Qibao e Beijing

Oggi abbiamo fatto tappa presso la cittadina di Qibao, nella periferia di Shanghai. Si tratta di una di quelle cittadine sorte sull’acqua, come Wuzhen. Tutto risulta essere più popolare però. Una via principale che porta verso il fiume è stretta e affollatissima di gente che si ammucchia per riuscire a comperare del cibo abbastanza orrendo e evidentemente lurido. Zampe di porco caramellate, quaglie allo spiedo, infilzate prima nell’occhio e poi a scendere dentro il petto. Uova di rondine in crosta, tutte incollate in un grosso blocco di sale a caverna. Uova col pulcino degli ultimi giorni prima della schiusa bollite in grandi teglie metalliche con brodaglia verde scuro. Lumache nel guscio, gabbie con galline vive, strettissime davanti a tavolacci di legno tutti ricoperti di sangue e interiora delle galline che già sono state macellate. A terra ci sono scatole di polistirolo con pesci vivi che boccheggiano pancia all’aria in 5 cm d’acqua. Anche le verdure sembrano passarsela poco bene. Il tutto è costantemente accompagnato da un fortissimo puzzo piuttosto nauseabondo e un pungente odore di urina di mille anni, o meglio mille anni di urina potrebbero avere questo lezzo.

Ultimi giorni di Cina ora, qui a Pechino nell’ hutong Lanfangsantiao tra vicoli strettissimi e roba ammucchiata dappertutto. E’ mezzogiorno e mi sono infilato nel primo ristorantino che ho addocchiato. Credo che servano cucina mongola. Mi hanno presentato un menu in cinese senza immagini. Ho tentato di spiegare che volevo una soup e dei noodles ma mi hanno fatto capire che non era nel loro menu, mostrandomi il fornello di bronzo per quella che abbiamo oramai ribattezzato la fondue mongola. Qua dentro non si parla una sola parola di inglese e sono giusto riuscito a pronunciare in cinese “píjiǔ”, la parolina magica che mi regala una buona Yanjing Beer che ora sto godendomi alla grande. Ho poi indicato al cameriere un piatto che qualcuno qui di fianco stava pappandosi con gusto e fra un po’ arriveranno dunque in tavola dei ravioloni fritti dal contenuto totalmente sconosciuto. Parte anche la seconda Yanjing e godo. C’è giusto un televisore sgangherato che sovrasta questa saletta e van Nistelrooy ha segnato una rete stupenda. Oggi ho fatto l’esperienza dello spaccio di tè cinese sperimentando due modalità di accoglienza opposte. Sono entrato in un negozio per stranieri con le hostess che cercavano di indurmi all’ acquisto senza farmi respirare: “prova questo, prova quello, oolong, lonjing, jasmine, odora qua, odora la” e io che continuavo a dire che volevo solo dare un’occhiata ingiro. Alla fine sono dovuto uscire perché mi sentivo soffocare. Attraverso la strada e entro in uno spaccio con un profumo spettacolare, due banconi, uno a destra e uno a sinistra. Ad entrambi fanno la fila i cinesi (e solo cinesi).

In basso, dietro al bancone, grosse vasche stracolme di tè e alle pareti grossi barattoli di latta con infinite qualità di foglie essiccate. Capisco di essere entrato nel posto giusto. Faccio fatica a spiegarmi quando é il mio turno ma riesco a portare via 250 grammi di Longjing di buona qualità e 250 grammi di non so che cosa. Impacchettati nella carta con una maestria che mi lascia abbastanza sbalordito. (Porcaputtana come riesco a scrivere bene usando solo il telefono!) Mi porto inoltre a casa due strumenti musicali da questo viaggio, una fantastica Pipa (una specie di liuto a quatto corde) comperata a Shanghai e un violino cinese comperato questa mattina lungo Nan Xin Hua Jie qui a Beijing. Qui in questo ristorantino ho tra l’altro uno scolo del cesso che scende dal piano di sopra e che scarica proprio dietro la mia schiena! Comunque una gran bella sensazione di pace mi attraversa in questa soleggiata e calda giornata pechinese.

Considerazione curiosa: è trascorso un mese oramai e non sono ancora riuscito a comperare qualcosa che non abbia oltrepassato la data di scadenza. In ogni albergo in cui sono stato, sia qui a Pechino che a Shanghai, e ogni volta che sono entrato in un negozio a comperare dei biscotti, una birra, dell’acqua, qualsiasi cosa, non sono ancora riuscito a trovare qualcosa di non scaduto. E’ tutto scaduto. Nel frigo minibar dell’hotel 4 stelle di Shanghai c’erano delle birre scadute a febbraio 2011 e sono convinto che non fossero li dal 2011. Il fatto è che qui ci si rifornisce di merce già scaduta che continua a rientrare e circolare nel mercato. Quando qualcuno la consuma viene sostituita da altri prodotti scaduti e nel frattempo la merce in regola oltrepassa la data di scadenza e si ritroverà anch’essa scaduta in qualche minibar o in un negozio d’alimentari. E’ un circolo vizioso che se non viene interrotto continua a perpetuarsi.

Infine un po’ di spazio su questo blog se lo merita ancora l’uovo centenario di cui mi sono cibato ieri.

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3 Responses to “Qibao e Beijing”

  1. Il Piotto Says:

    Ma ta set ammo’ in gir ? La ta gira propri ben !!!

  2. Anonimo Says:

    Abbastanzia inquietante è l’uovo con il pulcino all’interno a pochi giorni dalla schiusa. Lo avevano offerto anche a me …. e il mio rifiuto non era stato colto molto bene !!! hahahaah

  3. cRaB Says:

    La storia del uovo con pulcino bollito fa davvero sboccare. Quello street food dev’essere uno spettacolo! Thumbs up!

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