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Kilchoman Autumn 2009 Release

Posted in Musica, Whisky on febbraio 19th, 2010 by texo

Questa mattina sono partito da casa sotto una magnifica nevicata. Oggi avevo proprio bisogno di ascoltare del buon vecchio Southern Rock e così ho affidato la colonna sonora della discesa ai fratelli Allman e alla loro Allman Brothers Band. “Lord I Was Born A Ramblin Man” canta Dickey Betts mentre accompagno una autostoppista veramente FIGA fino alla stazione dei treni. Direi che la giornata é  ampiamente ripagata.

Ma adesso mentre scrivo devo assolutamente riascoltare la magnifica voce di uno stonissimo Gregg Allman in questa clamorosa testimonianza video. Incredibile! Con gli occhi semi chiusi  e un po’ barcollante offre, nonostante qualche errore, una versione acustica spettacolare di Come And Go Blues. Primi anni ottanta. Questa performance nacque per caso probabilmente. Gli altri membri della band si presero una pausa di qualche minuto, giusto per fumarsi una sigaretta ma qualcuno indugiò su Gregg che si lanciò ispiratissimo in questa versione alla chitarra (non é il suo strumento, lui é tastierista).

Ma tornando alle vibrazioni positive. Già ieri sera tutto mi appariva decisamente migliore nel momento in cui estraevo dalla sua scatola la più recente espressione della produzione di whisky dell’Isle of Islay: la Autumn 2009 Release, OB 46 % di Kilchoman. Evviva! Finalmente! Lo sto aspettando da qualche anno questo giovane whisky. Una delle più giovani distillerie di Scozia, Kilchoman cresce il proprio orzo ed esegue la maltatura su pavimento presso i propri stabilimenti. In passato la piccola distilleria aveva offerto un’ interessante miniatura  del proprio new spirit, in pratica la loro materia prima appena distillata e messa a riposare in botti di Bourbon per circa un mese, quindi imbottigliata a pieno grado. Ora é passato qualche anno e finalmente la distilleria é nella condizione di poter commercializzare il proprio whisky che ha da poco superato la soglia dei 3 anni di invecchiamento. Si tratta molto probabilmente di bottiglie che con gli anni lasceranno spazio a delle espressioni più mature di 10 o 12 anni ma se per Kilchoman é finalmente giunto il momento di raccogliere i primi frutti del proprio investimento, per gli appassionati della torba si presenta una nuova opportunità per assaggiare un peated whisky nato nel luogo che più di ogni altro ha prodotto questa particolare caratteristica aromatica.

mp3: Peat

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Octomore

Posted in Musica, Whisky on febbraio 12th, 2010 by texo

Ho appena finito di cenare e nonostante tutto fosse estremamente buono e dosato con coscienza c’é un senso di pesantezza che solo un buon whisky può contrastare. Questa volta la mia scelta consiste in un assaggio assai speciale. Uno di quei whisky che tiri fuori dalla bacheca quando vuoi fare assaggiare agli ospiti qualcosa che senza dubbio non hanno mai assaggiato.

Octomore 02.1 edition aged 5 years,  62.5  % alc./vol. 140 ppm, prodotto da Bruichladdich. Qui la scheda in PDF. Il whisky più torbato al mondo. Un poema terroso, una nuvola di fumo avviluppante che al primo sorso ti lascia un momento in sospeso, una virgola che ti blocca e ti sorprende. Lo trattieni un momento sulla lingua e ti ripeti nella testa “ma é davvero torbatissimo…” Poi cerchi di pensare ad un Ardbeg Supernova o ad un Port Charlotte per capire quanto più potente é il distillato che stai assaggiando. Non puoi che concludere che stai assaggiando un liquido assolutamente speciale, molto più potente di ogni altro torbato ma assolutamente godibile e facile da bere, al contrario di altri whisky torbati che pur non offrendo una concentrazione di fenoli così esagerata risultano poco bilanciati e  dunque meno gradevoli. Nonostante questo primo impatto in cui il fumo é predominante,  uno scivolo dolce ti prende in consegna dopo lo shock iniziale e ti accompagna verso un finale lungo, sicuro e sorprendentemente maturo per un whisky così giovane. Anche solo lo “sniffer” vuoto emana un odore penetrante di carbone di torba. E’ l’odore che c’é nell’aria a Port Ellen o a Port Charlotte, sull’ Islay. E’ l’essenza di questa fantastica isola, rinchiusa in questa bottiglia nera.

