Elgin to Banff

Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 19th, 2009 by texo

Ok, secondo giorno in Scozia. Questa mattina sono partito alle prime luci dell’alba e ho rincorso il rosso in cielo. Grande spettacolo di nuvole basse e alberi inbrinati. Sosta presso la distilleria Edradour dove assisto al trasporto delle botti in magazzino con gli operai che le spingono facendole rotolare a terra. La distilleria é ancora chiusa al pubblico ma ottengo il permesso di entrare a scattare dal ponticello.

EdradourRiparto in direzione dei monti Grampiani e comincia a nevicare. Arrivo a Dalwhinnie guidando su di una strada tutta imbiancata. Scatto un paio di panoramiche e riparto in direzione di Elgin. Dopo una breve discesa la mia strada si immette nella A9, l’autostrada che collega il Sud e il Nord della Scozia. Faccio qualche frenata di prova per controllare l’aderenza delle gomme sulla strada innevata e l’automobile parte e non si ferma. Io tengo schiacciato il freno ma l’auto scivola grattando un po’, giù fino all’incrocio. Intanto stanno arrivando a più di 100 km/h due autotreni e io a questo punto lascio il mio destino in mano alla sorte. Se non mi fermerò verrò probabilmente disintegrato. Dagli autotreni non hanno sicuramente idea che io sto frenando a tavoletta. Mi vedono scendere lentamente fino all’incrocio e non si immaginano che quando sarò in fondo probabilmente non mi fermerò. Signori, sono ad un passo da un incidente epico, uno di quelli di cui parleranno tutti qui nelle Highlands. Ad un metro dalla corsia l’auto si ferma improvvisamente, d’un botto, come se una mano invisibile l’avesse fermata. Passano i due autotreni sollevando una tempesta d’acqua e sale da strada. Lo spostamento d’aria fa sobbalzare l’auto. Poi silenzio. Tutto il paesaggio é bianco e silenzioso. Le nuvole basse scivolano sulle montagne. Ci sono di nuovo io e le Grampian Mountains, da soli. La mia autoradio, che era accesa ma da tempo non captava più alcun segnale, si sintonizza automaticamente su BBC Gael: una voce femminile canta questa strana lingua mentre la scena, oltre che essere piuttosto surreale, mi ricorda la sequenza di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg, quando Richard Dreyfuss ha appena incontrato gli alieni che sono già ripartiti e tutto ricomincia a funzionare.

Arrivo finalmente ad Elgin, posteggio l’automobile e vado immediatamante a rendere visita al tempio degli appassionati di whisky. Qui il paese dei balocchi si chiama Gordon & MacPhails e potrei starci dentro delle ore.

Gordon-&-MacPhail

Terzo giorno. Ora sto facendo una fantastica colazione una tantum con fagioli, salsiccia, bacon e funghi mentre qui passano alla radio una versione abbasatanza rumorosa di Santa Clause Is Coming To Town.

Oggi ho fatto visita ad alcune distillerie dello Speyside. Sono partito questa mattina alla volta di Burghead, un avamposto scozzese prima che cominci il gelido mare del Nord. Un vento figlio di puttana sferza ogni cosa e mi sbatte in faccia la neve che arriva col diretto giù dal Polo Nord. Clima veramente gelido qui, con i gabbiani che strillano in aria. Animali impressionanti. Ma come cazzo fanno a sopravvivere a queste temperature?  Se io fossi ricoperto dello stesso strato di piume che hanno loro e per qualche strano motivo fossi in cielo a volteggiare, morirei assiderato in un istante. Qua davanti l’acqua é burrascosa e la mia materia grigia mi fa pensare a come sarebbe se fossi in acqua a nuotare. Impossibile! Non é nemmeno immaginabile essere in acqua in questo momento dell’anno con queste condizioni atmosferiche. Ma come cazzo fanno i pesci? Mistero…

Ora sono seduto al bar del Fife Lodge Hotel di Banff e sto finalmente gustando e godendomi un buon whisky. An Cnoc. Questo pomeriggio mentre attraversavo la campagna in direzione di Dufftown ho visto da lontano delle strane cataste immense, regolari, di qualcosa che da lontano non riuscivo a identificare. Avvicinandomi, capisco e non credo ai miei occhi. Ma ci saranno almeno un paio di milioni di botti accatastate. Voi direte, ma va la… Un milione?! Ti sembreranno tante, non sai bene quante e decidi di adottare il parametro del milione giusto per rendere l’idea, per far capire che sono tante. E invece no, vi sbagliate. Non dico milione per dare l’idea del tanto, lo dico perché questo é probabilmente il numero di botti accatastate qua davanti ai miei occhi increduli, in piramidi enormi che un operaio sta costruendo da solo. C’é questo signore, al quale chiedo se posso scattare qualche foto, “no problem, take pictures as you like“, che sta caricando su una piattaforma 12 botti alla volta che poi alza con un elevatore fino alla cima della sua piramide. Ferma la pedana, scende dall’elevatore, scala la piramide e comincia a collocare un altro strato con le botti appena sollevate.

