I write whatever the f@%k I want

Posted in Musica on luglio 21st, 2016 by texo

Milano, sul Naviglio Grande. 19.40, sole basso che illumina le facciate del lato sud. Sono seduto al Brellin e sto bevendo un delizioso Hugo, prosecco, succo di sambuco, lime, mela e menta. Ci farei il bagno in questo spritz, mi getterei nel Naviglio facendomi trasportare da questa corrente regolare, oleosa che va nel Ticino e poi nel Po. Stasera ascolterò per la 3 o 4 volta Dweezil Zappa e la grande musica di quel genio di suo padre, nel 50esimo anniversario dell’ uscita di Freak Out, il primo geniale e rivoluzionario album di Zappa Frank mentre qui mandano dell’ ottimo jazz d’ annata.

Tempo per riflettere sulla vita, un po’ superficialmente, mentre sgranocchio una cipolla sottaceto. Amici che vengono e amici che vanno, durante gli anta succede questo. Intanto io ascolto ininterrottamente da quasi 30 anni la musica del genio di Baltimore. Questa cosa resta, lui resterà, ma anche la mia passione c’è e resta.
Sulla mia maglietta  ci sono due macchie di grasso di salsiccia Landjäger che ho tenuto chiusa in auto questo pomeriggio mentre il sole picchiava. Bad choice! Ha cominciato a trasudare grasso che poi mi è colato addosso al primo morso.

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Carne rossa rossa

Posted in Musica on gennaio 24th, 2016 by texo

È veramente trascorso troppo tempo dalla mia ultima pubblicazione. Questa latitanza é sicuramente indicativa del mio stato d’animo negli ultimi mesi, trascorsi ciondolando tra incertezze e nuove opportunità. Mi é chiaro che per scrivere ho bisogno di una certa serenità oppure devono accadere eventi straordinari che spezzino la lastra di ghiaccio che attualmente imprigiona la mia voglia di scrivere. Uno di questi eventi é sicuramente stato l’acquisto del deluxe box di RED RED MEAT, la band di Tim Rutili, prima che questo formasse la rock band sperimentale dei Califone.

Questo meraviglioso box set é probabilmente il più incredibile oggetto musicale che io possiedo oggi. Un’edizione limitata in 114 copie tutte assemblate a mano dalla Jealous Butcher Records che così spiega la realizzazione di questo 8LP Book set: “This is the reason we make records“.

Io aggiungo che questo é uno dei motivi per i quali adoro il vinile.

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PPL

Posted in Musica on marzo 17th, 2015 by texo

C’é un disco che gira sul piatto del giradischi di casa mia da molti anni. Lo comperai a metà degli anni ottanta quando attraversai la mia fase southern rock. In cima alla lista allora c’erano band come i Lynyrd Skynyrd, 38 Special, Marshall Tucker Band, Molly Hatchet, Outlaws, Blackfoot e chiaramente nell’olimpo del rock sudista, Allman Brothers Band nella veste di “fratelli” fondatori del genere. Quante giornate passate ad ascoltare le epiche schitarrate di Freebird. In Memory of Elisabeth Reed é ancora oggi un ascolto ricorrente, brano strumentale perfetto durante le mie scorribande americane, fatto apposta per essere ascoltato mentre si guida nei deserti del southwest.

PPL-Takin-the-stageC’é però anche quest’altro disco, Live! Takin’ The Stage, non proprio southern rock a dire il vero. Anzi proprio per niente. Decisamente Country Rock. È anche vero che questo sottogenere del country ha certamente influenzato il southern rock ed é spesso presente nel repertorio delle bands che ho citato prima ma i Pure Prairie League arrivano da un’altra galassia.
Questo é uno dei migliori live album degli anni ’70, registrato alla perfezione e suonato con grande intensità da una band che non ha avuto la stessa fortuna di altre bands loro contemporanee.

