360° Vacation

Posted in Panorama, Viaggio on dicembre 14th, 2009 by texosa

Ok, ora é giunto il momento di pubblicare la pagina che raccoglie tutti i soggetti a 360° scattati durante il mio ultimo viaggio americano dell’estate passata. Mancano ancora  all’appello molte panoramiche che pubblicherò col tempo. In  tre settimane ho scattato oltre 300 foto panoramiche per complessivi 70GB di materiale da postprodurre.  La ricerca dei soggetti e dei punti d’osservazione é sempre stata dettata dall’intenzione di scattare a 360 gradi. La postproduzione non é perfetta, talvolta mi sono lasciato prendere dall’impazienza di rivedere paesaggi e cose appena visitati e ho dunque un po’ trascurato l’aspetto tecnico del fotoritocco. Ma non importa, mi sono divertito sia a scattare che a postprodurre. Questo é ciò che conta.

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Finale

Posted in California, Viaggio on agosto 9th, 2009 by texo

Anche questa sera non ho resistito e su consiglio di Micha da Comano (su skype) sono tornato a mangiare giapponese da Sakana, tra Post e Taylor. Poi se avrò voglia di fare il maiale mi concederò uno spuntino di mezzanotte da qualche altra parte. Chi se ne fotte ora. Qualsiasi cosa va bene adesso. Non vorrei sembrare più giramondo di quanto sono in verità, ma in questo posto mi sembra di aver già mangiato una decina di anni fa.

La Miso Soup, che delizia, sempre! Anche a colazione la mangerei. Ok, é arrivato il sushi – sashimi combo e mi verrebbe voglia di bestemmiare dall’entusiasmo. Devo andare in Giappone, assolutamente, per fare un’indigestione di sushi, un po’ come farei da noi con la pasta. In fondo il pesce perché cuocerlo? Da crudo é fantastico. Bisognerebbe provarlo da vivo, mangiare solo pesce vivo. Un imperativo. Come uno squalo. Mi sono appena sparato in gola un’intera ovulazione di circa un centinaio di potenziali salmoni avvolti nell’alga. Mamma mia che mangiata oggi. Qui ci sono pure dei giapponesi che cenano con me ma mangiano pochissimo in confronto. Bene, ho finito adesso.

Sono allo Swig e mi sto facendo un bicchiere di Stagg a 10$ La mia passione per il Bourbon e nata forse in questo locale qualche anno fa. Io e Eero ci siamo fatti un Bruichladdich di 20 anni o giù di li. Altri clienti attorno si erano fatti coraggio pure loro e invece della solita birra avevano ordinato del whisky. Un paio di giorni dopo ero ripassato per un whisky e avevo chiesto al barista di darmi quello che secondo lui era il miglior Bourbon in assoluto. Mi fu sottoposto il Russell’s Reserve di Wild Turkey. Ottimo, non il migliore, ma da quel momento “I was hooked”, come si dice da queste parti. Conquistato. Ho poi avuto modo di scoprire i miei Bourbon preferiti e quello che sto bevendo ora é uno di quelli. George T. Stagg, già diventato leggendario in Ticino tra gli amici.

Sono le ultime ore di San Francisco, sono seduto al caffé Puccini in Columbus Avenue e sto bevendo un buon cappuccino. Questa mattina ho scoperto che l’albergo in cui alloggiavo non tiene i bagagli fuori dall’orario di checkout. E’ così cominciata la caccia ad un albergo che mi offrisse questo servizio. La ricezionista del Motel 6 in cui ero stato mi ha consigliato di provare presso un grande albergo (Hilton o simili). Il primo tentativo l’ho fatto presso un Best Western ma alla reception mi sono sembrati veramente sospetti: “Mah, vediamo cosa possiamo fare. Aspetta che chiamo il mio capo. George, tu che dici? Lui avrebbe anche l’intenzione di pagare. Adesso vediamo. Quanti bagagli hai? 3 pezzi, gli rispondo. Beh, allora, con qualcosina per bagaglio ci possiamo arrangiare. Ok, grazie. Gli ho detto. Vado a prendere i bagagli e sono qui tra un attimo. Mentre tornavo al Motel 6 pensavo che i due individui che avevo incontrato non mi piacevano per niente. La ricezionista al Motel 6 mi riconferma che se non é un grande albergo devo lasciar perdere. Ne sono totalmente convinto. Vado in cerca di un altro posto. Entro al Westin in Union Square e qui predono i miei bagagli gratuitamente. Hanno una stanza utilizzata appositamente a questo scopo, sorvegliata e i bagagli sono prontamente registrati. Adesso sono seduto al caffe Roma e sto bevendo un ottimo bicchiere di Suave. Mentre me lo serve da una bottiglia aperta il cameriere si da un’occhiata intorno per assicurarsi che il padrone non sia nei paraggi e poi mi dice “Why don’t you take a big sip, fatti una bella sorsata dal bicchiere che nella bottiglia é rimasto ancora mezzo bicchiere”. Eseguo senza battere ciglio e asciugo mezzo bicchiere che lui mi riempie di nuovo. “You see? That looks like a perfect glass of wine to me!” Sono d’accordo.

