Lupi nel bosco

Posted in Musica, Senza categoria on marzo 19th, 2018 by texo

Sto esaminando il mio plettro ricavato da una mia vecchia carta di credito. Ne sono orgoglioso. E’ da qualche giorno che spazzolo insistentemente le corde della mia chitarrra, che riprendo le vecchie abitutdini. Bene.

Sto bevendo un ottimo tè pu’er mentre fuori é tutto bagnato e nebbioso. A fine marzo il camino acceso ancora ci sta. Più tardi farò una scappata nel bosco, in cerca di lupi e scatti fotografici. Recentemente ho rimesso in marcia il giradischi Revox che stava in silenzio già da qualche anno e che in queste ultime settimane ha sempre fatto girare qualche bel pezzo di vinile. Questa mattina girava sul piatto Another Language, il vinile color oro – post-rock cupo e melanconico – di This Will Destroy You. Muri sonori contro i quali amo sbattere la capoccia ogni tanto.

Ora, però, il piatto che gira è quello del lettore CD e sto ascoltando l’ultimo lavoro di Bill Frisell, in solitaria, con la sua chitarrra e i suoi pedali.

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Midwest e oltre

Posted in Fotografia, Musica, Viaggio on gennaio 23rd, 2018 by texo

Bene, dopo un milione d’anni scrivo qualche nuova riga e questo é bene.

L’altra sera stavo sfogliando una delle mie “letture” preferite di sempre: il Road Atlas – US, Canada, Mexico, edizione 2017. Nel frattempo ripercorrevo a mente le strade delle mie innumerevoli scorribande negli angoli più remoti del nord America. Viaggiando mi é sempre piaciuto celebrare i passaggi di confine e ho preso l’abitudine di fotografare i cartelli di benvenuto ogni volta che mi é capitato di attraversare i confini di stato.

Intanto mi sta frullando in testa da un paio di giorni questa fantastica canzone dall’ultimo album di Chris Thile, il virtuosissimo mandolinista dei Punch Brothers. Questo pezzo si colloca a mio avviso quasi lassù in cima assieme a New York State of Mind di Billy Joel.

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I’m proud of my Liquid Moamo Collection

Posted in Musica on agosto 20th, 2017 by texo

Questa mattina sto ascoltando un album assolutamente spettacolare, completamente dada, totalmente assurdo che negli ultimi anni avevo completamente dimenticato. Credo che tutti se lo siano dimenticato quest’album come pure il talento del Moamo Liquido che lo ha composto, ovvero Zoogz Rift.

Mentre ascolto “Idiots On The Miniature Golf Course” by Zoogz Rift’s Micro Mastodons leggo un breve dispaccio proveniente dall’interspazio, risalente al mese di giugno, a NYC:

“Sono bloccato da qualche parte sulla 18 esima est. Devo salire verso l’Empire State Building ma adesso mi sono rifugiato all’interno di un pub e sto mandando giù dell’ottima Lagunitas col DJ che manda musica ripetitiva ma conciliante. Fuori sta pourando rain, di brutto adesso. Comincio ad avere voglia di mangiare ora. Fra in attimo mi faccio un Bloody Mary ma poi sarà necessario andare a cercarsi un buon food su a Korean town.  BM arrivato ma comunque devo dire che dalle nostre parti stiamo bloodymerando da campioni”.

Ho conosciuto la musica di Zoogz attraverso il newsgroup alt.fan.frank-zappa (eh si, sembra preistoria informatica ma a cavallo del nuovo millennio l’informazione digitale navigava anche attraverso Usenet. NNTP era il mio protocollo preferito e io vivevo letteralmente dentro Usenet,  Forté Agent era il mio news client di riferimento e gran parte del tempo online lo trascorrevo leggendo i post su Frank Zappa e scaricando i suoi bootlegs in un qualche gruppo nella gerarchia alt.binaries.

Non ricordo bene quando venni a conoscenza della musica di Zoogz ma ricordo che il Liquid Moamo in persona scriveva ogni tanto sul newsgroup. In quegli anni sembrava abbastanza a terra, senza soldi e malato di diabete. Un paio di CD furono realizzati anche grazie al supporto della nostra comunità che si incontrava per messaggiare su alt.fan.frank-zappa.

Possiedo questi CD autografati e decorati da Zoogz stesso e sono un orgogliosissimo possessore di una buona parte della sua discografia in vinile

Oggi sentivo il bisogno di ricordare

Zoogz Rift & His Amazing Shitheads

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Come and Go

Posted in Senza categoria on maggio 28th, 2017 by texo

Oramai dobbiamo cominciare a farci l’abitudine

Giardino sonoro

Posted in Senza categoria on maggio 18th, 2017 by texo

Ma quanto ho ascoltato i Soundgarden?

