I giorni della merda

Posted in Fotografia on febbraio 2nd, 2010 by texo

E’ oramai qualche giorno che trovo merda sparsa un po’ ovunque di fronte a casa mia. Qualche cane deve aver scelto il mio uscio per liberarsi regolarmente del peso insostenibile.

Inoltre ci sono pezzi di pomodoro tra la E e la R della tastiera del mio computer. Oggi un’ottima pasta al teflon. Questa tastiera fa veramente schifo. I tasti sono unti, sporchi. Ci é cascata dentro ogni sorta di sporcizia. E’ diventata un ricettacolo batterico, una coltura di nuovi organismi, anche finora sconosciuti. C’é una vita insospettata che scorre, che vibra sotto la tastiera. Mi ricordo che tempo fa vidi una formica passeggiare dentro il monitor di un mio collega, ma proprio dentro, tra la lampada LCD e lo schermo protettivo: attraversava in diagonale tutto il desktop facendo lo slalom tra icone, files e collegamenti. Allo sbaraglio!

mp3: Little Planets

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Microcosmo (un po’ facile questa introduzione alle mie prove di little planets)

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Pizze in faccia

Posted in Musica on gennaio 29th, 2010 by texo

Eh, ma che bella atmosfera all’interno del Circolo Magnolia questa sera. Sto bevendo una McFarland in attesa del concerto degli ZU. Prima di entrare mi infliggo una gelida attesa fuori nel parcheggio, scambiando quattro chiacchere col buttafuori rumeno.

Solo adesso mi accorgo che qui hanno una piccola selezione di whisky scozzesi! L’ingresso é delimitato da una spettacolare tenda di fibre ottiche e il locale si sta lentamente riempiendo. Mi preparo a ricevere “pizze in faccia” come preannunciava la pagina di presentazione dell’evento, sul sito del Circolo Magnolia. Sonore, si intende…

Adeguo il mio cervello alla matematica del carbonifero: 1 – 1  2 – 1 2 3 – 1 2 3 4 – 1 2 3 4 5 – 1 2 3 4 5 6  e riattacco. Micidiale!

Adesso mi faccio un Talisker. ALLA GRANDE! 7€, non single, non double, probabilmente neanche triple. Mi sto ciucciando un Talisker quadruplo con un interessante gruppo ad aprire la serata: Melloncek, batteria, basso, chitarra, piano elettrico, sassofono, trombone e sassofono ZU.

Ho deciso che il mio whisky é ottuplo. Anzi, no, sto bevendo il mio dodeca-Talisker e sono felicemente immerso nella creatività di questa band che mi ispira, ora ricordandomi un po’ Jim ‘O Rourke, ora un perfetto jazz-rock colto degli anni 70 un po’ alla Sea Level.

Ora voglio ribadire il concetto del giovedì sera! Forse la sera più creativa della settimana, senza le grandi aspettative del venerdì o l’urgenza del sabato. Questo é il giorno perfetto per consumare cultura, per cibarsi di creatività, per ruttare ingegno e cacare produttività.

Al bar qua di fronte a me troneggiano prepotenti 22 bottiglie di Pampero. Intanto i Melloncek hanno finito dicendo che il loro disco esce settimana prossima, ma c’é ancora quello vecchio. Ne sono rimaste 8 copie.

Ora gli ZU cominciano, vado e vedo se riesco a fare qualche ripresa.

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A Hotel

Posted in Cibo, Whisky on gennaio 27th, 2010 by texo

Oh, ma che serata magnifica il sabato appena trascorso. A casa di amici a gustare un’ottima cena a base di  pesce. Nel dettaglio una coppia di magnifici branzini sdraiati su un letto di patate, pomodorini, cipolle, rucola, funghi e altre  deliziose cibarie. Come sempre si beve ottimo vino mentre con Pat si cerca ri ripercorrere la lunga storia delle morti eccellenti nel mondo della musica degli ultimi cinquant’anni: da Jimi Hendrix a Janis Joplin, da Frank Zappa a Bon Scott. Ce li ricordiamo praticamente tutti, li abbiamo ascoltati tutti e ancora oggi alcuni di essi fanno parte degli ascolti ricorrenti.

