And now, it’s time!

Posted in Deserto, Viaggio on Luglio 12th, 2014 by texo

Bene, ora è forse il caso di fare una breve introduzione per meglio comprendere il post che segue. Mi ritengo una persona moderatamente sportiva, in passato ho praticato la pallacanestro e ho sempre giocato un po’ a calcio. Mi piace camminare e negli ultimi tre anni corro regolarmente la mia corsetta da quarantenne leggermente sovrappeso. Questo per quanto riguarda lo sport praticato. Per quanto attiene a quello seguito in tv sono sempre stato un gran fan di hockey su ghiaccio, sin da prima dell’indimenticabile primo titolo nazionale dell’ HC Lugano nel lontano 1986. Seguo volentieri le partite di calcio della nazionale e ho sempre seguito con piacere i mondiali e gli europei.
Ma c’è una passione che ho coltivato quasi clandestinamente a partire dal 2000 (e fanno quattordici anni oramai). Non ho mai pubblicizzato troppo questa passione. Gli amici fedeli sanno di che sto parlando ovviamente, ma anche loro ne sono venuti a conoscenza solo negli ultimi anni.

Sto parlando delle arti marziali miste, MMA (Mixed Martial Arts) per chi conosce il termine. Nel 2000, quando cominciavo la mia avventura professionale con le panoramiche a 360°, dopo quasi otto anni trascorsi a fare ogni possibile lavoro nell’ambito edile, dai plafoni ribassati alle pareti in cartongesso, dalla ventilazione alla protezione antifuoco, fui introdotto agli sport di combattimento dal contabile della azienda per la quale ancora lavoro. Ci scambiavamo link youtube di combattimenti assai cruenti dai quali non riuscivo a togliere lo sguardo. Se tutto lo sport che fino ad allora avevo seguito era in fondo un’ allegoria della guerra, dello scontro primordiale per la sopravvivenza, in questa nuova espressione sportiva avevo finalmente ritrovato l’essenza del gesto competitivo. Piú semplice e basilare di così non conosco altri sport. Due esseri umani uno contro l’altro senza compromessi, senza supporto alcuno, senza fronzoli. Chi resta in piedi vince. Nel 2000 esistevano alcune organizzazioni di riferimento nell’ambito delle arti marziali miste: UFC, Pride, K-1, Pancrase e altre.  In quegli anni internet offriva la possibilità di seguire questi incontri che ancora non interessavano i grandi network televisivi. Il download internet fu l’unica soluzione. Negli anni le MMA sono cresciute e hanno cominciato ad interessare anche le grandi catene televisive. UFC è diventata l’organizzazione di riferimento che ha fagocitato tutte le altre, Pride, Strikeforce, WEC.

Per farla breve, dunque, prima di partire per questo mio ultimo viaggio americano ho pensato che avrei finalmente potuto cogliere la palla al balzo e seguire dal vivo uno di questi eventi che si tengono un paio di volte al mese in diverse città degli Stati Uniti, in Brasile, in Inghilterra, in Canada ma molto spesso a Las Vegas, la capitale mondiale degli sport di combattimento.

Eccomi dunque a passeggiare tra il New York-New York, l’Excalibur, il Luxor in attesa che cominci lo UFC 175 Weidman vs. Machida al Mandalay Bay Event Center. L’eccitazione é tanta. Questo weekend si svolge anche la UFC Fan Expo con conferenze, seminari di ogni genere e MMA ovunque. Prendo qualche scatto durante lo show televisivo di Fox Sports con una notevole carrellata di star dello UFC presente e passato.

Miesha Tate, che con Ronda Rousey é una delle atlete di punta della divisione femminile.

Dan Severn, veterano dello UFC, di lui mi ricordo un epico incontro con il brasiliano Royce Gracie, grande la metà di Severn che dopo aver subito per quasi mezz’ora il wrestling energico di Dan, lo sottomise con uno strangolamento a triangolo in dieci secondi.

Rashad Evans, Dominick Cruz, Daniel Cormier e Brian Stenn

Chuck Liddell e Matt Hughes.

Primo salto spazio-temporale

Mi sto gustando una Fat Tire gelata eccezionale, qui sulla veranda della mia cabin al Desert Rose Inn di Bluff. Sono le 22:00 e l’aria è ancora calda. Sono veramente contento, una gran figata questa serata ma tutta la giornata ha riservato  emozioni forti. Il fatto che sia sera tarda e io mi trovo a Bluff significa che ho trascorso il pomeriggio nella Monument Valley. Sempre solo una grande esperienza. Adesso ci sono le stelle in cielo e se mi garba più tardi scatto una bella panoramica notturna.

