioni di botti accatastate. Voi direte, ma va la… Un milione?! Ti sembreranno tante, non sai bene quante e decidi di adottare il parametro del milione giusto per rendere l’idea, per far capire che sono tante. E invece no, vi sbagliate. Non dico milione per dare l’idea del tanto, lo dico perché questo é probabilmente il numero di botti accatastate qua davanti ai miei occhi increduli, in piramidi enormi che un operaio sta costruendo da solo. C’é questo signore, al quale chiedo se posso scattare qualche foto, “no problem, take pictures as you like“, che sta caricando su una piattaforma 12 botti alla volta che poi alza con un elevatore fino alla cima della sua piramide. Ferma la pedana, scende dall’elevatore, scala la piramide e comincia a collocare un altro strato con le botti appena sollevate.

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Già mi aspetto un no categorico alla mia entrata in questa spianata di piramidi scozzesi. Di solito in questi casi accampano motivazioni assicurative e per ragioni di sicurezza non ti lasciano avvicinare, come l’altra mattina a Edradour dove però sono riuscito a strappare in extermis il permesso di scattare dal ponticello sul fiume (ero fuori dall’orario delle visite e come detto in precedenza gli operai stavano trasportando le botti). Qui invece nessun problema, potevo girovagare abbastanza a mio piacimento e fotografare quello che volevo. Un freddo bastardo, però. Le dita delle mie mani al momento non facevano più parte del mio corpo. Non ne avevo percezione.

Adesso mi hanno sevito da mangiare ai tavoli davanti al bar. Nel momento in cui mi sono seduto é arrivata una comitiva di 15 scozzesi. Stanno tutti in piedi intorno al mio tavolo mentre bevono birra in attesa del loro turno per mangiare. Stanno tutti guardando me, che mangio. “Ma sedetevi, cazzo! Ma che cazzo fate tutti in piedi in circolo intorno a me? Ma chi siamo? I Cavaglieri della Tavola Rotonda e io sono Re Artù che mangia prima di tutti? Allora guardate… Che altro vi posso dire? Guardate e invidiatemi, che tanto poi vi giustizio tutti con un bel vaffanculo a tutti voi. Stronzi!” Finalmente. Uno ha avuto il buon senso di sedersi e tutti gli altri lo hanno seguito pecorosamente. Cazzo, ho sbagliato a ordinare la birra e mi é arrivata una Bud-piscio in bottiglia. Vabbé, la bevo lo stesso così sto leggero a cena e più tardi mi gusto un paio di ottime birre scozzesi comperate ieri da Gordon & MacPhail a Elgin. E’ leggerissima la Bud, é veramente quasi come bere gazzosa, anzi la gazzosa stona forse di più. Di positivo c’é il caminetto qua di fronte e lo starter che era un ottimo prawns cocktail. Adesso attendo la carne!

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Bentornato Speyside

Posted in Whisky on dicembre 2nd, 2009 by texosa

Grande serata dedicata al whisky presso la Vinoteca Tamborini di Lamone ieri in presenza di una rappresentante di Pernod Ricard. Le ultime serate dedicate al whisky erano state presentate da Diageo, percui  le degustazioni vertevano principalmente sui classic malts come Lagavulin, Oban, Talisker, Glenkinchie e simili. Questa volta la degustazione é stata tecnicamente forse meno pertinente ma sicuramente interessante per quanto riguarda la varietà dei prodotti.

  • Jameson 12 years
  • Four Roses single barrel 50%
  • Chivas Regal 18 years
  • Glenlivet Nadurra 16 years 57.7
  • Aberlour a’ bunadh Batch 26, 60.6%

Una degustazione rappresentativa della varietà di prodotti di Pernod Ricard.

Dopo diversi anni di assaggi dedicati esclusivamente ai single malt é stato molto interessante bere di nuovo un blended whisky. Si corre infatti il rischio di passare di fianco ad un gran whisky senza rendersene conto. Un tempo il blended whisky per me significava solo quel whisky che comperi al supermercato, quello che mescoli con la coca cola, quello che tracanni per ubriacarti velocemente. Il blending, invece,  é un’ arte che richiede una grandissima esperienza ed é finalizzata all’ ottenimento di un gusto perfetto, di un bilanciamento ideale e di un’armonia riproducibile. Non posso che essere gratificato dall’assaggio di Chivas Regal di 18 anni.