A fine serata una divertente ricostruzione di un ipotetico atterraggio turistico in centro Mogadiscio. Atterraggio in stile Black Hawk Down di un non meglio precisato turista in tutina D&G e trolley Mandarina Duck ad un incrocio impolverato  nel centro di Mogadiscio. Secondo delle recenti valutazioni raccolte dai giornalisti Borga, Fagotto e Musumeci, la sopravvivenza di un bianco senza scorta nel centro di Mogadiscio va dai 3 ai 5 minuti, dopodiché o si é morti o nelle mani delle milizie. Ecco dunque che in questo simpatico contesto atterra il nostro turista in tutina con l’iPod in mano e le cuffiette bianche che penzolano dalle spalle. La strada é deserta e il nostro ignaro turista efebo si guarda intorno un po’ intimorito. Estrae dalla tasca il suo iPhone orgogliosamente custodito in un’astuccio Swarovski Wild Cat, lo alza al cielo in cerca di campo, facento un paio di giri su se stesso. “Non c’é campo, cazzo. Ora  come faccio a trovare un albergo? Aspetta che chiedo a quei colorati indigeni che si stanno avvicinando. Magari mi possono dare un passaggio a bordo del loro pickup.” Si avvicinano dei guerriglieri con il volti coperti dalla kafia, a tracolla portano delle pesanti sciarpe di proiettili e imbracciano dei Kalashnikov.

Hi, excuse me! I’m looking for a Hotel? Do you know where I can find a hotel?

Grassissime risate ci hanno colto e occupato per diversi minuti mentre brindavamo con un interessante Bladnoch cask strength, uno dei pochi whisky delle lowlands scozzesi.

E restando in tema sono colto in questo istante da una voglia irrefrenabile di acquistare una bottiglia di whisky. Non so ancora con precisione dove spingermi, forse in Giappone questa volta. L’ultimo numero di Whisky Magazine da ottimi punteggi e valutazioni ad una bottiglia di Yamasaki. Sto anche consultando la preziosa Score Card in pdf del sito dei Maniaci del Whisky.

Segnalo inoltre questo interessante video di Laphroaig TV. Un po’ di sana degustazione di Bourbon e Scotch Whisky. Filmato presso la distilleria di Maker’s Mark, in Kentucky, che fornisce a Laphroaig le botti usate per la maturazione del proprio bourbon. Spesso ci si domanda dei rapporti che corrono tra produttori scozzesi e americani. Questa degustazione incrociata é il perfetto esempio di un’ottima collaborazione e stima reciproca.

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Toscana

Posted in Cibo, Panorama on gennaio 19th, 2010 by texo

Queste sono alcune delle panoramiche scattate sabato e domenica in Toscana durante un weekend quasi interamente dedicato al cibo e alla musica. Mi restano alcune belle immagini, interessanti chiaccherate con amici e un magnifico olio super-artigianale con il quale entra ora a far parte del mio bagaglio gastronomico la Fettunta, fantastico antipasto delle campagne toscane a base di pane tostato spolverato di sale e pepe e bagnato d’olio d’oliva, possibilmente di prima spremitura. Una bruschetta, direte. Forse, ma in verità altro.


Montefioralle, Greve in Chianti, Florence Province, Italy in Tuscany


Monteriggioni in the dark, Siena Province, Tuscany, Italy in Tuscany

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Beef Jerky v2.0

Posted in Cibo, Musica, Whisky on gennaio 12th, 2010 by texo

Ma quanto é buono questo nuovo beef jerky? Me lo chiedo veramente. Sto gustando una fantastica carne con un gusto lunghissimo. Devo confessare che rispetto al precedente post sulla carne impacchettata USA qui ci troviamo su un altro pianeta. Sto assaggiando il Black Pepper Beef Jerky di beefjerky.com e credo di gustare uno dei migliori jerky mai assaggiati. Se chiudo gli occhi mi vedo mentre guido da qualche parte in USA, perso nel nulla, col deserto tutt’intorno e un po’ di musica appropriata nelle orecchie.

Questo jerky é arrivato in due versioni, Black Pepper Beef Jerky e Hot Red Pepper (Ring of Fire). Il primo, come già detto é assolutamente perfetto. I tagli di carne sono generosi e la consistenza é perfetta. Non si tratta di uno snack che divori in un secondo. Questo jerky si lascia trastullare per un momento. La marinatura rilascia a lungo i suoi aromi e il pepe da quel kick necessario (come direbbero dall’altra parte della grande pozza).