Dunque, sono seduto di fuori proprio in Corso Cristoforo Colombo, c’é un bellissimo sole e mi godo quest’ultima giornata. Vorrei spendere ancora un pacco di soldi ma a quanto pare il mio progetto di spedirmi a casa una pregiata bottiglia di Bourbon non si concretizzerà perché le poste non spediscono spirits. Mah, sono un po’ meravigliato.

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Giusto per restare in materia di ricordi, sono adesso in un pub in cui io e Pat trascorremmo le ultime ore di Frisco e di USA qualche anno fa, giocando a calcetto bevendo Sierra.

Sto tirando le somme di questa vacanza e sto cercando di capire cosa abbia attirato di più la mia attenzione. I parchi naturali sono stati come al solito una grande esperienza. Particolarmente bello é stato scendere nelle gole del Bryce Canyon e il giro tra i giganti della Monument Valley.

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Ciò che però ricordo con più piacere, questa volta, é l’inseguimento della 66, soprattutto tra Oklahoma e Texas. E’ stato veramente fantastico percorrerla, cercare di non perderne traccia. Ritrovarsi in un perfetto pomeriggio texano, soleggiatissimo e senza nubi in cielo, ad attraversare una qualche cittadina sconosciuta di non più di 1000 abitanti. Procedere lungo la strada maestra rivisitando i fantasmi del passato, tra autorimesse chiuse e spaziosi motel abbandonati. Impareggiabile! Le insegne scrostate dal sole e dal tempo, le erbacce che si sono impadronite di ogni cosa, le auto morte abbandonate nei garage, con le ruote sgonfie e semi interrate, i sedili distrutti con le molle a vista e le cicale che fanno un rumore assurdo nella calura. Cavallette che saltano ad ogni mio passo, mosche che ronzano in cerca del mio sudore, silenzio praticamente assordante e tutto immobile in questi pomeriggi sospesi, che arrivano da un luogo forse immaginato, nella mia memoria. Un posto al quale ho decisamente pensato prima di averlo visitato.

camionista-religiosoDei pomeriggi post-apocalittici, senza tempo, ora, mille anni fa o tra mille anni, di immagini sbiadite, bianconeri che diventano gialli, gente che invecchia senza spostarsi di un centimetro, l’asfalto che si spacca e il verde che prende tutto lo spazio che trova, l’aria diventa fossile e le ore durano anni. Tutto ciò su cui io poso lo sguardo e morto, chiuso, rotto, chiaro, pallido, bello e affascinante. Ho la chiara e netta impressione che tutto sia esistito sulle note di un vecchio disco, quelle di “Mister Sandman” di Chet Atkins. Ascoltatelo e capirete.

Mister Sandman by Chet Atkins on Grooveshark

Un Jukebox che suona dal passato, un 78 giri con la punta che salta. Rumore di statico, fotogrammi che passano, si incastrano, si fermano e pellicola che brucia. Io mi trovo adesso in questo interstizio di tempo sospeso. Qui non c’é ombra oppure se c’é é lunghissima. Non mi ricordo vie di mezzo. Non mi ricordo persone, mi ricordo di aver parlato con dei fantasmi e questo é quanto. Camminavo scrutando il suolo: una lattina di Root Beer vecchissima e piattissima, veramente sottile e quasi senza colore, un foglietto di carta scritto fitto fitto con chissà quale inutile messaggio dal passato. Un muretto verniciato di verde vomito con strisce di urina e ciuffi d’erba disperata nell’angolo al suolo.

Questo pomeriggio mi sono mangiato un Hamburger per celebrare la partenza in stile americano. Gravissimo errore. Le patate fritte che lo accompagnavano erano tutte ricoperte di pezzetti d’aglio. Sul momento non ci ho fatto troppo caso anche se una vocina mi diceva “fai attenzione! Più tardi potresti pentirtene. Sono passate 5 ore da quel pasto e sto ancora ruttando sbocchi di aglio disgustosi e se non faccio attenzione vomito. Prima in autostrada mentre mi avvicinavo all’aeroporto, c’era traffico e magliette del Barcelona da tutte le parti. Era tutta gente che si recava allo stadio per assistere alla partita di cui ho parlato in precedenza.

Adesso sono seduto all’Hard Rock Café, downtown Atlanta. Sono atterrato questa mattina alle 6 e mezza e dovrò attendere 12 ore prima di ripartire, percui era fuori discussione rimanere in aeroporto tutto quel tempo. Inoltre era freddissimo. Anche sull’aereo era freddissimo. Dove stavo seduto io tirava proprio il vento. Ma adesso ho dovuto ritirarmi in un locale perché c’é una calura umida assurda qua ad Atlanta. Mi trovo proprio in Peachtree St. a pochi metri dallo storico Fox Theater in cui i Lynyrd registrarono il loro concerto One More From The Road nel 75 o giù di li.

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Posted in California, Viaggio on agosto 8th, 2009 by texo

Poco fa ho riconsegnato la Mia Toyota. Mia e lo sottolineo. Si perché come sempre capita mi ci ero abituato e un po’ attaccato.