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Già mi aspetto un no categorico alla mia entrata in questa spianata di piramidi scozzesi. Di solito in questi casi accampano motivazioni assicurative e per ragioni di sicurezza non ti lasciano avvicinare, come l’altra mattina a Edradour dove però sono riuscito a strappare in extermis il permesso di scattare dal ponticello sul fiume (ero fuori dall’orario delle visite e come detto in precedenza gli operai stavano trasportando le botti). Qui invece nessun problema, potevo girovagare abbastanza a mio piacimento e fotografare quello che volevo. Un freddo bastardo, però. Le dita delle mie mani al momento non facevano più parte del mio corpo. Non ne avevo percezione.

Adesso mi hanno sevito da mangiare ai tavoli davanti al bar. Nel momento in cui mi sono seduto é arrivata una comitiva di 15 scozzesi. Stanno tutti in piedi intorno al mio tavolo mentre bevono birra in attesa del loro turno per mangiare. Stanno tutti guardando me, che mangio. “Ma sedetevi, cazzo! Ma che cazzo fate tutti in piedi in circolo intorno a me? Ma chi siamo? I Cavaglieri della Tavola Rotonda e io sono Re Artù che mangia prima di tutti? Allora guardate… Che altro vi posso dire? Guardate e invidiatemi, che tanto poi vi giustizio tutti con un bel vaffanculo a tutti voi. Stronzi!” Finalmente. Uno ha avuto il buon senso di sedersi e tutti gli altri lo hanno seguito pecorosamente. Cazzo, ho sbagliato a ordinare la birra e mi é arrivata una Bud-piscio in bottiglia. Vabbé, la bevo lo stesso così sto leggero a cena e più tardi mi gusto un paio di ottime birre scozzesi comperate ieri da Gordon & MacPhail a Elgin. E’ leggerissima la Bud, é veramente quasi come bere gazzosa, anzi la gazzosa stona forse di più. Di positivo c’é il caminetto qua di fronte e lo starter che era un ottimo prawns cocktail. Adesso attendo la carne!

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Bentornato Speyside

Posted in Whisky on dicembre 2nd, 2009 by texosa

Grande serata dedicata al whisky presso la Vinoteca Tamborini di Lamone ieri in presenza di una rappresentante di Pernod Ricard. Le ultime serate dedicate al whisky erano state presentate da Diageo, percui  le degustazioni vertevano principalmente sui classic malts come Lagavulin, Oban, Talisker, Glenkinchie e simili. Questa volta la degustazione é stata tecnicamente forse meno pertinente ma sicuramente interessante per quanto riguarda la varietà dei prodotti.

  • Jameson 12 years
  • Four Roses single barrel 50%
  • Chivas Regal 18 years
  • Glenlivet Nadurra 16 years 57.7
  • Aberlour a’ bunadh Batch 26, 60.6%

Una degustazione rappresentativa della varietà di prodotti di Pernod Ricard.

Dopo diversi anni di assaggi dedicati esclusivamente ai single malt é stato molto interessante bere di nuovo un blended whisky. Si corre infatti il rischio di passare di fianco ad un gran whisky senza rendersene conto. Un tempo il blended whisky per me significava solo quel whisky che comperi al supermercato, quello che mescoli con la coca cola, quello che tracanni per ubriacarti velocemente. Il blending, invece,  é un’ arte che richiede una grandissima esperienza ed é finalizzata all’ ottenimento di un gusto perfetto, di un bilanciamento ideale e di un’armonia riproducibile. Non posso che essere gratificato dall’assaggio di Chivas Regal di 18 anni.

Scopro però che ciò che più mi attira oggi in un whisky é la sua personalità e pure le sue imperfezioni. Sono anche contento di aver preso delle grandi cantonate in materia di whisky. Mentre Chivas 18 sarà sempre Chivas 18, ogni anno lo stesso gusto rassicurante, un single malt potrà sorprendermi per la varietà di annate, maturazioni, finiture e quant’altro. Un’annata sarà mediocre e quella successiva magari eccellente, ogni tanto mi troverò confrontato ad un whisky dal sapore unico che magari sarò in grado di apprezzare solo dopo ripetuti assaggi. Così voglio sperimentare il whisky, con sorpresa, sbalordimento ma anche disappunto e critica se fosse necessario.

