Lucille’s Gas Station, Hydro, Oklahoma

Posted in Panorama, Viaggio on dicembre 27th, 2011 by texo

Un’altra stazione di servizio cui si fa menzione nel Registro Nazionale dei luoghi storici la si incontra poco prima di arrivare a Hydro. Fu costruita nel 1929 da Carl Ditmore. Nel 1941 Lucille and Carl Hamons divennero i nuovi proprietari. Lucille gestì la stazione di servizio per 59 anni fino alla sua morte nel 2000. Provine Service Station é il suo nome ma é più conosciuta con il nome di Lucille’s.


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Soulsby Service Station, Mt. Olive, Illinois

Posted in Panorama on dicembre 19th, 2011 by texo

Una delle prime storiche stazioni di servizio  che ho incontrato percorrendo la Route 66 lungo la tratta tra Springfield e St.Louis.

Nel 1926, intuendo che una nuova Strada Nazionale sarebbe stata costruita di li a poco attraverso la cittadina di Mount Olive,  Henry Soulsby, figlio di immigranti irlandesi, progettò e costruì la stazione di servizio che fu poi gestita dai figli Russell e Ola Soulsby fino al 1996. Dal 2004 fa parte del Registro Nazionale dei luoghi storici.



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Route 66 – Joplin, Missouri, dopo il tornado

Posted in Fotografia, Viaggio on luglio 2nd, 2011 by texo

La perlustrazione della route 66 é cominciata tranquillamente questa mattina con una partenza rilassatissima da Springlfield, Missouri in direzione del confine con l’Oklahoma con un breve passaggio in Kansas. Ho ammirato le pompe di benzina restaurate di Spencer MO, Galena KS e Commerce OK, poi anche un bellissimo Drive-in a Carthage, MO.

Dopo avere scattato delle foto a questo cinema all’aperto proprio mentre sto risalendo in automobile si avvicina un signore. In questi casi sei sempre pronto a sorbirti una qualche lamentela per qualche misterioso motivo e allora mentre questo signore si avvicina già mi preparo mentalmente alla mia difesa. Con mia sorpresa il signore si avvicina addirittura solo per ringraziarmi di aver rispettato i divieti di passaggio attraverso la sua proprietà che erano comunque più che chiari. Mi chiede subito da dove arrivo. Questo giochino lo fanno tutti qua, sempre, non appena ti avvicinano, per avere smentite o conferme in merito a qualche loro convinzione sul comportamento degli stranieri sulla loro terra. Il proprietario del cinema mi dice che senza dubbio i turisti più indisciplinati sono i francesi seguiti a ruota dai tedeschi. Lo ringrazio anche io e parto alla volta di Joplin a poche miglia dal confine con l’Oklahoma. Due anni fa presi la 66 proprio in questa cittadina arrivando da Little Rock ma oggi mi avvicino con un po’ di inquietudine. So che il 22 maggio scorso Joplin é stata devastata da un tornado e ho veramente voglia di andare a dare un’occhiata.

Questo é quanto é accaduto il 22 maggio 2011:

Arrivo a Joplin ed entro in città percorrendo la 66 lungo la strada principale che sfoggia con orgoglio due file di palazzi d’epoca in mattonelle rosse. Tutto il centro é ordinato e pulito e anche elegante. Giro la testa un po’ da tutte le parti per vedere se riesco a scorgere i segni del passaggio del tornado ma non vedo nulla. Ad un certo punto la 66 gira a destra e nonostante io voglia seguirla, continuo dritto sperando di trovare qualche segno del tornado più avanti. Mi tengo a mente il nome della strada per ribeccarla al mio ritorno e comincio la salita verso una collina a sud del centro. Tra me e me mi dico: “chissà dove sarà passato il tornado, magari in qualche quartiere in un angolo di periferia, e vallo a trovare…”