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Siamo stati in un sacco di posti assieme in queste tre settimane. Strade facili e strade difficili, belle linde e lisce, non asfaltate e impolverate. Come al solito sono bastate un paio di settimane per farle prendere il colore della merda e il puzzo di vomito o di puzzola rivoltata di dentro. L’ho proprio consumata e le ho lisciato le gomme. Tra le cuciture dei suoi sedili, se non la puliranno alla perfezione, il prossimo cliente (francese di sicuro) potrà trovare, nell’ordine: pezzi di Beef Jerky di diverse provenienze, dall’Arkansas allo Utah poi macchie di caffé rovesciato, resti di donuts mezzi masticati, macchie di mayonnaise e senape secchi, sassi e ghiaia di ogni singolo stato attraversato, sabbia delle dune della Valle della Morte, probabilmente del pelo di Sea Lion morto e calpestato involontariamente sulla spiaggia tra Pacifica e Half Moon Bay prima di San Francisco mentre camminavo contemplando “pirlamente” il cielo, merda (di sicuro e di svariati animali) mescolata a bricciole di muffin e per concludere qualche macchia di chocolate chunk sciolto. Si é fatta la 66, diamine!

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Adesso sono a Frisco e sto girando a piedi con il solito cavalletto in spalla e cerco di fare gli ultimi scatti. Mi sono infilato nel primo pub che ho trovato in Sutter St. e ho ordinato una bella pinta di Bass. Poi voglio andare a China Town a fotografare un po’ di caos orientale. Direi che stasera una cena cinese é d’obbligo.

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Adesso mi trovo alla San Francisco Brewing Company e la cameriera superdotata con tatuaggi da camionista su entrambe le braccia mi ha servito una S. F. Pale Ale e siccome é finito il serbatoio della birra proprio mentre stava per finire di riempirmi il bicchiere, la mia birra é “on the house”. Magnifico, no? Intanto é partita la seconda birra, una Shangai Pale Ale e tra le altre cose siamo in piena Happy Hour. Devo dire che in un posto come questo anche la musica fa tutta la differenza. Stanno mandando del magnifico Jazz. Nient’altro andrebbe bene adesso. La Shangai sta entrando in circolo e comincio ad essere moderatamente stono.

Questa sera invece che cinese ho optato per la cucina giapponese. Sono però preso completamente alla sprovvista per quanto riguarda la scelta e mi faccio dunque consigliare dal Sushi Master. Ikura adesso, che non so esattamente cosa sia ma c’é del salmone poi un Rainbow Roll. Ok, l’Ikura era a base di uova di salmone appoggiate sul riso in un cilindro d’alga. Ma che goduria la cucina jap ed é veramente uno spettacolo vedere lavorare questi cuochi giapponesi che tra l’altro continuano pure a brindare alla grande con i clienti.

E’ passato un giorno e sono a Haight Ashbury. Mi son fatto un paio di fette di pizza da Escape From New York, un’altra tappa obbligatoria quando sono a San Francisco come pure la caccia ai dischi al negozio di musica Amoeba. Adesso dopo aver fatto la scorta di musica sono pronto per tornare a casa.

Prima, passando dal Golden Gate Park c’erano Pujol, Messi e compagnia bella che facevano allenamento davanti ad un pubblico di VIP e di giornalisti. Tutti rigorosamente inavvicinabili. Domani il Barcelona gioca una partita amichevole contro il Chivas Guadalajara al San Francisco 49ers Stadium. Da lontano ho rubato qualche scatto.

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Stasera passo a salutare i Sea Lions al Fisherman’s Wharf. Incredibile come qua tutti vestano in modo stravagante, diverso e variopinto. Da noi interverrebbe la polizia. Qua é stravagante essere normali.

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Questo é un altro mio compagno di viaggio e si chiama Maker’s Mark Kentucky Straight Bourbon Whisky, comperato in un Liquor Store a Page in Arizona e chiaramente 8621 sono i chilometri che ho percorso in tre settimane con la Mia Toyota.

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Petaluma

Posted in California, Viaggio on agosto 6th, 2009 by texo

Oggi mi sono svegliato sotto l’inconfondibile nebbia del Pacifico. Tutto sembra sospeso. I gabbiani fanno già un gran fracasso. Vado a dare un’occhiata all’oceano. Potrebbe sbucare fuori dalla nebbia in ogni momento la Perla Nera di Jack Sparrow con il suo equipaggio fantasma.

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Adesso sto pacificamente gustandomi una Sierra Nevada Pale Ale a Santa Cruz. Mentre da noi per i turisti fanno girare per le vie del centro una macchinina elettrica camuffata da trenino con i vagoni attaccati carichi di germanici, qua a Santa Cruz fanno qualcosa di analogo solo che in strada ci sono i binari e il treno é un vero Southern Pacific con motrice e otto vagoni per una lunghezza complessiva di un centinaio di metri. Lo dico sempre, qua in USA fanno tutto in grande. Ieri al ristorante a Monterey c’era una lista d’attesa di circa 20 minuti. I camerieri, attrezzatissimi, forniscono i clienti di un pager che vibra e suona quando il tavolo é disponibile. Tu, intanto, puoi girare tranquillamente per negozi fino a che non é il tuo turno.

