Elgin to Banff
Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 19th, 2009 by texoOk, secondo giorno in Scozia. Questa mattina sono partito alle prime luci dell’alba e ho rincorso il rosso in cielo. Grande spettacolo di nuvole basse e alberi inbrinati. Sosta presso la distilleria Edradour dove assisto al trasporto delle botti in magazzino con gli operai che le spingono facendole rotolare a terra. La distilleria é ancora chiusa al pubblico ma ottengo il permesso di entrare a scattare dal ponticello.
Riparto in direzione dei monti Grampiani e comincia a nevicare. Arrivo a Dalwhinnie guidando su di una strada tutta imbiancata. Scatto un paio di panoramiche e riparto in direzione di Elgin. Dopo una breve discesa la mia strada si immette nella A9, l’autostrada che collega il Sud e il Nord della Scozia. Faccio qualche frenata di prova per controllare l’aderenza delle gomme sulla strada innevata e l’automobile parte e non si ferma. Io tengo schiacciato il freno ma l’auto scivola grattando un po’, giù fino all’incrocio. Intanto stanno arrivando a più di 100 km/h due autotreni e io a questo punto lascio il mio destino in mano alla sorte. Se non mi fermerò verrò probabilmente disintegrato. Dagli autotreni non hanno sicuramente idea che io sto frenando a tavoletta. Mi vedono scendere lentamente fino all’incrocio e non si immaginano che quando sarò in fondo probabilmente non mi fermerò. Signori, sono ad un passo da un incidente epico, uno di quelli di cui parleranno tutti qui nelle Highlands. Ad un metro dalla corsia l’auto si ferma improvvisamente, d’un botto, come se una mano invisibile l’avesse fermata. Passano i due autotreni sollevando una tempesta d’acqua e sale da strada. Lo spostamento d’aria fa sobbalzare l’auto. Poi silenzio. Tutto il paesaggio é bianco e silenzioso. Le nuvole basse scivolano sulle montagne. Ci sono di nuovo io e le Grampian Mountains, da soli. La mia autoradio, che era accesa ma da tempo non captava più alcun segnale, si sintonizza automaticamente su BBC Gael: una voce femminile canta questa strana lingua mentre la scena, oltre che essere piuttosto surreale, mi ricorda la sequenza di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg, quando Richard Dreyfuss ha appena incontrato gli alieni che sono già ripartiti e tutto ricomincia a funzionare.
Arrivo finalmente ad Elgin, posteggio l’automobile e vado immediatamante a rendere visita al tempio degli appassionati di whisky. Qui il paese dei balocchi si chiama Gordon & MacPhails e potrei starci dentro delle ore.
Terzo giorno. Ora sto facendo una fantastica colazione una tantum con fagioli, salsiccia, bacon e funghi mentre qui passano alla radio una versione abbasatanza rumorosa di Santa Clause Is Coming To Town.
Oggi ho fatto visita ad alcune distillerie dello Speyside. Sono partito questa mattina alla volta di Burghead, un avamposto scozzese prima che cominci il gelido mare del Nord. Un vento figlio di puttana sferza ogni cosa e mi sbatte in faccia la neve che arriva col diretto giù dal Polo Nord. Clima veramente gelido qui, con i gabbiani che strillano in aria. Animali impressionanti. Ma come cazzo fanno a sopravvivere a queste temperature? Se io fossi ricoperto dello stesso strato di piume che hanno loro e per qualche strano motivo fossi in cielo a volteggiare, morirei assiderato in un istante. Qua davanti l’acqua é burrascosa e la mia materia grigia mi fa pensare a come sarebbe se fossi in acqua a nuotare. Impossibile! Non é nemmeno immaginabile essere in acqua in questo momento dell’anno con queste condizioni atmosferiche. Ma come cazzo fanno i pesci? Mistero…
Ora sono seduto al bar del Fife Lodge Hotel di Banff e sto finalmente gustando e godendomi un buon whisky. An Cnoc. Questo pomeriggio mentre attraversavo la campagna in direzione di Dufftown ho visto da lontano delle strane cataste immense, regolari, di qualcosa che da lontano non riuscivo a identificare. Avvicinandomi, capisco e non credo ai miei occhi. Ma ci saranno almeno un paio di milioni di botti accatastate. Voi direte, ma va la… Un milione?! Ti sembreranno tante, non sai bene quante e decidi di adottare il parametro del milione giusto per rendere l’idea, per far capire che sono tante. E invece no, vi sbagliate. Non dico milione per dare l’idea del tanto, lo dico perché questo é probabilmente il numero di botti accatastate qua davanti ai miei occhi increduli, in piramidi enormi che un operaio sta costruendo da solo. C’é questo signore, al quale chiedo se posso scattare qualche foto, “no problem, take pictures as you like“, che sta caricando su una piattaforma 12 botti alla volta che poi alza con un elevatore fino alla cima della sua piramide. Ferma la pedana, scende dall’elevatore, scala la piramide e comincia a collocare un altro strato con le botti appena sollevate.
