Finalmente questa mattina ho potuto coprire il tragitto da casa al lavoro con la musica dei Crooked Still dal loro ultimo lavoro, già un po’ datato a dire il vero ma che mi era sfuggito. Friends of Fall é un EP che aveva catturato la mia attenzione grazie ad una splendida versione di We Can Work It Out dei Beatles. Poi parliamoci chiaro, é sempre un piacere ascoltare la voce vellutata di Aoife O’ Donovan, anche se recitasse l’elenco del telefono, come si usa dire.
Inoltre ieri sera grande divertimento guardando il video quasi metal-grass dei Deadly Gentlemen “All You Fascists Are Bound to Lose“, cover di un classico di Woody Guthrie, una acoustic heavy metal cover, come la definiscono loro. Greg Liszt, banjo player sia dei Deadly Gentlemen che dei Crooked Still, ha realizzato il video.
E’ quasi mezzanotte e sto ritrovando uno stato mentale più o meno rilassato e pacifico. Sto installando Windows 8 mentre ascolto l’ultimo Dave Douglas con la magnifica voce di Aoife O’Donovan e sorseggio un sempre magnifico Lagavulin 16. Quest’ora rimette tutto in prospettiva, rimette le cose al loro posto. La tromba di Douglas e la voce di Aoife aiutano assai ma non sottovaluterei nemmeno l’intervento del Lagavulin. Giovedì prossimo, inoltre, sarà un piacere assistere al concerto della splendida Esperanza Spalding per risollevare le quotazioni di questa settimana che sul versante lavorativo sono piuttosto in ribasso. Buone prospettive dunque, per i prossimi giorni.
Posted in Musica, Viaggio on ottobre 30th, 2012 by texo
Oggi sento il bisogno di scrivere di whisky. Scotch whisky, ma anche di musica. I miei giri attraverso le terre di Scozia sono oramai passato remoto. Rimangono i ricordi, molte belle fotografie, tante immagini panoramiche da assemblare ma soprattutto alcune strepitose bottiglie di whisky da assaggiare. Qui in montagna comincia a fare freddo, di sera e di mattina. I boschi sono ingialliti e arrossati. Sto ascoltando un disco che per troppo tempo ho ignorato. Mi ricordo di averlo incontrato a più riprese nel corso degli anni, rovistando tra gli scaffali colmi di dischi nell’ East Village a NYC e durante gli interminabili pomeriggi “leggeri” trascorsi a fare su e giù per Haight Ashbury a San Francisco. Prima un paio di pinte di Ale, poi una fetta di pizza da Escape from New York e poi la meticolosa ricerca nei negozi di “records”. Allora ero sempre alla caccia di Zappa e delle Mothers of Invention, gli originali, prime stampe, belli pesanti, vecchi, printed in USA, poi, di tanto in tanto, mi scappava l’occhio nella lettera “L” come Lynyrd Skynyrd. Avevo già tutto ma dovevo giusto dargli un’occhiata, per rassicurarmi. Quando vedi un disco che possiedi, hai sempre quell’attimo di autocelebrazione durante il quale ti ripeti che anni prima hai fatto la cosa giusta portandoti a casa un disco essenziale. Li passavo tutti, Pronounced ‘lĕh-’nérd ‘skin-’nérd, Second Helping, Nuthing Fancy, Gimme Back My Bullets, Street Survivors. Poi, come spesso mi é successo, il mio sguardo cadeva, alla lettera “N”, su una copertina abbastanza bianca con scritte a mano e una foto ovale incorniciata al centro. Per qualche motivo ho sempre pensato, in un primo istante a Jethro Tull “Thick As A Brick”, anche bianca con scritte nere. Ma non c’entra un cazzo! Ogni volta mi ripetevo: “Ah, già, Nitty Gritty Dirt Band”, quella band country… Bella la copertina, ma non mi interessa. Proseguivo poi nella mia ricerca dell’album perduto di Zappa o qualsiasi altra sollecitazione rock.
Poi birra, ale, slice, BART e ritorno dalle parti di Powell o Bush St. dove in genere alloggiavo quando stavo a Frisco, con le mie cene a base di mele, Winstons e birra. Allora facevo così. Mi bastava! Mistero…
Sono trascorsi oramai almeno 15/20 anni da quelle prime scorribande random e negli ultimi anni mi sono appassionato di musica americana tradizionale acustica. Bluegrass per l’appunto. Ci sono dentro, signori. Mai avrei pensato che questa musica avrebbe potuto occupare le mie giornate, monopolizzare i miei ascolti come accade oggi. Negli anni ho cominciato a conoscere e apprezzare Earl Scruggs, Doc Watson, Norman Blake, Bill Monroe. Ci sono arrivato per vie traverse, come ho sempre fatto con tutti i miei ascolti. Mi sono fatto trascinare sempre più a fondo, come una sonda spaziale che viene catapultata da un’orbita all’altra, da un pianeta all’altro. Ci sono arrivato prendendo la curva molto larga, passando attraverso le espressioni più “alternative” del genere: Punch Brothers, Infamous Stringdusters, Cadillac Sky, Nickel Creek. Ma adesso sono arrivato a Flatt & Scruggs, The Stanley Brothers, Jesse McReynolds, Bill Monroe e Doc Watson. Sono alle origini del genere. Ascolto i padri fondatori della musica “bluegrass” e adoro quello che ascolto.