Bene signori, Questo pomeriggio ho lasciato santa Cruz, il suo lunapark e il suo molo d’asfalto detentore del record del mondo di lunghezza. Era mia intenzione recarmi a nord di Frisco per passare l’ultima notte fuori città. Avevo pensato a Bodega Bay, dove sono già stato peraltro. Cercando di raggiungere la mia destinazione passo attraverso una cittadina dal nome curioso. Petaluma. Mentre attraverso downtown rimango colpito dalla bellezza degli edifici e dalla vitalità del centro ma io devo andare a Bodega e allora tiro dritto. Mi lascio Petaluma alle spalle e ritorno in aperta campagna. Davanti a me, in lontananza, vedo le nuvole che salgono veloci dal Pacifico e Bodega si trova proprio la, probabilmente già avvolta dalla nebbia mentre alle mie spalle vedo ancora in lontananza la soleggiata e calda Petaluma. Allora mi dico, ma vaffanculo Puttana Bay io questa sera torno a Petaluma.

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Porca troia che ennesima intuizione. Petaluma é fantastica! Una piccola cittadina tutta piena di bei negozi e ristoranti da tutte le parti. Bei ristoranti, intendo, mica merda. Lungo una via del centro, inoltre, c’é un mercato agricolo e stanno vendendo della verdura magnifica. Ad ogni angolo  di strada  ci sono gruppetti che suonano. Chi Jazz, chi Funk e chi Folk Music. Ma dove sono capitato? Ho trovato posto al Best Western dove mi hanno consigliato di fare sosta da Dempsey’s, una birreria in centro nella quale mi trovo orora. Sto bevendo la loro Strong Ale che senza esagerare é uno degli Ale più buoni che io abbia mai assaggiato in tutta la mia vita focomelica.

Sto mangiando un’eccellente insalata verde su un letto di barbabietole con noci e pezzetti di Roquefort. Percepisco anche del coriandolo. Dire solo che é buono é veramente mancare di rispetto. Favoloso, direi. Il pane, fatto con la farina bigia, é buono e ha la crosta dura! Io lo farei così a casa. Signori, Roquefort e barbabietole… Spero che non ci abbiano pensato per primi gli americani. Adesso l’entrée. Salmone su un letto di zucchine grigliate alla perfezione. No, cazzo, sono senza parole. Con un cappello di cipolla lessa tagliata a striscioline che col salmone sembra nata per starci assieme. Poi qua e la qualche pomodorino cherry e qualche chicco di mais cotto e grigliato per dare un tocco dolce alle zucchine. Si vede che é un piatto costruito da qualcuno preoccupato dal gusto, qualcuno che conosce i sapori e dosa gli ingredienti per ottenere armonia. Veramente il risotto all’arancia del Principe Leopoldo qualche mese fa stava nella categoria “mensa dei poveri” a confronto. Questa é veramente tutta la differenza che passa tra l’esserci e il farci, tra apparenza e sostanza. In più ripeto che la birra é spettacolare. Siamo semplicemente in una Brewery. Signori marcatevi questo nome: Petaluma. Il cameriere assomiglia a Steve Martin.

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La California sa vivere, non ci son cazzi che tengano. Che scelta azzeccata oggi. Mi immagino tutto infreddolito a Bodega Bay a mangiare filetto di Halibut sfigato accompagnato da un po’ di riso insipido con tutto il peso della responsabilità lasciato al vino californiano. Che sforzo!

Ok, é deciso. Chiamerò mia figlia Petaluma, di primo nome. Petaluma Strong Ale!

E come se non bastasse, la procace Denise, al parcheggio, mi chiede se non posso dare a lei e a suo fratello un passaggio a casa perché lui é too drunk to drive e io, preso oramai dall’entusiasmo per questa cittadina dico ma perché no? Come on, I’m not from here but if you show me the way I’ll take you home.

Avrei tirato su chiunque, anche se avesse avuto l’aspetto di Charles Manson.

The Woodsongs Old Time Radio Hour

The Woodsongs Old Time Radio Hour

Intanto per chiudere questo post vi dico che é disponibile il video del concerto di Neko Case al quale ho assistito il 22 luglio.

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Rock Novak

Posted in California, Viaggio on agosto 5th, 2009 by texo

Ieri sono infine uscito dal deserto. In mattinata ho fatto tappa a Beatty per fare il pieno al mio cavallo di ferro. Beve tantissimo in questi giorni. Sarà il caldo. Subito dopo mi é sembrato doveroso fare una breve sosta a Rhyolite. Le immagini di questa ghost town sono il motivo per cui sono partito per gli USA nel 2007. Ricordo ancora perfettamente un email spedito in cui scrivevo “Io devo andare a Rhyolite”. Ebbene, adesso, in questo preciso istante sono a Rhyolite. Di nuovo. Me la sto guardando. I suoi ruderi si addicono alla fotografia panoramica. Oggi la temperatura é assai più sopportabile. C’é qualche nuvola che vela il cielo e abbiamo otto/dieci gradi in meno da sopportare. Dopo Rhyolite una breve tappa a Furnace Creek giusto per mandar giù una Sam gelata prima di ripartire per una meta non ancora precisa. Sono al bar del Furnace Creek Ranch e sto godendomi la Sam come non ho quasi mai fatto in tutta la mia vita. Ci sono veramente pochissime birre che detengono il primato nella mia vita e questa é una di quelle. Decido che per ritrovare la costa del Pacifico uscirò dalla Death Valley seguendo una nuova strada mai percorsa in precendenza. Faccio rotta verso la Panamint Valley in direzione di Trona. Il primo tratto é quello che porta in direzione del Wild Rose Canyon, visitato qualche anno prima, poi invece ci si immerge in questa enorme valle quasi disabitata con la classica strada dritta e lunghissima che la attraversa. Ad un certo punto leggo “Ballarat Ghost Town”. Una strada in terra battuta devia a sinistra e io chiaramente non resisto e mi ci butto dentro. Procedo a 40 miglia orarie. Le ruote ballano e di dietro sollevo un magnifico polverone ascoltando Marc Johnson accompagnato dalle chitarre leggere e atmosferiche di Bill Frisell e Pat Metheny.

