Into The Wild

Posted in Viaggio on luglio 23rd, 2010 by texo

Questa sera mi sono offerto una delle sensazioni più intense della mia vita. Sono appena tornato da Nordkapp dove tirava un vento micidiale.

Mi sto preparando la cena col mio oramai già leggendario Omni-fuel Primus. Ho già montato la tenda e davanti a me ho lo spettacolo degli ultimi lembi  d’Europa che si gettano nel mare di Barents. Sono le 23:30 e il sole, che non é mai calato, sta rotolando a est scivolando sull’orizzonte sempre a circa 10° d’altezza. In questo momento non mi riesce di pensare a un modo più armonioso di concepire la mia presenza qui. Oggi percepisco la natura come mai mi era capitato prima. Mi faccio quasi paura. Non voglio andare a dormire, sono in adorazione davanti alla meraviglia che mi offre questo pianeta. E’ l’una meno un quarto e l’acqua é color oro qua sotto.

Foto scattata alle 00:57

Prima, mentre ancora dovevo raggiungere Nordkapp, avevo già addocchiato questo posto dall’auto in corsa e avevo cercato di fotografarlo per ritrovarlo al mio ritorno. Per un attimo mi aveva preso la tentazione di andare a cercare un campeggio per dormire in una cabin ma poi mi sono ravveduto e mi sono costretto a optare per la natura libera. Ho tutto con me, tenda, sacco a pelo, materassino autogonfiabile e addirittura sedia pieghevole con porta-birra incorporato.

Bene signori, ancora un paio di pano e poi vado a cercare di dormire qualche ora.

E’ passato un giorno e sono sceso un po’ più a sud. Il risveglio a Nordkapp non é stato però dei migliori, infatti la pioggia picchiava sulla mia tenda ma qualche soluzione di memoria militare mi ha reso il tutto più facile. Oggi ha piovuto tutto il giorno e la discesa a sud mi ha portato a Tromsø dove questa sera mi son preso  una bella stanza con vista sull’acqua, per verificare quanto é differente un buon materasso dal suolo pietroso di Capo Nord.

E’ veramente diverso!

Ho potuto constatare che i norvegesi sono idrorepellenti e vanno tutti in giro senzo ombrello ma la cosa strana é che non si bagnano i capelli.

Entrato in Norvegia ieri ho ricevuto un warning alla frontiera. Il doganiere mi ha detto che trasportavo troppa birra e che avrebbe potuto darmi non-mi-ricordo-quante-corone di multa.  “First time in Norway?” mi chiede “This time i give you a warning“. La prossima volta farò attenzione, gli rispondo. Mi hanno messo sottosopra tutta l’auto. E’ già la seconda volta che capita. Già alla dogana svedese arrivando dalla Danimarca mi avevano aperto tutti i bagagli e guardato in ogni cassetto dell’auto. Ma che cosa cercano? Neanche fossimo a Tijuana o Ciudad Juarez.

Certo che quassù a nord é parecchio più freddo rispetto a Stoccolma o alla Danimarca. Noi é come se vivessimo  in Africa, rispetto a Tromsø  e Hammerfest (nome mitico). Noi viviamo a Mogadishu o addis Abeba e  ci chiamiamo Goodluck  e Diallo Alpha. Siamo totalmente africani.


North Cape, The Globe monument in Norway

Tromsø
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Circolo Polare Artico

Posted in Viaggio on luglio 20th, 2010 by texo

Quanta vera goduria mi può offrire ancora la vita? Spero tanta, ma va comunque detto che questa sera a Hetta, centro municipale di Enontekiö nell’angolo alto della Lapponia, ne sto vivendo una bella dose. Sono nella mia cabina al campeggio Hetan Lomakylä e mi sto preparando dei rigatoni  al pomodoro mentre bevo una pinta di Sandels.

Oggi ho finalmente abbandonato la Svezia e sono entrato in Finlandia. Nessun grande cambiamento a dire il vero se non che pressapoco verso le due del pomeriggio ho attraversato la linea del circolo polare artico. E chiaro che non succede niente, non ti si disintegra l’auto, non gela tutto istantaneamente e non appaiono gli orsi bianchi, però fa un certo effetto solo a dirlo: “IL CIRCOLO POLARE ARTICO”! sono dei paroloni importanti, no? Suonano bene, incutono un certo rispetto e richiedono un po’ di solennità. CIR-CO-LO PO-LA-RE AR-TI-CO. Manco a farlo apposta pochi chilometri dopo averlo attraversato hanno cominciato ad apparire le renne, stonissime, in mezzo alla strada, senza nessun timore. Alcune camminano veramente scoordinate. Sono animali decisamente buffi.

Intanto domani dovrebbe compiersi l’ultima tappa nordica di questo mio viaggio, poi mi dedicherò ad una più lenta e rilassante discesa lungo la costa norvegese. Norvegia che in effetti é il vero obiettivo di questo viaggio. Domani raggiungerò Nordkapp. Oggi mentre percorrevo la Northern Lights Route stavo ascoltando Long Nights di Eddie Vedder, dalla colonna sonora di Into The Wild e i brividi mi correvano lungo la schiena.