Il primo grande assaggio di whisky questa sera arriva con il Glenlivet Nadurra. Sarà per la gradazione che ti fa esplodere i gusti in bocca e per il profumo fruttato che emana, con questo distillato  io credo di esser passato ad un livello di degustazione senza dubbio superiore. Un whisky che già avevo addocchiato in passato e al quale non avevo saputo resistere.

aberlour-abunadhIl mondo dei single malt riserva comunque molte sorprese e per me ieri sera é stata una vera sorpresa l’assaggio di Aberlour a’bunadh, batch 26. Mamma mia che esplosione di sapore, che festival di spezie! Se dovessi far capire a qualcuno cosa significa affinare un whisky in botti di sherry gli farei provare questo whisky e non sarebbe necessaria nessun’altra spiegazione. Se hai provato un qualsiasi whisky di fascia media e poi assaggi questo Aberlour é come se cominciassi a bere whisky per la prima volta. Ci sono solo 900 bottiglie commercializzate in Svizzera che lo rendono un obiettivo ancora più attraente. Questo whisky stravince la degustazione di questa sera. Chiedo consiglio a Jim Murray che mi conferma la prima impressione con un rotondo e meritatissimo 95 punti su 100 sulla Whisky Bible del 2010.

Dopo aver speso nei post precedenti tante parole per i whisky dell’ Islay oggi non posso fare altro che dire “Bentornato Speyside”.

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Buffalo Trace Distillery, Warehouse C

Posted in Panorama on novembre 24th, 2009 by texo

Da oggi, anzi proprio ORA, ho l’intenzione di cominciare a pubblicare, di tanto in tanto, una panoramica scelta scattata durante il mio ultimo viaggio americano, ma non solo.

Buffalo Trace Distillery, Frankfurt, Kentucky, USA

Questa panoramica é importante per me. Era la seconda volta che entravo in una distilleria con l’intenzione di scattare delle fotografie panoramiche. La prima volta fu sull’ Islay, presso Ardbeg e Bruichladdich. Fu fantastico avere l’opportunità di fotografare gli alambicchi. Si tratta in effetti di una delle immagini più caratteristiche e rappresentative che un appassionato di whisky possa immaginarsi di catturare col suo obbiettivo all’interno di una distilleria. Non l’unica però: l’altra immagine che racchiude tutta l’essenza dell’arte di fare whisky é quella dei magazzini di invecchiamento, tra le botti che riposano. E’ stato presso la distilleria Buffalo Trace a Frankfurt in Kentucky che ho avuto la possibilità di scattare finalmente questa panoramica. I magazzini per l’invecchiamento sono ovviamente chiusi al pubblico e in genere, durante le visite guidate alla distilleria, ne viene aperto uno, si entra tutti assieme, la guida ci racconta un po’ di aneddoti e poi tutti assieme si esce. Non é la situazione ideale per una fotografia panoramica che richiedeva inoltre lunghi tempi di esposizione a causa della scarsa illuminazione. Chiedo dunque alla guida se sia possibile scattare una fotografia panoramica stando da solo all’interno del magazzino. Mi risponde che l’avrei potuta scattare, ma alla fine del tour e mi avrebbe accompagnato lui.

Finalmente al termine del nostro giro guidato ricordo alla guida che vorrei fotografare l’interno del magazzino. Freddie, questo é il suo nome, mi dice “allright, come with me”. Mi porta al magazzino, apre un lucchetto che chiude la porta d’ingresso e mi dice “accomodati, prendi tutto il tempo che ti occorre”.

Mentre scatto questa panoramica mi trovo dunque da solo all’interno del magazzino C, il più antico della distilleria, datato 1885. Dai piani intermedi di questo magazzino arrivano i migliori whisky di Buffalo Trace. Botti a 360° e un magnifico odore di legno antico. Mi godo per un momento questo istante e poi comincio a scattare. 6 secondi di esposizione per ogni scatto.

