Serata Champions e violino

Posted in Whisky on novembre 23rd, 2010 by texo

Serata Champions oggi qui in montagna. Ma non si tratta di campioni del pallone bensi dei freschi vincitori della Whisky Bible di Jim Murray. Non c’é il podio completo però perché il secondo classificato é già stato assaggiato da un po’ di tempo. Ma sono impaziente di provare il Ballantine’s 17 Years Old Blended Scotch Whisky e William Larue Weller Kentucky Straight Bourbon Whiskey, rispettivamente 2011 World Whisky Of The Year e Third Finest Whisky In The World 2011. La cena non é stata del tutto all’altezza degli assaggi che mi appresto a gustare. Ho pure preparato una sontuosa teglia di lasagne che sta innondando tutta casa mia con un profumo formidabile ma le ho preparate per portarmele al lavoro durante la settimana. Dunque oggi le guardo, le odoro e mi torturo pensando a quando me le potrò gustare. Le lasagne sono una gran figata. Uno dei piatti più gratificanti della cucina italiana. Sono assolutamente sessuali. Io voglio avere un rapporto completo con le mie lasagne, me le voglio portare a letto, voglio farmele.
Tutto odora di lasagne qua dentro e come se non bastasse, appeso in cantina, in fase di essicatura ma già assai profumato c’é un magnifico violino di capra che ammicca. Ma come si fa a restistere a tutte queste tentazioni? Difficile, vero, ma questa sera come un asceta mi sono limitato a consumare delle foglie verdi di insalata castigata e qualche sardina sott’olio.

Ma sono eccitato anche adesso mentre ficco il naso nello sniffer in cui ho appena versato il Ballantine’s 17 Years Old. Il profumo é raffinato, gentile e discreto. Odoro marzapane e marshmellows o toffolette (come mi insegna wikipedia)

Il gusto é secco e lungo e mi rendo conto di non essere capace ad esprimere le sensazioni di questo mio assaggio. Capisco però di essere cresciuto negli ultimi 20 anni. Oggi riesco a cogliere la prefezione in questo assaggio, mi rendo conto della complessità e dell’equilibrio di questo gusto. Devo fare un balzo indietro di 17 anni per ricordarmi del mio ultimo blended. Ero a Bologna, vivevo in sub-sub-affitto in un microscopico appartamento poche strade dietro Piazza Maggiore. Era uno strano periodo della mia vita e facevo strane cose. Mi rivedo un sabato mattina alle 10, sveglio in cucina dove di solito dormivo. In una pentola ci sono gli spaghetti freddi della sera prima e faccio dunque colazione con pasta riscaldata e Ballantine’s. Ne é passato di tempo da quel Ballantine’s tracannato come fosse succo d’arancia.

Ora é il momento di assaggiare il William Larue Weller. E’ tardi e fra un po’ vado a dormire ma con questo assaggio credo che sognerò il Kentucky. Incredibile! Profumo potentissimo ed esplosione avviluppante di sapore. Assi di legno fresco, appena tagliato e posato, poi laccato. Voglia di andare in Kentucky, voglia di tornare a Frankfort, per rivisitare Buffalo Trace che con la sua Antique Collection ha creato una linea di campioni del mondo: George T. Stagg, Thomas H. Handy, questo William Larue Weller poi Sazerac e Eagle Rare. Vorrei essere a Bardstown adesso, in estate, con il caldo umido tipico della Bluegrass Region, in giro per le campagne, aria immobile, insetti che volano riflessi dal sole, erba alta, campi di mais, strade di campagna impolverate, acqua che scorre lenta nei fiumi, tutto verde, pomeriggi lunghissimi, banjo e mandolino, Roscoe Holcomb lonesome sound, Appalachia. Tutto questo mi dice William Larue Weller…

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Pioggia Celtica

Posted in Musica on novembre 15th, 2010 by texo

Questa sera mentre tornavo a casa, pioveva abbondantemente. Tutta la Valcolla era avvolta dalla nebbia e io viaggiavo ascoltando Spirit in The Night da Greetings from Asbury Park, N.J., il primo album di Springsteen, realizzato nel 1973. Sono ritornato a casa veramente tranquillo e rilassato. Questa mattina ero partito da casa con tutta un’ altra atmosfera in macchina.

Unica costante la pioggia. Stavo ascoltando Eparistera Daimones di Triptykon, la nuova incarnazione dei Celtic Frost di Thomas Gabriel Fisher, la mitica cult band zurighese che insieme ai cugini Coroner ha lasciato un segno indelebile in questo estremo genere musicale. Sono orgoglioso di queste due bands e sono contento di poterle ascoltare ancora oggi senza che risultino anacronistiche e fuori luogo.