Questo é un disco fondamentale, signori. Se si fosse mai alla ricerca di un ponte tra il moderno e la tradizione, tra la generazione che ha ripreso la tradizione e quella che l’ha creata, questo é il disco giusto. Un esperimento riuscitissimo, una sorta di documentario musicale, un evento generazionale che vide i membri della Dirt Band chiamare a raccolta diverse leggende del bluegrass per realizzare un album che fu registrato in 6 giorni restituendo un magnifico esempio di collaborazione tra la generazione dei capelloni della West Coast e quella degli artisti di Nashville.
Sono felice di essere finalmente arrivato a questo album.
Non ho parlato molto di whisky. Sarà per la prossima volta.
Oggi ho finito di lavorare e mi sono subito precipitato a casa. Questo pomeriggio un sole caldo mi ha accompagnato su per la Valcolla. In auto, nel CD player, le note di The Goat Rodeo Sessions di Yo-Yo Ma, Stuart Duncan, Edgard Meyer e Chris Thile. Un quartetto di declinazione classica per un approccio quasi sperimentale alla musica bluegrass, nel senso che ogni immaginabile direzione é lecita nell’esercizio della composizione. Intanto il mio cervello vagava tranquillo per le campagne del Kentucky. Arrivato a casa tutto era giallo, sono uscito per la mia consueta corsetta da quarantenne che cerca un po’ di pace nell’attività fisica. Stanno tagliando il bosco sul versante della valle opposto a casa mia. Una marea di betulle sono ora sdraiate a terra e fra un paio di inverni troveranno certamente posto nel camino di casa mia, opportunamente stagionate e tagliate. Alla fine della corsa decido che questa sera soleggiata di inizio primavera merita una deliziosa caipirinha. Bermela sulla terrazza di casa guardando la valle più in basso mentre il sole scende proprio in mezzo all’intersezione a V delle montagne qua davanti é un esperienza unica. Un’ora fa stavo ancora litigando con il computer al lavoro mentre adesso il tempo e lo spazio non esistono quasi più, la cachaça comincia a farsi sentire e il mio sguardo é perso nel sole.
Oggi é arrivato a casa ed é già nel CD player l’ultimo lavoro degli Infamous Strindusters. Silver Sky il titolo del disco di questa straordinaria band bluegrass.
Il CD non é stato semplicemente comperato, ne é stata finanziata la realizzazione con il progetto Pledge Music che consiste nel finanziare la produzione di un disco grazie alle donazioni provenienti dalla fan base.
Ma quanto moderno può essere il bluegrass? A questa domanda si può rispondere Punch Brothers. Una band che sta rivoluzionando il modo di concepire la musica tradizionale nord americana. Altre band hanno tentato di percorrere questa strada con risultati più o meno interessanti. I Cadillac Sky, per esempio, dopo alcuni anni di eccellente alternative bluegrass hanno proposto un disco che allontanava il gruppo dal consueto stile bluegrass avventurandosi in un folk dalle vage atmosfere beatlesiane. il risultato smentiva un poco l’evoluzione che fino a quel momento i Cadillac Sky avevano intrapreso. In fin dei conti non basta suonare strumenti acustici e imbracciare banjo e mandolino per suonare bluegrass. L’esercizio difficile consiste nel mantenere credibilità e continuità nonostante i cambiamenti. Un brano deve risultare solido a prescindere dallo strumento con il quale lo si suona. Non si deve avere l’impressione di ascoltare del pop suonato con il banjo, questa espressione già non mi convince solo a sentirmela pronunciare.
Who’s Feeling Young Now? l’ultimo disco dei Punch Brothers mi porta in territori musicali interessanti e inusuali per steel guitar, mandolino, banjo, violino e contrabbasso senza che io me ne accorga immediatamente. Mi ci ritrovo e dopo un po’ mi dico: “ma cavolo stanno suonando questa musica con gli stessi strumenti con i quali Bill Monroe suonava con i Blue Grass Boys!”