La Red Hot Pepper invece richiederebbe un capitolo a parte. Veramente aggressiva. Il tipico snack per le prove di coraggio durante le serate tra amici, quando il vino o la birra ti fanno superare la soglia della comprensione e ti fanno entrare nel regno dell’incoscienza. Fin troppo piccante. Occorre pulirla un poco, rimuovendo l’eccesso di peperoncino assassino e i bocconi diventano assai appetibili. Si tratta comunque sempre di roba per stomaci forti.

Mamma mia però, che voglia di bere whisky che mi é arrivata adesso, tutta d’un tratto, incontenibile.

Va bene, mi arrendo e apro una bottiglia speciale. Non capita spesso di poter gustare un whisky di 38 anni ma é quello che sto facendo in questo momento. Old Pultney di Gorgon & MacPhails distillato nel 1970 e imbottigliato nel 2008. Uno dei grandi acquisti ritornati a casa con me dopo il mio soggiorno scozzese. Sono fiero di questa bottiglia! 43% di volume d’alcohol per questo delicato whisky del nord delle Highlands scozzesi. Tutti questi anni nel legno lo hanno ingentilito ma le alghe e il gusto salmastro del porto di Wick sono ancora presenti in questo distillato che mi accoglie con i gusti di un bel cesto di frutta. Per l’occasione recupero un disco di Pat Metheny finito troppo velocemente tra i CD del mio scaffale. One Quiet Night é un ritorno alle atmosfere semplici e morbidissime che una semplice chitarra e un microfono possono offrire. Che immagini di campagna! Malinconia! Autunno! E questo whisky che sintonizza anche il mio gusto e il mio olfatto sulla stessa lunghezza d’onda del mio udito… Non male, tre sensi su cinque completamente devoti all’ ascolto di Metheny!

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Pano Speyside

Posted in Panorama, Viaggio on gennaio 8th, 2010 by texo

Queste sono le panoramiche scattate nei miei 4 giorni di Scozia.

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Elgin to Banff

Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 19th, 2009 by texo

Ok, secondo giorno in Scozia. Questa mattina sono partito alle prime luci dell’alba e ho rincorso il rosso in cielo. Grande spettacolo di nuvole basse e alberi inbrinati. Sosta presso la distilleria Edradour dove assisto al trasporto delle botti in magazzino con gli operai che le spingono facendole rotolare a terra. La distilleria é ancora chiusa al pubblico ma ottengo il permesso di entrare a scattare dal ponticello.

EdradourRiparto in direzione dei monti Grampiani e comincia a nevicare. Arrivo a Dalwhinnie guidando su di una strada tutta imbiancata. Scatto un paio di panoramiche e riparto in direzione di Elgin. Dopo una breve discesa la mia strada si immette nella A9, l’autostrada che collega il Sud e il Nord della Scozia. Faccio qualche frenata di prova per controllare l’aderenza delle gomme sulla strada innevata e l’automobile parte e non si ferma. Io tengo schiacciato il freno ma l’auto scivola grattando un po’, giù fino all’incrocio. Intanto stanno arrivando a più di 100 km/h due autotreni e io a questo punto lascio il mio destino in mano alla sorte. Se non mi fermerò verrò probabilmente disintegrato. Dagli autotreni non hanno sicuramente idea che io sto frenando a tavoletta. Mi vedono scendere lentamente fino all’incrocio e non si immaginano che quando sarò in fondo probabilmente non mi fermerò. Signori, sono ad un passo da un incidente epico, uno di quelli di cui parleranno tutti qui nelle Highlands. Ad un metro dalla corsia l’auto si ferma improvvisamente, d’un botto, come se una mano invisibile l’avesse fermata. Passano i due autotreni sollevando una tempesta d’acqua e sale da strada. Lo spostamento d’aria fa sobbalzare l’auto. Poi silenzio. Tutto il paesaggio é bianco e silenzioso. Le nuvole basse scivolano sulle montagne. Ci sono di nuovo io e le Grampian Mountains, da soli. La mia autoradio, che era accesa ma da tempo non captava più alcun segnale, si sintonizza automaticamente su BBC Gael: una voce femminile canta questa strana lingua mentre la scena, oltre che essere piuttosto surreale, mi ricorda la sequenza di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg, quando Richard Dreyfuss ha appena incontrato gli alieni che sono già ripartiti e tutto ricomincia a funzionare.