Tra l’altro viaggiado da Indio verso la Valle della Morte, attraversando il deserto del Mojave ascoltavo questa radio:

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Secondo salto spazio-temporale

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Sono le 20:30 di giovedì e ho appena terminato una lunghissima giornata di transizione, infatti per l’ultima parte del mio soggiorno USA mi voglio concentrare sulla costa pacifica prendendola dall’alto, in Oregon possibilmente. Sono dunque partito questa mattina da Moab, UT in direzione della highway 70 per andare ad ovest. Mi sono tolto nuovamente lo sfizio di percorrere una porzione della highway 50, the lonliest highway in America, da Ely fino a Austin non c’è veramente nulla, solo vallate enormi e overdose d’orizzonte. Ad Austin ho girato a destra e sono salito a nord fino a Battle Mountain (Non so ancora di che battaglia si tratti, piú tardi indago). È forse percorrendo la 50 che percepisco di piú l’immensità di questo paese.  Oggi, attraversando Delta, ho avuto delle visioni di eternità mentre osservavo alla mia sinistra una dozzina di mucche. Non saprei bene come descrivere la sensazione, ma in loro percepivo una serena rassegnazione millenaria, come se fossero consapevoli del loro destino ma anche dell’importante ruolo che rivestono per l’uomo. Boh, strana sensazione.

Intando wikipedia mi ha informato che il nome della cittadina in cui mi trovo trarrebbe le sue origini dagli scontri che coinvolsero i nativi americani con i primi “settlers” a metà del 1800. Una delle pricipali attività di Battl Mountaine é l’estrazione dell’oro a quanto pare.

Ennesimo salto spazio-temporale e non sono più in Nevada. Ho anche definitivamnte abbandonato il deserto.  Oggi ho attraversato le immense praterie a cavallo tra il Nevada e l’Oregon, non a cavallo come fecero i primi settlers agli inizi del 1800, a cavallo ma non a cavallo. Ho trovato da dormire a Eugene per questa notte e domani punterò verso la costa lungo la quale scenderò poi lentamente fino ad arrivare a San Francisco.

Ieri sera ho pernottato presso un motel di Battle Mountain assai conveniente. Bisognerebbe sempre un po’ diffidare. Tutto sembrava troppo in ordine e della fregatura mi sono accorto solo dopo alcune ore che stavo in camera. Dal bagno proveniva, da dietro la parete, un rumore di acqua che cola, come se qualcuno stesse facendo una doccia o un bagno nella stanza accanto ma dall’altra parte non c’era nessuno e io mi sono dovuto sorbire questo fastidioso rumore tutta la notte. Per fortuna giro oramai da qualche anno senza mai scordarmi un paio di tappi per le orecchie. Mi hanno salvato da una nottata insonne.

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Islanda 2013

Posted in Deserto, Viaggio on Luglio 7th, 2013 by texo

Sono trascorse alcune settimane e il bilancio della mia esperienza islandese, già ottimo nel momento del mio ritorno, migliora ora con il passare del tempo. A parte l’esordio assai problematico i momenti migliori li ho trascordi lungo le piste sterrate delle highlands islandesi. Il primo giorno dopo il ricongiungimento con la mia valigia sono partito alla volta della suggestiva cascata di Gullfoss. L’ Islanda é piena di cascate ma hanno tutte un aspetto unico e totalmente differente dalle cascate che siamo abituati a vedere dalle nostre parti. Qui hanno tutte un aspetto preistorico, come se si fossero improvvisamente aperte le acque più a monte. Non sembrano percorsi millenari ma passaggi freschi e devastatori.

Ce ne sono ovunque e hanno tutte un nome, Gullfoss, Godafoss, Dettifoss e tante altre “foss” sparse per il paese. Acqua ovunque dunque, turbolenta, pericolosa. La sequenza che apre Prometheus di Ridley Scott é stata girata sul ciglio della cascata di Dettifoss e capisco esattamente il motivo di questa scelta per un film che parla dei creatori della terra e dell’umanità. Questo é dunque il pretesto per pubblicare il video di immagini che ho catturato in Islanda. Apro con l’acqua in effetti, a Gullfoss.

Subito dopo Gullfoss parte la pista F35 che attraversa tutta l’isola nella parte più stretta a nord ovest. Ho cominciato a percorrerla con il sole e dopo un paio d’ore é arrivata la nebbia e la pioggia che la rendevano ancora più tetra e inquietante. La pista non presenta difficoltà ma é abbastanza lunga e dopo un paio d’ore che la percorrevo, con l’arrivo della pioggia, non ho incrociato praticamente più nessuno.

Un po’ più impegnativa é stata la F910 che dal microscopico avanposto di Möðrudalur scende a sud fino alla spettacolare caldera vulcanica dell’Askja attraversando un deserto che non ha nulla da invidiare alla più arida Death Valley. Le temperature sono chiaramente differenti. Questo é un deserto freddo battuto da un vento potente che solleva nuvole di sabbia che ti accecano. Arido e inospitale, esattamente come piace a me. Il percorso presenta un paio di difficoltà: due fiumi da attraversare con le assicurazioni dell’auto a noleggio che non coprono i danni causati dall’acqua durante i guadi. Quasi 200 km di sterrato, tra andata e ritorno.