Chris Thile dice: ” sembriamo una bluegrass band, ma…” In fin dei conti qui é assolutamente irrilevante l’etichetta, la musica parla da sola anche se a me piace pensare che questa sia una band bluegrass che ha reinventato il genere spingendolo verso nuove frontiere.
E’ anche possibile che tutto quello che ho scritto non sia vero e i Punch Brothers sono solo (si fa per dire) una rock band che veste gli abiti del bluegrass per esprimere la propria creatività.
Posso solo dire che mi piace questa evoluzione del genere. Mi convince questa band!
Questa mattina, scendendo dalle montagne, ho ascoltato il nuovo disco dei Deadly Gentlemen, una giovane band alternative bluegrass o forse potrebbe essere meglio definirla grasscore.
Faceva freddo e mi succhiavo le dita per scongelarle.
La formazione é totalmente acustica come richiede il genere e il banjo di Greg Liszt, già membro dei più conosciuti Crooked Still, é lo strumento trainante di questa band. Sono degli strillatori i “mortalmente gentiluomini”, gridano le armonie classiche del bluegrass con un’energia quasi punk e un piglio abbastanza inconsueto, quasi rap.
Questa é la musica che mi serve lunedì mattina per cominciare la settimana con ottimismo. Succo d’arancia, tè al gelsomino, The Deadly Gentlemen e voglia di fare.
Posted in Musica, Whisky on gennaio 29th, 2012 by texo
Magnifica domenica innevata. Ho riesumato il mio fornellino Primus e sto cuocendo dei noodles all’aperto. Due anni fa preparavo la stessa identica pietanza da solo davanti al mare di Barents con il sole di mezzanotte, grandissimi ricordi…
Sto ascoltando Bonfire di Strand Of Oaks, il mono-gruppo di Tim Showalter, uomo dell’Indiana. Enrico mi aveva indicato questo autore che entra senza indugio nel gruppo ristretto dei nuovi songwriters americani alla Bonnie Prince Billy e Bon Iver. Mi ricordo un video su Youtube con lui che canta con un’elettrica e un amplificatore su di un pontile con dietro un lago in un pomeriggio grigio. Fantastico! barba lunga, cappellino da camionista, un look che é tutto tranne che glamour. C’é solo la sua musica e lui da solo.
Ora che i noodles sono finiti é già tempo di dessert.
Ho deciso di stappare una bottiglia di bourbon assolutamente particolare: Colonel E.H.Taylor, Old Fashioned Sour Mash, 50 % Alc/Vol. Un bourbon prodotto da Buffalo Trace seguendo un antica ricetta e “Bottled in Bond”, per la precisione, imbottigliato secondo una serie di regole emanate dal governo americano nel 1897, che imponevano che il bourbon fosse prodotto da un’unica distillazione in una singola distilleria ad opera di un solo distillatore. Il distillato doveva poi essere invecchiato almeno quattro anni in magazzini controllati dal governo e in seguito imbottigliato alla gradazione di 50% di alcohol per volume. A quanto pare questo atto del governo vide la luce in un’epoca in cui si produceva spesso del whisky che non rispondeva agli standard qualitativi che avrebbe richiesto. In quegli anni dunque un bonded whisky era considerato un whisky migliore perché il governo garantiva che fosse prodotto rispettando le regole.
Buffalo Trace ci ha abituati ad assaporare dei gusti enormi con la sua Antique Collection degli Stagg, Larue Weller e Thomas H.Handy, ma questi sono tutti distillati che flirtano con il 70% di alcohol per volume.
Quando ho assaggiato per la prima volta il Colonel E.H. Taylor, non mi sembrava vero di poter ritrovare quel gusto enorme, monumentale, dolcissimo e lunghissimo in 50% vol/alc. Sono rimasto senza parole. Inoltre, durante il mio ultimo viaggio in Kentucky sono riuscito a visitare la Old Taylor Distillery Company oramai in rovina, fondata dal Colonnello in persona nel 1887 a poche miglia da Frankfort, a poche miglia da Buffalo Trace, che 120 anni più tardi ha deciso di riportare in vita questo meraviglioso distillato.
Un fantastico doppio album in vinile bianco con cd allegato e un 45 giri in vinile chiazzato prodotto in 500 copie. Non c’é CD al mondo che possa darmi lo stesso piacere che mi procura l’arrivo sul piatto del giradischi di casa mia di un nuovo vinile.
Oggi sono partito in direzione di una nuova galassia a bordo della “daxonave” pilotata da Hans Reichel. Un viaggio fantastico in un mondo popolato da strane creature sonore un po’ buffe e un po’ grottesche.