Dopo una decina di minuti di polvere arrivo in quello che sembra un accampamento post atomico tratto da Mad Max. Alcuni Trailer e qualche RV sono parcheggiati non lontano. Un cartello mi consiglia di fermarmi, uscire ed esplorare piuttosto che stare fermo in auto.

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Da una casupola vedo uscire un uomo dall’aspetto perfettamente “Deliverance”, oppure “The Hills Have Eyes” Mi avvicino. How are you? I’m fine, how are you today, sir. Gli rispondo.
Good, oggi si sta un po’ meglio di ieri. Come on in, I have cool sodas. Mi fa entrare in una specie di autorimessa tutta piena di baracche e roba rotta. Un cane sta boccheggiando su una poltrona tutta sgualcita. Un poster di una tettona é appeso proprio sopra al frigo. Lui lo apre e ci sono 2 bottigliette d’acqua e 500 lattine di Bud. What about a beer? Gli chiedo. Allright. Mi stappo questa Bud nella calura mentre lui mi indica un pickup tutto arrugginito proprio davanti a noi. That’s Charles Manson pick-up right there. There’s the cemetary. Quell’edificio la in fondo é la prigione. Isn’t that funny? E quello era il motel. Troverai la scritta No Vacancy abbastanza ironica, Mi dice. Capisco che nonostante l’aspetto totalmente inquietante, Rock Novak, questo é il suo nome, é pure dotato di un buon senso dello humor.

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Mi spiega che i trailer che vedo vicino al cimitero sono degli operai che lavorano alla miniera d’oro ancora in funzione a Pleasant Canyon. Si tratta di lavoratori che vengono da Isabella, da Trona e tornano a casa solo per il weekend. Una miniera d’oro ancora in funzione! Fantastico! Ci lavorano circa sessanta persone 24 ore su 24. La sera tornano a Ballarat nei loro trailers fermandosi da Novak per una Bud. Rock mi dice pure che é pieno di gente stupida che viene nel deserto totalmente sprovveduta, va a farsi dei giri credendo di essere seduta davati alla propria televisione nel salotto di casa e poi ci lascia le penne in una qualche gola nascosta della Panamint Valley. Gli dico che anche io sono spesso sorpreso dalla stupidità della gente che in luoghi così severi fa cose che i locali non farebbero mai. Rock mi corregge subito. Qui é pieno di gente stupida come ovunque, che fa cose che poi paga a caro prezzo. Siamo tutti uguali, Da qualsiasi parte veniamo. Siamo tutti stupidi.

Devo dire che sto Novak mi convince sempre di più. Gli chiedo se posso fare una fotografia nella sua rimessa. Oh, no problem. Go for it. Take all the pictures you want. Dopodiché lo saluto vado a scattare ancora qualche foto ai ruderi di Ballarat e poi parto in direzione della costa.

Salgo seguendo la 178 West verso il Giant Sequoia National Monument che però non riesco a visitare. Si sta facendo sera e devo assolutamente raggiungere un posto per dormire in tempo utile. Comincio dunque a ridiscendere dall’altro versante della Sierra. Il sole che é rimasto nascosto dietro a delle alte nubi per tutto il pomeriggio si fa finalmente vedere e comincia dunque un meraviglioso spettacolo lungo le colline di erba gialla della California. Cerco di andare abbastanza spedito per non perdermi un tramonto mozzafiato da immortalare con una delle mie panoramiche. Incontro mucche, scoiattoli e cervi lungo la strada poi ad un certo punto, passata una curva, venti metri davanti a me vedo uno strano animale accovacciato in mezzo alla strada. Sarà un altro roadkill? No, non può essere sta proprio accovacciato. Mi semmbra un gatto dalla posizione, ma no, non può essere. Le proporzioni non tornano. E’ troppo lontano e troppo grande. Ho il riflesso nel retro del mio cervelletto bituminoso di prendere la macchina fotografica ma inconsapevolmente non fermo l’auto che continua a muoversi lentamente. L’animale che non mi cagava neanche di striscio perché probabilmente completamente assorto nella contemplazione di una possibile preda si accorge infine della mia presenza, si alza, si gira e scappa nella boscaglia. Si trattava di una magnifica lince alta una quarantina di centimentri per ottanta di lunghezza. E’ la prima volta che ne vedo una nella mia vita stronza. Sono felicissimo di averla nella mia memoria. Riparto alla caccia del tramonto. L’aria ha un odore magnifico, di agricoltura, di terra lavorata, di letame, di campi che trasudano. Mi ricorda tanto l’odore del Kibbutz Revivim in Israele. Fantastico.

Arrivo alle 9 di sera a Porterville. Non so esattamente dove sia ma adesso ho veramente bisogno di fermarmi, bere una birra mangiare e dormire.