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Modulo Lunare

Posted in Deserto, Panorama on Dicembre 9th, 2009 by texosa

Oggi pubblico una panoramica scattata in Utah, attraversando un paesaggio abbastanza lunare durante un pomeriggio post-apocalittico a base di beef jerky, ballate esistenzialiste e dense nubi scure in cielo. Un classico pomeriggio di viaggio senza meta precisa all’insegna dell’esplorazione desertica. Ogni angolo di deserto percorso mi intriga. Ci giro dentro, sto fermo a scavare il silenzio con le orecchie,  sentendomi come l’ultimo uomo sulla terra.

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23 miles of perfection

Posted in California, Deserto, Viaggio on Agosto 3rd, 2009 by texo

Bene, adesso non vorrei apparire coglione qui al bar del TI mentre scrivo e mi ciuccio un buon Booker’s. Questo pomeriggio mi sono letteralmente massacrato a fare su e giù per Las Vegas Boulevard.

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Adesso ho le gambe distrutte, ho già buttato nel cesso 40$ in un attimo ma ho mangiato da re al Buffet dell’Harras. Adesso cerco di perdere altri 60$ poi mi fermo. Oggi sono ancora riuscito a percorrere l’ennesimo tratto di 66 da Kingman fino a Oatman. Il caldo nel frattempo si é fatto notevole: 116 F, che non so quanto sia, ma qui nel deserto paiono un fottio di gradi allucinanti.

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Prima di arrivare a Oatman mi sono fermato ad una piccola e isolata pompa di benzina. Anche qui come mi era già capitato in passato mi sono trovato confrontato con il proprietario assai diffidente: Where are you from? Germany? No, Switzerland Dev’essere costosa l’attrezzatura che ti porti dietro, perché sei qui? Mah, prima di tutto volevo comperare qualcosa da mangiare poi se non ci sono problemi avrei l’intenzione di scattare una fotografia qui fuori. Perché vuoi scattare una foto? Perché mi piace il posto. Poi ha cominciato a spiegarmi che l’edificio é registrato nel patrimonio nazionale e che non ha nessun problema a fare scattare foto e quant’altro a patto che non si vendano o che perlomento gli si chieda il permesso. Qualche tempo addietro aveva avuto una brutta esperienza con un tedesco che si era mostrato molto aggressivo nel momento in cui lui gli aveva fatto qualche domanda in merito all’utilizzo delle foto. Per cui da allora lui é diffidente e io aggiungerei un po’ paranoico. Un omone dall’aspetto e dall’atteggiamento simili a quelli di John Goodman in “The Big Lebowski”. La valle di lacrime, per intenderci.
Dopo averlo tranquillizzato sulle mie intenzioni si é calmato e ha cominciato a raccontarmi delle storie. Gli ho detto che oggi era veramente caldo e lui mi ha risposto Oh yea, hot as hell, actually I’ve been to hell. The devil took a bite of me and let go over. Sai, io sono morto una volta. Mi dice serio e poi mi fissa. Ah si? Rilancio io mentre cerco di capire se mi trovo davanti ad un pazzo scatenato oppure a qualcuno che ha una strana storia da raccontare. Mi trovavo in un campo a lavorare con dei macchinari per l’irrigazione (così mi pare di aver capito) che funzionano con nitrogeno e sono stato colpito in pieno petto da una spruzzata di gas a -200°. Ho smesso di respirare e dopo un po’ mi son visto da 100 metri d’altezza, Vedevo me a terra e mia moglie che cercava di soccorrermi. Poi sono riuscito a fare il primo respiro e sono ritornato a terra. Poi mi ha pure raccontato del roadrunner che viene a mangiargli dalla mano. L’unico uccello che non vola e mangia carne di prede che lui stesso uccide. Arriva fino a 70 miglia di velocità mi dice e uccide i serpenti a sonagli. Io non ho mai nemmeno capito se si tratti di un animale vero oppure solo di un disegno animato.

Intanto mi son fatto un’ottima Sam Adams per colazione.

E’ sempre speciale passare la notte nella Death Valley, solo che questa volta non mi trovo a Furnace Creek bensì a Stovepipe Wells. Lo stile é un po’ più spartano ma questo aggiunge più fascino al pernottamento. Questa volta il mio avvicinamento alla Death e avvenuto da est e in effetti é un’esperienza un po’ meno mistica, se mi é concesso, dell’arrivo da ovest. Di solito si comincia con la lunga discesa da Yosemite che ti immerge progressivamente in un ambiente sempre più desertico, poi c’é il passaggio attraverso Bishop dove di solito ci si ferma per un tardo pranzo e per una birra preparatoria. Poi si riparte e a Lone Pine si volta a sinistra. C’é l’impatto con quella che abbiamo ribattezzato Pre-Death (Panamint Valley, in verità). La prima volta che venimmo in USA pensammo che si trattasse della Valle della Morte vera e propria. Poi ci fu lo stupore quando cominciò la lunga discesa verso Stovepipe Wells e la Death Valley.