Intanto si son fatte le 11 e mezza di sera e qua fuori la situazione é la seguente:

Foto scattata qua fuori alle 22 e 31Foto scattata alle 23:31

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Certara – Nordkapp

Posted in Viaggio on luglio 19th, 2010 by texo

Questo é il tragitto che mi appresto a compiere. Dopo aver riempito a dovere l’automobile sono partito questa mattina alle 7 e 30 da Certara diretto verso Capo Nord. Sembra una barzelletta…

15 km di coda al portale nord della galleria del San Gottardo ma io fortunatamente vado dalla parte opposta.

Ma la Germania é fottutamente grande, cazzo. Credo di aver macinato circa 1000 km oggi per riuscire ad arrivare in Danimarca in un sol colpo. Era una sfida che non potevo perdere.

Vediamo un po’ come continuare…

Potrei fare come Gaspar Noe, il regista di Irréversible e partire con il finale e allora potrei dire che andrò a dormire nella stanza più merdosa che io abbia mai visto. Questo é dunque un finale tosto. Ma é meglio cominciare così perché Stoccolma é bellissima e non appena uscito dall’albergo (chiamiamolo così) ero un po’ sotto shock e temevo che questo stato d’animo potesse condizionare il mio soggiorno negativamente, invece adesso  sono contento di essermi fermato qui a Stockholm.

Qui tutte le ragazze sembrano Rick Wakeman ma fighe. Sono tutte bionde, ma diciamo che é da ieri in Danimarca che sono tutte bionde. Questa mattina mentre viaggiavo in auto nella Selandia ho visto in un campo alla mia destra una donzella con i capelli biondi sciolti che portava tre cavalli in mezzo all’erba alta. MI-CI-DIA-LE!

Qui c’é luce dappertutto.

Ah che bello! Beautiful pub quello in cui mi trovo mentre mi sto gustando una sontuosa Kilkenny. Ottima selezione di single malts qui dentro. Tutta la famigliola di Ardbeg al completo e pure qualche Mackmyra di produzione locale. Più tardi gli darò un assaggio perché domani vorrei arrivare in distilleria preparato.

Ma quanto é merdosa la stanza che mi son preso? Non ci sono finestre ed é un box  come forse solo in Giappone hanno il coraggio di fare. Voglio credere che questo orrendo debutto svedese sia preludio per la legge del contrappasso ad una reggia sontuosa nei prossimi giorni.

Cazzo! Sono le 21 e il sole é ancora alto. Questo fa biologicamente slittare tutto in avanti di qualche ora. Mi sono dimenticato di sottolineare che venerdì sera ero a Milano ad assistere ad una lezione di Rock in piena regola. Il concerto di Crosby, Stills and Nash all’ Arena Civica. Ho avuto il privilegio di ascoltare tutti i grandi capolavori del “supergruppo” californiano, da Guinnevere a Wooden Ships, da Teach Your Children a Deja Vu e il tutto sotto un costante assalto di nuvole di zanzare incazzatissime e voracissime che ci hanno massacrato.

La sola idea di ritornare nel mio box maledetto mi mette addosso l’angoscia. Devo ritornare in albergo bello stono in modo da non accorgermene.

Adesso sono finalmente seduto in un ristorante e aspetto la cena a base di pesce. Prima ho cercato di darmi una spiegazione scientifica all’inconsueto chiarore che c’é qua a nord ma é stato tutto inutile. Non ci riesco, non capisco, tutto troppo complicato. Rinuncio.

Poi c’é questa lingua, lo Svedese, un’altra incognita. Insomma, questa é la serata di me che non capisco un cazzo!

Oltre alla stanza di merda, in albergo il parcheggio é stato uno schema difficilissimo ad superare. Invece che nel parcheggio dell’ hotel mi sono trovato in contromano su una rampa della stazione centrale degli autobus di Stoccolma dalla quale scendevano i bus di linea svedesi e sul marciapiedi un impiegato comunale mi diceva che avevo sbagliato tutto  e che se non mi spostavo gli autobus mi avrebbero stritolato.

Intanto anche oggi ho macinato la solita quantità assurda di chilometri, anche se più in scioltezza. Ho viaggiato totalmente rilassato. Il paesaggio mi ha messo in uno stato di rilassamento assai piacevole. Mi sono passate accanto belle immagini di campagne ordinate e sterminate foreste di abeti mentre lungo il percorso facevo lo slalom tra le roulottes a traino e i camper.