Oggi alle 20 e 15 ho finalmente terminato la mia rincorsa al sole. L’ho visto gettarsi da qualche parte lontano nel Pacifico. Io stavo tra gli scogli un po’ prima di Carmel. L’epilogo perfetto di un’altra giornata magnifica. In mattinata ho attraversato la California rurale, quella dei campi coltivati, dei messicani clandestini.

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Adesso sono seduto all’Old Fisherman Grotto e qua al tavolo di fianco al mio stanno parlando di Belli, Montecarasso e Biasca. Madonna che rottura di palle. Rimpiango quasi i francesi. Ah, dimenticavo, mi trovo a Monterey e oggi sono arrivato ascoltando quasi esclusivamente CSN e Jefferson Airplane. Che emozione questa strada! La 1 intendo. Percorrerla é in effetti come riascoltare un magnifico disco; Conosco già la musica ma é sempre un gran piacere che mi rigusto volentieri. Sono arrivato sulla 1 a Cambria, poco dopo Morro Bay. Che strada fantastica.

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Me la sono proprio goduta. Ogni tornante, ogni punto panoramico. Adesso sto mangiando uno spada all hawaiiana. Non so di preciso quale sia il valore aggiunto hawaiiano se non che probabilmente alle Hawaii hanno i broccoli e le carote come da noi e come appetizer un insalata di polpa di granchio. Ottimo comunque, il tutto accompagnato da due ottimi bicchieri di Pinot Grigio. Ah che figata! Tutto ottimo questa sera qui a Monterey.

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Kingman

Posted in Deserto, Viaggio on luglio 31st, 2009 by texo

Ah, goduria! Finalmente sono arrivato in un posto in cui depositare tutta la merda che mi porto appresso e fermarmi per la notte. Oggi finalmente ho ripreso a percorrere la 66. Devo dire che é stato bello ritrovarla dopo alcuni giorni trascorsi ad inseguire il sole nascosto spesso dalle nuvole. Adesso non ci sono nè francesi, nè italiani, nè tedeschi. La strada non é più bella dritta, a quattro corsie. Ai lati della strada ci sono di nuovo pittoreschi ruderi e testimonianze di un passato laborioso.

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Sto mangiando messicano in un ristorante sulla 66 a Kingman, AZ, e bevo una cerveza Tecate, hecho en Mexico. Madonna pietrificata, come sposa bene questa birra con l’enchilada. E’ difficile descriverlo.

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E’ curioso  ma qui il cappello da cowboy deve essere proprio saldato al cranio della gente. Non se lo tolgono mai. Sono qua, tutti al ristorante e tutti col cappello in testa. Anche se devo dire che stamattina a Cameron ho visto uscire da un’auto una famiglia di africani veri, in abiti tradizionali (stile Mobutu, per intenderci) ma sia il padre che il figlio con un cappello da cowboy enorme e francamente ridicolo. Più un sombrero che un cowboy hat. Anzi più che altro un ombrellone da spiaggia. Ci si stava sotto almeno in quattro e tutti all’ombra.

I due camminavano un po’ ancheggiando sentendosi probabilmente degli strafighi, solo che la scena, più che Sentieri Selvaggi di John Ford, ricordava Mezzogiorno e Mezzo Di Fuoco di Mel Brooks. Una scena abbastanza ridicola  e anche un po’ penosa. Anche i Navajo dai loro pickup guardavano ridendo.

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Questa mattina ho visitato le incredibili gole dell’Antelope Canyon, vicino a Page. Strettissime e profonde una ventina di metri, sono state scavate dall’acqua e dal vento. Tutto levigato e sinuoso questo budello si allunga un paio di centinaia di metri con degli straordinari giochi di luce e colori. Uscito dall’Antelope Canyon mi sono diretto al Gran Canyon che non ho più visitato dal 2000.

Infine una notizia rubata da un giornale visto in un supermercato. Riguarda l’attrice che interpretò Wendy, la moglie di Jack in Shining:

Vivete anche voi la sua tragedia. Dice che degli alieni vivono nel suo corpo.

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Bryce Canyon e francesi

Posted in Deserto, Viaggio on luglio 30th, 2009 by texo

bryce-canyonSono a Page, in prossimità del Lake Powell. Sono in una Steak House in cui tutti i camerieri sono stranieri. Ci sono russi, italiani e alcuni sono vestititi da cowboy con cinturone pistola e proiettili. C’é una strana atmosfera qua dentro, come se si trattasse di una strana congregazione. Ho fatto un giro prima per le strade di Page e ho contato almeno una decina di chiese ma page é piccolissima. Come al solito sto incontrando una marea di turisti francesi qui nel quadrato dei grandi parchi.

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Questo pomeriggio ho fatto una magnifica camminata all’interno del Bryce Canyon. Purtroppo il sole veniva e andava ed é stato difficile riuscire a fare panoramiche come volevo. Poi alla fine ha pure cominciato a tuonare e a quel punto mi sono rotto i coglioni e sono partito verso sud.

incorporato da Embedded Video

YouTube Direkt

Non so se ho già affrontato l’argomento roadkill ma qua in USA é una vera ecatombe. Questa mattina nei pressi di Escalante sono passato di fianco ad un orsetto lavatore tutto sbudellato fresco. Dopo un centinaio di metri un altro roadkill. Cerco di evitare pure questo, lo guardo bene…

Ma no, cazzo! Si muove ancora. Accosto, esco dall’auto e torno indietro sperando che nel frattempo non arrivi nessuno. Trovo questo animaletto sdraiato sulla schiena che scalcia nell’aria. Uno scoiattolo o un cane della prateria. Lo prendo e lo porto lontano dalla strada all’ombra di un cespuglio.