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Transumanza

Posted in Valcolla, Whisky on novembre 20th, 2009 by texo

Domenica scorsa ho aiutato gli amici Luca e Flavia nella transumanza delle loro mucche scozzesi da Tesserete a Comano, attraversando il bellissimo bosco di San Clemente. Dopo una prima tratta sulla strada cantonale partendo da Cagiallo e attraversando Tesserete, ci siamo infilati nel bosco subito dopo Vaglio. Un bosco incantevole e ancora tutto decorato dai colori dell’autunno. Trovo veramente fantastico che ancora si faccia la transumanza e che si possa, alle porte di Lugano, avere il privilegio di assistere ad un “rito” così antico. Insomma, ho trascorso un’altra giornata dal sapore tolkieniano e sono tornato a casa stanco dopo una giornata di vero lavoro.

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Infine ieri sera ho celebrato con una certa solennità l’arrivo di una bottiglia di whisky assai speciale, Port Ellen 9th release 30 years old OB.

Port-Ellen-30yr-09

Già solo la confezione merita qualche parola: da un astuccio di cartoncino bianco immacolato ho sfilato questa scatola di cartone nero con un’elegantissima e sobria etichetta didascalica e la scritta “30 Years Old” laccata sullo sfondo nero del cartone. Sfilo il coperchio e sento soffiare un po’ d’aria all’interno, come con i soffietti per il fuoco. Mi sembra di profanare un sepolcro, mi sento come Howard Carter mentre entra nella camera interna della tomba di Tutankhamun e si trova davanti il sarcofago del faraone egizio. Apro dunque il “sarcofago”. Sollevo un cuscino interno di velluto rosso e scopro con emozione, protetta da una morbida fodera anch’essa di velluto rosso, la preziosa bottiglia di questo magnifico whisky.

Così anche Port Ellen ha ora ufficialmente il suo 30 anni. Che dire… 30 anni é una bella età, sono gli anni settanta per questo distillato, 1979 per la precisione. La distilleria chiuse nel 1983. Diageo, azienda multinazionale attiva nel campo delle bevande alcoliche ne é proprietaria e di anno in anno mette sul mercato dei Port Ellen che diventano sempre più rari e sempre più cari. Questo é diventato negli anni un sicuro “cult whisky” da non lasciarsi scappare. E’ la centoventunesima di 5916 bottiglie di Port Ellen del 1979 prodotte quest’anno e sebbene il mercato negli ultimi anni abbia visto l’uscita di diversi Port Ellen da parte di molti imbottigliatori indipendenti, qui ci troviamo alle prese con una bottiglia ufficiale rilasciata dai proprietari della distilleria alla bellezza di 57.7 parti di alcohol per volume totale.

Port EllenPort Ellen distillery

Un paio di antiche vedute della distilleria di Port Ellen

Non ho ancora avuto la giusta occasione per aprire questa bottiglia e gustare questo favoloso distillato torbato. Io sono solito provare ogni bottiglia non appena arriva a casa mia, anche solo per una porzione di centilitro. Devo assaggiare il nuovo whisky e dargli il benvenuto qui tra le montagne ma in questo caso, come in altre rare occasioni, specialmente se si tratta di una bottiglia veramente speciale, mi prendo un po’ di tempo e faccio maturare pure l’attesa dell’assaggio, oppure attendo di essere in compagnia di amici consapevoli con cui condividere questo piacere. Ovviamente non é permesso bere un whisky di questo rango se non si é pienamente consapevoli di ciò che si sta bevendo. Sarebbe uno spreco immenso e una evidente mancanza di rispetto nei confronti di chi ha distillato questo whisky e che ora é probabilmente già morto e sepolto.

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Tolkien, Orata Reale e Trishka

Posted in Musica, Whisky on novembre 7th, 2009 by texo

Oggi per un breve istante mi sono visto protagonista dell’epica tolkieniana quando in serata, con il camino acceso in camera e tutte le luci abbassate mi sono deciso a ridare un’occhiata al primo capitolo della fantastica trilogia di Peter Jackson. Già questo tardo pomeriggio ero sceso nel bosco a raccogliere un po’ di legna. Ci sono dei mucchi oramai stagionati di legna che ho tagliato l’anno scorso, tutti ricoperti di foglie morte che nelle ultime settimane hanno cominciato a cadere dai castagni. C’é un piccolo piano nel bosco sotto casa mia, un luogo in cui si radunano e riposano spesso i cervi. Uno dei miei rifugi prediletti. La nebbia, che avvolge ogni cosa già da questa mattina, rende l’atmosfera rarefatta e suggestiva, le ragnatele sono tutte imperlate d’acqua, il bosco é silenzioso. Si sente solo il fiume giù in fondo alla valle. Io cammino perlustrando il suolo come un animale selvatico i cerca di radici con tutti i sensi tirati, come per amplificare ogni minimo rumore, un ramo spezzato a terra da qualche parte nella nebbia a valle, un uccello che rovista tra le foglie. Sento lo stesso rumore delle foglie che cadono dagli alberi e sbattono sui rami più bassi. Tutto é veramente amplificato.