Questa volta niente di tutto ciò. Sono partito alle 9 e 30 da Las Vegas, ho fatto il pieno a Pahrump con grande rifornimento d’acqua (2 galloni e mezzo = 7 litri) e poi in un istante ero già nella Death.
Percui prima tappa pomeridiana al Dante’s view point su in alto (quasi 2000m d’altezza) Temperatura perfetta. La valle sta proprio sotto e io so che questo benessere é solo un’illusione. Comincio quindi a scendere fino a Furnace Creek e il termometro sale fino a 121 F e stare fuori dall’auto é un’impresa. Fantastico. Ho quasi paura che la mia attezzatura fotografica fonda. Supero Furnace e vado a depositare le mie cianfrusaglie a Stovepipe. Il pomeriggio lo dedico a Pete Aguereberry visitando e fotografando il suo accampamento e rivisitando il punto panoramico da lui scoperto.

Oggi sta per terminare il mio secondo giorno di esplorazioni qui nella valle della morte cominciato questa mattina alle 5 e 30 con una sveglia spontanea dettata anche da un brutto incubo che ho avuto. Strano perché il sogno stava andando alla grande: avevo conosciuto Bruce Springsteen. Vabbé, dicevo che mi sono svegliato presto percui ho deciso di assistere alla sorgere del sole questa volta sulle dune di sabbia che si trovano proprio qui vicino a Stovepipe Wells.

sand-dunes

Timing perfetto come al solito e un paio di panoramiche abbastanza pregevoli a mio avviso, poi ritorno a Stovepipe e colazione veloce, poi partenza in direzione di Beatty per fare il pieno all’auto. Riparto da Beatty e vedo la deviazione per Titus Canyon. L’ultima volta ci ero passato praticamente di notte e si era trattato di una discesa assai suggestiva. Adesso però ho voglia di farmela con la luce. Mi auguro solo che il mio Toyota sia veramente un 4×4 e non uno di quei Rav 2WD, ma c’é scritto 4WD perciò dovrei stare tranquillo. Comunque la spia 4WD sul cruscotto non si accende mai. Inoltre ieri l’auto ha cominciato a fare degli strani rumori e non é proprio il caso di immerdarsi lungo il tragitto che sto per percorrere. Diciamo che non é una strada battutissima.

verso-leadfield

Comincio a percorrerla e mi rendo presto conto che non ci saranno problemi. Dopo un ora arrivo alla ghost town di Leadfield e finalmente vedo le poche baracche rimaste ancora in piedi.

leadfield

Vado subito a scattare un po’ di foto. La temperatura e più che accettabile (36/37) e comincio così la lenta discesa lungo il Titus Canyon. Le pareti sono ancora più alte di come me le ero immaginate di notte. Dopo 2 ore e mezza complessive esco finalmente dal canyon e mi preparo per una nuova esplorazione. E’ già mezzogiorno e vado dunque a prendermi qualcosa da mangiare. Uscendo dal Canyon la temperatura si fa sempre più estrema e quando arrivo a Stovepipe siamo sui 48 °C.
48
Decido però di viaggiare con i finestrini abbassati e senza aria condizionata giusto per sperimentare la calura estrema. Dopo un po’ mi abituo e mi sembra di viaggiare in una sauna.

Questa sera sono andato a mangiare a Furnace Creek. La strada da Stovepipe a Furnace mi ha visto ritrovare la totale armonia. 23 miglia di perfezione fisica e mentale. Steve Earle col suo rispettoso omaggio a Townes Van Zant era la colonna sonora naturale. Il sole é già calato da un’ora e la luna é già alta in cielo. Ne avevo bisogno.
Questo pomeriggio mi sono massacrato per prendere qualche panoramica a Ubehebe Crater. Tirava un vento pazzesco con il sole che tritava il cervello. Nel tentativo di prendere una panoramica tra due crateri minori sono scivolato e mi sono sbucciato gomiti, ginocchia e mani come un dodicenne coglione. La pelle secchissima e impolverata poco si addice alla ghiaia lavica affilata e rovente di Ubehebe Crater. In un tutto grigio-chiaro-ocra il mio sangue ha veramente un che di artistico… Torno all’automobile dolorante e sanguinante e questa volta, fanculo, accendo l’aria condizionata e ritorno a Stovepipe.
Intanto qui alla Steakhouse di Furnace sono stato servito dallo stesso cameriere fröss dell’ultima volta. Indimenticabile! Gentilissimo e frocissimo. Il vino che sto bevendo mi fa venir voglia di rifare un passaggio in Napa ma comunque ho la borsa piena di Kentucky Bourbon. Questa sera dovrò dare un’occhiata al tracciato per arrivare a Frisco in tempo. La voglio fotografare in lungo e in largo e mi preparo agli acquisti rituali presso i negozi di musica a Haight Ashbury e altre stronzate varie. Frisco! Che stato d’animo questa città… San Francisco é la musica che ascolto: David Crosby, Jefferson Airplane, CSNY me la evocano immediatamente.