Non faccio in tempo a terminare il mio pensiero che in un secondo mi accorgo di essere entrato in un altra dimensione. Non ci credo. Solo 5 secondi prima stavo ammirando gli eleganti edifici, sedi di banche e compagnie assicurative e adesso in un attimo ci sono cumuli di macerie ad entrambi i lati della strada. Giuro che mi sono corsi i brividi lungo la schiena. La devastazione oltre il culmine della collinetta é totale e c’é come una linea che delimita le case che si sono salvate da tutto il resto. Oltre quella linea non é rimasto in piedi niente per una striscia di devastazione che davanti a me, lungo la strada che sto percorrendo si estende per circa un chilometro, mentre a destra e a sinistra a perdita d’occhio.

Questo é ciò che ho filmato oggi primo luglio, 5 settimane dopo il passaggio del tornado:

Una cosa che mi sconvolge sono gli alberi ai quali sembrano esser stati strappati tutti i rami. Sono addirittura scortecciati, ci sono centinaia di volontari che stanno sgomberando le macerie e passato un momento di sconvolgimento mentale mi infilo in una via laterale dove parcheggio. Prendo cavalletto e macchina fotografica e comincio a camminare abbastanza sgomento. Molte strade sono bloccate e dunque mi avvicino ad un volontario per chiedergli se posso scattare delle foto. Non vorrei urtare la sensibilità di nessuno. Ci sono famiglie che ancora stanno tirando fuori dalle macerie le proprie cose e mi devo ricordare che qui cinque settimane fa sono morte 150 persone. Nessun problema mi dice e allora comincio a girare. In diverse zone c’é un forte puzzo… é puzza di cadavere, é così… ma saranno probabilmente animali rimasti intrappolati sotto le macerie, chissà.

In giro per strada c’é di tutto, libri, cd, orsacchiotti di peluches, sedie, roba rotta, lamiere attorcigliate, scarpe, vestiti. I volontari stanno lavorando a 38°C all’ombra, dei veri eroi.

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Route 66 – Missouri

Posted in Viaggio on luglio 1st, 2011 by texo

Ancora a Springfield ma questa volta in Missouri. Oggi ho percorso esclusivamente Route 66 e dunque non mi so o spostato troppo a sud ma ho percorso molte strade di campagna e a tratti anche del magnifico sterrato.

Sono entrato in un ristorante messicano qui sulla 66 e ho ordinato una sontuosa enchilada agli spinaci, poi ho chiesto una birra e la cameriera mi ha dato due opzioni che non ho capito ma ho scelto la seconda e mi é arrivato in tavola un boccale di Dos Equis da un litro! Adesso sto assistendo ad un curioso spettacolo. Stanno entrando una dopo l’altra solo orrende famiglie XXXL, ma veramente. Roba da 200 kg a persona. Ma é assurdo! É una candid camera e fra un attimo esce da dietro un angolo Davide Mengacci. Sembrano tutti personaggi di Wall-e della Pixar, con la razza umana che a forza di non fare un cazzo e mangiare tutto il tempo é diventata obesa e flaccida. Io sono anoressico. Che strano quadretto qua dentro. Le cameriere tutte esili che corrono a destra e a sinistra attorniate da questi pachidermi gringos che mangiano fino a scoppiare. Ma quanto cazzo mangiano sti americani? Puttana quanto si mangia in questo paese. Certo che se vivessi qua diventerei sicuramente mostruoso nel giro di pochi anni. Mi sembra quasi di assistere a quella mitica scena de Il Senso Della Vita dei Monty Python solo che non ce n’é uno solo, sono circondato da potenziali ordigni umani, gavettoni di budella e cibo masticato e parzialmente digerito. Se esplodessero tutti annegherei.

Oggi in auto mentre guidavo ho mangiato una specie di salsiccia rossa a bagno nell’aceto (Fire Cracker The Original Giant Red Hot Pickled Sausage, 1.7 oz il suo nome completo) confezionata in una plastica con disegnato sopra un petardo. Insomma sto provando un po’ tutte le schifezze che mi capitano tra le mani e questa per il momento vince.

