Posted in Cibo, Panorama on luglio 13th, 2010 by texo
Gironzolando di mattina per le strade strette del centro di El Puerto de Santa Maria in cerca di dentifricio e spazzolino da denti mi sono imbattuto in questo magnifico mercato coperto a forma di mezzaluna. Sono stato immediatamente calamitato dal girone del pesce in cui i commercianti preparavano i loro banchi e le donne del paese cominciavano ad affluire per fare le spese. Dopo qualche chiacchera con i pescivendoli ho scattato questa panoramica che ora mi fa venir voglia di pranzare in riva all’oceano.
Ok, il momento é giunto, dopo una pizza gratificante si, ma fondamentalmente deludente, come alimento intendo, intrinsecamente sbagliata pressoché sempre. E’ giunto il momento di ricordare i quattro magnifici giorni passati in Andalusia la settimana scorsa. Parto non a caso da una considerazione che si allaccia al mondo della gastronomia perché il cibo é stato uno degli aspetti fondamentali sui quali abbiamo focalizzato la nostra attenzione.
Durante i quattro giorni trascorsi nel sud della Spagna mai mi sono sentiro cosi “stuffed” come dopo quest’ultima pizza. Ma come é possibile? Venerdì scorso alle 13 e 30 siamo entrati nella migliore taperia di Jerez, il Bar Juanito, dove la cameriera ispanico-russa arriva al nostro tavolo dicendoci: “Vi porto delle tapas e quando ne avete abbastanza mi dite basta?” Siamo usciti alle 17 e 30 e io mi sentivo sazio ma comunque leggero nonostante le 14 portate, le due bottiglie di vino e un Pedro Ximénez di chiusura (viene giù come catrame questo liquido).
Ma torniamo a giovedì 13 maggio 2010:
Questa mattina levataccia da suicidio alle 02 e 50 per essere pronto per la partenza. Raccolgo gli altri compagni di viaggio lungo la strada e si parte verso Malpensa senza intoppi. Giunti in aeroporto però ci attende una coda bovina costante ad ogni tipo di sportello, controllo, bancone, imbarco.
Ora sull’aereo mi sto pregustando mentalmente le delizie dell’Andalusia che tra poco assaggerò. Sono stanco come la merda, ma quella stanca, che esce dal culo e resta li inerte, appesa nell’attesa di un’oscillazione che la faccia cadere.
2 considerazioni birrose, vol./alc. > 5
Guantanamera é il ballo di Mohammed.
A Gibilterra c’é un MacDonald’s in cui fanno degli ottimi Mac Macac.
Strana la vita, cazzo! Sto bevendo una pinta di John’s Smith all’Horseshoe Pub di Gibraltar. Poi una veduta veramente imperdibile dalla Rocca (una delle due colonne d’Ercole in pratica) E’ strana la sensazione che si ha vedendo l’Africa dall’altra parte dello stretto, vicina, li davanti ai miei occhi.
Questo continente enorme sempre lontanissimo, in ogni senso, qui mostra il coppino all’Andalusia. Ci potrei andare a nuoto.
Seguiamo la costa e risaliamo dalla parte atlantica della Spagna del sud. Il paesaggio é puntellato di gigantesche creature metalliche a tre braccia che girano vorticosamente.
Ci fermiamo a Bolonia sul mare per dare avvio al rituale che ci accompagnerà per i prossimi giorni. TAPAS !!! boquerones, puntillitas, cazon e birra Maho. Ora si parte in direzione di Puerto de Santa Maria.
2 pensieri sciolti:
Vergine ma troia! La grande contraddizione maschile…
Macchie oculari, pitiriasi rosea di Gibert e sovrapproduzione di bilirubina
Quindi Sevilla:
Liveliness is the magic word for tonight! Che botta di vita questa magnifica notte a Sevilla mentre aspettiamo di assistere ad un ballo di Flamenco alla Carbonería. Le strade del canto ci hanno offerto tutto quello che potevo desiderare questa notte.
Prima Vino de Naranja, caracoles e carne macha, adesso Agua de Sevilla, un caraffone pieno di una bevanda alcolica tutta ricoperta di panna da mescolare con questa ballerina vestita di rosso che si muove anguillesca, alzandosi la gonna, pestando i piedi a ritmo e puntando fuori i seni, coi capelli neri, ricci, lunghi e un volto che soffre sulla musica.
Sincopi, cambiamenti di ritmo, anticipi spettacolari, la gonna rossa che vola e il Gypsy King che canta sotto, tirando la voce.
