Wurlitzer

Posted in Whisky on aprile 15th, 2010 by texo

Porcaputtana com’é tutto giallo in questo momento. “Vaya Con Dios” canta Mary Ford sulla chitarra di Lester Paul, al secolo Les Paul, si proprio quel Les Paul. Un raggio di sole entra obliquo, abbastanza caldo dalla finestra in questa sera di primavera dell’anno 2010 (ancora fatico a scriverlo correttamente). Sto fissando una parete di questa camera ed é come se vivessi in un JukeBox degli anni 50 adesso. Casa mia suona come un Wurlitzer con le bollicine. Pazzesco! Ci vorrebbe un hamburger questa sera ma non posso, cazzo. Sono prigioniero del tofu, dell’insalata e dei cibi bio in generale. Ma che cazzo di dieta sto seguendo? Ma é bellissimo questo sole obliquo! Un giallo fatto solo per disegnare i muri e le cose. Questo é un sole estremamente vecchio. Quello che picchia sui muri della mia camera  é un sole vecchissimo. Si porta dietro tutta questa musica e questa atmosfera rarefatta da vacanza anni 50, con famiglia e cane al seguito, tutti pigiati in una station wagon con pannelli di legno ai lati mentre si percorre la Route 66 alla ricerca di un bel motel.

Domenica 11 aprirle e questa mattina nevicava furiosamente quassù a casa mia. Oggi ho trascorso una sana giornata all’insegna del giardino. Ho trasportato 10 quintali di legna a braccia, ho estirpato e trapiantato piante e ora giaccio come una merda, tutto dolorante. Non posso che offrirmi un nuovo entusiasmante assaggio. E’ finalmente giunto a casa mia un altro whiskey al quale do la caccia da un po’ di tempo. Sto assaggiando lo Stranahan’s Colorado Whiskey Batch 20, Alc./Vol. 47. Il primo whiskey prodotto in Colorado e già ampiamente incensato dal mondo del whisky. Prodotto con orzo delle Rocky Mountains questo é un whiskey di malto che si sposta dunque dalla tradizione americana focalizzata sul bourbon. Il gusto rimane comunque vincolato all’orbita bourbon. Sarà pure prodotto in Colorado ma il gusto mi trasporta immediatamente in Kentucky. Dolce, denso, zucchero caramellato, banana e vaniglia sono i sapori dominanti di questo giovanissimo whisky: da un minimo di 2 fino a 5 anni. Sembra decisamente più vecchio degli anni che porta e si tratta di uno di quei whisky per i quali un assaggio non é abbastanza. Questa é sicuramente una pregevolissima produzione che mostra come le piccole distillerie oggi possano competere con i più grandi protagonisti del mercato: puntando sulla qualità si vince sempre.

La Scozia é da un’altra parte ma qualcosa in questo whisky la richiama inequivocabilmente. Sono sempre stato piuttosto scettico nei confronti di whisky troppo giovani e  anche se molte piccole distillerie si trovano nell’urgenza di produrre  whisky molto giovani per  cominciare a coprire le spese degli investimenti iniziali, in questo caso  lo Stranahan’s non ha bisogno di altro tempo. E’ perfetto così! Incredibile. Solo due anni e  qui c’é già tutto.

L’etichetta riporta una nota scritta a mano: “listening to Emmett Miller

Mi piace l’idea che presso la distilleria ci si senta in dovere di comunicare che si ascolta una certa musica mentre si prepara la mia bottiglia.

Io, d’altro canto, ascolto quasi sempre musica mentre assaggio un whisky e quindi vi dico che Going, Going Gone cantata da Robin & Linda Williams é la mia scelta in questo momento ed é facilissimo immaginarmi da qualche parte sui monti appalachi con i prati che trasudano odore di verde  in un quadro che si completa se mi immagino Rosco Holcomb vecchissimo, senza denti che si lamenta col suo banjo, seduto sulla sua veranda.

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Colorado

Posted in Deserto on luglio 25th, 2008 by texo

E’ notte, stiamo correndo lungo una strada deserta in Colorado. Abbiamo appena superato il Douglas Pass. La selvaggina cerca il suicidio ogni 10 minuti sotto un cielo stellato che se ne fotte. IL CIELO SE NE FOTTE! Rallentiamo nell’oscurità. I fari illuminano il cervo morto in mezzo alla strada. Ci fermiamo. Mi avvicino per controllare. Afferro con forza le quattro zampe – due per mano – e lo trascino via. Il sangue disegna la strada. Si riparte e in un paio d’ore arriviamo a Rangely. Manny non ci aspetta che per la settimana prossima. Grande sorpresa! Andiamo a rifornirci di birra e whiskey da un benzinaio. Allevio la fame con un burrito cotto al micro-onde. Il neon mi buca il cervello, lo vedo vibrare e ho la testa pesantissima. Sono stanco e moderatamente ubriaco e ho ancora poche energie residue. Manny ci porta a casa di Han che ci offre un divano e un paio di materassi buttati a terra. Poi i miei ricordi sono “Pitch Black” fino alla mattina seguente.


Appena svegliati facciamo colazione con l’immancabile litro di caffé, ciambelle, waffles ricoperti di merda e altre curiose cibarie. Manny arriva a bordo della sua Mustang blu e andiamo tutti assieme a raccogliere Bill (chiropractor) che sta curando un cacciatore con la sciatica che si é fatto accompagnare dalla mamma. Bill chiude lo studio e andiamo assieme a rifornirci di cartucce di ogni genere per fucili e pistole di diversi calibri. Ancora una breve sosta per riempire il tank dell’acqua (a casa di Bill non c’é acqua corrente). Partiamo infine e ci dirigiamo verso il deserto con pane, prosciutto, formaggio, un Remington 870, una Colt 44 Magnum e altre 4 pistole.
Trascorriamo il pomeriggio a sparare ad ogni cosa nella desolazione dell’alto deserto. La polvere si alza e il frastuono spacca il silenzio in un’atmosfera surreale mentre noi, presi da uno strano raptus, svuotiamo un caricatore dopo l’altro.

mp3: We Are From The Desert

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