mp3: Obsidian

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Guano Padano

Posted in Musica on febbraio 9th, 2010 by texo

E’ passata un’altra settimana e sono di nuovo al Circolo Magnolia, di fianco all’idroscalo di Milano, mi sto gustando un’ottima Kilkenny alla spina e ho voglia  di scrivere un poema lunghissimo questa sera. Siamo in pochissimi per il momento. In sottofondo musica bellissima shoo bap, shoo bap mentre sono seduto nel settore un po’ lounge di questo posto, direi. Stanno proiettando un poliziesco italiano degli anni settanta con Yanez De Gomera, che non mi ricordo come cazzo si chiama.

Questo pomeriggio Randy Couture ha demolito il buon Mark Coleman nello scontro tra veterani “Hall of Famers” dell’ Ultimate Fighting Championship, al Mandalay Bay Events Center di Las Vegas. Tutto é avvenuto ieri sera ma grazie all’altruismo degli internauti i combattimenti erano disponibili in rete già un paio di ore dopo l’evento.

Qui invece stesso buttafuori rumeno dell’altra volta che tra le altre cose raccontava settimana scorsa di essersi mangiato 24 galline per cena.

Ho scoperto che perdo forfora dalla barba, quella sul mento e mentre faccio questa scoperta i Guani stanno mangiando qui al tavolo di fianco.

Oggi mi sono sentito di fare qualche esercizio di recupero nel simpatico giardinetto della mia memoria. Ho tolto un po’ di erbacce e ho rimesso in bella vista delle piante che tenevo nascoste da un po’. Cosa ci può essere di più bello di un pomeriggio passato nel deserto a girovagare tra i resti di antiche presenze umane, nel silenzio e nella solitudine? Per me ci sono poche altre cose che valgono tanto. Stare li alla ricerca di segni, di cose, rotte possibilmente. Indizi di una presenza umana terminata. Cazzo! Ma quanto mi piace la ruggine. Adoro tutte le cose scassate. Spesso una cosa comincia ad interessarmi quando smette di funzionare.

Ma che palle il calcio. Ora non c’é più il poliziesco ma Fiorentina e Roma che rompono le palle. Sono le 21 e 32 e qua niente lascia intravvedere una decente platea da concerto, anzi adesso mi torna in mente una domenica sera di 11 anni fa a Jacksonville in Florida con gli Inasense (oggi Soulfarm). Ci trovammo in un locale dimenticato da tutti, in periferia, con tre spettatori di numero. Una serata indimenticabile.

Porcattroia fa abbastanza freddo qui dentro e i Guani non hanno nessuna intenzione di cominciare. Cominciate cazzo! Ma in fondo chi se ne fotte… Non esiste più il tempo e io sono in giro a zonzo un po’ come quando ero in USA. Adesso mi sorge però il dubbio! E se avessero già suonato. Magari stanno solo cenando e poi vanno fuori dai coglioni. Fra un po’ me ne torno a casa, azz.

Guano Pagano

L’attesa é stata finalmente ripagata:

Qui sotto non si tratta della serata al Magnolia ma il pezzo é perfetto per chiarire in quale territorio musicale ci portano i Guano Padano. Si passa dal rock desertico alla Calexico, alle atmosfere sospese di chitarre eteree che mi ricordano la timbrica di Bill Frisell, lap steel lunghissime e pedal steel riverberate alla Friends of Dean Martinez. Ovviamente Morricone é dietro l’angolo.