Questa mattina sono passato da Valbo per dare un’occhiata alla ditilleria Mackmyra e con mia grande delusione non é stato possibile visitare niente, nemmeno fotografare. Solo mercoledì, venerdì e sabato. Ma che rompicazzo! Nemmeno un whisky Shop in distilleria. Quando ho chiesto dove potevo comperare il loro whisky mi hanno detto di andare al Mall di Valbo dove a quanto pare hanno tutti i loro prodotti. Proprio ieri a Stoccolma chiaccheravo con il barista del pub in cui avevo scorto tanto bel whisky e alla mia domanda su cosa ne pensasse del suo whisky nazionale  il barista mi disse che il Mackmyra é buono ma é un po’ troppo giovane. Bisognerebbe riuscire  a provarlo più invecchiato e che lui preferiva di gran lunga gli Scotch Whisky. Io a questo punto, dopo aver cercato di visitare l’unica grande distilleria svedese mi permetto di aggiungere che non c’é solo una differenza a livello di invecchiamento, questi signori avrebbero da imparare dagli scozzesi pure un po’ di spirito di ospitalità oltre a qualche arguzia imprenditoriale in più. Nonostante tutto il Mackmyra Bruk é un posto incantevole che da solo vale una visita.

Intanto ho finalmente deciso di fermarmi anche per oggi. Quasi 700km di strada a cavallo tra i 90 e i 110 km/h per raggiungere Umeå.

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Cielo Vaniglia

Posted in Musica, Viaggio on giugno 20th, 2010 by texo

Un po’ trip hop, un po’ di etere sospeso e respirato, spirali che girano, incenso e metallo, fabbriche abbandonate, Londra, piovosa, acqua, bagnato ovunque, un giro lungo il Tamigi, nebbia fittissima e ricordi lontanissimi di uno spicchio d’inverno trascorso a London, girovagando per la city, con le Doc Martens ai piedi, comperate a Camden Town. Doc Martens bellissime, color cuoio vecchissimo e suola bouncing. Fish and Chips notturni, girando come un’onda che sbatte da un pub all’altro, Inghilterra, coltissima, visite ai musei, Power Station, Animals dei Pink, poi a East Finchley, con le case a mattonelle rosse tutte simili, passando davanti a quella di Rick Wright, genio, a casa dei parenti del mio amico Matt, con lo zio comunista che odiava la regina, casa stracolma di relatives, si beve anche il tè delle 5 poi delle uscite in bianco e nero nelle campagne intorno ad Oxford, la sera party a casa di amici danarosi, ragazze in tiro, paillettes e abiti luccicanti, vodka-orange, auto guidata a destra, Trafalgar Square a Natale e tutta la città illuminata e sempre grigia sempre con musica. Risotto alla milanese da me cucinato per tutti gli amici inglesi, innaffiato di buon Chianti e gli Oasis ancora giovani che cantano Maybe … Poi Heathrow e partenza per New York

Bark Psychosis /// codename: dustsucker —->  MAMMAMIA CHE SPETTACOLO !!!

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Andalucía

Posted in Cibo, Panorama, Viaggio on maggio 25th, 2010 by texo

Ok, il momento é giunto, dopo una pizza gratificante si, ma fondamentalmente deludente, come alimento intendo, intrinsecamente sbagliata pressoché sempre. E’ giunto il momento di ricordare i quattro magnifici giorni passati in Andalusia la settimana scorsa. Parto non a caso da una considerazione  che si allaccia al mondo della gastronomia perché il cibo é stato uno degli aspetti fondamentali sui quali abbiamo focalizzato la nostra attenzione.

Durante i quattro giorni trascorsi nel sud della Spagna mai mi sono sentiro cosi “stuffed” come dopo quest’ultima pizza. Ma come é possibile? Venerdì scorso alle 13 e 30 siamo entrati nella migliore taperia di Jerez, il Bar Juanito, dove la cameriera ispanico-russa arriva al nostro tavolo dicendoci: “Vi porto delle tapas e quando ne avete abbastanza mi dite basta?” Siamo usciti alle 17 e 30 e io mi sentivo sazio ma comunque leggero nonostante le 14 portate, le due bottiglie di vino e un Pedro Ximénez di chiusura (viene giù come catrame questo liquido).

Ma torniamo a giovedì 13 maggio 2010:

Questa mattina levataccia da suicidio alle 02 e 50 per essere pronto per la partenza. Raccolgo gli altri compagni di viaggio lungo la strada e si parte verso Malpensa senza intoppi. Giunti in aeroporto però ci attende una coda bovina costante ad ogni tipo di sportello, controllo, bancone, imbarco.

Ora sull’aereo mi sto pregustando mentalmente le delizie dell’Andalusia che tra poco assaggerò. Sono stanco come la merda, ma quella stanca, che esce dal culo e resta li inerte, appesa nell’attesa di un’oscillazione che la faccia cadere.

2 considerazioni birrose, vol./alc. > 5

Guantanamera é il ballo di Mohammed.

A Gibilterra c’é un MacDonald’s in cui fanno degli ottimi Mac Macac.

Strana la vita, cazzo! Sto bevendo una pinta di John’s Smith all’Horseshoe Pub di Gibraltar. Poi una veduta veramente imperdibile dalla Rocca (una delle due colonne d’Ercole in pratica) E’ strana la sensazione che si ha vedendo l’Africa dall’altra parte dello stretto, vicina, li davanti ai miei occhi.

Questo continente enorme sempre lontanissimo, in ogni senso, qui mostra il coppino all’Andalusia. Ci potrei andare a nuoto.

