Appuntamento con la Morte

Arrivato ora a Furnace Creek alle 3 del pomeriggio e fanno 126 Fahrenheit o 52.2°C per l’esattezza. Mi sono rintanato un momento al saloon per mandare giù una birra gelata poi parto per la consueta perlustrazione. Essere qua è sempre una gran figata. Il jukebox manda a country boy can’t survive, un pezzo country tamarrissimo che già avevo ascoltato anni fa. Ce l’ho salvato in mp3 a casa in qualche compilation.

Ok, sono tornato dalla mia fantastica perlustrazione e ho dovuto fare un passaggio abbligato all’Aguereberry Point che è anche il nome del primo brano mai composto e registrato sul mio 8 piste Zoom da me e Pat.

Ci si arriva prendendo la strada per il Wildrose Canyon e dopo una decina di minuti si imbocca una pista sterrata che ti porta su in alto verso il davanzale della Death Valley, un punto panoramico esclusivo dal quale si può ammirare tutta la parte meridionale della valle. Non è molto battuta questa strada tortuosa che si inerpica, percorrendo una gola abbastanza stretta, su per la sponda occidentale della valle. Erano le cinque del pomeriggio e non ho incontrato nessuno nè durante la salita, nè durante la discesa. In me rimaneva comunque la preoccupazione legata alla tenuta degli pneumatici. Mi ricordo che anni fa dovetti cambiare la ruota con quella di scorta a causa di una foratura. Le gomme che ho montate sulla mia Toyota non mi ispirano nessuna fiducia. Sono delle Continental di merda praticamente come quelle che bucai nel 2015, e non è bello cambiare una ruota a 51°C da queste parti.

Saloon e ristorante sono stati ristrutturati qui a Furnace Creek e sinceramente preferivo prima. Oggi sembra tutto più grande ma è necessario prenotare e il ristorante è abbastanza caro. Un tempo arrivavi a qualsiasi ora e ti accoglievano alla grande in un ambiente un po’ più famigliare. Gli alloggi sono identici e pur sempre spettacolari considerando la severità della location. La bistecca era ottima e necessaria ma ne avrei mangiate altre quattro. Ora attendo il dessert, una torta ai datteri con gelato poi uscirò nell’oscurità del deserto e mi fumerò un sigaro per coronare questa giornata che era cominciata con la fuga da Las Vegas ed è terminata con me che contemplavo nel silenzio la valle dall’alto, nel luogo che un prospector di origini basche, morto nel 1945, aveva scovato creando una pista che dal suo accampamento saliva su fino a quasi 2000m.

Questo pomeriggio, prima di arrivare alla Death Valley facevo una sosta ad Ash Medows, un’oasi abbastanza spettacolare in un deserto impietoso. Mentre cercavo di avvicinarmi alla riva delle Crystal Springs camminavo su questi panettoni tremolanti di terra crepata lungo le sponde. Sembravano sorreggermi senza problemi fino al momento in cui la mia gamba sinistra é affondata fino al ginocchio in una melma fangosa grigia e calda. Per fortuna sono riuscito a recuperare la mia scarpa ma avevo un problema. Non potevo entrare così in automobile. Mi son fatto un giro di una mezz’ora cercando di far seccare la melma il più possibile. Ho cercato di coprire tutto con sabbia finissima. Poi alla fine sono partito e poco prima di arrivare a Furnace Creek c’è in effetti un ruscello che poi credo dia il nome alla località e li finalmente mi sono potuto lavare scarpa e gamba.

Anche Badwater da il titolo ad un brano che abbiano suonato e registrato agli albori.

Vegas

Sono uscito alle 8:30 questa mattina qui a Vegas. Uno vestito da Darth Vader, tutto in nero, mantello nero, casco nero compreso, sta sotto il sole a fare la sua comparsa in cerca di soldi. Intanto mi sono già consumato i piedi a furia di fare su e giù per la strip. La calura è già molto intensa. Mi sono appena infilato in un pub e mi sto sludrando una necessaria pinta di Sam. Vegas è una città del cazzo. Buona solo per bere, dormire e qualche altra cosa. Globalmente è la città che incanta gli sprovveduti con la promessa del guadagno e del divertimento ma lascia sul campo un sacco di disperati. Mamma mia se è venuta severa questa frase un po’ esagerata. Ci si diverte anche. In questo pub le cameriere ti sbattono le tette in faccia per esempio. Comunque ci sono un sacco di barboni che dormono per strada e gente fuori che parla da sola con abiti macilenti.

Bello avere qualche soldo qua a Vegas. Si dorme da dio a prezzi top. Penso ancora alla stanza di merda di Springerville, AZ e mi girano un po’.

Qui al Park MGM c’è tutto un padiglione di Eataly tutto dedicato alla gastronomia italiana. Fantastico devo dire. Ci sono un sacco di prodotti italiani, dai vini ai dolci, formaggi, salumi e specialità regionali. C’è pure uno stand dove uno fa la mozzarella dal vivo, un afro-american però, il che fa un po’ ridere. Comunque notevole colpo pubblicitario per la gastronomia italiana.