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Pizze in faccia

Posted in Musica on gennaio 29th, 2010 by texo

Eh, ma che bella atmosfera all’interno del Circolo Magnolia questa sera. Sto bevendo una McFarland in attesa del concerto degli ZU. Prima di entrare mi infliggo una gelida attesa fuori nel parcheggio, scambiando quattro chiacchere col buttafuori rumeno.

Solo adesso mi accorgo che qui hanno una piccola selezione di whisky scozzesi! L’ingresso é delimitato da una spettacolare tenda di fibre ottiche e il locale si sta lentamente riempiendo. Mi preparo a ricevere “pizze in faccia” come preannunciava la pagina di presentazione dell’evento, sul sito del Circolo Magnolia. Sonore, si intende…

Adeguo il mio cervello alla matematica del carbonifero: 1 – 1  2 – 1 2 3 – 1 2 3 4 – 1 2 3 4 5 – 1 2 3 4 5 6  e riattacco. Micidiale!

Adesso mi faccio un Talisker. ALLA GRANDE! 7€, non single, non double, probabilmente neanche triple. Mi sto ciucciando un Talisker quadruplo con un interessante gruppo ad aprire la serata: Melloncek, batteria, basso, chitarra, piano elettrico, sassofono, trombone e sassofono ZU.

Ho deciso che il mio whisky é ottuplo. Anzi, no, sto bevendo il mio dodeca-Talisker e sono felicemente immerso nella creatività di questa band che mi ispira, ora ricordandomi un po’ Jim ‘O Rourke, ora un perfetto jazz-rock colto degli anni 70 un po’ alla Sea Level.

Ora voglio ribadire il concetto del giovedì sera! Forse la sera più creativa della settimana, senza le grandi aspettative del venerdì o l’urgenza del sabato. Questo é il giorno perfetto per consumare cultura, per cibarsi di creatività, per ruttare ingegno e cacare produttività.

Al bar qua di fronte a me troneggiano prepotenti 22 bottiglie di Pampero. Intanto i Melloncek hanno finito dicendo che il loro disco esce settimana prossima, ma c’é ancora quello vecchio. Ne sono rimaste 8 copie.

Ora gli ZU cominciano, vado e vedo se riesco a fare qualche ripresa.

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Beef Jerky v2.0

Posted in Cibo, Musica, Whisky on gennaio 12th, 2010 by texo

Ma quanto é buono questo nuovo beef jerky? Me lo chiedo veramente. Sto gustando una fantastica carne con un gusto lunghissimo. Devo confessare che rispetto al precedente post sulla carne impacchettata USA qui ci troviamo su un altro pianeta. Sto assaggiando il Black Pepper Beef Jerky di beefjerky.com e credo di gustare uno dei migliori jerky mai assaggiati. Se chiudo gli occhi mi vedo mentre guido da qualche parte in USA, perso nel nulla, col deserto tutt’intorno e un po’ di musica appropriata nelle orecchie.

Questo jerky é arrivato in due versioni, Black Pepper Beef Jerky e Hot Red Pepper (Ring of Fire). Il primo, come già detto é assolutamente perfetto. I tagli di carne sono generosi e la consistenza é perfetta. Non si tratta di uno snack che divori in un secondo. Questo jerky si lascia trastullare per un momento. La marinatura rilascia a lungo i suoi aromi e il pepe da quel kick necessario (come direbbero dall’altra parte della grande pozza).

La Red Hot Pepper invece richiederebbe un capitolo a parte. Veramente aggressiva. Il tipico snack per le prove di coraggio durante le serate tra amici, quando il vino o la birra ti fanno superare la soglia della comprensione e ti fanno entrare nel regno dell’incoscienza. Fin troppo piccante. Occorre pulirla un poco, rimuovendo l’eccesso di peperoncino assassino e i bocconi diventano assai appetibili. Si tratta comunque sempre di roba per stomaci forti.

Mamma mia però, che voglia di bere whisky che mi é arrivata adesso, tutta d’un tratto, incontenibile.