Scopro però che ciò che più mi attira oggi in un whisky é la sua personalità e pure le sue imperfezioni. Sono anche contento di aver preso delle grandi cantonate in materia di whisky. Mentre Chivas 18 sarà sempre Chivas 18, ogni anno lo stesso gusto rassicurante, un single malt potrà sorprendermi per la varietà di annate, maturazioni, finiture e quant’altro. Un’annata sarà mediocre e quella successiva magari eccellente, ogni tanto mi troverò confrontato ad un whisky dal sapore unico che magari sarò in grado di apprezzare solo dopo ripetuti assaggi. Così voglio sperimentare il whisky, con sorpresa, sbalordimento ma anche disappunto e critica se fosse necessario.

Il primo grande assaggio di whisky questa sera arriva con il Glenlivet Nadurra. Sarà per la gradazione che ti fa esplodere i gusti in bocca e per il profumo fruttato che emana, con questo distillato  io credo di esser passato ad un livello di degustazione senza dubbio superiore. Un whisky che già avevo addocchiato in passato e al quale non avevo saputo resistere.

aberlour-abunadhIl mondo dei single malt riserva comunque molte sorprese e per me ieri sera é stata una vera sorpresa l’assaggio di Aberlour a’bunadh, batch 26. Mamma mia che esplosione di sapore, che festival di spezie! Se dovessi far capire a qualcuno cosa significa affinare un whisky in botti di sherry gli farei provare questo whisky e non sarebbe necessaria nessun’altra spiegazione. Se hai provato un qualsiasi whisky di fascia media e poi assaggi questo Aberlour é come se cominciassi a bere whisky per la prima volta. Ci sono solo 900 bottiglie commercializzate in Svizzera che lo rendono un obiettivo ancora più attraente. Questo whisky stravince la degustazione di questa sera. Chiedo consiglio a Jim Murray che mi conferma la prima impressione con un rotondo e meritatissimo 95 punti su 100 sulla Whisky Bible del 2010.

Dopo aver speso nei post precedenti tante parole per i whisky dell’ Islay oggi non posso fare altro che dire “Bentornato Speyside”.

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Buffalo Trace Distillery, Warehouse C

Posted in Panorama on novembre 24th, 2009 by texo

Da oggi, anzi proprio ORA, ho l’intenzione di cominciare a pubblicare, di tanto in tanto, una panoramica scelta scattata durante il mio ultimo viaggio americano, ma non solo.

Buffalo Trace Distillery, Frankfurt, Kentucky, USA

Questa panoramica é importante per me. Era la seconda volta che entravo in una distilleria con l’intenzione di scattare delle fotografie panoramiche. La prima volta fu sull’ Islay, presso Ardbeg e Bruichladdich. Fu fantastico avere l’opportunità di fotografare gli alambicchi. Si tratta in effetti di una delle immagini più caratteristiche e rappresentative che un appassionato di whisky possa immaginarsi di catturare col suo obbiettivo all’interno di una distilleria. Non l’unica però: l’altra immagine che racchiude tutta l’essenza dell’arte di fare whisky é quella dei magazzini di invecchiamento, tra le botti che riposano. E’ stato presso la distilleria Buffalo Trace a Frankfurt in Kentucky che ho avuto la possibilità di scattare finalmente questa panoramica. I magazzini per l’invecchiamento sono ovviamente chiusi al pubblico e in genere, durante le visite guidate alla distilleria, ne viene aperto uno, si entra tutti assieme, la guida ci racconta un po’ di aneddoti e poi tutti assieme si esce. Non é la situazione ideale per una fotografia panoramica che richiedeva inoltre lunghi tempi di esposizione a causa della scarsa illuminazione. Chiedo dunque alla guida se sia possibile scattare una fotografia panoramica stando da solo all’interno del magazzino. Mi risponde che l’avrei potuta scattare, ma alla fine del tour e mi avrebbe accompagnato lui.

Finalmente al termine del nostro giro guidato ricordo alla guida che vorrei fotografare l’interno del magazzino. Freddie, questo é il suo nome, mi dice “allright, come with me”. Mi porta al magazzino, apre un lucchetto che chiude la porta d’ingresso e mi dice “accomodati, prendi tutto il tempo che ti occorre”.