Ma porca trojjjaa quanti francesi ci sono in giro da queste parti. Vincono in numero su tutte le altre nazioni 10 a 1.

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Kingman

Posted in Deserto, Viaggio on Luglio 31st, 2009 by texo

Ah, goduria! Finalmente sono arrivato in un posto in cui depositare tutta la merda che mi porto appresso e fermarmi per la notte. Oggi finalmente ho ripreso a percorrere la 66. Devo dire che é stato bello ritrovarla dopo alcuni giorni trascorsi ad inseguire il sole nascosto spesso dalle nuvole. Adesso non ci sono nè francesi, nè italiani, nè tedeschi. La strada non é più bella dritta, a quattro corsie. Ai lati della strada ci sono di nuovo pittoreschi ruderi e testimonianze di un passato laborioso.

auto-scassa

Sto mangiando messicano in un ristorante sulla 66 a Kingman, AZ, e bevo una cerveza Tecate, hecho en Mexico. Madonna pietrificata, come sposa bene questa birra con l’enchilada. E’ difficile descriverlo.

insegna-motel-2

E’ curioso  ma qui il cappello da cowboy deve essere proprio saldato al cranio della gente. Non se lo tolgono mai. Sono qua, tutti al ristorante e tutti col cappello in testa. Anche se devo dire che stamattina a Cameron ho visto uscire da un’auto una famiglia di africani veri, in abiti tradizionali (stile Mobutu, per intenderci) ma sia il padre che il figlio con un cappello da cowboy enorme e francamente ridicolo. Più un sombrero che un cowboy hat. Anzi più che altro un ombrellone da spiaggia. Ci si stava sotto almeno in quattro e tutti all’ombra.

I due camminavano un po’ ancheggiando sentendosi probabilmente degli strafighi, solo che la scena, più che Sentieri Selvaggi di John Ford, ricordava Mezzogiorno e Mezzo Di Fuoco di Mel Brooks. Una scena abbastanza ridicola  e anche un po’ penosa. Anche i Navajo dai loro pickup guardavano ridendo.

insegna-motel

Questa mattina ho visitato le incredibili gole dell’Antelope Canyon, vicino a Page. Strettissime e profonde una ventina di metri, sono state scavate dall’acqua e dal vento. Tutto levigato e sinuoso questo budello si allunga un paio di centinaia di metri con degli straordinari giochi di luce e colori. Uscito dall’Antelope Canyon mi sono diretto al Gran Canyon che non ho più visitato dal 2000.

Infine una notizia rubata da un giornale visto in un supermercato. Riguarda l’attrice che interpretò Wendy, la moglie di Jack in Shining:

Vivete anche voi la sua tragedia. Dice che degli alieni vivono nel suo corpo.

shelley

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Bryce Canyon e francesi

Posted in Deserto, Viaggio on Luglio 30th, 2009 by texo

bryce-canyonSono a Page, in prossimità del Lake Powell. Sono in una Steak House in cui tutti i camerieri sono stranieri. Ci sono russi, italiani e alcuni sono vestititi da cowboy con cinturone pistola e proiettili. C’é una strana atmosfera qua dentro, come se si trattasse di una strana congregazione. Ho fatto un giro prima per le strade di Page e ho contato almeno una decina di chiese ma page é piccolissima. Come al solito sto incontrando una marea di turisti francesi qui nel quadrato dei grandi parchi.

bryce-pano

Questo pomeriggio ho fatto una magnifica camminata all’interno del Bryce Canyon. Purtroppo il sole veniva e andava ed é stato difficile riuscire a fare panoramiche come volevo. Poi alla fine ha pure cominciato a tuonare e a quel punto mi sono rotto i coglioni e sono partito verso sud.

incorporato da Embedded Video

YouTube Direkt

Non so se ho già affrontato l’argomento roadkill ma qua in USA é una vera ecatombe. Questa mattina nei pressi di Escalante sono passato di fianco ad un orsetto lavatore tutto sbudellato fresco. Dopo un centinaio di metri un altro roadkill. Cerco di evitare pure questo, lo guardo bene…

Ma no, cazzo! Si muove ancora. Accosto, esco dall’auto e torno indietro sperando che nel frattempo non arrivi nessuno. Trovo questo animaletto sdraiato sulla schiena che scalcia nell’aria. Uno scoiattolo o un cane della prateria. Lo prendo e lo porto lontano dalla strada all’ombra di un cespuglio.

squirrel

E’ chiaramente vivo e non sembra nemmeno ferito. Mi guarda, si muove un po’, anzi sempre di più. Probabilmente é cascato giù da una rupe che si trova a fianco della strada. Uno strazio comunque.