Qualche mese fa Enrico mi fece ascoltare la band sperimentale Sunn O))), un pregevolissimo duo che in varie incarnazioni si cimenta in lentissime liturgie black e doom metal.

Il loro suono é figlio, ma forse pure nipote, della chitarra di Fisher. Thomas Gabriel Fisher suonava questo tipo di chitarra negli anni ottanta, una distorsione lunga, slabbratissima, lacerata che rimescolata bene ha dato vita negli anni ad un suono cupissimo, nerissimo, evocatore di indicibili incontri demoniaci, melodie prive di alcuna speranza che rieccheggiano ancora oggi in enormi saloni sotterranei.

Triptycon: Goetia

Quando ascolto Triptykon mi scorrono davanti le immagini degli incubi di Lovecraft, le immagini della sua mitologia demoniaca. Trypticon é un degno successore dei Celtic Frost.

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Viaggio in Israele

Posted in Viaggio on novembre 12th, 2010 by texo

Adesso dopo cena ho deciso di offrirmi un tris di whisky esclusivi. Ma si! Porcaputtana! E offriamoceli questi deliziosi whisky. Questa sera, dopo cena, me li merito tutti. Dopo i ravioli con ripieno di zucchine e formaggio mi offro nell’ordine un dito di Octomore, un dito di Port Ellen 30 Years Old e un dito di Glen Ord 30 Years Old. E’ giusto sottolineare queste cose.

Forse é meglio che scriva anche di quando io e Pat incontrammo il primo ministro israliano Rabin, a Tel Aviv, per caso, durante un pomeriggio trascorso a girovagare liberi come cani sciolti, sereni e ventenni. E’ meglio cercare di ricordare questo episodio che in effetti col tempo potrebbe sbiadirsi. Era il 1995 e reduce da un soggiorno in kibbutz un paio di anni prima decisi di tornatre in Israele con Pat per una vacanza che avremmo voluto vivere all’insegna della libetà. In quegli anni viaggiavo assai leggero e tranquillo. Avevo pochissime pretese e prendevo tutto ciò che la vita mi offriva. Tutto andava bene. Ero sempre contento di tutto. Ogni giornata vissuta era una giornata guadagnata. Qualsiasi cosa accadesse ero sempre soddisfatto. Ovunque la vita mi portasse ero soddisfatto. Non mi lamentavo di niente e tutto andava bene.  Qualsiasi cosa io mangiassi ero contento, qualsiasi sistemazione trovassi andava bene. Cercavo sempre di conoscere gente nuova e le giornate si concludevano sempre con me esausto che mi arrendevo alla fatica. Non c’era niente che io non avessi voglia di fare.

Durante quell’estate trascorsi alcune settimane in Israele con Pat che la visitava per la prima volta. Girovagammo per tutto il paese con i sacchi da montagna in spalla. Mi ricordo la notte in cui ci si addormentò sulle prime colline che dal Mar Rosso salgono fino al deserto del Sinai, sdraiati per terra nei nostri sacchi a pelo con le luci di Aqaba, della Giordania e dell’Arabia Saudita davanti, scolandoci una Toborg bollente  in una notte che alle 23.00 ancora segnava 39 °C. Mi ricordo la visita alla fortezza di Masada e poi lo stesso pomeriggio una lunga salita, attraversando la Samaria a bordo di un autobus stracarico su fino a Gerusalemme. Tutto il viaggio in piedi, sia io che Pat puzzavamo come caproni dopo una giornata intera trascorsa a ispezionare prima le rovine di antiche sinagoghe, poi le saune di Re Erode, l’oasi di Ein Gedi per poi concludere la giornata esausti su questo autobus della Eged con i passeggeri che a ginocchiate cercavano di tenerci lontani. Mi ricordo le infinite contrattazioni per l’acquisto di una scacchiera egiziana nella città vecchia di Gerusalemme, a spasso per i vicoli più nascosti del suq.

Quando invece ci recammo a Haifa, una strana atmosfera teneva tutti sospesi, come galleggianti nell’aria. Ad ogni sosta dell’autobus udivamo uscire dalle case lo stesso messaggio da ogni finestra, la stessa voce grave e solenne. La televisione stava trasmettendo un messaggio alla nazione. Non capivo di cosa si stesse parlando ma precepivo la gravità nel tono e nell’attenzione silenziosa che coinvolgeva tutti durante questo strano viaggio.