Va bene, mi arrendo e apro una bottiglia speciale. Non capita spesso di poter gustare un whisky di 38 anni ma é quello che sto facendo in questo momento. Old Pultney di Gorgon & MacPhails distillato nel 1970 e imbottigliato nel 2008. Uno dei grandi acquisti ritornati a casa con me dopo il mio soggiorno scozzese. Sono fiero di questa bottiglia! 43% di volume d’alcohol per questo delicato whisky del nord delle Highlands scozzesi. Tutti questi anni nel legno lo hanno ingentilito ma le alghe e il gusto salmastro del porto di Wick sono ancora presenti in questo distillato che mi accoglie con i gusti di un bel cesto di frutta. Per l’occasione recupero un disco di Pat Metheny finito troppo velocemente tra i CD del mio scaffale. One Quiet Night é un ritorno alle atmosfere semplici e morbidissime che una semplice chitarra e un microfono possono offrire. Che immagini di campagna! Malinconia! Autunno! E questo whisky che sintonizza anche il mio gusto e il mio olfatto sulla stessa lunghezza d’onda del mio udito… Non male, tre sensi su cinque completamente devoti all’ ascolto di Metheny!

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I Wilco mossi

Posted in Musica on novembre 12th, 2009 by texo

lap-steel

Arrivo in questo istante a Zurigo come se stessi andando a Los Angeles o Frisco. Ho creato un microclima perfetto nel mio cavallo di ferro e sto ascoltando una compilation riuscitissima di musica americana autentica. Infatti questa sera avrò l’onore e il piacere di assistere al concerto di una vera band americana: Wilco. Ho costeggiato il lago di Zurigo con le ultime luci della sera e sono arrivato alla Volkshaus senza alcun problema. Appena uscito dall’auto, Enrico (altro grande appassionato di Wilco) mi telefona per “controllare” che io sia veramente a Zurigo. Anche lui freme nell’attesa dei Wilco a Firenze. Ci promettiamo che non ci racconteremo nulla del mio concerto fino alla fine del suo. Intanto mi trovo in una “kebabberia” e una televisione alla mia sinistra sta trasmettendo una specie di MTV turca. I clienti che entrano salutano con dei magnifici “Asalaam ‘Alaykum”. Fra un istante apre la Volkshaus e allora io vado, non prima di aver pisciato e di essermi imboscato la macchina fotografica nelle mutande per farla entrare a teatro. Devo riuscire a fare qualche scatto.

Non ho nè la voglia nè la capacità di recensire il concerto, ma posso solo dire che mi ha veramente emozionato e la dimensione ridotta della sala mi ha permesso di stare veramente a contatto con la band e con la musica. E’ veramente un altro modo di vedere e sentire musica. In compenso le foto che ho scattato sono uno schifo. Tutte mosse. I Wilco sono delle nebbie, sempre tutti mossi. Nels Cline é una furia scatenata, una trottola impazzita che salta e si dimena come neanche un ventenne di una punk band, mentre di fianco a me un altro spettatore sta scattando alla grande con una macchina fotografica professionale. Che frustrazione!

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Tolkien, Orata Reale e Trishka

Posted in Musica, Whisky on novembre 7th, 2009 by texo

Oggi per un breve istante mi sono visto protagonista dell’epica tolkieniana quando in serata, con il camino acceso in camera e tutte le luci abbassate mi sono deciso a ridare un’occhiata al primo capitolo della fantastica trilogia di Peter Jackson. Già questo tardo pomeriggio ero sceso nel bosco a raccogliere un po’ di legna. Ci sono dei mucchi oramai stagionati di legna che ho tagliato l’anno scorso, tutti ricoperti di foglie morte che nelle ultime settimane hanno cominciato a cadere dai castagni. C’é un piccolo piano nel bosco sotto casa mia, un luogo in cui si radunano e riposano spesso i cervi. Uno dei miei rifugi prediletti. La nebbia, che avvolge ogni cosa già da questa mattina, rende l’atmosfera rarefatta e suggestiva, le ragnatele sono tutte imperlate d’acqua, il bosco é silenzioso. Si sente solo il fiume giù in fondo alla valle. Io cammino perlustrando il suolo come un animale selvatico i cerca di radici con tutti i sensi tirati, come per amplificare ogni minimo rumore, un ramo spezzato a terra da qualche parte nella nebbia a valle, un uccello che rovista tra le foglie. Sento lo stesso rumore delle foglie che cadono dagli alberi e sbattono sui rami più bassi. Tutto é veramente amplificato.