PA – PO – PA – PO – PA – PO
TA – TA – TA – TA
PAK ! - PAH !
Lui che seduto la guarda:
Quiero besarte, quiero carezarte
Porno vestito, da camera. Un bel petto mostrato con proudness. BRAVISSIMA!!! Tetta sofferta, orgoglio. TAK! Orgoglio, passione e ritmo, poi alcohol e questo porno da camera. Intanto c’é una bella senegalese con ottimo scorcio mammario dall’altra parte del palchetto mentre la ballerina si sta caricando come una dinamo e io mi sento totalmente infinito e mondiale questa notte.
Pensierini schizzati:
Il reggae é flamenco marihuana-revisited
Quando la mucca ti punta
Inoltre portiamo a termine una fantastica visita alla Bodegas Tradición di Jerez de La Frontera dove io mi riappacifico con lo sherry che la sera prima mi aveva un po’ deluso. A El Puerto de Santa Maria, durante una luminosa e movimentatissima sagra di paese avevamo bevuto esclusivamente Sherry Fino di fattura mediocre probabilmente ed ero rimasto abbastanza deluso da questo gusto poco aromatico di vino quasi posso, insipido e a tratti pure sgradevole. Nella cantina della Bodegas Tradicion abbiamo invece gustato dapprima direttamente dalle botti poi in un elegante salottino da degutazione tutta la gamma della produzione di casa: Amontillado, Oloroso, Palo Coratado, Pedro Ximenez, Brandy Gold e Brandy Platinum e adesso sono di nuovo in pace.
Grande serata gastronomica all’ Hotel Froda di Gerra Verzasca con grandi discussioni deliranti dalle quali ho rubato qualche riflessione totalmente slegata che ora mescolerò con il menù sopraffino che Lorenzo ci ha preparato:
Vol-au-vent con ripieno al pesto e gamberone gigante
… dopo quattro bianchibisogna sempre ricordarsi di caricare di coriandolo…
Capasanta, Triglia e Speck
… ho una certa preferenza per l’RGB 000 …
Terrina con Sushi di Trota affumicata e pistacchi in salsa di carota e Sel de Guérande
… ci sono delle popolazioni che fondalmente non hanno voglia di far fatica e sottolineo fondamentalmente …
Crema di Topinambur e spiedino di salmone
… mi sembrava strano che sull’album Panini ci fosse una pagina celebrativa della nazionale svizzera di calcio …
Ravioli alla coda di bue
… insomma, un incrocio tra bianchi, rossi e neri tra 400 anni. Proprio quello che voleva Hitler …
Chateaubriand di tonno rosso
… Dai Marc, bevi il thè …
Zabaione gelato, frutto della passione, kiwi, rabarbaro, fragole e ananas
… fatti una sabbiatura del palato, così non russi …
Formaggio della Verzasca con 4 tipi di pepe
… il matrimonio é un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in istituto? …
Posted in Cibo, Whisky on gennaio 27th, 2010 by texo
Oh, ma che serata magnifica il sabato appena trascorso. A casa di amici a gustare un’ottima cena a base di pesce. Nel dettaglio una coppia di magnifici branzini sdraiati su un letto di patate, pomodorini, cipolle, rucola, funghi e altre deliziose cibarie. Come sempre si beve ottimo vino mentre con Pat si cerca ri ripercorrere la lunga storia delle morti eccellenti nel mondo della musica degli ultimi cinquant’anni: da Jimi Hendrix a Janis Joplin, da Frank Zappa a Bon Scott. Ce li ricordiamo praticamente tutti, li abbiamo ascoltati tutti e ancora oggi alcuni di essi fanno parte degli ascolti ricorrenti.
A fine serata una divertente ricostruzione di un ipotetico atterraggio turistico in centro Mogadiscio. Atterraggio in stile Black Hawk Down di un non meglio precisato turista in tutina D&G e trolley Mandarina Duck ad un incrocio impolverato nel centro di Mogadiscio. Secondo delle recenti valutazioni raccolte dai giornalisti Borga, Fagotto e Musumeci, la sopravvivenza di un bianco senza scorta nel centro di Mogadiscio va dai 3 ai 5 minuti, dopodiché o si é morti o nelle mani delle milizie. Ecco dunque che in questo simpatico contesto atterra il nostro turista in tutina con l’iPod in mano e le cuffiette bianche che penzolano dalle spalle. La strada é deserta e il nostro ignaro turista efebo si guarda intorno un po’ intimorito. Estrae dalla tasca il suo iPhone orgogliosamente custodito in un’astuccio Swarovski Wild Cat, lo alza al cielo in cerca di campo, facento un paio di giri su se stesso. “Non c’é campo, cazzo. Ora come faccio a trovare un albergo? Aspetta che chiedo a quei colorati indigeni che si stanno avvicinando. Magari mi possono dare un passaggio a bordo del loro pickup.” Si avvicinano dei guerriglieri con il volti coperti dalla kafia, a tracolla portano delle pesanti sciarpe di proiettili e imbracciano dei Kalashnikov.