Arrivo finalmente ad Elgin, posteggio l’automobile e vado immediatamante a rendere visita al tempio degli appassionati di whisky. Qui il paese dei balocchi si chiama Gordon & MacPhails e potrei starci dentro delle ore.

Gordon-&-MacPhail

Terzo giorno. Ora sto facendo una fantastica colazione una tantum con fagioli, salsiccia, bacon e funghi mentre qui passano alla radio una versione abbasatanza rumorosa di Santa Clause Is Coming To Town.

Oggi ho fatto visita ad alcune distillerie dello Speyside. Sono partito questa mattina alla volta di Burghead, un avamposto scozzese prima che cominci il gelido mare del Nord. Un vento figlio di puttana sferza ogni cosa e mi sbatte in faccia la neve che arriva col diretto giù dal Polo Nord. Clima veramente gelido qui, con i gabbiani che strillano in aria. Animali impressionanti. Ma come cazzo fanno a sopravvivere a queste temperature?  Se io fossi ricoperto dello stesso strato di piume che hanno loro e per qualche strano motivo fossi in cielo a volteggiare, morirei assiderato in un istante. Qua davanti l’acqua é burrascosa e la mia materia grigia mi fa pensare a come sarebbe se fossi in acqua a nuotare. Impossibile! Non é nemmeno immaginabile essere in acqua in questo momento dell’anno con queste condizioni atmosferiche. Ma come cazzo fanno i pesci? Mistero…

Ora sono seduto al bar del Fife Lodge Hotel di Banff e sto finalmente gustando e godendomi un buon whisky. An Cnoc. Questo pomeriggio mentre attraversavo la campagna in direzione di Dufftown ho visto da lontano delle strane cataste immense, regolari, di qualcosa che da lontano non riuscivo a identificare. Avvicinandomi, capisco e non credo ai miei occhi. Ma ci saranno almeno un paio di milioni di botti accatastate. Voi direte, ma va la… Un milione?! Ti sembreranno tante, non sai bene quante e decidi di adottare il parametro del milione giusto per rendere l’idea, per far capire che sono tante. E invece no, vi sbagliate. Non dico milione per dare l’idea del tanto, lo dico perché questo é probabilmente il numero di botti accatastate qua davanti ai miei occhi increduli, in piramidi enormi che un operaio sta costruendo da solo. C’é questo signore, al quale chiedo se posso scattare qualche foto, “no problem, take pictures as you like“, che sta caricando su una piattaforma 12 botti alla volta che poi alza con un elevatore fino alla cima della sua piramide. Ferma la pedana, scende dall’elevatore, scala la piramide e comincia a collocare un altro strato con le botti appena sollevate.

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Già mi aspetto un no categorico alla mia entrata in questa spianata di piramidi scozzesi. Di solito in questi casi accampano motivazioni assicurative e per ragioni di sicurezza non ti lasciano avvicinare, come l’altra mattina a Edradour dove però sono riuscito a strappare in extermis il permesso di scattare dal ponticello sul fiume (ero fuori dall’orario delle visite e come detto in precedenza gli operai stavano trasportando le botti). Qui invece nessun problema, potevo girovagare abbastanza a mio piacimento e fotografare quello che volevo. Un freddo bastardo, però. Le dita delle mie mani al momento non facevano più parte del mio corpo. Non ne avevo percezione.

Adesso mi hanno sevito da mangiare ai tavoli davanti al bar. Nel momento in cui mi sono seduto é arrivata una comitiva di 15 scozzesi. Stanno tutti in piedi intorno al mio tavolo mentre bevono birra in attesa del loro turno per mangiare. Stanno tutti guardando me, che mangio. “Ma sedetevi, cazzo! Ma che cazzo fate tutti in piedi in circolo intorno a me? Ma chi siamo? I Cavaglieri della Tavola Rotonda e io sono Re Artù che mangia prima di tutti? Allora guardate… Che altro vi posso dire? Guardate e invidiatemi, che tanto poi vi giustizio tutti con un bel vaffanculo a tutti voi. Stronzi!” Finalmente. Uno ha avuto il buon senso di sedersi e tutti gli altri lo hanno seguito pecorosamente. Cazzo, ho sbagliato a ordinare la birra e mi é arrivata una Bud-piscio in bottiglia. Vabbé, la bevo lo stesso così sto leggero a cena e più tardi mi gusto un paio di ottime birre scozzesi comperate ieri da Gordon & MacPhail a Elgin. E’ leggerissima la Bud, é veramente quasi come bere gazzosa, anzi la gazzosa stona forse di più. Di positivo c’é il caminetto qua di fronte e lo starter che era un ottimo prawns cocktail. Adesso attendo la carne!