After Midnight

Posted in Musica on febbraio 28th, 2015 by texo

20150226_201431Questa sera ho rovistato negli scaffali dei miei 33 giri per restituire al giradischi un disco sontuoso di un artista speciale troppo poco celebrato: J.J. Cale con il disco Naturally, registrato nel 1970, che racchiude alcuni brani che hanno fatto la fortuna di artisti riveritissimi e celebratissimi come Eric Clapton e Lynyrd Skynyrd. Casa mia, col camino acceso di sera e il disco che gira sul piatto, luce bassa e Convalmore del 1975 nel bicchiere, ha un’atmosfera unica con le note di After Midnight.

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Into the pandemonium

Posted in Musica on febbraio 6th, 2015 by texo

nebbia

Una piccola nota la merita un brano leggendario che ho ascoltato questa mattina scendendo in auto verso la città. Avvolto nella nebbia ancora scura della prima mattina facevo headbanging con le martellate pesanti dei Celtic Frost. Che brano pesante, cementificato, tutto d’un pezzo!

Inner Sanctum dall’album Into The Pandemonium del 1987

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Zurigo – Mendrisio – Milano

Posted in Musica on ottobre 30th, 2014 by texo

Questo pomeriggio è cominciata la mia piccola maratona di concerti che si concluderà a Milano lunedì prossimo con gli Opeth all’ Alcatraz. Se il finale sarà dunque pirotecnico anche questa sera però comincio con il botto qui alla Gessneralle di Zurigo con Brad Mehldau e Chris Thile, pianoforte jazz assai versatile e contaminato e mandolino bluegrass in origine che oggi può suonare qualsiasi cosa la mente umana riesca ad immaginare. Due talenti immensi che assieme non possono che fare scintille. Grande serata dunque. In modalità e formazioni diverse li ascolto entrambi da diversi anni, Mehldau con Metheny dapprima e da solista poi con le sue strabilianti reinterpretazioni (quella dei Radiohed mi é rimasta veramente impressa) poi, guarda il caso, anche Thile si è confrontato con la band di Thom Yorke cantando i Radiohead con i Punch Brothers. I Radiohead non potranno dunque mancare nella scaletta di questa sera. Si comincia nel migliore dei modi con Thile che canta Scarlet Town di Gillian Welch, una canzone meravigliosa che apre l’ultimo album della regina della “roots music”. Poi si passa da Fiona Apple (Fast As You Can) a Elliott Smith alternate a diverse composizioni di Mehldau. Il duo si diverte poi con un medley che Brad e Chris definiscono “Bluegrass meets Bebop” e la serata si conclude con due bis: Don’t Think Twice, It’s All Right di Bob Dylan e come da previsione l’ultimo pezzo é Knives Out degli Radiohead che conclude una serata perfetta.

Ora sono a Mendrisio, sto gustando un’ottima Pale Ale del microbirrificio MoMo con un pezzo di formaggio forte tipo Roquefort piccante e salato. Sposa alla perfezione con questa birra. Tra poco meno di un ora assisterò al concerto dei Krüger Brothers che già vidi qualche anno fa ad Altdorf nel canto Uri. Questa band svizzera trapiantata in North Carolina é una delle espressioni più autentiche, autorevoli e consolidate della musica bluegrass. Jens Kruger fa già parte dei gradissimi banjoist mondiali. Il suo tocco unico, delicato e dinamicissimo lo pone facilmente in una categoria a se, in compagnia di pochissimi altri. Il suo nome viene spesso accostato a quello di Bela Fleck per la capacità di portare questo strumento della tradizione bluegrass e irlandese in territori inconsueti. Jens Krüger pizzica le corde del suo banjo con una sensibilità da musicista classico.
Questa sera a Mendrisio ho fatto un bel viaggio nel blues, nel jazz, nel country, nella musica da camera e nella musica epica del west americano.

Ieri sera infine il concerto degli Opeth all’Alcatraz di Milano che mi ha veramente gratificato e mi ha fornito la giusta dose di rumore complesso dopo due concerti all’insegna della musica acustica.