cime-nella-nebbia

Ma ritorniamo a questa sera. Partono le prime immagini del Signore degli Anelli, io mi avvicino alla mia finestra e la spalanco per dare un’occhiata di fuori. I banchi di nebbia stanno salendo abbastanza veloci, fra un po’ sarà buio, il fuoco del camino mi scalda la schiena ma un’aria fresca e umida entra dalla finestra. Sto cercando di infilare il mio sguardo nei limiti del bosco.

Una voce lenta e mezza sussurrata:

Il mondo é cambiato, lo sento nell’acqua, lo sento nella terra. Lo avverto nell’aria. Molto di ciò che era si é perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricorda…

Per un momento, a sentire queste parole, mi corrono i brividi lungo la schiena. Da un momento all’altro potrebbero sbucare fuori dal bosco i Nazgul, i cavaglieri neri con il loro cavalli spettrali, e io sarei  dunque costretto a  scappare. Questo, come altri rari momenti qui nella mia valle, é un istante in cui tutto scompare e rimango solo io e il bosco. Me lo chiedo spesso, come sarebbe questa valle se tornassi indietro di 5000, 10000 anni. Se non ci fosse il conforto delle strade, delle luci, delle case. Mi immagino questa valle  tutta bosco e basta. Credo che sarei a mio agio comunque. Anzi sicuramente. Io avrei voglia in verità di andare caccia per necessità, di uccidere un altro animale e mangiarmelo, di vivere come una bestia. Mi sentirei a mio agio in una capanna fatta di legna e strame. Mi sentirei bene a girare nei boschi per ore al fine di conquistarmi la giornata.

nebbia

Adesso é trascorsa quasi una settimana, é sabato e il tempo sta cambiando. La nuvole si stanno addensando e da stasera comincerà a piovere probabilmente. Domani sarà dunque un’altra domenica che dedicherò alla rivisitazione tolkieniana. Intanto ho appena terminato una sontuosa orata reale cotta in crosta di sale al forno che mi ha gratificato tantissimo. tony trishka territoryAdesso sto ascoltando il notevole esercizio stilistico di Tony Trischka che con il suo banjo attraversa innumerevoli stili musicali con una sorprendente vena creativa. Sicuramente un grande innovatore dello strumento. Sto ascoltando con attenzione, quell’attenzione che questa musica si merita. La buona musica meriterebbe sempre di essere ascoltata con attenzione e concentrazione. Bisogna sedersi, spegnere le luci e ascoltare. Nient’altro. Magari un bicchiere di whisky, come sto facendo in questo momento: Old Pultney invecchiato 12 anni, dalla costa orientale del nord delle highlands scozzesi. Dalla cittadina di Wick, in riva al mare, questo whisky ne ha preso l’odore e il gusto. Impossibile non accorgersene. Sa proprio di sale di mare questo whisky e non avrei potuto scegliere di meglio per accompagnare l’orata.Old Pulteney12

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Made in Japan

Posted in Musica, Whisky on ottobre 29th, 2009 by texo

Oggi, forse un po’ ispirato dalla lettura di un breve post dedicato ad una bottiglia di Yamazaki Single Malt letto velocemente su un blog abbastanza anonimo, forse grazie all’atmosfera autunnale che offre una paletta di colori spettacolari, ho ritenuto opportuno soffermarmi un momento sulla produzione di whisky nipponico. Spesso quando ne parlo ad amici e conoscenti, la reazione più diffusa é quella della diffidenza. Si pensa che dal paese della plastica e dell’alta tecnologia non possa giungere un prodotto che qui in Europa vanta tradizioni centenarie, un distillato che richiede cura ed estrema pazienza per raggiungere la giusta maturazione. Forse é un po’ snobbata, forse piuttosto sconosciuta ma la produzione di whisky in Giappone, invece, offre al mondo dei distillati assolutamente fantastici. Si tratta pure di una grande produzione. Siamo infatti ben al di sopra dei numeri delle microdistillerie d’Europa (Scozia e Irlanda escluse, ovviamente). Signori, quando parliamo di Giappone parliamo del secondo produttore di single malt whisky al mondo!