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Già mi aspetto un no categorico alla mia entrata in questa spianata di piramidi scozzesi. Di solito in questi casi accampano motivazioni assicurative e per ragioni di sicurezza non ti lasciano avvicinare, come l’altra mattina a Edradour dove però sono riuscito a strappare in extermis il permesso di scattare dal ponticello sul fiume (ero fuori dall’orario delle visite e come detto in precedenza gli operai stavano trasportando le botti). Qui invece nessun problema, potevo girovagare abbastanza a mio piacimento e fotografare quello che volevo. Un freddo bastardo, però. Le dita delle mie mani al momento non facevano più parte del mio corpo. Non ne avevo percezione.
Adesso mi hanno sevito da mangiare ai tavoli davanti al bar. Nel momento in cui mi sono seduto é arrivata una comitiva di 15 scozzesi. Stanno tutti in piedi intorno al mio tavolo mentre bevono birra in attesa del loro turno per mangiare. Stanno tutti guardando me, che mangio. “Ma sedetevi, cazzo! Ma che cazzo fate tutti in piedi in circolo intorno a me? Ma chi siamo? I Cavaglieri della Tavola Rotonda e io sono Re Artù che mangia prima di tutti? Allora guardate… Che altro vi posso dire? Guardate e invidiatemi, che tanto poi vi giustizio tutti con un bel vaffanculo a tutti voi. Stronzi!” Finalmente. Uno ha avuto il buon senso di sedersi e tutti gli altri lo hanno seguito pecorosamente. Cazzo, ho sbagliato a ordinare la birra e mi é arrivata una Bud-piscio in bottiglia. Vabbé, la bevo lo stesso così sto leggero a cena e più tardi mi gusto un paio di ottime birre scozzesi comperate ieri da Gordon & MacPhail a Elgin. E’ leggerissima la Bud, é veramente quasi come bere gazzosa, anzi la gazzosa stona forse di più. Di positivo c’é il caminetto qua di fronte e lo starter che era un ottimo prawns cocktail. Adesso attendo la carne!
Welcome to Moray
Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 17th, 2009 by texosaAh che bello signori, che sensazione sempre fantastica l’attesa prima di una partenza in aeroporto. Somma goduria, un limbo bellissimo nel quale mi trovo sempre in equilibrio tra ansia e gioia. Diciamo che col passare degli anni l’ansia é quasi del tutto scomparsa ed é sempre meno necessario alcolizzarmi per volare in uno stato di piacevole sedazione. Anche ora però c’é quell’attimo di breve turbolenza intestinale che potrebbe sfociare in qualche simpaticissimo spruzzetto di diarrea, percui un prezioso imodium é sempre a portata di mano in caso di necessità, per impedire che l’aerografo anale mi tinga i boxer d’ocra. Qui al terminale 2 di Malpensa sono seduto ad un tavolino e guardo la gente. Arriva a ondate, come il traffico in autostrada stamane dopo Turate. Prima niente, corridoio vuoto, vista libera su di una pregevole cinquantenne business woman, gamba lunga, polpaccio di ferro e gonna nera corta. Poi arriva la coda di passeggeri, come uno tzunami, tutti seri, tutti di fretta. Metà coda ha il cellulare all’orecchio. Una decina di passeggeri tossisce violentemente e un paio di essi sono tutti rossi in faccia con le vene del collo gonfie. Vedo le particelle delle loro salive nebulizzate che volano via dalle loro bocche-cloache. Nel raggio di sole che si getta in questo corridoio farmaceutico il fenomeno acquista connotazioni pandemiche. Una tipina seduta qua davanti, col computer di fronte, si sta festosamente rigirando un cono gelato sulla lingua, in tutte le direzioni: ora in senso orario, pausa, ora in senso antiorario, pausa, succhiotto da sopra e smerigliamento laterale, pausa, bocciardatura e spatolatura. Azz! E’ arrivata alla cialda e adesso morde. Infine gran finale col fondo di cono ripieno di cioccolata, un attimo di esitazione, gnam! Tutto scompare in un boccone. Fantastico! Sono le 11, andiamo al GATE.
Intanto qui al terminale stanno mandando una pubblicità che gira a circuito chiuso ogni due minuti: “Mal di pancia? Disturbi intestinali? Diarrea? Enterogermina o qualcosa di simile e poi tutto ti sembra migliore.
Bene adesso sono in volo, sto ascoltando APC bevendo una Stella Artois. Ora é partita Horse With No Name degli America che per me rimangono pur sempre la miglior musica da viaggio con pochissime altre eccezioni. Sotto é un mare bianco, proprio come panna montata, ma quella montata poco, quella che se ci fai il buco, si richiude. E’ chiaro ora quanto é montata sta cazzo di panna? Si? Bene, allora procediamo. Prima abbiamo sorvolato le alpi tutte libere dalle nubi. Che spettacolo! Ma viviamo proprio su un pianeta bellissimo.
Forse un tempo, in passato, in uno dei miei momenti bui, chiaro-scuri, meglio, ho vissuto, ho immaginato, ho sognato un passaggio vertiginoso attraverso le nubi di Venere e probabilmente anche di Giove. Sospeso in un angolo del mio subcosciente, pilota di chissà quale veicolo onirico, capitano solitario chiuso in una capsula da millenni, lanciato su giove, nel silenzio, incollato al ferro, oramai mezzo uomo, mezzo macchina.