Mentre scatto questa panoramica mi trovo dunque da solo all’interno del magazzino C, il più antico della distilleria, datato 1885. Dai piani intermedi di questo magazzino arrivano i migliori whisky di Buffalo Trace. Botti a 360° e un magnifico odore di legno antico. Mi godo per un momento questo istante e poi comincio a scattare. 6 secondi di esposizione per ogni scatto.

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Transumanza

Posted in Valcolla, Whisky on novembre 20th, 2009 by texo

Domenica scorsa ho aiutato gli amici Luca e Flavia nella transumanza delle loro mucche scozzesi da Tesserete a Comano, attraversando il bellissimo bosco di San Clemente. Dopo una prima tratta sulla strada cantonale partendo da Cagiallo e attraversando Tesserete, ci siamo infilati nel bosco subito dopo Vaglio. Un bosco incantevole e ancora tutto decorato dai colori dell’autunno. Trovo veramente fantastico che ancora si faccia la transumanza e che si possa, alle porte di Lugano, avere il privilegio di assistere ad un “rito” così antico. Insomma, ho trascorso un’altra giornata dal sapore tolkieniano e sono tornato a casa stanco dopo una giornata di vero lavoro.

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Infine ieri sera ho celebrato con una certa solennità l’arrivo di una bottiglia di whisky assai speciale, Port Ellen 9th release 30 years old OB.

Port-Ellen-30yr-09

Già solo la confezione merita qualche parola: da un astuccio di cartoncino bianco immacolato ho sfilato questa scatola di cartone nero con un’elegantissima e sobria etichetta didascalica e la scritta “30 Years Old” laccata sullo sfondo nero del cartone. Sfilo il coperchio e sento soffiare un po’ d’aria all’interno, come con i soffietti per il fuoco. Mi sembra di profanare un sepolcro, mi sento come Howard Carter mentre entra nella camera interna della tomba di Tutankhamun e si trova davanti il sarcofago del faraone egizio. Apro dunque il “sarcofago”. Sollevo un cuscino interno di velluto rosso e scopro con emozione, protetta da una morbida fodera anch’essa di velluto rosso, la preziosa bottiglia di questo magnifico whisky.

Così anche Port Ellen ha ora ufficialmente il suo 30 anni. Che dire… 30 anni é una bella età, sono gli anni settanta per questo distillato, 1979 per la precisione. La distilleria chiuse nel 1983. Diageo, azienda multinazionale attiva nel campo delle bevande alcoliche ne é proprietaria e di anno in anno mette sul mercato dei Port Ellen che diventano sempre più rari e sempre più cari. Questo é diventato negli anni un sicuro “cult whisky” da non lasciarsi scappare. E’ la centoventunesima di 5916 bottiglie di Port Ellen del 1979 prodotte quest’anno e sebbene il mercato negli ultimi anni abbia visto l’uscita di diversi Port Ellen da parte di molti imbottigliatori indipendenti, qui ci troviamo alle prese con una bottiglia ufficiale rilasciata dai proprietari della distilleria alla bellezza di 57.7 parti di alcohol per volume totale.

Port EllenPort Ellen distillery

Un paio di antiche vedute della distilleria di Port Ellen

Non ho ancora avuto la giusta occasione per aprire questa bottiglia e gustare questo favoloso distillato torbato. Io sono solito provare ogni bottiglia non appena arriva a casa mia, anche solo per una porzione di centilitro. Devo assaggiare il nuovo whisky e dargli il benvenuto qui tra le montagne ma in questo caso, come in altre rare occasioni, specialmente se si tratta di una bottiglia veramente speciale, mi prendo un po’ di tempo e faccio maturare pure l’attesa dell’assaggio, oppure attendo di essere in compagnia di amici consapevoli con cui condividere questo piacere. Ovviamente non é permesso bere un whisky di questo rango se non si é pienamente consapevoli di ciò che si sta bevendo. Sarebbe uno spreco immenso e una evidente mancanza di rispetto nei confronti di chi ha distillato questo whisky e che ora é probabilmente già morto e sepolto.