cime-nella-nebbia

Ma ritorniamo a questa sera. Partono le prime immagini del Signore degli Anelli, io mi avvicino alla mia finestra e la spalanco per dare un’occhiata di fuori. I banchi di nebbia stanno salendo abbastanza veloci, fra un po’ sarà buio, il fuoco del camino mi scalda la schiena ma un’aria fresca e umida entra dalla finestra. Sto cercando di infilare il mio sguardo nei limiti del bosco.

Una voce lenta e mezza sussurrata:

Il mondo é cambiato, lo sento nell’acqua, lo sento nella terra. Lo avverto nell’aria. Molto di ciò che era si é perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricorda…

Per un momento, a sentire queste parole, mi corrono i brividi lungo la schiena. Da un momento all’altro potrebbero sbucare fuori dal bosco i Nazgul, i cavaglieri neri con il loro cavalli spettrali, e io sarei  dunque costretto a  scappare. Questo, come altri rari momenti qui nella mia valle, é un istante in cui tutto scompare e rimango solo io e il bosco. Me lo chiedo spesso, come sarebbe questa valle se tornassi indietro di 5000, 10000 anni. Se non ci fosse il conforto delle strade, delle luci, delle case. Mi immagino questa valle  tutta bosco e basta. Credo che sarei a mio agio comunque. Anzi sicuramente. Io avrei voglia in verità di andare caccia per necessità, di uccidere un altro animale e mangiarmelo, di vivere come una bestia. Mi sentirei a mio agio in una capanna fatta di legna e strame. Mi sentirei bene a girare nei boschi per ore al fine di conquistarmi la giornata.

nebbia

Adesso é trascorsa quasi una settimana, é sabato e il tempo sta cambiando. La nuvole si stanno addensando e da stasera comincerà a piovere probabilmente. Domani sarà dunque un’altra domenica che dedicherò alla rivisitazione tolkieniana. Intanto ho appena terminato una sontuosa orata reale cotta in crosta di sale al forno che mi ha gratificato tantissimo. tony trishka territoryAdesso sto ascoltando il notevole esercizio stilistico di Tony Trischka che con il suo banjo attraversa innumerevoli stili musicali con una sorprendente vena creativa. Sicuramente un grande innovatore dello strumento. Sto ascoltando con attenzione, quell’attenzione che questa musica si merita. La buona musica meriterebbe sempre di essere ascoltata con attenzione e concentrazione. Bisogna sedersi, spegnere le luci e ascoltare. Nient’altro. Magari un bicchiere di whisky, come sto facendo in questo momento: Old Pultney invecchiato 12 anni, dalla costa orientale del nord delle highlands scozzesi. Dalla cittadina di Wick, in riva al mare, questo whisky ne ha preso l’odore e il gusto. Impossibile non accorgersene. Sa proprio di sale di mare questo whisky e non avrei potuto scegliere di meglio per accompagnare l’orata.Old Pulteney12

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Made in Japan

Posted in Musica, Whisky on ottobre 29th, 2009 by texo

Oggi, forse un po’ ispirato dalla lettura di un breve post dedicato ad una bottiglia di Yamazaki Single Malt letto velocemente su un blog abbastanza anonimo, forse grazie all’atmosfera autunnale che offre una paletta di colori spettacolari, ho ritenuto opportuno soffermarmi un momento sulla produzione di whisky nipponico. Spesso quando ne parlo ad amici e conoscenti, la reazione più diffusa é quella della diffidenza. Si pensa che dal paese della plastica e dell’alta tecnologia non possa giungere un prodotto che qui in Europa vanta tradizioni centenarie, un distillato che richiede cura ed estrema pazienza per raggiungere la giusta maturazione. Forse é un po’ snobbata, forse piuttosto sconosciuta ma la produzione di whisky in Giappone, invece, offre al mondo dei distillati assolutamente fantastici. Si tratta pure di una grande produzione. Siamo infatti ben al di sopra dei numeri delle microdistillerie d’Europa (Scozia e Irlanda escluse, ovviamente). Signori, quando parliamo di Giappone parliamo del secondo produttore di single malt whisky al mondo!

Sorseggio di tanto in tanto un paio bottiglie di whisky giapponese entrambe pregevoli. Mi fa sempre molto piacere gustare buon whisky anche non scozzese.