Qualche settimana fa un mio contatto facebook che non conosco e che ho acquisito unicamente attraverso atri amici, pubblicava la foto di un curioso strumento musicale, il daxophone (daxofono). A guardarlo non era possibile capire nè in che modo lo si suonasse nè tantomeno quale suono avrebbe potuto produrre. Descrivendolo é un piccolo pezzo di legno montato su un trepiede al quale vengono affrancate delle “lingue” di legno intagliato di forme diverse.
Facendo una breve ricerca su internet scopro il magnifico mondo di Hans Reichel, morto recentemente, musicista sperimentale (chitarrista, violinista) inventore per l’appunto del daxophone e ideatore delle lamelle di legno che già da sole valgono come oggetti d’arte. Sono bellissime, di tutte le forme, intagliate in legni di ogni colore e struttura.
Credo di essere stato travolto da una nuova investigazione musicale. Non ne sono certo ma potrebbe veramente essere che il mio futuro prossimo sia totalmente condito da una macedonia di musica sperimentale fatta di suoni inconsueti e obliqui. So che a volte mi accadono queste cose. Vengo velocemente travolto da ondate di stimoli sonori che poi mi accompagnano per mesi. Hanno l’esclusiva sui miei ascolti per parecchio tempo e poi restano per sempre. Magnifico, no? Come Lower Lurum – A Guitar and Daxophone Operetta, disco che da diversi giorni mi sta accompagnando in una strana foresta popolata di bizzarre creature musicali.
Una nota la merita anche il sito web di Hans Reichel www.daxo.de, un vero e proprio trip mentale accompagnato dagli strani suoni organici del daxofono. Fateci un giro!
Sono seduto davanti all’hotel Balade a Basilea e tra poco i Wilco suoneranno alla Kaserne. Un magnifico pezzo d’America colta stimolerà la mia mente qui sulle rive del Reno. Sono passati un paio d’ anni dall’ ultima volta a Zurigo e un nuovo disco è stato pubblicato. Il cielo è grigio sopra Basilea, ma proprio grigio e scuro. Faceva già buio alle tre del pomeriggio, come se mi trovassi oltre il circolo polare artico. Forse ho pure incontrato delle renne attraversando le campagne della Svizzera centrale. In questo momento sto cercando di arrotondarmi con una Löwenbräu e una Panaché mentre mastico dell’ottimo beef jerky americano. Devo smussare un po’ gli angoli.
Qui davanti alla finestra della mia camera c’ è un chiassosissimo luna park che sicuramente mi impedirà di chiudere occhio questa notte. Ma in fin dei conti è fantastico così. La musica qui si è fermata agli anni 80. Pet Shop Boys, Michael Jackson e Wham mentre i ragazzini urlano sulle giostre e il Reno scorre immobile poco lontano.
É il momento di assaggiate un ottimo Singleton of Ord di 18 anni qui in cima alle Highlands sottocenerine con le pecore che pascolano qua sotto e tutto il Ticino del sud davanti ai miei occhi. Nonostante le temperature siano scese rispetto ai giorni canicolari di settimana scorsa il sole scotta ancora parecchio. Ho appena pranzato a caciotta di capra, pane e carne secca grigionese con un buon vinello del Mendrisiotto. Qua davanti si intravede a destra del pizzo Doufur, la cima del Matterhorn, inconfondibile. Giornata magnifica che non potevo non trascorrere sulle mie montagne.
Poi serata bluegrass dedicata ad un recente acquisto americano: Cahalen Morrison e Eli West visti in concerto a San Francisco come spalla a Crooked Still. Un sorprendente duo di Seattle che combina tradizionali melodie bluegrass e folk americano. Cahalen Morrison, clawhammer banjo e mandolino, Eli West, chitarra. Autenticità, semplicità e bravura.
Infine ci sono alcune bottiglie di Bourbon assolutamente degne di nota che dagli USA sono tornate a casa con me:
Rittenhouse 25 Years Old Single Barrel Straight Rye Whiskey, 50% alc/vol, in assoluto il whiskey americano più vecchio che io abbia mai provato e francamente uno dei più complessi che io possa ricordare. Forse il fatto che la gradazione non raggiunga le vette feroci di altri Rye Whiskies che flirtano con il 70% di alc/vol aiuta.
Four Roses Single Barrel Limited Edition 2011 Straight Bourbon Whiskey, 61.4% alc/vol
Maker’s 46 (94 proof), un interessante Bourbon rifinito in botti contenenti doghe di quercia francese inutilizzate che aggiungono al bourbon note di caramello e vaniglia rilasciando modeste note tanniniche. La ceralacca rossa é la stessa che contraddistingue il Maker’s Mark ma il nuovo nato della distilleria di Loretto in Kentucky é decisamente più saporito, più aromatico.