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Route 66 – Illinois, Missouri

Posted in Viaggio on giugno 30th, 2011 by texo

Oggi un bel tappone e già sono arrivato sulla 66. Incredibile! Ho anche cambiato fuso orario e sono entrato in uno sconfinato cielo azzurro questa mattina, poco prima di mezzogiorno quando sono entrato in Indiana. Tutto piattissimo e solo mais ovunque. Adesso sono a Springfield, state capitol dell’Illinois, tutta bella ordinata con un tentativo tutto americano di renderla un po’ monumentale. Il Campidoglio svetta infatti elegante su tutte le costruzioni. Questa é pur sempre una città storica. Domani comincia la discesa lungo la strada madre alla ricerca della “rüdera”. Non vedo l’ora di fotografare un po’ di rovine, case abbandonate e pompe di benzina fatiscenti.

Qui alla Brickhouse Grill & Pub nell’historic district di Springfield, la città di Burt Simpson, sto bevendo la seconda Sierra Nevada, alla tele mandano le immagini di uno sport per coglioni, come solo in USA sanno fare. Si chiama “skyball” e sembra un po’ la pallacanestro ma invece dei canestri ci sono tre bersagli appesi al tabellone che bisogna colpire con una palla più piccola.

Eh ma che bello! Sabato prossimo UFC a gogo! Wanderlei Silva contro Chris Leben, Ortiz contro Bader e Faber contro Cruz. Intanto é arrivato in tavola un bel piatto. Veri broccoli e cavolfiore con un bel filetto di tonno. Magnifico!

Oggi sto dedicando la giornata alla perlustrazione approfondita della Route 66 tra Springfield e St. Louis. Sto percorrendo un reticolo di strade deserte ritagliate attraverso i campi di mais vastissimi che ricoprono tutta la terra disponibile. In alcune tratte la 66 è addirittura pavimentata a mattonelle di terra-cotta rossa. Adesso sto aspettando un paio di slices di pizza seduto in un ristorantino nella piazza principale di Carlinville.

Benissimo, gincane sospese, mi sono rifugiato in un pub qui a downtown St. Louis in Missouri, dove sono giunto questo pomeriggio percorrendo esclusivamente lentissimi tratti di 66 degli anni ’30 e ’40. Questa città é enorme e trafficatissima percui non é stato un avvicinamento molto rilassante. Poi dopo aver depositato tutto il mio merdame all’Holiday Inn, con il cavalletto in spalla sono andato ad ammirare il Gateway Arch che svetta accanto alle rive del Mississippi.

Una costruzione in metallo sottile ed elegante ma anche maestosa e imponente al tempo stesso, come imponente e pacifico scorre questo enorme fiume che ancora sta trascinando a sud un sacco di detriti. Deve essere successo qualcosa nelle settimane passate perché la strada bassa che costeggia il fiume é tutta allagata e l’accesso é transennato.

Questa é la merda che mi sono mangiato questa mattina in auto. All’inizio sembravano buonissimi, col caffé, poi avevo voglia di ficcarmi due dita in gola e vomitare. I Twinkies sono ripieni di una crema come quella che trovi nei moretti di cioccolato da noi e sono ingestibili in auto mentre guidi. Hanno il potere misterioso di rendere in un istante tutto appiccicosissimo. Le Donettes, d’altro canto, ricoprono ogni superfice visibile di zucchero a velo finissimo; vestiti, volante, tappetini, cruscotto e poltrone.

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Viaggio nell’immaginario

Posted in Viaggio on aprile 21st, 2010 by texo

Azz, ma che voglia di Route 66… In questo istante, mi é arrivata tutta d’un tratto. Stavo esaminando le statistiche legate alla mia pagina di panoramiche scattate la scorsa estate e pare che questo pomeriggio qualcuno in Canada si sia lasciato trasportare dalle mie fotografie. Mentre controllo quelle visitate mi assale la nostalgia per questa strada che merita sicuramente una seconda visita.