Ero a Edinburgo un paio di anni fa, all’interno del magnifico Royal Mile Whiskies Shop, lungo la strada che sale fino al castello. Karuizawa-Vintage-6978-1992Mi fu proposto un assaggio di Karuizawa Vintage e rimasi veramente folgorato. Non avevo mai provato un whisky giapponese e non sapevo cosa aspettarmi. Temevo di sperimentare un sapore strano, curioso, diverso. Ma io non volevo provare niente di strano, volevo solo provare un buon whisky. Quell’assaggio mi traquillizzò e mi conquistò immediatamente. Si, era diverso, in effetti, ma era un whisky, senza compromessi. Non “abbassavo l’asticella” per poi cercare di trovare cosa c’era di buono in un prodotto mediocre. Niente di questo. Stavo assaporando un whisky maturo, complesso con una storia lunga che solo pochi paesi possono vantare. Ne più ne meno di un buon whisky scozzese.

Il Giappone, inoltre ha il fattore Isola dalla sua parte. L’aria di mare arricchisce diversi whisky giapponesi delle note salmastre e iodiche che si possono sperimentare assaggiando i whisky dell’Islay in Scozia, per esempio. Poi me li vedo i giapponesi, tutti precisi e meticolosi, totalmente fedeli alla loro tradizione che percorrono con precisione maniacale tutte le fasi della preparazione del whisky. Dalla loro indole non può che nascere un buon prodotto.

Malt Whisky Yearbook 2010Sul Malt Whisky Yearbook (l’edizione 2010 é disponibile da un paio di settimane. EVVIVA!) sono consultabili le schede di 10 distillerie, di cui una smantellata e una con produzione interrotta. Diverse distillerie contano una capacità produttiva nell’ordine dei milioni di litri di puro alcohol. Segnalo inoltre un’interessante  mappa delle distillerie giapponesi tratta dal fantastico blog interamente dedicato al whisky del sol levante Nonjatta. Adesso é giunto il momento di assaggiare un goccio di Hakushu Single Malt Whisky invecchiato 12 anni.  Il prossimo acquisto sarà quasi certamente un nuovo whisky giapponese. Ci sono infatti interessanti consigli da parte di Jim Murray. Ora che sto assaggiando il whisky nipponico mi manca solo una buona musica di sottofondo ma non ho proprio idea….

TNT TortoiseIndeciso tra  le “Mule Variations” di Tom Waits e i “Travels” di Pat Metheny ho optato per lo stupefacente TNT dei Tortoise, una intelligente combinazione di rock, minimalismo elettronico e jazz. Un viaggio decisamente ipnotico, una sorta di psichedelia intelligente, colta e consapevole. Ma questo disco é rimasto troppo tempo sui miei scaffali senza che lo degnassi di un ascolto! Mettiamo per un momento da parte i lamenti delle montagne dell’eastern Kentucky e lasciamoci trasportare dall’intelligenza compositiva del sestetto di Chicago.

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Whisky Bible 2010

Posted in Whisky on ottobre 14th, 2009 by texo

whisky-bible-2010booksmall-forekmshopOggi é finalmente arrivata la Whisky Bible 2010 di Jim Murray, la guida di riferimento per ogni appassionato di whisky. Sono curioso di leggere alcune valutazioni di whisky recentemente acquistati ma come sempre la mia attenzione é diretta immediatamente alla classifica dei vincitori per l’anno che arriverà, e grande sorpresa! Lo European Whisky Of The Year é svizzero!

A dirla tutta, Jim Murray aveva addocchiato i whisky svizzeri già da alcuni anni e altre pubblicazioni di diffusione mondiale come il Malt Whisky Yearbook dedicano già da tempo una sezione alla produzione elvetica. In passato il Single Lakeland Malt Whisky di Port, nel canton Berna (Spezialitätenbrennerei Zürcher) si era avvicinato ai primi posti nella “bibbia” del 2008 con 94 punti e avrebbe potuto essere un vincitore sicuro se Murray lo avesse potuto assaggiare in tempo ma questa volta la “bibbia” ci porta ad Appenzell per celebrare assieme questa creatura liquida:

Säntis Malt Cask Strength Peated

Säntis Malt Cask Strength Peated – Edition Dreifaltigkeit

European Whisky Of The Year

96.5 punti

E’ forse superfluo aggiungere che questa magnifica bottiglia ha già preso la strada che la porterà in Valcolla. Esatto… é superfluo dirlo. Inutile aggiungere che fra un paio di giorni lo si potrà gustare accompagnato da un bel pezzo di formaggio e qualche salametto di cervo e cinghiale con buon pane fatto in casa. Ma che lo dico a fare?