Sorseggio di tanto in tanto un paio bottiglie di whisky giapponese entrambe pregevoli. Mi fa sempre molto piacere gustare buon whisky anche non scozzese.

Ero a Edinburgo un paio di anni fa, all’interno del magnifico Royal Mile Whiskies Shop, lungo la strada che sale fino al castello. Karuizawa-Vintage-6978-1992Mi fu proposto un assaggio di Karuizawa Vintage e rimasi veramente folgorato. Non avevo mai provato un whisky giapponese e non sapevo cosa aspettarmi. Temevo di sperimentare un sapore strano, curioso, diverso. Ma io non volevo provare niente di strano, volevo solo provare un buon whisky. Quell’assaggio mi traquillizzò e mi conquistò immediatamente. Si, era diverso, in effetti, ma era un whisky, senza compromessi. Non “abbassavo l’asticella” per poi cercare di trovare cosa c’era di buono in un prodotto mediocre. Niente di questo. Stavo assaporando un whisky maturo, complesso con una storia lunga che solo pochi paesi possono vantare. Ne più ne meno di un buon whisky scozzese.

Il Giappone, inoltre ha il fattore Isola dalla sua parte. L’aria di mare arricchisce diversi whisky giapponesi delle note salmastre e iodiche che si possono sperimentare assaggiando i whisky dell’Islay in Scozia, per esempio. Poi me li vedo i giapponesi, tutti precisi e meticolosi, totalmente fedeli alla loro tradizione che percorrono con precisione maniacale tutte le fasi della preparazione del whisky. Dalla loro indole non può che nascere un buon prodotto.

Malt Whisky Yearbook 2010Sul Malt Whisky Yearbook (l’edizione 2010 é disponibile da un paio di settimane. EVVIVA!) sono consultabili le schede di 10 distillerie, di cui una smantellata e una con produzione interrotta. Diverse distillerie contano una capacità produttiva nell’ordine dei milioni di litri di puro alcohol. Segnalo inoltre un’interessante  mappa delle distillerie giapponesi tratta dal fantastico blog interamente dedicato al whisky del sol levante Nonjatta. Adesso é giunto il momento di assaggiare un goccio di Hakushu Single Malt Whisky invecchiato 12 anni.  Il prossimo acquisto sarà quasi certamente un nuovo whisky giapponese. Ci sono infatti interessanti consigli da parte di Jim Murray. Ora che sto assaggiando il whisky nipponico mi manca solo una buona musica di sottofondo ma non ho proprio idea….

TNT TortoiseIndeciso tra  le “Mule Variations” di Tom Waits e i “Travels” di Pat Metheny ho optato per lo stupefacente TNT dei Tortoise, una intelligente combinazione di rock, minimalismo elettronico e jazz. Un viaggio decisamente ipnotico, una sorta di psichedelia intelligente, colta e consapevole. Ma questo disco é rimasto troppo tempo sui miei scaffali senza che lo degnassi di un ascolto! Mettiamo per un momento da parte i lamenti delle montagne dell’eastern Kentucky e lasciamoci trasportare dall’intelligenza compositiva del sestetto di Chicago.