Old filling Station, Glenrio, on the Texas/New Mexico state line in USA

E’ quasi indescrivibile il mio stato d’animo in questo istante. Cerco di ricordarmi qualche momento di questo mio magnifico viaggio e allora comincio con il primo approccio alla strada madre. Sono su, in alto, nell’ angolo nord-orientale dell’Oklahoma e  mi appresto ad attraversare, nel primo pomeriggio di una tipica giornata di piena estate, una cittadina nel cuore del midwest americano che sembra uscita da un film girato 60 anni fa. Miami, OK. Niente a che vedere con la più celebre città sulla costa est della Florida, solo una strada dritta, larghissima, che sale leggermente attraversando questa cittadina che nella mia memoria sembra il set di “Happy Days” di fonzarelliana memoria. Io sono abbastanza imbambolato in questo istante e procedo lentamente con la mia Toyota anche se vorrei essere al volante di una chevy degli anni cinquanta. I semafori penzolano agli incroci delle strade, appesi ai tiranti tesi tra gli edifici che la costeggiano. Incroci enormi per un traffico oramai inesistente. Faccio un veloce esercizio mentale e cerco di immaginarmi tutta la città mezzo secolo fa. Sul sedile di fianco al mio ci sono le mappe aperte di quest’angolo d’America e il mio navigatore con i percorsi storici mi ricorda che sto attraversando la Historic Route 66. Il mio procedere é ora abbastanza solenne. Esco da Miami e ponendo una fiducia incondizionata nel navigatore satellitare imbocco una strada sterrata che devia perpendicolarmente dalla strada principale e mi getta in piena campagna piatta, arsa dal sole, impolverata, sterminata. Sto viaggiando anche nel mio immaginario in questo momento. Non é solo una strada quella che sto percorrendo, é anche uno stato d’animo, un miraggio, un viaggio sognato mille volte, un emozione immaginata prima dei miei vent’anni, quando c’era questo futuro che era un sogno, un’aspirazione, una cosa che avrei fatto se fossi stato mitico. Quando ero giovane e passeggiavo un po’ trasognante per le strade della mia città avevo in testa questa immagine. Cazzo se ce l’avevo! Non l’avevo mai vista, l’avevo solo immaginata. Era il mio paradiso mentale, il mio stato di pace. Quando immaginavo di essere sereno immaginavo questa realtà a mezza strada tra cinema e musica, una realtà che avevo creato col tempo, che si era costruita nella mia testa con brandelli di musica, spezzoni di film e libri letti. Un pastone emotivo che in questo momento sto  rivivendo. Non sono sicuro di rendere bene l’idea, ma adesso mi ricordo che intorno ai miei diciott’anni stavo  seduto in camera a casa mia, ipnotizzato dalla copertina di Nuthin’ Fancy dei Lynyrd Skynyrd, anzi, il retro della copertina con i sette di Jacksonville che camminano lungo una strada di campagna a Green Cove Springs, in Florida, vicino alla Hell House, il loro studiolo per le ripetizioni e io mi immaginavo di essere li mentre ascoltavo le note di quel fantastico disco.

Anche se sicuramente non ha niente a che vedere con i Lynyrd io adesso mi sento nella copertina di quel disco, ci sono dentro, la sto vivendo, cazzo! In aperta campagna alle 2 del pomeriggio immerso nel silenzio di questa pianura al centro del Nord America mentre sollevo un gran polverone attraversando questa stradina a corsia unica senza una vera meta, diretto esclusivamente nei miei pensieri. Sembra che io abbia preso questa strada solo per viaggiare nel mio immaginario, per sollecitare quei formidabili pensieri  che avevo a diciotto anni.