Seguiamo la costa e risaliamo dalla parte atlantica della Spagna del sud. Il paesaggio é puntellato di gigantesche creature metalliche a tre braccia che girano vorticosamente.

Ci fermiamo a Bolonia sul mare per dare avvio al rituale che ci accompagnerà per i prossimi giorni. TAPAS !!! boquerones, puntillitas, cazon e birra Maho. Ora si parte in direzione di Puerto de Santa Maria.

2 pensieri sciolti:

Vergine ma troia! La grande contraddizione maschile…

Macchie oculari, pitiriasi rosea di Gibert e sovrapproduzione di bilirubina

Quindi Sevilla:

Liveliness is the magic word for tonight! Che botta di vita questa magnifica notte a Sevilla mentre aspettiamo di assistere ad un ballo di Flamenco alla Carbonería. Le strade del canto ci hanno offerto tutto quello che potevo desiderare questa notte.

Prima Vino de Naranja, caracoles e carne macha, adesso Agua de Sevilla, un caraffone pieno di una bevanda alcolica tutta ricoperta di panna da mescolare con questa ballerina vestita di rosso che si muove anguillesca, alzandosi la gonna, pestando i piedi a ritmo e puntando fuori i seni, coi capelli neri, ricci, lunghi e un volto che soffre sulla musica.

Sincopi, cambiamenti di ritmo, anticipi spettacolari, la gonna rossa che vola e il Gypsy King che canta sotto, tirando la voce.

PA – PO – PA – PO – PA – PO

TA – TA – TA – TA

PAK ! -  PAH !

Lui che seduto la guarda:

Quiero besarte, quiero carezarte

Porno vestito, da camera. Un bel petto mostrato con proudness. BRAVISSIMA!!! Tetta sofferta, orgoglio. TAK! Orgoglio, passione e ritmo, poi alcohol e questo porno da camera. Intanto c’é una bella senegalese con ottimo scorcio mammario dall’altra parte del palchetto mentre la ballerina si sta caricando come una dinamo e io mi sento totalmente infinito e mondiale questa notte.

Pensierini schizzati:

Il reggae é flamenco marihuana-revisited

Quando la mucca ti punta

Inoltre portiamo a termine una fantastica visita alla Bodegas Tradición di Jerez de La Frontera dove io mi riappacifico con lo sherry che la sera prima mi aveva un po’ deluso. A El Puerto de Santa Maria, durante una luminosa e movimentatissima sagra di paese avevamo bevuto esclusivamente Sherry Fino di fattura mediocre probabilmente ed ero rimasto abbastanza deluso da questo gusto poco aromatico di vino quasi posso, insipido e a tratti pure sgradevole. Nella cantina della Bodegas Tradicion abbiamo invece gustato dapprima direttamente dalle botti poi in un elegante salottino da degutazione tutta la gamma della produzione di casa: Amontillado, Oloroso, Palo Coratado, Pedro Ximenez, Brandy Gold e Brandy Platinum e adesso sono di nuovo in pace.


Bodegas Tradición in Spain

Infine piccole caccole di conversazione rubate ad un tavolo di fianco al nostro, presso il ristorante Tragabuches di Ronda:

“Gli italiani sono i più esterofili e il problema é che la mafia non esiste! Poi devi spiegarmi com’é la mafia spagnola.”


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Stranger With A Camera

Posted in Musica, Viaggio on aprile 28th, 2010 by texo

Sto  visionando un interessantissimo documentario, acquistato in DVD da Appalshop, un entità culturale interamente dedicata alla promozione della cultura dell’ Appalachia in tutte le sue sfaccettature. Stranger with a Camera il titolo. Si investigano il clima e le ragioni che portarono all’assassinio del regista canadese Hugh O’Connor che alla fine degli anni sessanta girava con la sua troupe tra le montagne dell’Eastern Kentucky per documentare la miseria e la povertà estrema in cui vivevano gli abitanti dei monti Appalachi. Con le parole della regista Elizabeth Barret, si cerca di capire la scollatura che c’é tra la percezione che ha di se la gente degli Appalachi e la rappresentazione che di essa fanno gli “stranieri”.

C’ é un’ innegabile attrazione per questi luoghi un po’ avvolti nel mistero. Negli anni si é creata un’attenzione a cavallo tra vero interesse e curiosità un po’ morbosa per l’Appalachia e i suoi abitanti. In passato si é probabilmente insistito un po’ troppo sulla raffigurazione della povertà di questa regione montagnosa che in pratica  attraversa tutta la costa est degli Stati Uniti d’America, dai confini col Canada fino al nord dell’Alabama. Il cinema e la televisione hanno pure contribuito a far crescere tutta una serie di stereotipi legati alla vita degli abitanti di queste montagne, dalla produzione clandestina di Moonshine ai comportamenti violenti della gente.

