Port Ellen e Sam Bush

Posted in Musica, Senza categoria, Whisky on marzo 21st, 2010 by texo

Oggi é domenica, la prima domenica di primavera. Il cielo é grigio, sta piovigginando e tutta la valle é immersa nella nebbia. Mi sono preparato un pranzo sontuoso e adesso, davanti al camino – eh si, sta ancora acceso – mi sto viziando con un goccio di Port Ellen, The Old Malt Cask from Douglas Laing for The Islay Whisky Shop, aged 23 years, distilled april 1982, bottled october 2005, 50% vol/alc. Realizzo in questo momento che questa bottiglia é stata acquistata esattamente un anno fa a Bowmore. Ricordo perfettamente quando entrai all’interno di questo piccolo shop e tra un sacchetto di patatine e un fustino di detersivo, sullo scaffale dietro alla cassa, di fianco a tanti altri whisky uno scaffale raccoglieva in particolare una decina di Port Ellen. Che meraviglia guardarli, tutti assieme, allineati uno di fianco all’altro. Che famigliola! Venite da paparino vostro! Fatevi adottare!

Volevo portarmeli via tutti ma mi sono dovuto limitare ad una bottiglia di 100£ che sto sorseggiando con devozione in questo momento. Ho pure innondato l’aria di fumo di torba per sacralizzare ancora di più il momento. Questa é la mia messa, queste sono le celebrazioni del mio solstizio personalizzato. Mi raccolgo in meditazione mentre il profumo fruttato di mela verde mi accoglie in una verde campagna quando infilo il naso nello sniffer. Ora é caldo, l’erba é alta e sciami d’insetti danzano controluce. Tutto questo é Port Ellen e adesso Port Ellen é un po’ la contea di Bilbo Baggins. Sto ascoltando le note accoglienti del mandolino del maestro Sam Bush, dal suo ultimo disco Circles Around Me, altissima espressione bluegrass. Ma quanto é bella questa musica! Il trionfo della naturalezza acustica con la totale armonia di violino, mandolino, banjo e chitarra.

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L’alberocasa e il mio Ikran

Posted in Senza categoria on febbraio 17th, 2010 by floating

Empatia.

Rispetto.

Consapevolezza di te e di ogni creatura.

Come vorrei essere un Na’vi.

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Gyokuro

Posted in Senza categoria on dicembre 3rd, 2009 by texo

A questo punto corro veramente il rischio di calarmi al 100% in un nuovo mondo, catturato da una nuova passione.
Se scrivo Gyokuro in un primo momento vi chiederete “ma che sta scrivendo questo?” poi vi si accenderà una lampadina nelle testoline: “Ah! Sarà il nome di un nuovo whisky appena scoperto. Se solo si dedicasse un po’ di più alla Scozia senza andare a rovistare tra i distillati d’estremo oriente”. Va bene, mi fermo subito e vi rivelo che non si tratta nè di whisky, nè di un mostro giapponese nè di una curiosa pratica sessuale orientale bensì di thè. Ebbene si, quella pianta seccata con la quale si fa un’infusione in acqua calda.

Vi chiederete ancora “ma che c’entra col deserto, con la musica, con il viaggio?” Niente. “E con il vuoto?” Ma che ne so. “E allora perché ne parli?” Non ne ho idea in verità.

Sabato scorso sono andato, come capita spesso in autunno, dal mio fornitore di thè a fare scorta di Sencha, il thè di facile beva per eccellenza e un po’ di thè al gelsomino. Io sono un grande bevitore di thè nel senso che ne bevo in grande quantità ma non sono un grande conoscitore. Prima di uscire dalla bottega penso che avrei bisogno di un altro thè da aggiungere ai miei acquisti e sento il negoziante fare il nome di questo thè. “Prendo anche un sacchetto di quello” gli dico subito. “Oh, Gyokuro! questo é veramente un thè speciale.” I giapponesi bevono il Sencha come thè di tutti i giorni ma nelle occasioni speciali bevono questo thè dal profumo delicato e curioso, almeno per il mio olfatto che non é abituato a questa gamma di odori.

gyokuro

Mi racconta che il Gyokuro viene coltivato all’ombra, perlomeno nelle settimane precendenti la raccolta in modo da innescare una sovrapproduzione di clorofilla che rende questo thè di colore verde intenso e di gusto più dolce e meno tanninico. Dopo un po’ di navigazione raccolgo diverse informazioni interessanti e utili in merito a questa pregiata bevanda. E’ importante non usare acqua bollente ma raffreddata a 60°C percui una pratica corretta consiste nel far bollire l’acqua necessaria che viene poi versata nella teiera per farla raffreddare. Dalla teiera passa alle tazzine in modo da poterla raffreddare ulteriormente. A questo punto possiamo mettere le foglie di Gyokuro nella teiera dopo averla opportunamente asciugata. Rimettiamo infine l’acqua nella teiera, copriamo e aspettiamo un minuto e mezzo. Ora il thè può essere servito. In Giappone il Gyokuro viene bevuto in minuscoli bicchieri come se si trattasse di un pregiatissimo distillato che deve essere centellinato.

Aggiungo con piacere questo nuovo rito alla mia consumazione di liquidi.

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