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Welcome to Moray

Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 17th, 2009 by texosa

Ah che bello signori, che sensazione sempre fantastica l’attesa prima di una partenza in aeroporto. Somma goduria, un limbo bellissimo nel quale mi trovo sempre in equilibrio tra ansia e gioia. Diciamo che col passare degli anni l’ansia é quasi del tutto scomparsa ed é sempre meno necessario alcolizzarmi per volare in uno stato di piacevole sedazione. Anche ora però c’é quell’attimo di breve turbolenza intestinale che potrebbe sfociare in qualche simpaticissimo spruzzetto di diarrea, percui un prezioso imodium é sempre a portata di mano in caso di necessità, per impedire che l’aerografo anale mi tinga i boxer d’ocra. Qui al terminale 2 di Malpensa sono seduto ad un tavolino e guardo la gente. Arriva a ondate, come il traffico in autostrada stamane dopo Turate. Prima niente, corridoio vuoto, vista libera su di una pregevole cinquantenne business woman, gamba lunga, polpaccio di ferro e gonna nera corta. Poi arriva la coda di passeggeri, come uno tzunami, tutti seri, tutti di fretta. Metà coda ha il cellulare all’orecchio. Una decina di passeggeri tossisce violentemente e un paio di essi sono tutti rossi in faccia con le vene del collo gonfie. Vedo le particelle delle loro salive nebulizzate che volano via dalle loro bocche-cloache. Nel raggio di sole che si getta in questo corridoio farmaceutico il fenomeno acquista connotazioni pandemiche. Una tipina seduta qua davanti, col computer di fronte, si sta festosamente rigirando un cono gelato sulla lingua, in tutte le direzioni: ora in senso orario, pausa, ora in senso antiorario, pausa, succhiotto da sopra e smerigliamento laterale, pausa, bocciardatura e spatolatura. Azz! E’ arrivata alla cialda e adesso morde. Infine gran finale col fondo di cono ripieno di cioccolata, un attimo di esitazione, gnam! Tutto scompare in un boccone. Fantastico! Sono le 11, andiamo al GATE.

Intanto qui al terminale stanno mandando una pubblicità che gira a circuito chiuso ogni due minuti: “Mal di pancia? Disturbi intestinali? Diarrea? Enterogermina o qualcosa di simile e poi tutto ti sembra migliore.

Bene adesso sono in volo, sto ascoltando APC bevendo una Stella Artois. Ora é partita Horse With No Name degli America che per me rimangono pur sempre la miglior musica da viaggio con pochissime altre eccezioni. Sotto é un mare bianco, proprio come panna montata, ma quella montata poco, quella che se ci fai il buco, si richiude. E’ chiaro ora quanto é montata sta cazzo di panna? Si? Bene, allora procediamo. Prima abbiamo sorvolato le alpi tutte libere dalle nubi. Che spettacolo! Ma viviamo proprio su un pianeta bellissimo.alpi

Forse un tempo, in passato, in uno dei miei momenti bui, chiaro-scuri, meglio, ho vissuto, ho immaginato, ho sognato un passaggio vertiginoso attraverso le nubi di Venere e probabilmente anche di Giove. Sospeso in un angolo del mio subcosciente, pilota di chissà quale veicolo onirico, capitano solitario chiuso in una capsula da millenni, lanciato su giove, nel silenzio, incollato al ferro, oramai mezzo uomo, mezzo macchina. pandorumUn biomeccanoide tutto ricoperto di gravy e gelatina, un paesaggio di H. R. Giger, un incubo di Ridley Scott, tutto intubato, immerso in nuvole di vapore sbuffante dentro il mio modulo che precipita attraverso un denso strato di schifose nuvole turbolente spesse migliaia di chilometri, con l’intenzione di posarmi su un cuscino di metano, una gigantesca bolla gassosa sospesa in un colossale oceano di merda, un cataclisma fecale.