A margine di questa difficile situazione é stato probabilmente molto complicato parlare di questi luoghi con obbiettività. L’esercizio diventa ancora più difficile se lo si fa da stranieri. Probabilmente non é stato facile nemmeno facendo parte di questa grande comunità; Elisabeth Barret é nata e cresciuta nella regione ma la realizzazione di questo documentario, mettendola di fronte ai ricordi di quell’assassinio, ha fatto nascere in lei la necessità di investigare questo incidente che riflette un “lato oscuro ” dell’Applachia.

mp3: Stranger With A Camera

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Viaggio nell’immaginario

Posted in Viaggio on aprile 21st, 2010 by texo

Azz, ma che voglia di Route 66… In questo istante, mi é arrivata tutta d’un tratto. Stavo esaminando le statistiche legate alla mia pagina di panoramiche scattate la scorsa estate e pare che questo pomeriggio qualcuno in Canada si sia lasciato trasportare dalle mie fotografie. Mentre controllo quelle visitate mi assale la nostalgia per questa strada che merita sicuramente una seconda visita.


Old filling Station, Glenrio, on the Texas/New Mexico state line in USA

E’ quasi indescrivibile il mio stato d’animo in questo istante. Cerco di ricordarmi qualche momento di questo mio magnifico viaggio e allora comincio con il primo approccio alla strada madre. Sono su, in alto, nell’ angolo nord-orientale dell’Oklahoma e  mi appresto ad attraversare, nel primo pomeriggio di una tipica giornata di piena estate, una cittadina nel cuore del midwest americano che sembra uscita da un film girato 60 anni fa. Miami, OK. Niente a che vedere con la più celebre città sulla costa est della Florida, solo una strada dritta, larghissima, che sale leggermente attraversando questa cittadina che nella mia memoria sembra il set di “Happy Days” di fonzarelliana memoria. Io sono abbastanza imbambolato in questo istante e procedo lentamente con la mia Toyota anche se vorrei essere al volante di una chevy degli anni cinquanta. I semafori penzolano agli incroci delle strade, appesi ai tiranti tesi tra gli edifici che la costeggiano. Incroci enormi per un traffico oramai inesistente. Faccio un veloce esercizio mentale e cerco di immaginarmi tutta la città mezzo secolo fa. Sul sedile di fianco al mio ci sono le mappe aperte di quest’angolo d’America e il mio navigatore con i percorsi storici mi ricorda che sto attraversando la Historic Route 66. Il mio procedere é ora abbastanza solenne. Esco da Miami e ponendo una fiducia incondizionata nel navigatore satellitare imbocco una strada sterrata che devia perpendicolarmente dalla strada principale e mi getta in piena campagna piatta, arsa dal sole, impolverata, sterminata. Sto viaggiando anche nel mio immaginario in questo momento. Non é solo una strada quella che sto percorrendo, é anche uno stato d’animo, un miraggio, un viaggio sognato mille volte, un emozione immaginata prima dei miei vent’anni, quando c’era questo futuro che era un sogno, un’aspirazione, una cosa che avrei fatto se fossi stato mitico. Quando ero giovane e passeggiavo un po’ trasognante per le strade della mia città avevo in testa questa immagine. Cazzo se ce l’avevo! Non l’avevo mai vista, l’avevo solo immaginata. Era il mio paradiso mentale, il mio stato di pace. Quando immaginavo di essere sereno immaginavo questa realtà a mezza strada tra cinema e musica, una realtà che avevo creato col tempo, che si era costruita nella mia testa con brandelli di musica, spezzoni di film e libri letti. Un pastone emotivo che in questo momento sto  rivivendo. Non sono sicuro di rendere bene l’idea, ma adesso mi ricordo che intorno ai miei diciott’anni stavo  seduto in camera a casa mia, ipnotizzato dalla copertina di Nuthin’ Fancy dei Lynyrd Skynyrd, anzi, il retro della copertina con i sette di Jacksonville che camminano lungo una strada di campagna a Green Cove Springs, in Florida, vicino alla Hell House, il loro studiolo per le ripetizioni e io mi immaginavo di essere li mentre ascoltavo le note di quel fantastico disco.

Anche se sicuramente non ha niente a che vedere con i Lynyrd io adesso mi sento nella copertina di quel disco, ci sono dentro, la sto vivendo, cazzo! In aperta campagna alle 2 del pomeriggio immerso nel silenzio di questa pianura al centro del Nord America mentre sollevo un gran polverone attraversando questa stradina a corsia unica senza una vera meta, diretto esclusivamente nei miei pensieri. Sembra che io abbia preso questa strada solo per viaggiare nel mio immaginario, per sollecitare quei formidabili pensieri  che avevo a diciotto anni.

Che voglia di Route 66…

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Pano Speyside

Posted in Panorama, Viaggio on gennaio 8th, 2010 by texo

Queste sono le panoramiche scattate nei miei 4 giorni di Scozia.

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Elgin to Banff

Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 19th, 2009 by texo

Ok, secondo giorno in Scozia. Questa mattina sono partito alle prime luci dell’alba e ho rincorso il rosso in cielo. Grande spettacolo di nuvole basse e alberi inbrinati. Sosta presso la distilleria Edradour dove assisto al trasporto delle botti in magazzino con gli operai che le spingono facendole rotolare a terra. La distilleria é ancora chiusa al pubblico ma ottengo il permesso di entrare a scattare dal ponticello.

