Gyokuro

Posted in Senza categoria on dicembre 3rd, 2009 by texo

A questo punto corro veramente il rischio di calarmi al 100% in un nuovo mondo, catturato da una nuova passione.
Se scrivo Gyokuro in un primo momento vi chiederete “ma che sta scrivendo questo?” poi vi si accenderà una lampadina nelle testoline: “Ah! Sarà il nome di un nuovo whisky appena scoperto. Se solo si dedicasse un po’ di più alla Scozia senza andare a rovistare tra i distillati d’estremo oriente”. Va bene, mi fermo subito e vi rivelo che non si tratta nè di whisky, nè di un mostro giapponese nè di una curiosa pratica sessuale orientale bensì di thè. Ebbene si, quella pianta seccata con la quale si fa un’infusione in acqua calda.

Vi chiederete ancora “ma che c’entra col deserto, con la musica, con il viaggio?” Niente. “E con il vuoto?” Ma che ne so. “E allora perché ne parli?” Non ne ho idea in verità.

Sabato scorso sono andato, come capita spesso in autunno, dal mio fornitore di thè a fare scorta di Sencha, il thè di facile beva per eccellenza e un po’ di thè al gelsomino. Io sono un grande bevitore di thè nel senso che ne bevo in grande quantità ma non sono un grande conoscitore. Prima di uscire dalla bottega penso che avrei bisogno di un altro thè da aggiungere ai miei acquisti e sento il negoziante fare il nome di questo thè. “Prendo anche un sacchetto di quello” gli dico subito. “Oh, Gyokuro! questo é veramente un thè speciale.” I giapponesi bevono il Sencha come thè di tutti i giorni ma nelle occasioni speciali bevono questo thè dal profumo delicato e curioso, almeno per il mio olfatto che non é abituato a questa gamma di odori.

gyokuro

Mi racconta che il Gyokuro viene coltivato all’ombra, perlomeno nelle settimane precendenti la raccolta in modo da innescare una sovrapproduzione di clorofilla che rende questo thè di colore verde intenso e di gusto più dolce e meno tanninico. Dopo un po’ di navigazione raccolgo diverse informazioni interessanti e utili in merito a questa pregiata bevanda. E’ importante non usare acqua bollente ma raffreddata a 60°C percui una pratica corretta consiste nel far bollire l’acqua necessaria che viene poi versata nella teiera per farla raffreddare. Dalla teiera passa alle tazzine in modo da poterla raffreddare ulteriormente. A questo punto possiamo mettere le foglie di Gyokuro nella teiera dopo averla opportunamente asciugata. Rimettiamo infine l’acqua nella teiera, copriamo e aspettiamo un minuto e mezzo. Ora il thè può essere servito. In Giappone il Gyokuro viene bevuto in minuscoli bicchieri come se si trattasse di un pregiatissimo distillato che deve essere centellinato.

Aggiungo con piacere questo nuovo rito alla mia consumazione di liquidi.

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Made in Japan

Posted in Musica, Whisky on ottobre 29th, 2009 by texo

Oggi, forse un po’ ispirato dalla lettura di un breve post dedicato ad una bottiglia di Yamazaki Single Malt letto velocemente su un blog abbastanza anonimo, forse grazie all’atmosfera autunnale che offre una paletta di colori spettacolari, ho ritenuto opportuno soffermarmi un momento sulla produzione di whisky nipponico. Spesso quando ne parlo ad amici e conoscenti, la reazione più diffusa é quella della diffidenza. Si pensa che dal paese della plastica e dell’alta tecnologia non possa giungere un prodotto che qui in Europa vanta tradizioni centenarie, un distillato che richiede cura ed estrema pazienza per raggiungere la giusta maturazione. Forse é un po’ snobbata, forse piuttosto sconosciuta ma la produzione di whisky in Giappone, invece, offre al mondo dei distillati assolutamente fantastici. Si tratta pure di una grande produzione. Siamo infatti ben al di sopra dei numeri delle microdistillerie d’Europa (Scozia e Irlanda escluse, ovviamente). Signori, quando parliamo di Giappone parliamo del secondo produttore di single malt whisky al mondo!

Sorseggio di tanto in tanto un paio bottiglie di whisky giapponese entrambe pregevoli. Mi fa sempre molto piacere gustare buon whisky anche non scozzese.

Ero a Edinburgo un paio di anni fa, all’interno del magnifico Royal Mile Whiskies Shop, lungo la strada che sale fino al castello. Karuizawa-Vintage-6978-1992Mi fu proposto un assaggio di Karuizawa Vintage e rimasi veramente folgorato. Non avevo mai provato un whisky giapponese e non sapevo cosa aspettarmi. Temevo di sperimentare un sapore strano, curioso, diverso. Ma io non volevo provare niente di strano, volevo solo provare un buon whisky. Quell’assaggio mi traquillizzò e mi conquistò immediatamente. Si, era diverso, in effetti, ma era un whisky, senza compromessi. Non “abbassavo l’asticella” per poi cercare di trovare cosa c’era di buono in un prodotto mediocre. Niente di questo. Stavo assaporando un whisky maturo, complesso con una storia lunga che solo pochi paesi possono vantare. Ne più ne meno di un buon whisky scozzese.

Il Giappone, inoltre ha il fattore Isola dalla sua parte. L’aria di mare arricchisce diversi whisky giapponesi delle note salmastre e iodiche che si possono sperimentare assaggiando i whisky dell’Islay in Scozia, per esempio. Poi me li vedo i giapponesi, tutti precisi e meticolosi, totalmente fedeli alla loro tradizione che percorrono con precisione maniacale tutte le fasi della preparazione del whisky. Dalla loro indole non può che nascere un buon prodotto.

Malt Whisky Yearbook 2010Sul Malt Whisky Yearbook (l’edizione 2010 é disponibile da un paio di settimane. EVVIVA!) sono consultabili le schede di 10 distillerie, di cui una smantellata e una con produzione interrotta. Diverse distillerie contano una capacità produttiva nell’ordine dei milioni di litri di puro alcohol. Segnalo inoltre un’interessante  mappa delle distillerie giapponesi tratta dal fantastico blog interamente dedicato al whisky del sol levante Nonjatta. Adesso é giunto il momento di assaggiare un goccio di Hakushu Single Malt Whisky invecchiato 12 anni.  Il prossimo acquisto sarà quasi certamente un nuovo whisky giapponese. Ci sono infatti interessanti consigli da parte di Jim Murray. Ora che sto assaggiando il whisky nipponico mi manca solo una buona musica di sottofondo ma non ho proprio idea….

TNT TortoiseIndeciso tra  le “Mule Variations” di Tom Waits e i “Travels” di Pat Metheny ho optato per lo stupefacente TNT dei Tortoise, una intelligente combinazione di rock, minimalismo elettronico e jazz. Un viaggio decisamente ipnotico, una sorta di psichedelia intelligente, colta e consapevole. Ma questo disco é rimasto troppo tempo sui miei scaffali senza che lo degnassi di un ascolto! Mettiamo per un momento da parte i lamenti delle montagne dell’eastern Kentucky e lasciamoci trasportare dall’intelligenza compositiva del sestetto di Chicago.

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