Capozzi in NYC

Posted in Viaggio on marzo 9th, 2017 by texo

Me lo ricordo benissimo il giro che abbiamo fatto a New York col Capozzi, siamo partiti dall’undicesima avenue, o giù di lì, veramente in fondo, quasi riversi nell’Hudson River, faceva freddo, soffiava un vento forte e il cielo era grigio. Stavamo non lontano da dove domenica a mezzogiorno ci eravamo fatti una sontuosa Porterhouse con ottimo vino, deliziose birre prima e blody Mary ancora prima. Si partiva su questo furgone grigio con guida dapprima piuttosto prudente da parte di Michele e vieppiù sempre più spavalda. Su in alto, di mattina, per cercare una tavola calda ad Harlem, Sylvia’s su Malcolm X Boulevard, luogo assai storico e vera cucina famigliare. Poi moschea con palazzo annesso costruito un po’ di fianco e un po’ sopra. Sosta alla Columbus University con gente sapiente che corre pensierosa e freddo. Ricordo una sosta presso una casa vecchissima in cima ad una collina.

In un qualche imprecisato momento ci siamo diretti più a nord. Il Bronx risveglia solo pensieri memorabili, confusi, trame di film, sequenze cinematografiche, dispacci d’agenzia, morti e guerre tra bande, Bob De Niro e tanta altra bella roba. Arthur Avenue con le sue botteghe italiane in un abbacinante caos di mozzarelle sospese, salsicce, birra Peroni e un ottimo caffe da Ignazio, in un club insospettabile, nascosto dietro un’anonima porta che si apre in una traversa buia di Arthur Av. Foto di italianità alle pareti, il gagliardetto del FC Corleone attira la mia attenzione. Poi siamo tutti leggerissimi mentre ci incamminiamo verso il furgone prima di decidere dove andare a mangiare. C’é anche un ricordo fumoso e un po’ blurrato che ci vede tutti da Katz’s Delicatessen a iungurgitare chilate di pastrami. Forse era la sera della festa di compleanno di Mark, dopo aver assaggiato all’incirca 25 birre differenti da Ginger Man.

Scaffale degli orrori presso Gustiamo con amica di Capozzi. Per cena mi ricordo un Diner con un nome mitologico, tipo Poseidon (Neptune Diner), ad Astoria, sotto un viadotto a pochi passi da pozze di acqua morta circondate da cespugli sofferenti senza foglie e sacchetti di plastica stesi tra i rami come bandiere. Doppio Cheesburger Deluxe con potatoes e cetriolo. Poi forse rientro in albergo a Chelsea. La mattina dopo un caffé al volo a Brooklyn poi attraversiamo Williamsburg con le sue scuole talmudiche e ortodossia ebraica ovunque. Graffiti anti-Hillary Clinton sul marciapiedi, si passa accanto alla birreria Brooklyn Brewery ma non ci si ferma. Ci si dirige verso Brighton Beach, sulla penisola di Coney Island. Piscio in un bagno pubblico amplissimo sulla boardwalk. Vento sempre più insopportabile mentre camminiamo lungo la spiaggia totalmente deserta. L’acqua dell’atlantico è gelida quassù a New York.

Entriamo da Volna, un ristorante russo che si affaccia sulla boardwalk. A guardarlo dalla spiaggia è uguale identico ad un quadro di Hopper questo pomeriggio luminoso e deserto a Coney Island, con il vento che solleva la sabbia, i gabbiani che fanno casino e null’altro in giro. Pomodori, cetrioli e cavolo in salamoia, aringhe affumicate, beef stroganov, borsh georgiano, birra e vodka. La testa si fa pesante. Al rientro, prima di attraverssare Brighton Beach, un’ambulanza ebraica ci blocca la strada. Passiamo accanto al Verrazano Bridge, pian piano il sole scende e la sera si fa colorata. Cerco di fotografare maestose strutture metalliche dal furgone in piena corsa mentre ci dirigiamo verso Roosvelt Island, nel bel mezzo dell’East River. Qui un altro piscio tattico mentre scatto foto al Queensboro Bridge da sotto. La sera prima nel Village trascorriamo dei momenti epici dapprima da Mezzrow, scolandoci bourbon e asoltando un discreto trio chitarra, double bass e sax, poi usciamo, attraversiamo la strada e ci infiliamo di sotto da Smalls. In questa cantina tutta affollata David Gibson da fiato al suo trombone, Pat ha appena raccattato in strada un chiodo Cartier d’oro massiccio. Le panche in questo jazz club sono tutte occupate e Gibson é veramente cool mentre suona Inner Agent

 

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I write whatever the f@%k I want

Posted in Musica on luglio 21st, 2016 by texo

Milano, sul Naviglio Grande. 19.40, sole basso che illumina le facciate del lato sud. Sono seduto al Brellin e sto bevendo un delizioso Hugo, prosecco, succo di sambuco, lime, mela e menta. Ci farei il bagno in questo spritz, mi getterei nel Naviglio facendomi trasportare da questa corrente regolare, oleosa che va nel Ticino e poi nel Po. Stasera ascolterò per la 3 o 4 volta Dweezil Zappa e la grande musica di quel genio di suo padre, nel 50esimo anniversario dell’ uscita di Freak Out, il primo geniale e rivoluzionario album di Zappa Frank mentre qui mandano dell’ ottimo jazz d’ annata.