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Castagne e Morphine

Posted in Musica on ottobre 19th, 2009 by texo

E’ domenica sera e sono seduto davanti la camino di casa mia. Tutte le luci sono spente e il fuoco illumina le pareti di arancione scuro. Ho trascorso il tardo pomerigggio nel bosco a raccogliere castagne.  Un rito antico che oggi avevo voglia di rivisitare. Sono ipnotizzato dalle fiamme mentre uno scudo caldo mi avvolge. Intanto bevo un Ripasso della Valpolicella con la voce bassa e calda di Mark Sandman che addolcisce l’atmosfera. Sto infatti ascoltando la fantastica compilation di inediti della band di Cambridge, Massachusetts. Dall’ uscita di Sandbox non credevo che avrei potuto ritrovarmi nella magnifica attesa di un nuovo lavoro  dei Morphine. L’attesa é finalmente terminata oggi con l’ascolto delle 35 tracce di musica inedita che compongono questa raccolta. Sono in un certo senso tranquillizzato dall’ascolto delle consuete atmosfere morbide e fumose della musica di Sandman anche se l’atmosfera é quella  inquieta alla quale i Morphine mi hanno abituato. Sono veramente rincresciuto per la morte prematura di Sandman nel 1999. Con “The Night”, ultimo vero lavoro, i Morphine ci avevano lasciato intravvedere un favoloso percorso appena intrapreso e immediatamente interrotto.

morphine at you service

In Morphine “At Yor Service” ci troviamo di fronte ad una collezione che va dai primi brani che la band suonò assieme fino alle ultime composizioni.

Dalle note interne del CD, Billy Conway, batterista della band, dice  che Sandman fu probabilmente uno dei musicisti più registrati della storia della musica. “Stava sempre registrando qualcosa, sempre. E i Morphine registrarono praticamente ogni loro prova in studio su nastri a 8 piste. La quantità di canzoni che Sandman ci ha lasciato é sbalorditiva” spiega Billy e aggiunge che secondo una sua stima ci sono approssimativamente 60 canzoni mai realizzate.

Insomma, un’ottima prospettiva per il futuro.

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Roscoe Holcomb

Posted in Musica, Whisky on ottobre 11th, 2009 by texo

roscoe-holcombIn questo momento non posso fare a meno di parlare della musica di Roscoe Holcomb. Oramai da qualche settimana non faccio che riascoltare senza sosta la voce stridula, lamentosa e antica di questo minatore, cantante, musicista di Daisy, Kentucky.

Ora comincia a fare fresco qui da me tra le montagne della Valcolla  e come per una strana congiunzione la voce di Holcomb  ci sta tutta con questa valle.Roscoe Holcomb Ma a dire il vero già da qualche tempo io mi diverto a sottolineare quanto Kentucky ci sia in Valcolla. E c’era pure un po’ di Valcolla in Kentucky. Holcomb possiede una timbrica vocale assolutamente peculiare e indissolubilmente legata ai monti Appalachi, un canto dal sapore antico e popolare che John Cohen, amico di Holcomb e membro fondatore della folk band New Lost City Ramblers, definì High Lonesome Sound, che potremmo tradurre in  uno “stridulo lamento solitario”.

Questo timbro vocale mi ricorda assai certi canti lamentosi già ascoltati altrove, come quella specie di lamento funbere che ascoltai nel 2003 nell’arcipelago di San Blas a Panama, sulle isole dei Kuna.

Mi conviene questa voce autentica e originale, un vero canto dall’anima, ma quasi mi dimentico di aggiungere che Holcomb fu pure un ottimo banjo player come pure un bravo chitarrista.

ardbeg-corryvreckanSto infine gustando un paio di centilitri di un whisky speciale, Ardbeg Corryvreckan, che Jim Murray premia con 96 punti su 100 nella sua Whisky Bible del 2009 descrivendolo così: naso, eccellente, corposo, quasi impenetrabile ma con un fumo di torba che comincia a crescere. Gusto, spettacolare con molteplici sfaccettature e innumerevoli personalità. La torba, quasi troppo densa per essere percepita col naso, si apre con una fanfara di fenoli. La sua enormità ha le proporzioni di una cattedrale. Finale lungo con note di zucchero di canna che prolungano l’uscita dell’orzo, ma é l’inconsueto passaggio da uno scudo salmastro alla mocha che distingue questo distillato. Semplicemente fantastico e unico  nella sua enormità senza sforzo.

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