E’ veramente impressionante la quantità di animali morti in strada: cervi, orsetti lavatori, puzzole, cani, cani della prateria, gatti, corvi, serpenti, armadilli e tanti altri ancora.

Adesso una specie di cowboy sta cantando Sweet Home Alabama  dei Lynyrd Skynyrd abbastanza male. Io so fare veramente meglio. Sbaglia pure le parole e poi sussurra invece di cantare. C’é un gran bel tramonto con vista sulla diga del Glen Canyon.

glen-canyon-dam

Comunque ho avuto ancora una gran fortuna a trovare un posto in motel qui a Page. Ci passai l’ultima volta 2 o 3 anni fa e non ci fu verso di trovare un posto per dormire. Io e Eero arrivammo alle 2 del mattino a Flagstaff, l’unico posto in cui trovammo una stanza.

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Eternità

Posted in Deserto on Luglio 29th, 2009 by texo

canyonlandsSono seduto al Grand View Point di Canyonlands da solo con una birra celebrativa in mano e sto facendo delle riflessioni sull’eternità. I canyon immensi giù in basso me lo impongono. Ma quanto tempo hanno impiegato il Greenriver e il Colorado per scavare queste gole? Mille anni sembrano tanti ma sono un milionesimo di secondo in confronto al tempo che ha visto mutare questi abissi. Dunque noi viviamo il tempo di un millesimo di secondo, quanto basta per far battere un’ala ad un moscerino della frutta. La nostra vita dura tanto, veramente un cazzo, e non percepiamo assolutamente niente  di questo tempo geologico. La nostra vita é come un’istantanea, é tutto fermo. Noi percepiamo tutto immobile. Ok, i moscerini sono ancora più sfigati.

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animal

Questo tardo pomeriggio, passando attraverso il parco di Capitol Reef, ho incontrato dei cervi che non avevano nessun timore della presenza umana. Una specie di paradiso, insomma. Adesso sono stanco come un armadillo ingolfato e tra un momento vado a dormire. Mi trovo a Torrey in Utah

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Emo-Navajo

Posted in Deserto, Viaggio on Luglio 28th, 2009 by texo

Ma porcaputtana, prima di arrivare a Moab c’é sempre da star fermi in strada. Mi ricordo che fu così anche nel ’96. Che memoria. Da queste parti fanno sempre strani lavori che necessitano la chiusura completa di una corsia di strada per nessun motivo apparente, poi per farci muovere é sempre assolutamente necessaria l’auto ammiraglia con il cartello “Follow Me” sennò la gente, chissà, andrebbe fuori strada, si lancerebbe giù in un precipizio. Mah…

Comunque questa mattina a Bluff ho visto da un benzinaio un Navajo Emo. Fantastico! Mi sono messo a ridere tantissimo. Bluff é veramente l’ultimo posto della terra in cui avrei pensato ad un a presenza Emo. Ecco, magari non ce li vedo neanche su una qualche sperduta isoletta polinesiana, oppure nell’africa nera.

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Oggi sono stato tutto solo nella Valle degli Dei, e io di solito scrivo sempre la parola dio in minuscolo, non so se ve ne siete mai accorti. 17 miglia di buche e polvere per godere del silenzio unico che si sperimenta nel deserto. Forse il sole fa stare tutto immobile. Gli animali sono tutti rintanati sottoterra o immobili tra i cespugli.lizard La mia pelle scotta. Le mie braccia luccicano di sudore e le mosche mi ronzano intorno come fossi merda prelibatissima. Girano dei micro-scoiattoli ogni tanto, non più lunghi di 10 centimetri, coda inclusa. Velocissimi. Si sentono solo i miei passi e gli scricchiolii del trepiede Manfrotto che oramai ho sempre in spalla ovunque vada. Questo pomeriggio sono entrato nel parco di Arches alle 5 pensando già che fossi in ritardo, invece come mi sta accadendo spesso in questi giorni ci azzecco alla grande.tramonto1 Infatti anche questa volta arrivo giusto in tempo per un tramonto spettacolare che mi lascia senza parole, anche un po’ ricoglionito addirittura. Per colpa del sole probabilmente…

arches

Adesso  é sera e sto vivendo un’esperienza di viaggio tipica: il rituale del bucato. Ho scovato proprio di fronte al ristorante in cui ho mangiato, una Laundry aperta 24h e adesso sto attendendo che i miei stracci asciughino nel dryer. Diverse famiglie Navajo stanno attendendo con me. Donne bruttissime. Oggi ho scattato tantissime panoramiche. Almeno 7 GB di materiale. Facendo due calcoli mi ci vorranno mesi per post-produrre tutte le foto. Domani un’altra tappa di rito sicuramente intensa all’interno di Canyonlands.