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La Scozia mi chiama

Posted in Musica, Whisky on settembre 17th, 2014 by texo

L’ultima volta che andai in Scozia, poco prima di raggiungere le isole Orcadi, mi accaddero un paio di piccole catastrofi. La prima fu difficile da digerire. Uno dei motivi che mi avevano spinto in Scozia era l’idea di scattare panoramiche in ogni distilleria che avrei visitato ma quando distrussi la Nikon D70, che in mezzo ad un morbido prato un po’ muschiato cadde sull’unica pietra presente andando in frantumi, mi venne una fitta al cuore. Ero al culmine del mio giro in Scozia, ad un paio di giorni dalla visita alla Highland Park Distillery, e non avevo più una macchina fotografica per scattare le panoramiche.

L’altro mio passatempo quando viaggio é quello di scrivere su questo blog e giunto a Gills, da dove partono i ferries per le Isole Orcadi, avevo terminato di scrivere l’ultima porzione di un mega-post epico che mi apprestavo a pubblicare sul blog con le impressioni che avevo raccolto durante tutta la settimana di viaggio. Stavo utilizzando la versione per iPhone di WordPress e senza rendermene conto cancellai tutto senza alcuna possibilità di recuperare quanto avevo scritto con fatica.

La sfiga stava perseguitandomi.

La visita a Kirkwall e soprattutto alla Highland Park Distillery furono grandi momenti di gioia orzo-maltata. Comperai il loro New Make Spirit e qualche gadget.
Poche distillerie hanno stock sufficienti per produrre annualmente una linea di whisky invecchiato 40 anni. Highland Park realizza una bottiglia da 70cl con un prezzo assolutamente proibitivo che si aggira attorno alle 1500 £. Vendono però una sorprendente miniatura con tanto di scatola in legno con cerniere metalliche a 75 £. Anch’essa una follia ma non resisto alla tentazione.

Allora, con la rabbia per i due incidenti occorsi ne parlai velocemente ma non pubblicai nessuna foto di questa miniatura e mi ripromisi di farlo in seguito. Oggi pongo rimedio.
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2014-09-16-18.33.2320140916_182941_AndroidIntanto sto ascoltando Swarm di Atomic Ape, la band nata da uno scostolamento degli Orange Tulip Conspiracy del chitarrista Jason Schimmel. C’é anche Trey Spruance (Secret Chiefs 3, Mr. Bungle).

Come con gli OTC anche questo disco offre un misterioso viaggio attreverso una miriade di stili e influenze, jazz, medio orientale, balcanica, greca, est-europea, prog rock, big band, punk e eccletticismo a profusione per chi non si stanca mai di niente e ha sempre voglia di qualcosa di nuovo, di una sorpresa e del cioccolato.

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Railroad Earth e High West Whiskey

Posted in Assaggi, Musica on luglio 24th, 2014 by texo

Wow! Devo riconoscere che non mi capita spesso di ascoltare un nuovo disco e di rimanere, traccia dopo traccia, talmente sorpreso dall’ascolto da continuare a ripetermi “wow, fantastico”. Mi é capitato questa mattina. Scendendo dalle montagne per andare al lavoro, in auto, ho deciso di dare il primo ascolto al nuovo album dei Railroad Earth, la newgrass rock band che cominciai ad ascoltare qualche anno fa grazie ad un album acquistato esclusivamente per la copertina. Allora si trattava del doppio live Elko, un fantastico mix di spontaneità, jam music e bluegrass-rock. Comprai in seguito altri loro album, tutti discreti anche se la loro formula dal vivo mi é sempre piaciuta più dei lavori in studio.

Railroad Earth-Last of the OutlawsLa settimana passata, concludevo la mia vacanza statunitense a San Francisco con il consueto pellegrinaggio da Amoeba Music in Haight st. Tra i numerosi dischi che sono tornati a casa con me c’é il loro ultimo lavoro. Ascoltando Last Of The Outlaws mi rendo conto che i Railroad Earth vanno ben oltre il genere nel quale sono collocati.