Vabbé, adesso un brano partito in cuffia mi impedisce di proseguire con il mio delirio SCI-FI. New York State Of Mind di Billy Joel. Io credo abbastanza fermamente che solo chi comprende questa canzone sia autorizzato a dichiararsi conoscitore dello spirito niuiorchese e di New York City stessa. Se non si fosse coscienti dell’esistenza di uno stato d’animo niuiorchese non si é stati toccati da questa città. Non la si conosce. PERIOD. Billy Joel, signori…

Ma torniamo alla Scozia, eh si, cazzo, perché é proprio li che sono diretto (non l’avevo ancora scritto?) Sto sorvolando la Manica. Però se ci penso é proprio assurdo il fatto che io stia viaggiando a poco più di 20 € da Milano a Edinburgh. Mah, chissà. Qualcosa non torna.

Questa Europa oggi é fottutamente ricoperta di nubi. Da quassù sembra che tutto il pianeta sia avvolto dalle nubi.

There’s a pale horse coming, and I’m gonna ride it” canta Bruce Springsteen. Da pelle d’oca  questo brano.

Bisogna sempre pisciare quando ti scappa. Non aspettare! Se pensi che poi avrai occasione di farla, in genere ti sbagli e stai sicuro che ti ritrovi a fare i salti mortali per non fartela addosso. Tecniche zen e meditazione yoga non ti aiuteranno. Soffrirai e basta. Io questo ho imparato negli ultimi tempi. Una cosa veramente semplice, assolutamente naturale e spontanea direte voi: Stimolo? Piscio! Senza mai esitare. Tac! Tac! Stimolo e piscio, stimolo e piscio. Su signori, vuotare bene la sacca. Stimolo e piscio!

Tra poco si arriva a Edinburgh, schema autonoleggio da superare, un momento di assestamento critico per la guida a sinistra e poi si parte su a nord in direzione dello Speyside. Cercherò di arrivare in tempo utile, chessò a Pitlochry o da quelle parti, verso sera. Voglio attraversare le Grampian Mountains domattina per scattare qualche suggestiva panoramica prima di ridiscendere verso lo Speyside, il fazzoletto di terra a più alta concentrazione di distillerie di whisky al mondo!

insigna

Sera. Ho depositato le mie membra al Fisher’s Hotel di Pitlochry, mi sto gustando una pregiata pinta di ottima stout scozzese e questa sera una bella razione di haggis non me la toglie nessuno.

Haggis, “love it or hate it”, alcuni lo trovano una delizia, altri una merda. Io una delizia. Prossimamente dedicherò un intero post a questo insaccato simbolo della Scozia, tanto che il poeta scozzese Robert Burns gli dedica pure un’ode poetica. Robert_BurnsIo adoro sta palla di stomaco ripiena di frattaglie macinate e avena. Io sono un semplice e mi piaciono le cose semplici, grezze, paesane. Questo é cibo paesano. Qua in Scozia ci sono quasi 20 °C in più di questa mattina quando sono partito da casa e la colonnina del mercurio segnava -11°C.

Qui é pieno di gente con facce medioevali. Cerco di spiegarmi. Li vedi adesso e potrebbero sembrare persone qualunque. Sono invece tutti Highlander e hanno tutti le facce degli amici di Mel Gibson in Braveheart. Mamma mia, ma fa troppo caldo qua dentro. Non sono più abituato ad un simile riscaldamento. Sono un disadattato termico.

moulinOh! Finalmente si comincia a ragionare. Ad un miglio da Pitlochry si trova il Moulin Inn, una fantastica brewery, hotel e ristorante, e tra poco assaggerò finalmente e di nuovo il favoloso Sporran Of Plenty, a 6 oz minute steak stuffed with haggis and smothered in chefs delicious gravy.

Alleluja

Anche solo questo nome mi fa stare bene. Sporran of plenty. Sono sazio prima ancora di cominciare. No, non é vero. Il piatto era fantastico e l’ho spazzato senza pietà. Ne potrei mangiare altri quattro, almeno. Sono arrivato in questa locanda passeggiando per circa un miglio sotto un fantastico cielo stellato. Orione bassissima all’orizzonte, un ruscello che costeggiava la strada alla mia sinistra e un lungo muretto di pietra tra me e il ruscello. Un muro che sembra avere 1000 anni. Sto bevendo una Braveheart Ale, medium bodied, a smooth golden ale.

moray

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360° Vacation

Posted in Panorama, Viaggio on dicembre 14th, 2009 by texosa

Ok, ora é giunto il momento di pubblicare la pagina che raccoglie tutti i soggetti a 360° scattati durante il mio ultimo viaggio americano dell’estate passata. Mancano ancora  all’appello molte panoramiche che pubblicherò col tempo. In  tre settimane ho scattato oltre 300 foto panoramiche per complessivi 70GB di materiale da postprodurre.  La ricerca dei soggetti e dei punti d’osservazione é sempre stata dettata dall’intenzione di scattare a 360 gradi. La postproduzione non é perfetta, talvolta mi sono lasciato prendere dall’impazienza di rivedere paesaggi e cose appena visitati e ho dunque un po’ trascurato l’aspetto tecnico del fotoritocco. Ma non importa, mi sono divertito sia a scattare che a postprodurre. Questo é ciò che conta.

