Lo zio Jesse é arrivato in Valcolla

Posted in Whisky on Maggio 6th, 2010 by texo

Mi ricordo che da più giovane una delle mie serie televisive preferite era “The Dukes of Hazzard” o più semplicemente Hazzard (come la chiamavano nella versione italiana). I salti che faceva il Generale Lee non li avevo mai visti fare da nessun altro. Poi senza dubbio c’erano le gambe di Daisy Duke, mamma mia! Continuano a turbarmi pure adesso. Con quei jeans stretti… La vera Daisy, comunque, Catherine Bach e non la bambola-gonfiabile-Jessica-Simpson nel remake del 2005. Poi c’erano Bo e Luke, per un qualche motivo sempre inguaiati e infine lo zio Jesse.

Eh, si, Uncle Jesse, me lo vedo col suo barbone bianco  mentre prepara i suoi barattoli di whiskey clandestino che poi Bo e Luke andranno a consegnare.

Moonshine é il nome solitamente utilizzato in America per definire il prodotto di una distillazione illecita. Si tratta quasi sempre di un distillato giovanissimo che non viene invecchiato in botte a causa della sua natura clandestina. Lo si distilla e lo si distribuisce velocemente. L’ho visto in diversi film ambientati nell’Appalachia, spesso distribuito in grossi barattoli di vetro come quelli delle conserve, con il tappo a vite.

Dunque, dicevo, lo zio Jesse é arrivato in Valcolla! Ha attraversato l’oceano e si é fatto tutta la strada a bordo del Generale Lee su fino in cima a questa valle, trasportando la sua cassetta di legno anch’essa dall’aria assai clandestina. Ho davanti a me questo barattolo (ovviamente non clandestino) e muoio dalla voglia di provare quella che potrebbe essere definita come una “Grappa del Kentucky”. Sono sempre stato incuriosito dai new spirits come quello di Kilchoman (1 mese) oppure il White Dog di Buffalo Trace, entrambi però solo anteprime di quello che sarà lo stesso distillato dopo qualche anno di maturazione in botte.

Il Georgia Moon Corn Whiskey, distillato dalla Johnson Distilling Company é invece un prodotto finito, molto più leggero per quanto riguarda il tenore alcolico, 40% vol./alc. Non gliene fotte della botte! Lui é subito disponibile, é di pronta beva e serve unicamente per sballare e diventare leggeri e rotondi in un attimo. Non lo si serve nello sniffer come si fa con i più pregiati scotch whiskies, anzi, probabilmente nutre pure un po’ di antipatia per i suoi parenti europei un po’ troppo aristocratici. In effetti una prima constatazione balza alla mia attenzione immediatamente: é praticamente impossibile versarselo in un bicchiere per un primo assaggio senza fare un lago di whiskey sul tavolo. Ma come faccio a versarmelo? Mi si accende una debole lampadina ad incandescenza nella mia testolina! Prendo la pipetta per l’allungo d’acqua che uso ogni tanto con i cask strength e il gioco é fatto. Mi verso  un paio di centilitri nello sniffer. Lo so, sarebbe stato forse più appropriato berselo a canna direttamente dalla whisky jar. Lo faccio poi girare qualche secondo per liberare gli esteri e vedere quale effetto mi procurano. Butto dentro il naso, chiudo gli occhi  e inspiro. La prima sensazione, immediata, senza riflettere troppo e lasciando parlare solo i miei sensi, mi dice che sto annusando una grappa di vinaccia, come al grotto, dopo aver mangiato polenta e brasato e bevuto litrate di vino a conto già pagato con l’oste che offre un bicchierino per riordinare la digestione. Si, é decisamente lo stesso profumo, non sento il whiskey qui dentro, o meglio, la maturazione in botte (assente in questo caso) fa probabilmente la differenza in tutti gli altri casi.

Se mi avessero messo davanti tre grappe e questo whiskey, probabilmente non sarei riuscito a scovarlo.

L’ assaggio é veramemnte leggero e abbastanza delicato, non molto strutturato. Magari qualche grado d’alcohol in più avrebbe reso l’esperienza un po’ più intensa, ma forse questo non é il punto.

Recentemente mi son letto in rete qualche commento di degustazione in merito a questo giovane spirito. Molti lo stroncano senza pietà accompagnando l’assaggio con agettivi che vanno dal rancido al fetido…  Calma! Calma! Eccheccazzo… Ma é possibile? Non avete mai bevuto nient’altro che Single Malt Scotch Whisky nella vostra vita? Questo non é un Single Malt di 10 anni, non é nemmeno un malt whisky. Non ci sono alghe, aria salmastra o fumi di torba a caratterizzarlo, non c’é il sudore e la pazienza degli artigiani scozzesi o il puntiglio e la grazia dei giapponesi. E’ semplicemente una curiosa esperienza che viene offerta a chi é ancora disposto a sperimentare qualcosa che, anche se  obbiettivamente non fa trasalire – non suonano le campane a festa dopo un assaggio di Georgia Moon – da delle risposte alla curiosità che vi prendeva quando al cinema eravate un po intrigati dagli strani barattoli che si contrabbandavano nel sud est degli Stati Uniti, oppure quando Bo e Luke scappavano con il Generale Lee pieno di Moonshine, inseguiti da Rosco P Coltrane e Enos Strate. Ecco questa é l’occasione giusta per colmare questa lacuna:

Georgia Moon Corn Whisky?

Visto e provato.  Next?

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