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Tolkien, Orata Reale e Trishka

Posted in Musica, Whisky on novembre 7th, 2009 by texo

Oggi per un breve istante mi sono visto protagonista dell’epica tolkieniana quando in serata, con il camino acceso in camera e tutte le luci abbassate mi sono deciso a ridare un’occhiata al primo capitolo della fantastica trilogia di Peter Jackson. Già questo tardo pomeriggio ero sceso nel bosco a raccogliere un po’ di legna. Ci sono dei mucchi oramai stagionati di legna che ho tagliato l’anno scorso, tutti ricoperti di foglie morte che nelle ultime settimane hanno cominciato a cadere dai castagni. C’é un piccolo piano nel bosco sotto casa mia, un luogo in cui si radunano e riposano spesso i cervi. Uno dei miei rifugi prediletti. La nebbia, che avvolge ogni cosa già da questa mattina, rende l’atmosfera rarefatta e suggestiva, le ragnatele sono tutte imperlate d’acqua, il bosco é silenzioso. Si sente solo il fiume giù in fondo alla valle. Io cammino perlustrando il suolo come un animale selvatico i cerca di radici con tutti i sensi tirati, come per amplificare ogni minimo rumore, un ramo spezzato a terra da qualche parte nella nebbia a valle, un uccello che rovista tra le foglie. Sento lo stesso rumore delle foglie che cadono dagli alberi e sbattono sui rami più bassi. Tutto é veramente amplificato.

cime-nella-nebbia

Ma ritorniamo a questa sera. Partono le prime immagini del Signore degli Anelli, io mi avvicino alla mia finestra e la spalanco per dare un’occhiata di fuori. I banchi di nebbia stanno salendo abbastanza veloci, fra un po’ sarà buio, il fuoco del camino mi scalda la schiena ma un’aria fresca e umida entra dalla finestra. Sto cercando di infilare il mio sguardo nei limiti del bosco.

Una voce lenta e mezza sussurrata:

Il mondo é cambiato, lo sento nell’acqua, lo sento nella terra. Lo avverto nell’aria. Molto di ciò che era si é perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricorda…

Per un momento, a sentire queste parole, mi corrono i brividi lungo la schiena. Da un momento all’altro potrebbero sbucare fuori dal bosco i Nazgul, i cavaglieri neri con il loro cavalli spettrali, e io sarei  dunque costretto a  scappare. Questo, come altri rari momenti qui nella mia valle, é un istante in cui tutto scompare e rimango solo io e il bosco. Me lo chiedo spesso, come sarebbe questa valle se tornassi indietro di 5000, 10000 anni. Se non ci fosse il conforto delle strade, delle luci, delle case. Mi immagino questa valle  tutta bosco e basta. Credo che sarei a mio agio comunque. Anzi sicuramente. Io avrei voglia in verità di andare caccia per necessità, di uccidere un altro animale e mangiarmelo, di vivere come una bestia. Mi sentirei a mio agio in una capanna fatta di legna e strame. Mi sentirei bene a girare nei boschi per ore al fine di conquistarmi la giornata.

nebbia

Adesso é trascorsa quasi una settimana, é sabato e il tempo sta cambiando. La nuvole si stanno addensando e da stasera comincerà a piovere probabilmente. Domani sarà dunque un’altra domenica che dedicherò alla rivisitazione tolkieniana. Intanto ho appena terminato una sontuosa orata reale cotta in crosta di sale al forno che mi ha gratificato tantissimo. tony trishka territoryAdesso sto ascoltando il notevole esercizio stilistico di Tony Trischka che con il suo banjo attraversa innumerevoli stili musicali con una sorprendente vena creativa. Sicuramente un grande innovatore dello strumento. Sto ascoltando con attenzione, quell’attenzione che questa musica si merita. La buona musica meriterebbe sempre di essere ascoltata con attenzione e concentrazione. Bisogna sedersi, spegnere le luci e ascoltare. Nient’altro. Magari un bicchiere di whisky, come sto facendo in questo momento: Old Pultney invecchiato 12 anni, dalla costa orientale del nord delle highlands scozzesi. Dalla cittadina di Wick, in riva al mare, questo whisky ne ha preso l’odore e il gusto. Impossibile non accorgersene. Sa proprio di sale di mare questo whisky e non avrei potuto scegliere di meglio per accompagnare l’orata.Old Pulteney12