Texo al lavoro

Qui dentro alla Laundry c’é un piccolo indiano di forse 3 anni agitatissimo. Ripeto AGITATISSIMO. Continua a correre in giro farfugliando, cade per terra ogni dieci passi. Devono avergli dato una droga. Si rotola a terra e poi a carponi passa sotto tutti i tavoli. Si ferma davanti al distributore di gomma da masticare e comincia a scuoterlo, poi salta istericamente facendo gesti propiziatori per fare cadere le gomme che però non si muovono, allora grida.

Cazzo se lavano male queste macchine. Sotto le acelle di una mia maglietta sono rimasti degli imbarazzanti aloni di sudore fossile, direi a questo punto.

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Gary Grancanyon

Posted in Deserto, Viaggio on Luglio 27th, 2009 by texo

Che giornata ragazzi! Fantastica. Una delle più belle e intense. Oggi si é trattato di una totale immersione desertica. Dico solo che adesso sono quasi le 10 di sera e mi trovo davanti ad una succulenta bistecca di bufalo. Sono partito questa mattina da Gallup diretto al Canyon De Chelly, una gola nascosta in cui si insediarono gli Anasazi intorno all’anno 1000, in seguito abbandonata e poi rioccupata dai Navajo che ne fecero una specie di fortezza ben difesa.

canyon-de-chelly

indiano-zoppicanteUscendo dal canyon ho incontrato un indiano sul ciglio della strada che zoppicava. E’ curioso constatare come sotto questo sole noi bianchi ci svestiamo, loro invece sono copertissimi e vestitissimi sotto un sole che cuoce. L’indiano faceva l’autostop e l’ho tirato su. Doveva andare a Chinle dal dottore perché la gamba gli faceva  molto male e si era inoltre tutta gonfiata. Mentre ci dirigevamo verso Chinle mi racconta che sua madre é morta il mese prima a 83 anni per una crisi cardiaca, ma pure lui di cuore non sta molto bene. Mi dice che un anno fa é stato operato al cuore e mentre racconta si sbottona la camicia e mi mostra una cicatrice mostruosa che gli segna tutto il petto. SHIT! esclamo io. Arriviamo a Chinle e prima di scendere mi chiede un dollaro. Glielo do e riparto. Intanto devo prendere la consueta decisione riguardo all’attraveramento della Monument Valley. Prenderla da est o da ovest? Sono già le 5 di sera percui decido che é meglio correre subito nella monument per godere della luce giusta. Faccio benzina a Kayenta, mi compero un panino che mangio seduto in macchina. Mi si avvicina un altro indiano dall’aspetto molto trasandato, senza denti e veramente vestito di stracci. Indossa una maglietta nera tutta piena di buchi che sembra esser stata rosicchiata dai topi. Comincia a parlarmi in un inglese misto navajo, misto alkohol. Mi dice di chiamarsi Gary Grancanyon e mi mostra un documento d’identità. E’ vero, di cognome fa proprio Grancanyon. Mi dice che ha fame e chiede 3 dollari. Non uno, non due. Ne vuole per l’esattezza 3. Gli rispondo che se ha fame vado volentieri a comperargli un panino. Torno dopo un attimo e gli consegno il cibo. Lui mi dice e la bibita? “Niente bibita Gary”. Hai degli spiccioli? “Niente spiccioli Gary. Enjoy your food, have a nice day, bye.” Poi parto alla volta della monument Valley.

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Con mia sorpresa scopro che presso il Visitor Center davanti alla maestosa panoramica sui Mittens é stato costruito un grosso albergo. Comincio la mia discesa nella valle. Tutto il percorso segue per circa 10 miglia una strada in terra battuta che gira attorno a queste maestose torri di roccia.

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Scatto furiosamente una panoramica dopo l’altra facendo i salti mortali per non riprendere nessuno nei miei scatti. Quando riguarderò queste foto avrò l’impressione di aver visitato la valle in perfetta solitutdine.

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Infine una piccola considerazione. Trascorro tante ore al giorno in macchina attraversando questi meravigliosi paesaggi ed é veramente difficile fermarsi per approfondire un luogo in particolare. Se avessi a disposizione qualche mese lo farei senza esitazione. Il mio viaggio é qualcosa di diverso dunque, nel senso che il viaggio stesso, il fatto di muoversi, é l’esperienza quasi spirituale che ogni tanto vivo. Il fatto di aver percorso per migliaia di chilometri la “Strada Madre” ne é il segno e il senso anche. Andare ad Ovest non é veramente solo spostarsi a occidente. C’é qualcosa di più profondo. Ogni tardo pomeriggio mi ritrovo a puntare verso il sole su strade desolate e l’emozione é grandiosa. La mia auto oggi é il mio cavallo. Un po’ come Dennis Hopper descrivendo le moto in Easy Rider le paragonava, con una similitudine più che lecita, alla mitologia del “cowboy” in sella al suo cavallo riferendosi alle immagini dei film di John Ford. E in tutta questa esperienza il punto centrale, ciò su cui si focalizzano la mia attenzione e le  mie emozioni, é il VIAGGIO.