Che voglia di Route 66…

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Images from Historic Route 66

Posted in Fotografia, Panorama, Viaggio on agosto 26th, 2009 by texo

Questa é una piccola selezione di panoramiche a 360° scattate durante il mio vagabondaggio nord americano. Riguardano la Strada Madre e sono state scattate a cavallo tra Oklahoma, Texas, New Mexico e Arizona.

Images from Historic Route 66

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Met in parking lot

Posted in Viaggio on luglio 26th, 2009 by texo

granaioAh! Finalmente sono nel deserto. E’ cominciato tutto d’un tratto direi da qualche parte tra Amarillo e il confine con il New Mexico. Erano un paio d’ore che viaggiavo in un paesaggio perfettamente piatto, puntellato da installazioni eoliche ed enormi granai. Poi d’un tratto la strada si getta giù da questo enorme plateau e comincia il classico paesaggio desertico fatto di formazioni rocciose erose e sabbia rossa.

mulini

Bucckle Up, It’s Our Law! In questo paese i cartelli sono sempre molto perentori. Ne ho visto uno che diceva”Hit A Worker, $10000 fine, Lose Your License”.

motel1Ora sono seduto ad una tavola calda a Tucumcari, N.M. Qui la 66 offre un vero e proprio festival d’insegne d’epoca di motel e negozi. Sto mangiando una Gallup Enchilada molto appetitosa. Qui il cibo messicano é quello che più assomiglia a cibo normale, sennò gli americani sanno fare solo bistecche e hamburger. Tutto il resto viene trasformato in brodaglia, in gravy. Tutto deve sempre essere denso e a base di smerdo. Strano, no?  Tutto deve sempre avere l’aspetto di sbocco. Ma come é possibile. Ma come si fa ad avere voglia di magiare qualcosa che ha l’aspetto di cibo appena vomitato. Questo rimane un mistero per me. L’occhio vuole la sua parte ma qua é sempre la parte peggiore che si becca.

diner_albuquerque

Bene, bene. Sono finalmente seduto al Sushi Hana, downtown Albuquerque. Un’ora fa, non sapendo esattamente come raggiungere il centro mi sono fermato in un parcheggio e ho chiesto un’informazione ad un tipo sulla cinquantina dall’aspetto amichevole. Ne é nata una discussione incredibile durata quasi un’ora. Poi é arrivata la moglie con il figlio e abbiamo interrotto. Si é parlato di musica, di Zappa. Pure lui un grande fan. Aveva molti dischi ma un conoscente gli ha rubato tutto. Ha ritrovato la refurtiva  in vendita in un grosso negozio di vinile di Albuquerque, ma non c’é stato nulla da fare.  Dice che una notte, dopo la morte di Zappa,  ha fatto degli strani sogni e tempo dopo (Mamma mia ma che tette c’ha una tipa qua di fronte. Assurde. Sta apposta tutta dritta per spararle fuori tutte dritte tra l’altro. Implants a go go, ma va bene. Tutta orgogliosa, magliettina grigia attillata e pantaloncini da ginnastica neri attillati anche quelli. Ma checcazzo! Tutto attillato? Sono totalmente ipnotizzato e non riesco a togliergli lo sguardo di dosso, cazzo! Gaaaz, la wasabi mi ha fatto lacrimare a balla. Ok, si é alzata e in piedi l’effetto é ancora migliore. Dev’essere stata putrellata per quanto sta dritta. Una bella putrella su per il culo, tutta bene in bolla. Che rettitudine. E’ uscita, finito lo spettacolo.