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Made in Japan

Posted in Musica, Whisky on ottobre 29th, 2009 by texo

Oggi, forse un po’ ispirato dalla lettura di un breve post dedicato ad una bottiglia di Yamazaki Single Malt letto velocemente su un blog abbastanza anonimo, forse grazie all’atmosfera autunnale che offre una paletta di colori spettacolari, ho ritenuto opportuno soffermarmi un momento sulla produzione di whisky nipponico. Spesso quando ne parlo ad amici e conoscenti, la reazione più diffusa é quella della diffidenza. Si pensa che dal paese della plastica e dell’alta tecnologia non possa giungere un prodotto che qui in Europa vanta tradizioni centenarie, un distillato che richiede cura ed estrema pazienza per raggiungere la giusta maturazione. Forse é un po’ snobbata, forse piuttosto sconosciuta ma la produzione di whisky in Giappone, invece, offre al mondo dei distillati assolutamente fantastici. Si tratta pure di una grande produzione. Siamo infatti ben al di sopra dei numeri delle microdistillerie d’Europa (Scozia e Irlanda escluse, ovviamente). Signori, quando parliamo di Giappone parliamo del secondo produttore di single malt whisky al mondo!

Sorseggio di tanto in tanto un paio bottiglie di whisky giapponese entrambe pregevoli. Mi fa sempre molto piacere gustare buon whisky anche non scozzese.

Ero a Edinburgo un paio di anni fa, all’interno del magnifico Royal Mile Whiskies Shop, lungo la strada che sale fino al castello. Karuizawa-Vintage-6978-1992Mi fu proposto un assaggio di Karuizawa Vintage e rimasi veramente folgorato. Non avevo mai provato un whisky giapponese e non sapevo cosa aspettarmi. Temevo di sperimentare un sapore strano, curioso, diverso. Ma io non volevo provare niente di strano, volevo solo provare un buon whisky. Quell’assaggio mi traquillizzò e mi conquistò immediatamente. Si, era diverso, in effetti, ma era un whisky, senza compromessi. Non “abbassavo l’asticella” per poi cercare di trovare cosa c’era di buono in un prodotto mediocre. Niente di questo. Stavo assaporando un whisky maturo, complesso con una storia lunga che solo pochi paesi possono vantare. Ne più ne meno di un buon whisky scozzese.

Il Giappone, inoltre ha il fattore Isola dalla sua parte. L’aria di mare arricchisce diversi whisky giapponesi delle note salmastre e iodiche che si possono sperimentare assaggiando i whisky dell’Islay in Scozia, per esempio. Poi me li vedo i giapponesi, tutti precisi e meticolosi, totalmente fedeli alla loro tradizione che percorrono con precisione maniacale tutte le fasi della preparazione del whisky. Dalla loro indole non può che nascere un buon prodotto.

Malt Whisky Yearbook 2010Sul Malt Whisky Yearbook (l’edizione 2010 é disponibile da un paio di settimane. EVVIVA!) sono consultabili le schede di 10 distillerie, di cui una smantellata e una con produzione interrotta. Diverse distillerie contano una capacità produttiva nell’ordine dei milioni di litri di puro alcohol. Segnalo inoltre un’interessante  mappa delle distillerie giapponesi tratta dal fantastico blog interamente dedicato al whisky del sol levante Nonjatta. Adesso é giunto il momento di assaggiare un goccio di Hakushu Single Malt Whisky invecchiato 12 anni.  Il prossimo acquisto sarà quasi certamente un nuovo whisky giapponese. Ci sono infatti interessanti consigli da parte di Jim Murray. Ora che sto assaggiando il whisky nipponico mi manca solo una buona musica di sottofondo ma non ho proprio idea….

TNT TortoiseIndeciso tra  le “Mule Variations” di Tom Waits e i “Travels” di Pat Metheny ho optato per lo stupefacente TNT dei Tortoise, una intelligente combinazione di rock, minimalismo elettronico e jazz. Un viaggio decisamente ipnotico, una sorta di psichedelia intelligente, colta e consapevole. Ma questo disco é rimasto troppo tempo sui miei scaffali senza che lo degnassi di un ascolto! Mettiamo per un momento da parte i lamenti delle montagne dell’eastern Kentucky e lasciamoci trasportare dall’intelligenza compositiva del sestetto di Chicago.

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