EdradourRiparto in direzione dei monti Grampiani e comincia a nevicare. Arrivo a Dalwhinnie guidando su di una strada tutta imbiancata. Scatto un paio di panoramiche e riparto in direzione di Elgin. Dopo una breve discesa la mia strada si immette nella A9, l’autostrada che collega il Sud e il Nord della Scozia. Faccio qualche frenata di prova per controllare l’aderenza delle gomme sulla strada innevata e l’automobile parte e non si ferma. Io tengo schiacciato il freno ma l’auto scivola grattando un po’, giù fino all’incrocio. Intanto stanno arrivando a più di 100 km/h due autotreni e io a questo punto lascio il mio destino in mano alla sorte. Se non mi fermerò verrò probabilmente disintegrato. Dagli autotreni non hanno sicuramente idea che io sto frenando a tavoletta. Mi vedono scendere lentamente fino all’incrocio e non si immaginano che quando sarò in fondo probabilmente non mi fermerò. Signori, sono ad un passo da un incidente epico, uno di quelli di cui parleranno tutti qui nelle Highlands. Ad un metro dalla corsia l’auto si ferma improvvisamente, d’un botto, come se una mano invisibile l’avesse fermata. Passano i due autotreni sollevando una tempesta d’acqua e sale da strada. Lo spostamento d’aria fa sobbalzare l’auto. Poi silenzio. Tutto il paesaggio é bianco e silenzioso. Le nuvole basse scivolano sulle montagne. Ci sono di nuovo io e le Grampian Mountains, da soli. La mia autoradio, che era accesa ma da tempo non captava più alcun segnale, si sintonizza automaticamente su BBC Gael: una voce femminile canta questa strana lingua mentre la scena, oltre che essere piuttosto surreale, mi ricorda la sequenza di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg, quando Richard Dreyfuss ha appena incontrato gli alieni che sono già ripartiti e tutto ricomincia a funzionare.

Arrivo finalmente ad Elgin, posteggio l’automobile e vado immediatamante a rendere visita al tempio degli appassionati di whisky. Qui il paese dei balocchi si chiama Gordon & MacPhails e potrei starci dentro delle ore.

Gordon-&-MacPhail

Terzo giorno. Ora sto facendo una fantastica colazione una tantum con fagioli, salsiccia, bacon e funghi mentre qui passano alla radio una versione abbasatanza rumorosa di Santa Clause Is Coming To Town.

Oggi ho fatto visita ad alcune distillerie dello Speyside. Sono partito questa mattina alla volta di Burghead, un avamposto scozzese prima che cominci il gelido mare del Nord. Un vento figlio di puttana sferza ogni cosa e mi sbatte in faccia la neve che arriva col diretto giù dal Polo Nord. Clima veramente gelido qui, con i gabbiani che strillano in aria. Animali impressionanti. Ma come cazzo fanno a sopravvivere a queste temperature?  Se io fossi ricoperto dello stesso strato di piume che hanno loro e per qualche strano motivo fossi in cielo a volteggiare, morirei assiderato in un istante. Qua davanti l’acqua é burrascosa e la mia materia grigia mi fa pensare a come sarebbe se fossi in acqua a nuotare. Impossibile! Non é nemmeno immaginabile essere in acqua in questo momento dell’anno con queste condizioni atmosferiche. Ma come cazzo fanno i pesci? Mistero…

Ora sono seduto al bar del Fife Lodge Hotel di Banff e sto finalmente gustando e godendomi un buon whisky. An Cnoc. Questo pomeriggio mentre attraversavo la campagna in direzione di Dufftown ho visto da lontano delle strane cataste immense, regolari, di qualcosa che da lontano non riuscivo a identificare. Avvicinandomi, capisco e non credo ai miei occhi. Ma ci saranno almeno un paio di milioni di botti accatastate. Voi direte, ma va la… Un milione?! Ti sembreranno tante, non sai bene quante e decidi di adottare il parametro del milione giusto per rendere l’idea, per far capire che sono tante. E invece no, vi sbagliate. Non dico milione per dare l’idea del tanto, lo dico perché questo é probabilmente il numero di botti accatastate qua davanti ai miei occhi increduli, in piramidi enormi che un operaio sta costruendo da solo. C’é questo signore, al quale chiedo se posso scattare qualche foto, “no problem, take pictures as you like“, che sta caricando su una piattaforma 12 botti alla volta che poi alza con un elevatore fino alla cima della sua piramide. Ferma la pedana, scende dall’elevatore, scala la piramide e comincia a collocare un altro strato con le botti appena sollevate.

incorporato da Embedded Video

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Già mi aspetto un no categorico alla mia entrata in questa spianata di piramidi scozzesi. Di solito in questi casi accampano motivazioni assicurative e per ragioni di sicurezza non ti lasciano avvicinare, come l’altra mattina a Edradour dove però sono riuscito a strappare in extermis il permesso di scattare dal ponticello sul fiume (ero fuori dall’orario delle visite e come detto in precedenza gli operai stavano trasportando le botti). Qui invece nessun problema, potevo girovagare abbastanza a mio piacimento e fotografare quello che volevo. Un freddo bastardo, però. Le dita delle mie mani al momento non facevano più parte del mio corpo. Non ne avevo percezione.