Un biomeccanoide tutto ricoperto di gravy e gelatina, un paesaggio di H. R. Giger, un incubo di Ridley Scott, tutto intubato, immerso in nuvole di vapore sbuffante dentro il mio modulo che precipita attraverso un denso strato di schifose nuvole turbolente spesse migliaia di chilometri, con l’intenzione di posarmi su un cuscino di metano, una gigantesca bolla gassosa sospesa in un colossale oceano di merda, un cataclisma fecale.
Vabbé, adesso un brano partito in cuffia mi impedisce di proseguire con il mio delirio SCI-FI. New York State Of Mind di Billy Joel. Io credo abbastanza fermamente che solo chi comprende questa canzone sia autorizzato a dichiararsi conoscitore dello spirito niuiorchese e di New York City stessa. Se non si fosse coscienti dell’esistenza di uno stato d’animo niuiorchese non si é stati toccati da questa città. Non la si conosce. PERIOD. Billy Joel, signori…
Ma torniamo alla Scozia, eh si, cazzo, perché é proprio li che sono diretto (non l’avevo ancora scritto?) Sto sorvolando la Manica. Però se ci penso é proprio assurdo il fatto che io stia viaggiando a poco più di 20 € da Milano a Edinburgh. Mah, chissà. Qualcosa non torna.
Questa Europa oggi é fottutamente ricoperta di nubi. Da quassù sembra che tutto il pianeta sia avvolto dalle nubi.
“There’s a pale horse coming, and I’m gonna ride it” canta Bruce Springsteen. Da pelle d’oca questo brano.
Bisogna sempre pisciare quando ti scappa. Non aspettare! Se pensi che poi avrai occasione di farla, in genere ti sbagli e stai sicuro che ti ritrovi a fare i salti mortali per non fartela addosso. Tecniche zen e meditazione yoga non ti aiuteranno. Soffrirai e basta. Io questo ho imparato negli ultimi tempi. Una cosa veramente semplice, assolutamente naturale e spontanea direte voi: Stimolo? Piscio! Senza mai esitare. Tac! Tac! Stimolo e piscio, stimolo e piscio. Su signori, vuotare bene la sacca. Stimolo e piscio!
Tra poco si arriva a Edinburgh, schema autonoleggio da superare, un momento di assestamento critico per la guida a sinistra e poi si parte su a nord in direzione dello Speyside. Cercherò di arrivare in tempo utile, chessò a Pitlochry o da quelle parti, verso sera. Voglio attraversare le Grampian Mountains domattina per scattare qualche suggestiva panoramica prima di ridiscendere verso lo Speyside, il fazzoletto di terra a più alta concentrazione di distillerie di whisky al mondo!

Sera. Ho depositato le mie membra al Fisher’s Hotel di Pitlochry, mi sto gustando una pregiata pinta di ottima stout scozzese e questa sera una bella razione di haggis non me la toglie nessuno.
Haggis, “love it or hate it”, alcuni lo trovano una delizia, altri una merda. Io una delizia. Prossimamente dedicherò un intero post a questo insaccato simbolo della Scozia, tanto che il poeta scozzese Robert Burns gli dedica pure un’ode poetica.
Io adoro sta palla di stomaco ripiena di frattaglie macinate e avena. Io sono un semplice e mi piaciono le cose semplici, grezze, paesane. Questo é cibo paesano. Qua in Scozia ci sono quasi 20 °C in più di questa mattina quando sono partito da casa e la colonnina del mercurio segnava -11°C.
Qui é pieno di gente con facce medioevali. Cerco di spiegarmi. Li vedi adesso e potrebbero sembrare persone qualunque. Sono invece tutti Highlander e hanno tutti le facce degli amici di Mel Gibson in Braveheart. Mamma mia, ma fa troppo caldo qua dentro. Non sono più abituato ad un simile riscaldamento. Sono un disadattato termico.
Oh! Finalmente si comincia a ragionare. Ad un miglio da Pitlochry si trova il Moulin Inn, una fantastica brewery, hotel e ristorante, e tra poco assaggerò finalmente e di nuovo il favoloso Sporran Of Plenty, a 6 oz minute steak stuffed with haggis and smothered in chefs delicious gravy.
Alleluja
Anche solo questo nome mi fa stare bene. Sporran of plenty. Sono sazio prima ancora di cominciare. No, non é vero. Il piatto era fantastico e l’ho spazzato senza pietà. Ne potrei mangiare altri quattro, almeno. Sono arrivato in questa locanda passeggiando per circa un miglio sotto un fantastico cielo stellato. Orione bassissima all’orizzonte, un ruscello che costeggiava la strada alla mia sinistra e un lungo muretto di pietra tra me e il ruscello. Un muro che sembra avere 1000 anni. Sto bevendo una Braveheart Ale, medium bodied, a smooth golden ale.

























