Il morso del saguaro

Sono seduto al Texas Roadhouse di Casa Grande, AZ e sto mandando giù una sontuosa Sam seasonal da 1L. Ho appena ordinato un Bone-in Ribeye da 22 Oz e qua di fianco le cameriere stanno ballando il Two Step con gli schermi che mandano un po’ di country e un po’ di sport.

Oggi da queste parti si sono toccati i 46°C mentre stavo girovagando per il deserto come Jodorowsky in El Topo. Il caldo dava allucinazioni e inaspettati effetti terapeutici. Dopo un po’ che camminavo nella calura ho cominciato a provare un piacevole senso di benessere e immagini random del mio passato. L’aria secca del deserto è un toccasana leggendario. Mi sono sentito per un momento nel deserto del Negev e il caldo mi abbracciava, mi diceva “bentornato a casa”. C’è questo dato genetico in me. Io sono nato nel deserto e ogni tanto il deserto mi chiama.

È partito il secondo boccale di Sam e sono una persona migliore adesso. Questa mattina sono partito da Springerville, in territorio Apache dopo aver dormito da Econo Lodge un po’ merda per il costo ma non avevo alternative. Potevo andare da Best Western spendendo il doppio.

Sto Ribeye mi sta facendo godere. Tutto ricoperto di cipolle grigliate e mashrums. Se fossi un condannato a morte vorrei sto piatto come ultima cena.

Qui stanno gridando tutti per delle cose che non ho assolutamente capito. Stanno tutti ululando. HEEEEHAAA! Boh?! Mamma mia quanto ho mangiato, ritorno al motel gonfissimo.