Adesso mi hanno sevito da mangiare ai tavoli davanti al bar. Nel momento in cui mi sono seduto é arrivata una comitiva di 15 scozzesi. Stanno tutti in piedi intorno al mio tavolo mentre bevono birra in attesa del loro turno per mangiare. Stanno tutti guardando me, che mangio. “Ma sedetevi, cazzo! Ma che cazzo fate tutti in piedi in circolo intorno a me? Ma chi siamo? I Cavaglieri della Tavola Rotonda e io sono Re Artù che mangia prima di tutti? Allora guardate… Che altro vi posso dire? Guardate e invidiatemi, che tanto poi vi giustizio tutti con un bel vaffanculo a tutti voi. Stronzi!” Finalmente. Uno ha avuto il buon senso di sedersi e tutti gli altri lo hanno seguito pecorosamente. Cazzo, ho sbagliato a ordinare la birra e mi é arrivata una Bud-piscio in bottiglia. Vabbé, la bevo lo stesso così sto leggero a cena e più tardi mi gusto un paio di ottime birre scozzesi comperate ieri da Gordon & MacPhail a Elgin. E’ leggerissima la Bud, é veramente quasi come bere gazzosa, anzi la gazzosa stona forse di più. Di positivo c’é il caminetto qua di fronte e lo starter che era un ottimo prawns cocktail. Adesso attendo la carne!

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Welcome to Moray

Posted in Viaggio, Whisky on dicembre 17th, 2009 by texosa

Ah che bello signori, che sensazione sempre fantastica l’attesa prima di una partenza in aeroporto. Somma goduria, un limbo bellissimo nel quale mi trovo sempre in equilibrio tra ansia e gioia. Diciamo che col passare degli anni l’ansia é quasi del tutto scomparsa ed é sempre meno necessario alcolizzarmi per volare in uno stato di piacevole sedazione. Anche ora però c’é quell’attimo di breve turbolenza intestinale che potrebbe sfociare in qualche simpaticissimo spruzzetto di diarrea, percui un prezioso imodium é sempre a portata di mano in caso di necessità, per impedire che l’aerografo anale mi tinga i boxer d’ocra. Qui al terminale 2 di Malpensa sono seduto ad un tavolino e guardo la gente. Arriva a ondate, come il traffico in autostrada stamane dopo Turate. Prima niente, corridoio vuoto, vista libera su di una pregevole cinquantenne business woman, gamba lunga, polpaccio di ferro e gonna nera corta. Poi arriva la coda di passeggeri, come uno tzunami, tutti seri, tutti di fretta. Metà coda ha il cellulare all’orecchio. Una decina di passeggeri tossisce violentemente e un paio di essi sono tutti rossi in faccia con le vene del collo gonfie. Vedo le particelle delle loro salive nebulizzate che volano via dalle loro bocche-cloache. Nel raggio di sole che si getta in questo corridoio farmaceutico il fenomeno acquista connotazioni pandemiche. Una tipina seduta qua davanti, col computer di fronte, si sta festosamente rigirando un cono gelato sulla lingua, in tutte le direzioni: ora in senso orario, pausa, ora in senso antiorario, pausa, succhiotto da sopra e smerigliamento laterale, pausa, bocciardatura e spatolatura. Azz! E’ arrivata alla cialda e adesso morde. Infine gran finale col fondo di cono ripieno di cioccolata, un attimo di esitazione, gnam! Tutto scompare in un boccone. Fantastico! Sono le 11, andiamo al GATE.

Intanto qui al terminale stanno mandando una pubblicità che gira a circuito chiuso ogni due minuti: “Mal di pancia? Disturbi intestinali? Diarrea? Enterogermina o qualcosa di simile e poi tutto ti sembra migliore.

Bene adesso sono in volo, sto ascoltando APC bevendo una Stella Artois. Ora é partita Horse With No Name degli America che per me rimangono pur sempre la miglior musica da viaggio con pochissime altre eccezioni. Sotto é un mare bianco, proprio come panna montata, ma quella montata poco, quella che se ci fai il buco, si richiude. E’ chiaro ora quanto é montata sta cazzo di panna? Si? Bene, allora procediamo. Prima abbiamo sorvolato le alpi tutte libere dalle nubi. Che spettacolo! Ma viviamo proprio su un pianeta bellissimo.alpi

Forse un tempo, in passato, in uno dei miei momenti bui, chiaro-scuri, meglio, ho vissuto, ho immaginato, ho sognato un passaggio vertiginoso attraverso le nubi di Venere e probabilmente anche di Giove. Sospeso in un angolo del mio subcosciente, pilota di chissà quale veicolo onirico, capitano solitario chiuso in una capsula da millenni, lanciato su giove, nel silenzio, incollato al ferro, oramai mezzo uomo, mezzo macchina. pandorumUn biomeccanoide tutto ricoperto di gravy e gelatina, un paesaggio di H. R. Giger, un incubo di Ridley Scott, tutto intubato, immerso in nuvole di vapore sbuffante dentro il mio modulo che precipita attraverso un denso strato di schifose nuvole turbolente spesse migliaia di chilometri, con l’intenzione di posarmi su un cuscino di metano, una gigantesca bolla gassosa sospesa in un colossale oceano di merda, un cataclisma fecale.