Tempo per riflettere sulla vita, un po’ superficialmente, mentre sgranocchio una cipolla sottaceto. Amici che vengono e amici che vanno, durante gli anta succede questo. Intanto io ascolto ininterrottamente da quasi 30 anni la musica del genio di Baltimore. Questa cosa resta, lui resterà, ma anche la mia passione c’è e resta.
Sulla mia maglietta  ci sono due macchie di grasso di salsiccia Landjäger che ho tenuto chiusa in auto questo pomeriggio mentre il sole picchiava. Bad choice! Ha cominciato a trasudare grasso che poi mi è colato addosso al primo morso.

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Post interrotto

Posted in Senza categoria, Viaggio on febbraio 4th, 2016 by texo

L’anno passato  stavo scrivendo questo post interrotto che mi portava indietro con i pensieri all’ultimo viaggio in America del nord. Oggi lo riprendo perché in USA ancora non ci sono ritornato ma ho finalmente avuto l’occasione giusta per ripensarci. Giacevano infatti inermi in un hard disk dimenticato le clip filmate durante quell’ultima scorribanda.

inizio della bozza

Esattamente un anno fa partivo per uno dei miei classici giri nordamericani seguendo dei percorsi già noti che però mi procurano sempre forti emozioni. Quando sono alla guida di un automobile sulle stade americane sono sempre in uno stato di serenità unica. Esistono solo quelle due o tre settimane, non c’è più passato o futuro, esiste solo un incredibile presente fatto di lunghissime e spettacolari giornate di viaggio, all’inseguimento del sole, alla ricerca della foto perfetta. Le cene sono sempre un momento speciale. La scelta della tavola calda è essenziale.

fine della bozza

Carne rossa rossa

Posted in Musica on gennaio 24th, 2016 by texo

È veramente trascorso troppo tempo dalla mia ultima pubblicazione. Questa latitanza é sicuramente indicativa del mio stato d’animo negli ultimi mesi, trascorsi ciondolando tra incertezze e nuove opportunità. Mi é chiaro che per scrivere ho bisogno di una certa serenità oppure devono accadere eventi straordinari che spezzino la lastra di ghiaccio che attualmente imprigiona la mia voglia di scrivere. Uno di questi eventi é sicuramente stato l’acquisto del deluxe box di RED RED MEAT, la band di Tim Rutili, prima che questo formasse la rock band sperimentale dei Califone.

Questo meraviglioso box set é probabilmente il più incredibile oggetto musicale che io possiedo oggi. Un’edizione limitata in 114 copie tutte assemblate a mano dalla Jealous Butcher Records che così spiega la realizzazione di questo 8LP Book set: “This is the reason we make records“.

Io aggiungo che questo é uno dei motivi per i quali adoro il vinile.

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Naret e silenzio

Posted in Fotografia, Viaggio on settembre 9th, 2015 by texo

Ok, mi  sono finalmente deciso, adesso posto!

Naret-e-Corona-della-Bolla
Era ora che tornassi a scrivere ma avevo bisogno dello stimolo giusto. Dopo aver trascorso la tarda mattina in Val Sabbia e aver pranzato alle pendici del Madone, in questo momento sono seduto su un masso di granito sul Sasso Nero, a 2406 metri per essere precisi. Alla mia sinistra si apre tutto soleggiato il lago del Naret, davanti a me, giù in basso, l’ultimo colpo di coda della Valle di Peccia con sopra la magnifica cresta della Corona della Bolla. Alla mia destra uno dei sentieri che portano alla capanna del Cristallina – spero di andarci presto – quasi in bilico su uno sperone roccioso che apre sulla Val Torta.

Capanna-Cristallina

Forse questo è il primo momento di vero silenzio sperimentato negli ultimi anni. Sento solo il mio cervello che lavora – fa rumore in effetti –  come i tralicci della corrente elettrica che qui attraversano tutta la valle, salgono su dalla Vallemaggia e si ributtano in Val Bedretto. Le marmotte fischiano mentre le nuvole passano veloci. Poco fa ho udito in lontananza un gran fragore di massi che precipitavano lontano in basso alla mia sinistra. Un rumore simile lo udii in Islanda qualche anno fa quando ai margini del Vatnajökull sentivo pezzi di ghiacciaio che si frantumavano. Un rumore sordo e pesante che mi mette i sensi in stato di allerta. Sono le 16 e adesso è meglio che cominci a scendere.

Stambecco

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