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Roscoe Holcomb

Posted in Musica, Whisky on ottobre 11th, 2009 by texo

roscoe-holcombIn questo momento non posso fare a meno di parlare della musica di Roscoe Holcomb. Oramai da qualche settimana non faccio che riascoltare senza sosta la voce stridula, lamentosa e antica di questo minatore, cantante, musicista di Daisy, Kentucky.

Ora comincia a fare fresco qui da me tra le montagne della Valcolla  e come per una strana congiunzione la voce di Holcomb  ci sta tutta con questa valle.Roscoe Holcomb Ma a dire il vero già da qualche tempo io mi diverto a sottolineare quanto Kentucky ci sia in Valcolla. E c’era pure un po’ di Valcolla in Kentucky. Holcomb possiede una timbrica vocale assolutamente peculiare e indissolubilmente legata ai monti Appalachi, un canto dal sapore antico e popolare che John Cohen, amico di Holcomb e membro fondatore della folk band New Lost City Ramblers, definì High Lonesome Sound, che potremmo tradurre in  uno “stridulo lamento solitario”.

Questo timbro vocale mi ricorda assai certi canti lamentosi già ascoltati altrove, come quella specie di lamento funbere che ascoltai nel 2003 nell’arcipelago di San Blas a Panama, sulle isole dei Kuna.

Mi conviene questa voce autentica e originale, un vero canto dall’anima, ma quasi mi dimentico di aggiungere che Holcomb fu pure un ottimo banjo player come pure un bravo chitarrista.

ardbeg-corryvreckanSto infine gustando un paio di centilitri di un whisky speciale, Ardbeg Corryvreckan, che Jim Murray premia con 96 punti su 100 nella sua Whisky Bible del 2009 descrivendolo così: naso, eccellente, corposo, quasi impenetrabile ma con un fumo di torba che comincia a crescere. Gusto, spettacolare con molteplici sfaccettature e innumerevoli personalità. La torba, quasi troppo densa per essere percepita col naso, si apre con una fanfara di fenoli. La sua enormità ha le proporzioni di una cattedrale. Finale lungo con note di zucchero di canna che prolungano l’uscita dell’orzo, ma é l’inconsueto passaggio da uno scudo salmastro alla mocha che distingue questo distillato. Semplicemente fantastico e unico  nella sua enormità senza sforzo.

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Macrolepiota Procera

Posted in Whisky on settembre 30th, 2009 by texo

Ma é o non é una figata girarsi verso la propria finestra, a casa , per ammirare le ultime luci della giornata farsi strada tra i rami degli alberi. Veramente un’esperienza da sottolineare.  Ma cosa ha detto il premier stasera dopo l’annuncio della morte dei soldati italiani a Kabul, ha detto Fuck You! Attentato a Kabul. Tutto spettacolo e intanto le famiglie soffrono e non capiscono bene perché. Ma che cazzo succede a questo mondo, a questa specie vivente. Giusto questo pomeriggio visionavo delle meravigliose fotografie della via lattea, con un fittissimo reticolato di stelle, tantissime. Tantissimi mondi. E con la percezione dell’ immensità nel cuore devo sentire in televisione di questa razza merdosa che si ammazza su questo granello di sabbia senza speranza! Il genere umano é senza speranza.

highland-parkOra avrei solo voglia di trovarmi di nuovo in sospeso, in giro, senza una meta precisa. Non so… Questa é una serata in cui avrei avuto voglia, una volta tornato a casa, di mettermi a scrivere qualcosa di interessante, di ricordarmi dei miei viaggi, del deserto, della fatica e del caldo. Invece adesso sono seduto davanti al computer e l’unica cosa cui riesco a pensare sono i pomodori oramai maturi che penzolano dalle mie piante in giardino, i cavalli del vicino che stanno tranquillamente mangiando l’erba del prato alla destra della mia finestra e io che mi appresto a gustare una buona insalata fresca di orto accompagnata da un paio cappelle impanate di Macrolepiota Procera colta non lontano da casa mia e  conosciuta anche come Mazza di Tamburo. Infine ho deciso di chiudere la serata con le note dolci e asciutte di un grande whisky delle Orcadi, Highland Park aged 30 years. Ecco, diciamolo, questo é veramente il momento che ripaga la mia giornata di lavoro. Un paio di sorsi veramente esclusivi e carichi di storia che mi rimettono in pace col pianeta intero. Adesso non conta più un cazzo. Può succedere qualsiasi cosa sulla terra adesso. Potrebbe cadere un asteroide, potrebbe scoppiare un’ atomica, non mi importa. Sono tutto raccolto in questo mio privato istante e tutto concentrato assaggio questo nettare dopo averlo odorato a lungo. Nose, Taste, Finish, Balance: le quattro fasi di una degustazione pienamente consapevole che in questo momento sto sperimentando. Adesso conta solo il fantastico lavoro di una manciata di persone di una remota isola a nord della Scozia.