Vabbé, adesso un brano partito in cuffia mi impedisce di proseguire con il mio delirio SCI-FI. New York State Of Mind di Billy Joel. Io credo abbastanza fermamente che solo chi comprende questa canzone sia autorizzato a dichiararsi conoscitore dello spirito niuiorchese e di New York City stessa. Se non si fosse coscienti dell’esistenza di uno stato d’animo niuiorchese non si é stati toccati da questa città. Non la si conosce. PERIOD. Billy Joel, signori…

Ma torniamo alla Scozia, eh si, cazzo, perché é proprio li che sono diretto (non l’avevo ancora scritto?) Sto sorvolando la Manica. Però se ci penso é proprio assurdo il fatto che io stia viaggiando a poco più di 20 € da Milano a Edinburgh. Mah, chissà. Qualcosa non torna.

Questa Europa oggi é fottutamente ricoperta di nubi. Da quassù sembra che tutto il pianeta sia avvolto dalle nubi.

There’s a pale horse coming, and I’m gonna ride it” canta Bruce Springsteen. Da pelle d’oca  questo brano.

Bisogna sempre pisciare quando ti scappa. Non aspettare! Se pensi che poi avrai occasione di farla, in genere ti sbagli e stai sicuro che ti ritrovi a fare i salti mortali per non fartela addosso. Tecniche zen e meditazione yoga non ti aiuteranno. Soffrirai e basta. Io questo ho imparato negli ultimi tempi. Una cosa veramente semplice, assolutamente naturale e spontanea direte voi: Stimolo? Piscio! Senza mai esitare. Tac! Tac! Stimolo e piscio, stimolo e piscio. Su signori, vuotare bene la sacca. Stimolo e piscio!

Tra poco si arriva a Edinburgh, schema autonoleggio da superare, un momento di assestamento critico per la guida a sinistra e poi si parte su a nord in direzione dello Speyside. Cercherò di arrivare in tempo utile, chessò a Pitlochry o da quelle parti, verso sera. Voglio attraversare le Grampian Mountains domattina per scattare qualche suggestiva panoramica prima di ridiscendere verso lo Speyside, il fazzoletto di terra a più alta concentrazione di distillerie di whisky al mondo!

insigna

Sera. Ho depositato le mie membra al Fisher’s Hotel di Pitlochry, mi sto gustando una pregiata pinta di ottima stout scozzese e questa sera una bella razione di haggis non me la toglie nessuno.

Haggis, “love it or hate it”, alcuni lo trovano una delizia, altri una merda. Io una delizia. Prossimamente dedicherò un intero post a questo insaccato simbolo della Scozia, tanto che il poeta scozzese Robert Burns gli dedica pure un’ode poetica. Robert_BurnsIo adoro sta palla di stomaco ripiena di frattaglie macinate e avena. Io sono un semplice e mi piaciono le cose semplici, grezze, paesane. Questo é cibo paesano. Qua in Scozia ci sono quasi 20 °C in più di questa mattina quando sono partito da casa e la colonnina del mercurio segnava -11°C.

Qui é pieno di gente con facce medioevali. Cerco di spiegarmi. Li vedi adesso e potrebbero sembrare persone qualunque. Sono invece tutti Highlander e hanno tutti le facce degli amici di Mel Gibson in Braveheart. Mamma mia, ma fa troppo caldo qua dentro. Non sono più abituato ad un simile riscaldamento. Sono un disadattato termico.

moulinOh! Finalmente si comincia a ragionare. Ad un miglio da Pitlochry si trova il Moulin Inn, una fantastica brewery, hotel e ristorante, e tra poco assaggerò finalmente e di nuovo il favoloso Sporran Of Plenty, a 6 oz minute steak stuffed with haggis and smothered in chefs delicious gravy.

Alleluja

Anche solo questo nome mi fa stare bene. Sporran of plenty. Sono sazio prima ancora di cominciare. No, non é vero. Il piatto era fantastico e l’ho spazzato senza pietà. Ne potrei mangiare altri quattro, almeno. Sono arrivato in questa locanda passeggiando per circa un miglio sotto un fantastico cielo stellato. Orione bassissima all’orizzonte, un ruscello che costeggiava la strada alla mia sinistra e un lungo muretto di pietra tra me e il ruscello. Un muro che sembra avere 1000 anni. Sto bevendo una Braveheart Ale, medium bodied, a smooth golden ale.

moray

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