Devo solo decidermi se farmi un’altra Sapporo oppure dedicarmi al pacco sorpresa Sam Adams Variety Pack, con un assortimento di tutte le qualità di Sam prodotte che mi attende in frigo nella mia stanza cheap del Guesthouse Inn and Suites.

insegna1

Albuquerque é la città di Jimmy Carl Black, uno dei primi batteristi di Zappa. Me lo ha ricordato Alan Stefani. Ci siamo scambiati i numeri di telefono perché lui vorrebbe (ah guarda il caso… Mentre scrivo é partita una canzone dei No Doubt e chi canta? Gwen Stefani.) Dicevo che lui avrebbe delle cose da dire a degli amici in Italia ma essendo il suo italiano pessimo (ha vissuto a Verona da bambino) vorrebbe che facessi da traduttore in un’improbabile conference call. Mi ha lasciato il suo numero di telefono e ha aggiunto sul foglietto di carta:
ALAN STEFANI
FROM ITALY
met in parking lot 7/24/9
madrid
Oggi Santa Fe. Sono al El Paseo Bar & Grill e ho ordinato un Plato de carne asada. Alla tele stanno facendo vedere una gara di surf per cani. Un’altra stronzata monumentale made in USA. Oggi sono passato dal piccolo villaggio di Madrid. Tutto pieno di stoni figli del polline. Ho percorso il Turquoise Trail ascoltando in Memory Of Elisabet Reed degli Allman Brothers ed é stato un altro momento estremamente intenso.
piattoAh, ma che bel piatto mi é arrivato.
Fanno vedere anche un bel po’ di Major League Soccer. Chicago vs Seattle e qualcuno potrà obbiettare quello che vuole ma le immagini degli stadi parlano da sole: 30, 40 mila spettatori per partita e calcio mostrato alla tele nella maniera più glamour possibile. Da insegnare anche agli italiani. Le nostre cronache a confronto si collocano nella lega di tele Cecenia. A Tirana forse parlano di calcio come fa Carpani, Ostinelli e compagnia bella. No, ma ripeto che questo fatto é fantastico. Ancora qualche anno e non ce n’é più per nessuno. Adesso é entrato uno con una gamba normale e una magrissima, quasi senza massols. La Bass é una gran birra che bevo spesso in USA. Adesso é passato un bambino di 7 anni circa con un bubbone in corrispondenza della rosetta dei capelli. Che rescio! Inoltre la cameriera qua dentro e una versione nana e racchia di Megane Gale. Non so se sia un’immagine facilmente decifrabile, ma é la prima cosa che mi é balzata alla mente. Bene cranberris, direi che comincio a fossilizzarmi qui a Santa Fe. Mo parto. Dopo un piscio, si intende. Ho mandato giù un litro di Bass percui, ocio texo, ovunque tu sia diretto. Adesso penso di andare in direzione di Gallup, verso la 666 che merita qualche bella panoramica poi magari si dorme a Shiprock o Cortez. Cazzarola adesso ci vorrebbe un bel sigaro o simile per consacrare la mia partenza.

66_non_asfaltata

Sono arrivato a Gallup, invece. Dopo aver percorso strade assolutamente deserte. Sono arrivato a Cuba ed erano quasi le 6, guardando sulla mappa da li partiva una strada diretta alla volta di Gallup. Mi son detto che questa era mia. Poi dopo un paio di miglia é apparso il cartello con le distanze: Gallup 148 miglia. Cazzo, ma é un fottio di miles. Ci impiegherò almeno 2 ore e mezza. Queste sono strade piccole e a traffico inverso anche se in questo caso di traffico non ce ne sarà. Diciamo che sono riuscito a scattare un’intera panoramica in mezzo alla strada, con tanto di tre scatti al nadir. Ho anche spostato l’auto per non averla in foto e non é passato assolutamente nessuno.

auto_parts Oggi però porcaputtana, mi sono fatto male. Stavo scattando una panoramica su una roccia e sono scivolato come un coglione rappreso. Per un momento ho pensato ” Vuoi vedere che riesci a romperti una gamba…” Probabilmente non mi sono rotto niente ma ho preso una bella botta e adesso zoppico vistosamente. Vediamo come va domani mattina.

stop

OK, é già la mattina dopo e la gamba e il piede vanno assai bene percui tutto in ordine.