La sera a Haifa ci informarono che un autobus era saltato in aria a Tel Aviv. Proprio quello che passava per Dizengoff Street, lo stesso autobus che pochi giorni prima avevamo preso io e Pat. Di Haifa ricordo poco, una lughissima passeggiata alla ricerca di cibo in una città buia senza gente in giro, solo qualche puttana al bordo della strada giù al porto e poi questo ristorante rumeno in cui mangiammo una bistecca con contorno di verdure prima di ritornare allo strano ostello ultra-cattolico con coprifuoco alle 23:00. C’erano bibbie e testi religiosi di ogni tipo in stanza posti in una  bacheca che stavamo fissando interrogativamente.

La mattina dopo fu impossibile fare il bagno a sud di Haifa; le acque erano infestate di meduse a perdita d’occhio e si poteva stare solo in spiaggia.

Si scese a sud verso Acco per visitare le rovine sotterranee dei templari. Ho l’immagine impressa nella memoria, quella sera, di un bimbo che arriva in sella ad un asino che procede spedito, a scatti, mentre lui lo bastona servendosi di un’assicella con un chiodo conficcato in fondo che sborda sull’altro lato di diversi centimetri. Non appena l’asino rallenta il bimbo sbatte l’assicella sulla coscia dell’asino conficcandogli il chiodo nella carne, a fondo. L’asino spalanca gli occhi,  scatta dal dolore con una paurosa piaga aperta sul fianco dove il bimbo batte. Ci passa davanti, martirizzato e noi stiamo li imbambolati, inorriditi e un po’ smarriti dalla tremenda normalità di questa scena. Il giorno dopo mangiamo in un ristorante soleggiatissimo – questo mi ricordo – con una capra che passeggia tranquillamente in cucina. Ordiniamo pesce. Un scelta che avremmo pagato a carissimo prezzo dopo qualche giorno, con un cagozzo micidiale dovuto ad un’intossicazione alimentare abbastanza prevedibile.

Infine mi ricordo un pomeriggio abbastanza tranquillo a Tel Aviv, trascorso passeggiando per il lungomare. Nel tardo pomeriggio siamo seduti ad un bar in Rechov Ayarkon, ci stiamo scolando la seconda Goldstar da mezzo, gelata, accompagnata da olive e peperoncini verdi. Siamo già pienamente rotondi e con la testa leggera. Non mi ricordo di cosa si stesse parlando ma mi ricordo bene di quando feci notare a Pat che ci trovavamo proprio di fronte alla sede del partito laburista che si trovava proprio dall’altra parte della strada. Mi ricordo che dissi a Pat che quello sarebbe stato un luogo perfetto per commettere un attentato.

Mentre ci scoliamo la nostra meritata birra un tizio apparso quasi dal nulla comincia a girare per i tavolini del bar, ispezionando ogni cestino, controllando sotto ogni tavolino e sedia. Sta in silenzio e lavora veloce.

Ma checcazzo-sta-succedendo? Io e Pat ci guardiamo mentre questo tizio passa in rassegna ogni angolo del bar. Rovista come come fanno i barboni in mezzo ai rifiuti in cerca di qualche prelibatezza mezza masticata, il fondo di una latta ancora incrostato di resti di cibo.  Dopo alcuni secondi, qualche isolato più avanti, sbuca velocemente un’auto della polizia a sirene spiegate. Imbocca la nostra strada e arriva a piena velocità fino a qualche metro dopo la porta d’ingresso del partito laburista. Escono due poliziotti armati che si mettono a presidiare l’entrata. Dopo qualche istante si getta sulla stessa strada, dalla stessa parte una limousine nera seguita da un paio di auto della polizia. Corrono anch’esse in direzione dell’entrata del partito laburistra. Noi siamo li di fronte, mezzi ubriachi e assistiamo senza parole a questi momenti.

La limousine si ferma proprio di fronte a noi. Escono due guardie del corpo, una si ferma davanti allo sportello posteriore mentre l’altra fa il giro dell’auto. Si guardano intorno per un istante, aprono lo sportello, tirano fuori un uomo e di corsa lo lanciano all’interno della sede.

Ma… Ma quello era Rabin.  Pat! quello era Rabin.

E giù un’altra bella sorsata di birra.

L’immagine é ancora impressa nella mia memoria, abbastanza chiara. Ho un ricordo surreale di quell’incontro inaspettato. La città mi sembrava vuota in quel momento. Le strade deserte col sole basso del tardo pomeriggio.

Due mesi dopo Yitzhak Rabin fu assassinato da un ebreo fanatico durante un discorso a Tel Aviv.

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Transumanza 2010

Posted in Valcolla on novembre 9th, 2010 by texo

Domenica mattina ho partecipato alla consueta transumanza delle mucche Highlander dei miei amici Luca e Flavia da Certara fino a Comano. Di solito gli anni passati lo spostamento avveniva in due tappe per non affaticare troppo gli animali ma il cielo coperto e la pioggia di domenica scorsa ci hanno indotto a tentare lo spostamento in una volta sola. Cinque ore di marcia sotto una pioggia a tratti battente.