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E’ chiaramente vivo e non sembra nemmeno ferito. Mi guarda, si muove un po’, anzi sempre di più. Probabilmente é cascato giù da una rupe che si trova a fianco della strada. Uno strazio comunque.

E’ veramente impressionante la quantità di animali morti in strada: cervi, orsetti lavatori, puzzole, cani, cani della prateria, gatti, corvi, serpenti, armadilli e tanti altri ancora.

Adesso una specie di cowboy sta cantando Sweet Home Alabama  dei Lynyrd Skynyrd abbastanza male. Io so fare veramente meglio. Sbaglia pure le parole e poi sussurra invece di cantare. C’é un gran bel tramonto con vista sulla diga del Glen Canyon.

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Comunque ho avuto ancora una gran fortuna a trovare un posto in motel qui a Page. Ci passai l’ultima volta 2 o 3 anni fa e non ci fu verso di trovare un posto per dormire. Io e Eero arrivammo alle 2 del mattino a Flagstaff, l’unico posto in cui trovammo una stanza.

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Eternità

Posted in Deserto on luglio 29th, 2009 by texo

canyonlandsSono seduto al Grand View Point di Canyonlands da solo con una birra celebrativa in mano e sto facendo delle riflessioni sull’eternità. I canyon immensi giù in basso me lo impongono. Ma quanto tempo hanno impiegato il Greenriver e il Colorado per scavare queste gole? Mille anni sembrano tanti ma sono un milionesimo di secondo in confronto al tempo che ha visto mutare questi abissi. Dunque noi viviamo il tempo di un millesimo di secondo, quanto basta per far battere un’ala ad un moscerino della frutta. La nostra vita dura tanto, veramente un cazzo, e non percepiamo assolutamente niente  di questo tempo geologico. La nostra vita é come un’istantanea, é tutto fermo. Noi percepiamo tutto immobile. Ok, i moscerini sono ancora più sfigati.

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Questo tardo pomeriggio, passando attraverso il parco di Capitol Reef, ho incontrato dei cervi che non avevano nessun timore della presenza umana. Una specie di paradiso, insomma. Adesso sono stanco come un armadillo ingolfato e tra un momento vado a dormire. Mi trovo a Torrey in Utah

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Emo-Navajo

Posted in Deserto, Viaggio on luglio 28th, 2009 by texo

Ma porcaputtana, prima di arrivare a Moab c’é sempre da star fermi in strada. Mi ricordo che fu così anche nel ’96. Che memoria. Da queste parti fanno sempre strani lavori che necessitano la chiusura completa di una corsia di strada per nessun motivo apparente, poi per farci muovere é sempre assolutamente necessaria l’auto ammiraglia con il cartello “Follow Me” sennò la gente, chissà, andrebbe fuori strada, si lancerebbe giù in un precipizio. Mah…

Comunque questa mattina a Bluff ho visto da un benzinaio un Navajo Emo. Fantastico! Mi sono messo a ridere tantissimo. Bluff é veramente l’ultimo posto della terra in cui avrei pensato ad un a presenza Emo. Ecco, magari non ce li vedo neanche su una qualche sperduta isoletta polinesiana, oppure nell’africa nera.

valley-of-gods

Oggi sono stato tutto solo nella Valle degli Dei, e io di solito scrivo sempre la parola dio in minuscolo, non so se ve ne siete mai accorti. 17 miglia di buche e polvere per godere del silenzio unico che si sperimenta nel deserto. Forse il sole fa stare tutto immobile. Gli animali sono tutti rintanati sottoterra o immobili tra i cespugli.lizard La mia pelle scotta. Le mie braccia luccicano di sudore e le mosche mi ronzano intorno come fossi merda prelibatissima. Girano dei micro-scoiattoli ogni tanto, non più lunghi di 10 centimetri, coda inclusa. Velocissimi. Si sentono solo i miei passi e gli scricchiolii del trepiede Manfrotto che oramai ho sempre in spalla ovunque vada. Questo pomeriggio sono entrato nel parco di Arches alle 5 pensando già che fossi in ritardo, invece come mi sta accadendo spesso in questi giorni ci azzecco alla grande.tramonto1 Infatti anche questa volta arrivo giusto in tempo per un tramonto spettacolare che mi lascia senza parole, anche un po’ ricoglionito addirittura. Per colpa del sole probabilmente…

arches

Adesso  é sera e sto vivendo un’esperienza di viaggio tipica: il rituale del bucato. Ho scovato proprio di fronte al ristorante in cui ho mangiato, una Laundry aperta 24h e adesso sto attendendo che i miei stracci asciughino nel dryer. Diverse famiglie Navajo stanno attendendo con me. Donne bruttissime. Oggi ho scattato tantissime panoramiche. Almeno 7 GB di materiale. Facendo due calcoli mi ci vorranno mesi per post-produrre tutte le foto. Domani un’altra tappa di rito sicuramente intensa all’interno di Canyonlands.