Il primo brano, Chasin’ a Rainbow, apre il disco con lo stile classico della band ma é con le prime note della title track Last Of The Outlaws che cominciano le nuove emozioni. Un brano bisbigliato, atmosferico e intimo che rivela un nuovo approccio.

In seguito un altro brano che mi riporta in territori familiari.

Parte ora All That’s Dead May Live Again / Face With A Hole, una suite di 20 minuti composta da diversi movimenti musicali: dal sapore vagamente celtico in principio per passare poi ad un piglio rock e scivolare in seguito su note più jazz. Ci sono istanti in cui mi sembra di ascoltare la PFM di metà anni settanta (penso a Celebration). Infine posso anche dire di averci sentito dentro anche un pizzico di Radiohead e in seguito Wilco.

In molti lo definiscono un lavoro ambizioso. Sono d’accordo e questa nuova strada, più complessa ed evocativa, dei Railroad Earth mi piace assai.

Veramente non male per una newgrass band del New Jersey!

High-WestApro anche la bottiglia numero 2352 di High West Whiskey, imbottigliato a Park City, Utah. Dunque da questo magnifico stato del sud-ovest americano, oltre ai mormoni, arriva anche dell’ottimo rye whiskey. Ad essere precisi, in questo caso, si tratta di un riuscitissimo blend di due rye whiskies “esotici” come li definiscono loro, provenienti da est (Kentucky presumibilmente). Un giorno riuscirò forse ad assaggiare dello spirito distillato da questa distilleria ma per il momento mi “limito” a gustare questo eccellente sodalizio di un rye whiskey di 6 anni con una sorprendente combinazione di 95% di segale e 5% di orzo maltato e un rye whiskey di 16 anni con 80% di segale, 10% di mais e 10% di orzo maltato. In questa particolare miscela ad alto tasso di segale risiede la peculiarità di questo whiskey. Infatti la grande maggioranza dei rye whiskey in circolazione presenta percentuali di segale tra il 51% e il 53%. Questo dovrebbe essere il vero gusto di un rye whiskey americano!

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Go Back

Posted in Musica, Whisky on gennaio 30th, 2014 by texo

Ho voglia di ritornare in Kentucky in questo momento.
È stato sufficiente aver messo sul piatto del giradischi (si, ascolto ancora vinile, molto spesso) il disco giusto, in questo caso dell’ottimo bluegrass con la spettacolare Sarah Jarozs e subito mi tornano alla mente le emozioni dal sapore antico e tradizionale che mi ispira la campagna della Bluegrass Region, in Kentucky.

Questo é sempre stato l’inizio dei miei viaggi lungo la Route 66. In verità ancora molto distante dalla 66, seicento chilometri più ad est.

George T. StaggSento che sta per scattare la molla. Ho il presentimento che l’acquisto di un biglietto d’aereo sia imminente.  Sto contemplando una bottiglia ancora chiusa di una meraviglia liquida che custodisco intatta da un paio di anni oramai: George T. Stagg in forma smagliante, nella sua bottiglia elegante, slanciata, tutta vetro bianco e poca etichetta, per mettere avanti il suo colore fantastico, ambra scura, legno vecchio verniciato e lavorato dal tempo, come il mio vecchio tavolo da cucina in castagno passato mille volte con la cera. Lo Stagg é un bourbon leggendario oramai, uno dei prodotti più esclusivi della Antique Collection di Buffalo Trace a Frankfort, KY. Lo Stagg é in fondo, assieme alla musica bluegrass, il motivo per il quale io decido sempre di atterrare in Kentucky.

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Australasia

Posted in Musica on ottobre 23rd, 2013 by texo

Oggi sono partito da casa sotto la pioggia scrosciante con la nebbia fitta e la strada tapezzata di foglie. In questo buio autunnale ho ascoltato Australasia, il primo album della band post-rock / post-metal Pelican, di Chicago, registrato quasi 10 anni fa. Inutile dire che l’atmosfera era estremamente suggestiva.

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