“Hi, excuse me! I’m looking for a Hotel? Do you know where I can find a hotel?“
Grassissime risate ci hanno colto e occupato per diversi minuti mentre brindavamo con un interessante Bladnoch cask strength, uno dei pochi whisky delle lowlands scozzesi.
E restando in tema sono colto in questo istante da una voglia irrefrenabile di acquistare una bottiglia di whisky. Non so ancora con precisione dove spingermi, forse in Giappone questa volta. L’ultimo numero di Whisky Magazine da ottimi punteggi e valutazioni ad una bottiglia di Yamasaki. Sto anche consultando la preziosa Score Card in pdf del sito dei Maniaci del Whisky.
Segnalo inoltre questo interessante video di Laphroaig TV. Un po’ di sana degustazione di Bourbon e Scotch Whisky. Filmato presso la distilleria di Maker’s Mark, in Kentucky, che fornisce a Laphroaig le botti usate per la maturazione del proprio bourbon. Spesso ci si domanda dei rapporti che corrono tra produttori scozzesi e americani. Questa degustazione incrociata é il perfetto esempio di un’ottima collaborazione e stima reciproca.
Posted in Cibo, Panorama on gennaio 19th, 2010 by texo
Queste sono alcune delle panoramiche scattate sabato e domenica in Toscana durante un weekend quasi interamente dedicato al cibo e alla musica. Mi restano alcune belle immagini, interessanti chiaccherate con amici e un magnifico olio super-artigianale con il quale entra ora a far parte del mio bagaglio gastronomico la Fettunta, fantastico antipasto delle campagne toscane a base di pane tostato spolverato di sale e pepe e bagnato d’olio d’oliva, possibilmente di prima spremitura. Una bruschetta, direte. Forse, ma in verità altro.
Ma quanto é buono questo nuovo beef jerky? Me lo chiedo veramente. Sto gustando una fantastica carne con un gusto lunghissimo. Devo confessare che rispetto al precedente post sulla carne impacchettata USA qui ci troviamo su un altro pianeta. Sto assaggiando il Black Pepper Beef Jerky di beefjerky.com e credo di gustare uno dei migliori jerky mai assaggiati. Se chiudo gli occhi mi vedo mentre guido da qualche parte in USA, perso nel nulla, col deserto tutt’intorno e un po’ di musica appropriata nelle orecchie.
Questo jerky é arrivato in due versioni, Black Pepper Beef Jerky e Hot Red Pepper (Ring of Fire). Il primo, come già detto é assolutamente perfetto. I tagli di carne sono generosi e la consistenza é perfetta. Non si tratta di uno snack che divori in un secondo. Questo jerky si lascia trastullare per un momento. La marinatura rilascia a lungo i suoi aromi e il pepe da quel kick necessario (come direbbero dall’altra parte della grande pozza).
La Red Hot Pepper invece richiederebbe un capitolo a parte. Veramente aggressiva. Il tipico snack per le prove di coraggio durante le serate tra amici, quando il vino o la birra ti fanno superare la soglia della comprensione e ti fanno entrare nel regno dell’incoscienza. Fin troppo piccante. Occorre pulirla un poco, rimuovendo l’eccesso di peperoncino assassino e i bocconi diventano assai appetibili. Si tratta comunque sempre di roba per stomaci forti.
Mamma mia però, che voglia di bere whisky che mi é arrivata adesso, tutta d’un tratto, incontenibile.