Piccola considerazione random: qui in USA la spesa media per un pieno di benzina ammonta al momento a 25 CHF! E qui si parla di rincaro!

Una sacco di super obesi girano per questa città, facendo dentro e fuori dai casinos. Circolano con le loro sedie a motore, perennemente seduti, tra un cheeseburger e una fetta di pizza, con enormi bicchieri di coca cola, intenti a perdere cifre ingenti assieme ai loro sogni di salute. Alcuni non hanno proprio voglia di camminare. Potrebbero e uscirebbero da questa spirale infernale.

Gli interni del Bellagio, del Cesar Palace, del Venetian scimmiottano una strana idea di lusso che gli americani si immaginano possa essere italiana ma non hanno veramente idea. Tutto pacchiano, volgare e finto.

Sono passato a dare un’occhiata al leggendario Circus Circus. Un po’ marginalizzato rispetto ai grandi casinos nel cuore della strip. Ha anche l’aria un po’ dimessa, con la moquette sgualcita e metà delle slots inoccupate. Negli altri casinos si fa a gara con le proposte più mirabolanti e straordinarie, qui al Circus c’è il tiro a segno e una tipa che cammina su una ruota. Però la sua aria isolata, il suo ingresso illuminato, gli danno un po’ quell’aria da Titty Twister in mezzo al deserto in stile tarantin-rodrighesco.

Indio

Sono le 8 di sera e sono moderatamente stanco. Sono seduto in un bel ristorante messicano a Indio, il Pueblo Viejo Grill. Un bel ristorante, non una di quelle tavole calde con le sedie spaiate. Delle riproduzioni di Frida Kahlo sono appese alle pareti qui di fianco. Due schermi trasmettono sport. Entrambi sintonizzati su Real Madrid – AC Milan in diretta da Pasadena. Il resto dello sport non fotte qua dentro, solo buon vecchio calcio. I messicani ti fanno sentire un po’ a casa, a modo loro! Sto bevendo la seconda Pacifico, una bionda leggerissima, fatta apposta per questo caldo. Uscito dal ristorante sono passato a prendere qualcosa al supermercato qua vicino. Una figata, un supermercato piuttosto messicano con peperoncini ovunque e un sacco di frutta e verdura fantastiche. Ho anche preso del magnifico beef jerky / copertone d’automobile alla messicana.

Questa mattina attraversavo il sonoran desert con i suoi saguari e chollas. Poi questo pomeriggio ho fatto una breve discesa verso Calexico, per vedere la frontera con il filo spinato e frontalieri.

Una nota di merito devo assolutamente darla all’app di WordPress per cellulare. Ma quanta differenza fa poter scrivere in scioltezza come sto facendo ora direttamente da cellulare? Non è stato sempre così. Mi ricordo anni fa, mentre cercavo di raggiungere il nord della Scozia, annotando tutto quello che potevo del magnifico viaggio che stavo facendo. Ero praticamente arrivato a John o’ Groats, proprio di fronte alle Orcadi, mi ero appena imbarcato sul traghetto che mi avrebbe portato a Kirkwall e stavo completando le ultime frasi del resoconto che aveva preso corpo negli ultimi tre giorni. Poi puff, ho toccato qualcosa che non avrei dovuto toccare e in un istante tutto svanito nel nulla senza più possibilità di recupero. Eppure per giorni avevo continuato a salvare il mio lavoro. Ora ero li imbambolato con uno schermo vuoto e tutti i miei pensieri di tre o quattro giorni svaniti. Una merda.

Il morso del saguaro

Sono seduto al Texas Roadhouse di Casa Grande, AZ e sto mandando giù una sontuosa Sam seasonal da 1L. Ho appena ordinato un Bone-in Ribeye da 22 Oz e qua di fianco le cameriere stanno ballando il Two Step con gli schermi che mandano un po’ di country e un po’ di sport.

Oggi da queste parti si sono toccati i 46°C mentre stavo girovagando per il deserto come Jodorowsky in El Topo. Il caldo dava allucinazioni e inaspettati effetti terapeutici. Dopo un po’ che camminavo nella calura ho cominciato a provare un piacevole senso di benessere e immagini random del mio passato. L’aria secca del deserto è un toccasana leggendario. Mi sono sentito per un momento nel deserto del Negev e il caldo mi abbracciava, mi diceva “bentornato a casa”. C’è questo dato genetico in me. Io sono nato nel deserto e ogni tanto il deserto mi chiama.

È partito il secondo boccale di Sam e sono una persona migliore adesso. Questa mattina sono partito da Springerville, in territorio Apache dopo aver dormito da Econo Lodge un po’ merda per il costo ma non avevo alternative. Potevo andare da Best Western spendendo il doppio.

Sto Ribeye mi sta facendo godere. Tutto ricoperto di cipolle grigliate e mashrums. Se fossi un condannato a morte vorrei sto piatto come ultima cena.

Qui stanno gridando tutti per delle cose che non ho assolutamente capito. Stanno tutti ululando. HEEEEHAAA! Boh?! Mamma mia quanto ho mangiato, ritorno al motel gonfissimo.