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Jim Murray’s Whisky Bible 2011

Posted in Whisky on novembre 5th, 2010 by texo

Hurrah! E’ arrivata la nuova Whisky Bible di Jim Murray! 2011!

Ottimo timing. La guida precedente cominciava a decomporsi a causa dell’usura. La Bibbia di Murray é oramai uno dei libri che porto sempre con me ovunque io vada. Assolutamente necessaria quando sono in vacanza. Non potrei passare per il whisky shop di un qualche aeroporto internazionale senza consultare queste pagine. A dire il vero quando viaggio porto sempre con me un secondo libro. Viaggiatore Solitario di Jack Kerouak, per altri motivi. Non necessariamente lo rileggo ma deve sempre essere con me. La whisky Bible é invece sempre utilissima. Non ho sempre la possibilità di provare ciò che compero e piuttosto che fare un acquisto alla cieca mi lascio consigliare da Murray. Direi che con le ripetute letture credo di aver capito i gusti di Jim, come la sua evidente predilezione per i torbati dell’ Islay ma non solo e la sua passione per il bourbon. Avendo anche io la passione per questi prodotti mi trovo spesso in sintonia con i suoi giudizi.

Chiaramente non mi limito ai soli giudizi di Murray per scegliere cosa acquistare. Faccio spesso affidameto alle note di degustazione di Whisky Magazine e ultimamente anche di Malt Advocate. Infine la rete é piena di siti più o meno specializzati e dunque non mancano mai informazioni utili per scegliere il whisky giusto.

Ma tornando alla Bibbia, come sempre la prima pagina che si va a cercare non appena la si apre per la prima volta é quella degli Award Winners. I whiskies dell’anno per intenderci. L’anno scorso avevo accolto con orgoglio e sorpresa la scelta del Säntis Malt Dreifaltigkeit come whisky europeo del 2010 e dunque anche quest’anno sono curioso di vedere chi é stato premiato in Europa ( Scozia e Irlanda escluse). Il riconoscimento va agli svedesi di Mackmyra dei quali oltre ad un paio di ottimi whisky conservo purtroppo un brutto ricordo legato alla mia visita presso la loro distilleria la scorsa estate. Avrei dovuto scrivere una bella lettera incazzata alla distilleria per sottolineare il mio disappunto. La superficialità e l’antipatia con le quali sono stato liquidato quella mattina quando raggiunsi il Mackmyra Bruk dopo aver guidato quasi 2000 km ed essere infine accolto da uno stronzo di impiegato che mi invita ad andare al supermercato per comperare il loro whisky, sono senza precedenti per me. Il Makmyra Bruckswhisky é il whisky europeo dell’anno.

Il riconoscimento per i whiskies dal mondo va all’ Amrut Intermediate  Sherry Matured, dall’India.

Per quanto riguarda invece il riconoscimento supremo, il vincitore incontestato della Whisky Bible, Jim ha tentennato. Diciamo subito che al ballottaggio sono arrivati due whiskey di Buffalo Trace. Dopo anni di strapotere da parte del potentissimo George T. Stagg Jim ha preferito il William Larue Weller (134.8 proof —> é pur sempre una bomba atomica) ma prima di questo c’é Thomas H Handy Sazerac Rye (129 proof). I giochi sembrano fatti, Jim non ha quasi più dubbi e inaspettatamente le sue preferenze lo riportano al di qua dell’oceano, verso un gusto totalmente antitetico, delicato e fragile come lo descrive lui…

Il 2011 World Whisky of The Year é un Blended Scotch, il Ballantine’s 17 Years Old!

So che si tratta di uno sbaglio ma sono forse 15 anni che non compero un blended. E’ forse giunta l’ora di colmare questa lacuna.

Altre menzioni vanno alla bomba di torba Octomore Orpheus di Bruichladdich che riposa tranquillo tra i miei whisky e ancora attende di essere gustato per la prima volta. Ardbeg viene sempre tenuta in grande considerazione con il Uigeadail (97.5 punti), con il Supernova (97 punti) e con il Corryvreckan (96.5 punti), tre fantastici whisky torbati assolutamente accessibili e largamente disponibili.

Lo stesso non si può dire per il Single Malt of The Year (Single Cask). Si Tratta in effetti del Mortlach 70 Years Old di Gordon & MacPhails che nel decanter da 20 cl viene venduto da The Whisky Exchange di Londra a 2450 £. La bottiglia da 70 cl é venduta a 10000 £ ed é sold out quasi ovunque! Un whisky che non avrò mai la possibilità di gustare…

E’ chiaramente arrivato puntuale anche il nuovo Malt Whisky Yearbook

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