Texo al lavoro

Qui dentro alla Laundry c’é un piccolo indiano di forse 3 anni agitatissimo. Ripeto AGITATISSIMO. Continua a correre in giro farfugliando, cade per terra ogni dieci passi. Devono avergli dato una droga. Si rotola a terra e poi a carponi passa sotto tutti i tavoli. Si ferma davanti al distributore di gomma da masticare e comincia a scuoterlo, poi salta istericamente facendo gesti propiziatori per fare cadere le gomme che però non si muovono, allora grida.

Cazzo se lavano male queste macchine. Sotto le acelle di una mia maglietta sono rimasti degli imbarazzanti aloni di sudore fossile, direi a questo punto.

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Gary Grancanyon

Posted in Deserto, Viaggio on luglio 27th, 2009 by texo

Che giornata ragazzi! Fantastica. Una delle più belle e intense. Oggi si é trattato di una totale immersione desertica. Dico solo che adesso sono quasi le 10 di sera e mi trovo davanti ad una succulenta bistecca di bufalo. Sono partito questa mattina da Gallup diretto al Canyon De Chelly, una gola nascosta in cui si insediarono gli Anasazi intorno all’anno 1000, in seguito abbandonata e poi rioccupata dai Navajo che ne fecero una specie di fortezza ben difesa.

canyon-de-chelly

indiano-zoppicanteUscendo dal canyon ho incontrato un indiano sul ciglio della strada che zoppicava. E’ curioso constatare come sotto questo sole noi bianchi ci svestiamo, loro invece sono copertissimi e vestitissimi sotto un sole che cuoce. L’indiano faceva l’autostop e l’ho tirato su. Doveva andare a Chinle dal dottore perché la gamba gli faceva  molto male e si era inoltre tutta gonfiata. Mentre ci dirigevamo verso Chinle mi racconta che sua madre é morta il mese prima a 83 anni per una crisi cardiaca, ma pure lui di cuore non sta molto bene. Mi dice che un anno fa é stato operato al cuore e mentre racconta si sbottona la camicia e mi mostra una cicatrice mostruosa che gli segna tutto il petto. SHIT! esclamo io. Arriviamo a Chinle e prima di scendere mi chiede un dollaro. Glielo do e riparto. Intanto devo prendere la consueta decisione riguardo all’attraveramento della Monument Valley. Prenderla da est o da ovest? Sono già le 5 di sera percui decido che é meglio correre subito nella monument per godere della luce giusta. Faccio benzina a Kayenta, mi compero un panino che mangio seduto in macchina. Mi si avvicina un altro indiano dall’aspetto molto trasandato, senza denti e veramente vestito di stracci. Indossa una maglietta nera tutta piena di buchi che sembra esser stata rosicchiata dai topi. Comincia a parlarmi in un inglese misto navajo, misto alkohol. Mi dice di chiamarsi Gary Grancanyon e mi mostra un documento d’identità. E’ vero, di cognome fa proprio Grancanyon. Mi dice che ha fame e chiede 3 dollari. Non uno, non due. Ne vuole per l’esattezza 3. Gli rispondo che se ha fame vado volentieri a comperargli un panino. Torno dopo un attimo e gli consegno il cibo. Lui mi dice e la bibita? “Niente bibita Gary”. Hai degli spiccioli? “Niente spiccioli Gary. Enjoy your food, have a nice day, bye.” Poi parto alla volta della monument Valley.

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Con mia sorpresa scopro che presso il Visitor Center davanti alla maestosa panoramica sui Mittens é stato costruito un grosso albergo. Comincio la mia discesa nella valle. Tutto il percorso segue per circa 10 miglia una strada in terra battuta che gira attorno a queste maestose torri di roccia.

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Scatto furiosamente una panoramica dopo l’altra facendo i salti mortali per non riprendere nessuno nei miei scatti. Quando riguarderò queste foto avrò l’impressione di aver visitato la valle in perfetta solitutdine.

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Infine una piccola considerazione. Trascorro tante ore al giorno in macchina attraversando questi meravigliosi paesaggi ed é veramente difficile fermarsi per approfondire un luogo in particolare. Se avessi a disposizione qualche mese lo farei senza esitazione. Il mio viaggio é qualcosa di diverso dunque, nel senso che il viaggio stesso, il fatto di muoversi, é l’esperienza quasi spirituale che ogni tanto vivo. Il fatto di aver percorso per migliaia di chilometri la “Strada Madre” ne é il segno e il senso anche. Andare ad Ovest non é veramente solo spostarsi a occidente. C’é qualcosa di più profondo. Ogni tardo pomeriggio mi ritrovo a puntare verso il sole su strade desolate e l’emozione é grandiosa. La mia auto oggi é il mio cavallo. Un po’ come Dennis Hopper descrivendo le moto in Easy Rider le paragonava, con una similitudine più che lecita, alla mitologia del “cowboy” in sella al suo cavallo riferendosi alle immagini dei film di John Ford. E in tutta questa esperienza il punto centrale, ciò su cui si focalizzano la mia attenzione e le  mie emozioni, é il VIAGGIO.

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