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Route 66

Posted in Viaggio on luglio 24th, 2009 by texo

Minchia quanta strada ho fatto oggi. Non vedevo l’ora di arrivare sulla 66, ma forse non vedo l’ora di arrivare nel deserto. Sono partito da Little Rock alle 9 del mattino  e sono arrivato qui a Oklahoma City alle 9 di sera. Ma io potrei senza dubbio fare il camionista. Questa mattina sono partito con l’intenzione di prendere la 66 sin dall’inizio dell’Oklahoma, in alto ad est. Così mi sono diretto a Joplin e da li ho cominciato la mia lunga discesa lungo la “strada Madre”. Ho avuto ancora un po’ di tempo per entrare in Missouri e Kansas (tutti nomi che evocano roba fantastica). Devo ammettere che non é stato semplice seguire la strada madre, che a tratti scompare, a momenti non é che una stradina di campagna in terra battuta e per lunghi tratti ha ricevuto numerazioni differenti.

66

conocoIl passato glorioso di questa strada é ancora visibile. E’ curioso notare come si sia deciso di lasciare deperire gli edifici dismessi senza abbatterli. E’ il tempo a compiere il suo intervento demolitore. Le piante si impadroniscono delle case abbandonate e col passare dei decenni se le mangiano letteralmente. Ogni piccola cittadina mostra con orgoglio ma a volte anche con rassegnazione la classica via centrale con le due file di edifici spogli. Gran parte dei businness sono chiusi, tutti belli, bellissimi ma chiusi. Comunque oggi in USA non si costruisce più così.

Ok, señores y señoras,
oggi ancora un miliardo di miglia dedicate alla splendida esperienza che é la 66. Sono più o meno riuscito ad impostare il navigatore in modo che mi carichi degli itinerari specifici, strade non asfaltate incluse, e dunque l’esperienza immersiva é stata finalmente totale. Ho finalmente assaporato la remota solitudine di paeselli sperduti sul “tavolo piatto” tra Oklahoma e Texas. E’ stato un festival del decrepito, il trionfo del rudere.

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Tra l’altro sto gustando la prima cena messicana qui all’Acapulco in centro Amarillo. Un gustoso Acapulco Combo Plate servito su un piatto a mille gradi credo. Il locale é immenso, grande come metà Piazza Riforma con tanto di fontana zampillante al centro e sto mangiando di gran gusto. Una nota stonata però: sto bevendo un piscio di birra. Michelob Ultra che deve essere analcolica perché io di alcohol non ne sento proprio.

Qua c’é una cameriera un po’ tanto giovane ma fotocopia di Eva Mendes giusto per aggiungere un po’ di colore. Ho appena constatato che la salsa per intingere i nachos contiene coriandolo. Che grande creatura il coriandolo. Lo faccio tra l’altro crescere a Certara.

Oh! E’ partita una ola spontanea da parte mia perché la cameriera mi ha recuperato una Sam Adams. Mamma mia che differenza rispetto alla Piscelob.

Sapete che vi dico? Una volta nella vita conviene farsi un po’ di 66 in Oklahoma, soprattutto ascoltandosi un po’ di musica giusta, come per esempio alcuni brani pubblicati su questo blog. Ci stanno alla grande. Non so se l’ho già scritto ma oggi ho vissuto momenti di pura gioia bucolica mentre percorrevo delle tratte di strada assai dissestate. Un paio di volte mi sono visto costretto a fare marcia indietro perché la strada era inagibile! ma é o non é una figata un fatto simile? Dico io!

66_nascostamotelbenzinaregularfar_roadsgarrupo

Si parla proprio spagnolo qui dentro. Anche questa é una figata.
Bene, adesso me ne torno in motel dove 2 Sam Adams mi aspettano sulla ventola dell’aria condizionata.

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