Va bene, mi arrendo e apro una bottiglia speciale. Non capita spesso di poter gustare un whisky di 38 anni ma é quello che sto facendo in questo momento. Old Pultney di Gorgon & MacPhails distillato nel 1970 e imbottigliato nel 2008. Uno dei grandi acquisti ritornati a casa con me dopo il mio soggiorno scozzese. Sono fiero di questa bottiglia! 43% di volume d’alcohol per questo delicato whisky del nord delle Highlands scozzesi. Tutti questi anni nel legno lo hanno ingentilito ma le alghe e il gusto salmastro del porto di Wick sono ancora presenti in questo distillato che mi accoglie con i gusti di un bel cesto di frutta. Per l’occasione recupero un disco di Pat Metheny finito troppo velocemente tra i CD del mio scaffale. One Quiet Night é un ritorno alle atmosfere semplici e morbidissime che una semplice chitarra e un microfono possono offrire. Che immagini di campagna! Malinconia! Autunno! E questo whisky che sintonizza anche il mio gusto e il mio olfatto sulla stessa lunghezza d’onda del mio udito… Non male, tre sensi su cinque completamente devoti all’ ascolto di Metheny!
Ma come ho fatto a dimenticarmi di includere in questo blog un tag interamente dedicato al Beef Jerky, la carne secca a tocchi che viene venduta alle pompe di benzina in America. Non me ne capacito. Se c’é un prodotto che non manca mai in auto quando viaggio in USA, quello é proprio il Beef Jerky. Ne compero sempre a chili. Pacchettoni sparsi un po’ ovunque in auto, sul cruscotto, sui sedili, nelle borse. Ad ogni sosta presso una gas station, assieme al pieno di benzina ripeto sempre lo stesso rituale: l’acquisto di nuova Jerky per farmi la scorta da viaggio. Ci sono pacchi di tutte le dimensioni, jerky di tutte le forme, gusti, marinature, consistenze. I grandi marchi nazionali, produzioni locali, il jerky fatto in casa acquistabile al pezzo che fa bella mostra di se in grossi barattoloni di vetro come si faceva un tempo con le caramelle o le gomme da masticare. Teriyaki, Peppered, Original, Smoked, a grosse fette, a strisce, a bocconcini, sbriciolato in scatolettine rotonde, da masticare un po’ come si fa con il tabacco. Ne trovi di carne morbida e poco impegnativa – due morsi e l’hai già ingoiata – oppure quella dura, fibrosa, a mo’ di copertone d’automobile che richiede una certa applicazione e perseveranza. La potresti anche masticare per ore se volessi, non si consuma.
Il fatto é che al ritorno da ogni mio viaggio ne porto a casa qualche pacco che però dura giusto il tempo di qualche birra bevuta durante le serate tra amici. Infatti credo che ci siano pochi alimenti al mondo, e non sto esagerando, che si sposano così alla perfezione con la birra.
Beef Jerky chiama Birra!
Quest’anno ne ho portato qualche assaggio al lavoro e subito la passione si é diffusa come una pandemia. Tutti sono stati contaminati dalla Jerky Pandemy e così si é deciso di cercare dei canali attraverso i quali poterlo ordinare. Qualche settimana fa abbiamo infine deciso di fare partire la prima comanda test per verificare l’affidabilità dell’azienda alla quale ci siamo rivolti e soprattutto per testare la qualità del prodotto. Ci siamo trovati tutti concordi sul fatto che il Peppered Beef Jerky é la carne con la marinatura che più ci conviene. Ieri ci sono arrivati 2 Kg di Beef Jerky ordinata dalla britannica Wildwest Beef Jerky. Il loro Beef Jerky é prodotto in Uruguay da un’azienda americana, con carne del posto.
Ne abbiamo ordinate due qualità, Traditional e Peppered. Entrambe sono abbastanza dolci e morbide. La Peppered piace molto a tutti. Ha una consistenza abbastanza morbida (troppo per i miei gusti, ma come primo tentativo non c’é male), condita da buon pepe nero con un gusto abbastanza dolce che arriva subito. La traditional invece risulta ancora più morbida della Peppered, con un gusto più lungo però che rilascia un piacevole pizzicore che si apre sul finale. Il pepe di cayenna fa un buon lavoro per mantenere interessante il finale.
Sto parlando di questa carne come se stessi facendo una degustazione di whisky! Ma é proprio così, la potrei descrivere declinando l’assaggio in base al profumo, al gusto dopo il primo assaggio, al bilanciamento aromatico, al finale più o meno lungo e comunque anche alla consistenza della carne che in questo caso risulta essere determinate.
Qui tra di noi abbiamo ora deciso solennemente di dedicare di tanto in tanto un po’ del nostro tempo alla degustazione di Beef Jerky. Diffideremo però del Jerky invecchiato 30 anni.