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Beef Jerky galore

Posted in Cibo on dicembre 11th, 2009 by texosa

Ma come ho fatto a dimenticarmi di includere in questo blog un tag interamente dedicato al Beef Jerky, la carne secca a tocchi che viene venduta alle pompe di benzina in America. Non me ne capacito. Se c’é un prodotto che non manca mai in auto quando viaggio in USA, quello é proprio il Beef Jerky. Ne compero sempre a chili. Pacchettoni sparsi un po’ ovunque in auto, sul cruscotto, sui sedili, nelle borse. Ad ogni sosta presso una gas station, assieme al pieno di benzina ripeto sempre lo stesso rituale: l’acquisto di nuova Jerky per farmi la scorta da viaggio. Ci sono pacchi di tutte le dimensioni, jerky di tutte le forme, gusti, marinature, consistenze. I grandi marchi nazionali,  produzioni locali, il jerky fatto in casa acquistabile al pezzo che fa bella mostra di se in grossi barattoloni di vetro come si faceva un tempo con le caramelle o le gomme da masticare. Teriyaki, Peppered, Original, Smoked, a grosse fette, a strisce, a bocconcini, sbriciolato in scatolettine rotonde, da masticare un po’ come si fa con il tabacco. Ne trovi di carne morbida e poco impegnativa – due morsi e l’hai già ingoiata – oppure quella dura, fibrosa, a mo’ di copertone d’automobile che richiede una certa applicazione e perseveranza. La potresti anche masticare per ore se volessi, non si consuma.

Il fatto é che al ritorno da ogni mio viaggio ne porto a casa qualche pacco che però dura giusto il tempo di qualche birra bevuta durante le serate tra amici. Infatti credo che ci siano pochi alimenti al mondo, e non sto esagerando, che si sposano così alla perfezione con la birra.

Beef Jerky chiama Birra!

Quest’anno ne ho portato qualche assaggio al lavoro e subito la passione si é diffusa come una pandemia. Tutti sono stati contaminati dalla Jerky Pandemy e così si é deciso di cercare dei canali attraverso i quali poterlo ordinare. Qualche settimana fa abbiamo infine deciso di fare partire la prima comanda test per verificare l’affidabilità dell’azienda alla quale ci siamo rivolti e soprattutto per testare la qualità del prodotto. Ci siamo trovati tutti concordi sul fatto che il Peppered Beef Jerky é la carne con la marinatura che più ci conviene. Ieri ci sono arrivati 2 Kg di Beef Jerky ordinata dalla britannica Wildwest Beef Jerky. Il loro Beef Jerky é prodotto in Uruguay da un’azienda americana, con carne del posto.

beef-jerky

Ne abbiamo ordinate due qualità, Traditional e Peppered. Entrambe sono abbastanza dolci e morbide. La Peppered piace molto a tutti. Ha una consistenza abbastanza morbida (troppo per i miei gusti, ma come primo tentativo non c’é male), condita da buon pepe nero con un gusto abbastanza dolce che arriva subito. La traditional invece risulta ancora più morbida della Peppered, con un gusto più lungo però che rilascia un piacevole pizzicore che si apre sul finale. Il pepe di cayenna fa un buon lavoro per mantenere interessante il finale.

Sto parlando di questa carne come se stessi facendo una degustazione di whisky! Ma é proprio così, la potrei descrivere declinando l’assaggio in base al profumo, al gusto dopo il primo assaggio, al bilanciamento aromatico, al finale più o meno lungo e comunque anche alla consistenza della carne che in questo caso risulta essere determinate.

Qui tra di noi abbiamo ora deciso solennemente di dedicare di tanto in tanto un po’ del nostro tempo alla degustazione di Beef Jerky. Diffideremo però del Jerky invecchiato 30 anni.

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