frisell-disfarmerCome spesso capita, la mia degustazione é accompagnata dalla musica. Oggi le antiche storie di un’America rurale narrate da Bill Frisell che racconta le fantastiche fotografie di Mike Disfarmer, scattate nella prima metà del 1900 a Heber Springs, Arkansas

Ma questo blog sta diventando sempre più una cronaca liquida dedicata all’ acqua della vita… e alla musica, ovviamente.

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Elmer T. Lee

Posted in Musica, Viaggio, Whisky on luglio 21st, 2009 by texo

Adesso ho proprio bisogno di ribadire che questa giornata é stata fino ad ora perfetta. In questo istante sto a casa di dio in persona. Ho appena concluso una magnifica visita alla distilleria Buffalo Trace e ho pure cominciato a fare i primi scatti panoramici.

Buffalo Trace Distillery

E’ appena passato un vecchiettino che con una voce tremolante mi ha detto: “It looks like you’re doing good“. “Yes sir!” gli ho risposto sorridendo. Sono seduto ad un ristorante nel centro storico di Frankfurt e sto mangiando una deliziosa Soup Of The Day accompagnata da una House Salad mentre mando giù dell’ottima Newcastle. Oggi da Buffalo Trace mi é quasi scesa una lacrimuccia di commozione.

insegna

Mentre con il gruppo ascoltavo le interessanti vicissitudini di questa distilleria, Freddie (la nostra guida) ci ha fatto girare tutti. Alle nostre spalle stava passeggiando lentamente un vecchiettino sostenuto da un bastone, tutto assorto nei suoi pensieri. “Quello signori” ci dice Freddie con una certa solennità “é Elemer T. Lee” Master Distiller storico di Buffalo Trace, uno dei pochi M.D. d’America ad aver avuto l’onore di dare il proprio nome ad un whiskey. “How are you doing today Mister Lee?” dice Freddie. Insomma, mi é passata accanto la storia del Bourbon in quell’istante. Nel pomeriggio ho comperato una bottiglia di Elmer T. Lee Kentucky Straight Bourbon Whiskey firmata da mister Lee in persona, scovata in un bellissimo whiskey shop downtown Frankfurt. Mamma mia che solennità!

woodsongs_stage

Adesso sono le 8 di sera ed in questo istante esco dal Kentucky Theater dove ho appena assistito al fantastico concerto di Neko Case, questa strana rossa vestita con un tubino marrone decorato di gocce arancioni e gialle che canta sempre riverberata perché quello é il suono della voce quando si canta nelle sale da concerto. La serata é stata aperta dal grande Michael Johnathon che seguo attraverso i suoi webcasts da oramai un po’ di tempo.

michael-johnathon

E’ curioso, ma se oggi sono in USA é proprio grazie al Woodsongs Old-Time Radio Hour. Qualche mese fa stavo navigandone il sito internet e leggevo che era possibile sostenere lo show, che é interamente organizzato da volontari, diventando “Radio Partner”. Sul momento pensai che fosse semplicemente una bella idea sostenerli. Scoprii in seguito che la sottoscrizione mi dava diritto a 2 entrate gratuite allo show per uno qualsiasi dei concerti che si terranno durante l’anno. Passano un paio di settimane e ricevo a casa la mia tessera di Partner con due CD e una maglietta. Poi dopo qualche giorno mentre assaggio un ottimo Thomas H. Handy, guardo fuori dalla finestra di casa mia, i cavalli stano pascolando. “Sembra Kentucky” penso. “Bourbon Whiskey e cavalli = Kentucky. Un’equazione semplicissima da risolvere.  “Ma vaffanculo, io vado in Kentucky a riscuotere il mio show. 10 minuti dopo avevo un biglietto aereo e oggi mi trovo a Lexington.

Ho già comprerato 3 bottiglie di Bourbon che mi accompagneranno tutto il viaggio ma domani mi procuro un ottimo Knob Creek di pronta beva che mi augurerà sempre la buona notte.

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