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I feel so REAL!

Posted in California, Deserto, Viaggio on Gennaio 18th, 2009 by texo

Rich Franklin é seduto a bordo ring e si guarda sul maxischermo. Gli stanno pulendo un grosso taglio sopra la tempia destra. “That’s a bad one!” dice sorridendo con gli occhi alzati allo schermo. Che eroismo e che sense of humor!

Ma adesso sto pensando, in piedi alle 5 e 30 del mattino. Nel cuore del deserto. Bisogna alzarsi presto per cogliere quest’atmosfera… Si tratta di un momento unico. Arriva tutti i giorni ma lo cogli solo alzandoti presto la mattina. Specialmente nel deserto.

L’aria ha ancora quella freschezza che la notte le ha prestato. Cerco un luogo appartato, lontano da qualsiasi sguardo. E’ abbsatanza importante essere soli, avere la mente sgombra. Respiro a pieni polmoni quest’aria profumata che scivola sopra la terra. In questo istante é chiaro il mio ruolo sulla terra. E’ uno di quei rari momenti in cui conosci il senso della tua presenza terrena. Sai di far parte del pianeta. Tutto é in armonia. La mia presenza ha un’importanza assoluta e indispensabile. Raramente colgo l’equilibrio e il significato della mia esistenza come in questi momenti. So solo che capita ogni tanto, inaspettatamente. Capita. Scruto il suolo.”Egli raccolse” deve pur significare QUALCOSA. Il mio nome ha un senso che in questo momento diventa più chiaro. Tutto ha senso adesso. Ogni granello di sabbia, io che setaccio il suolo, che do importanza ad ogni rugosità, ad ogni pietra, ad ogni mucchietto di sabbia. Alzo lentamente lo sguardo… Voglio celebrare il meraviglioso confine tra il cielo e la terra. Mi faccio portavoce della razza umana in questo istante. Voglio celebare il pianeta. Come un alieno che dopo un periglioso viaggio attraverso le galassie giunge nella meravigliosa serenità della terra incontaminata. Questa sensazione rende un’ emozione commovente, eterna. Mi rimprovero di non aver provato più spesso questo sentimento puro… Come l’arrivo su di una spiaggia dopo settimane di deriva in mare. La venerazione! La gioia. il sollievo.

Poi un tentativo altrettanto commovente di comprendere il lavoro del tempo, il segno del tempo sulla terra. Faccio una panoramica a 360 gradi sulle montagne che mi circondano. Cerco di comprendere il senso delle stratificazioni che le distinguono. Penso al mio momento di solitudine in un’eternità immobile. Io sono una virgola in questo discorso infinito. Un’ infima alterazione di questo percorso rallentato. E’ il ricordo di un tempo in cui la musica dei Counting Crows era l’unica colonna sonora della mia vita. Un tempo in cui io ero più buono. Io sono stato un essere migliore, più armonioso, più contemplativo. C’ é un un colle tra Lukeville e Why nell’ Arizona profonda. Ho raggiunto la cima di quel colle un paio di volte nella mia vita. Ho visto la terra da lassù. Un paio di volte nella mia vita ho visto la terra. Mi sono capito. Un paio di volte ho quasi capito il motivo della mia presenza. Poi, trascorsi alcuni giorni, mi sono scoperto di nuovo vulnerabile e perso nella vastità losangelina. In una solitudine lynchiana. Mentra percorrevo Mulholland Drive. L’ultima immagine che voglio ricordare oggi é quella dei delfini che si spingevano al largo dal pontile di Santa Monica. Avevo appena abbandonato il puzzo di vomito nella stanza del Travelodge di Santa Monica. La mia esistenza era ripartita da capo due sere prima. Era come se fossi rinato una seconda volta. O meglio, come se avessi perso tutto il mio passato. Pat aveva perso il suo passato. Eravamo rinati. Le nostre esistenze si erano resettate senza che ce ne accorgessimo. Erano bastate un paio di tequile e qualche paio di “titties” sventolate in faccia ed eravamo rinati. Un barbone che passava due giorni di fila giù in strada era diventato la prova vivente che le nostre esistenze avevavo preso un’altra strada. Avevamo compreso qualcosa di nuovo.

Una nuova luce si gettava sulle nostre esistenze, la luce che vedi un pomeriggio insignificante mentre stai mangiando una grigliata di carne mista in Melrose Place mentre pensi che tutto sia ricominciato in questo istante. Mentre firmi con sicurezza uno scontrino con tanto di tip per una cameriera che non conosci ma della quale credi di aver compreso tutta la disperata vita.
“Awake on my airplane, awake on my airplane” canta Richard Patrick “And I fell like a new born” ripete. “Awake on my airplane, awake on my airplane, I feel so REAL!!!!”
Così mi sento!
ORA!
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