Gretsch

Posted in Musica on agosto 25th, 2010 by texo

Sto ascoltando The Wonder Show of the World di Bonnie “Prince” Billy & The Cairo Gang, a modo loro sono molto “californiani”. Si sente la scuola del supergruppo CSNY, nella scelta degli accordi, nell’intimità del canto e pure nei testi. Un nuovo folk essenziale che a me fa solo e sempre pensare alla costa in California, alla Highway One, ai boschi di sequoie che guardano il Pacifico, alla luce calda del tardo pomeriggio d’estate, ombre lunghissime, in giro a conoscere gente, di nuovo buono e propenso al bene, con la mente esclusivamente attraversata dalla positività. Penso a San Francisco e alle mie interminabili attraversate della città, seguendo le avenues fino all’oceano, penso alla gente, alle birre bevute, alle case di legno colorate e decorate. Penso alla baia, con i suoi ponti, vedo le groceries, con i barboni che comperano alcohol e i cinesi, indaffarati. I tram che vanno fino all’ oceano passando da Haight Ashbury, Fillmore e subito dopo la copertina del doppio live degli Allman Brothers, la discesa verso Santa Cruz dalle pinete a monte, le autostrade che hanno un sapore seventies pure loro, penso anche ai Jefferson Airplane adesso e alla loro casa comunitaria e le loro arie pazzescamente frisco-seventies.

…ma quanto ci prende Il principe Billy.

Questa sera contemplo pure la mia nuova chitarra e mi commuovo solo a guardarla. Le ho fatto la corte per molti anni. Da quando sono entrato nel sound post-folk-desertico non ho avuto occhi che per questa meraviglia di legno, forme sinuose importanti, che ostenta un po’ troieggiando il più bel tremolo del mondo. In passato ho cercato questo suono – e in parte l’ho anche trovato -  in un’altra rispettabile e abbordabilissima semiacustica, Ibanez Artcore AG75BS. Cosa vuol dire essere miei amici? Significa anche sapere cosa c’é dentro la mia testa. Sapere che c’era pure questo desiderio importante per le mie sperimentazioni sonore e adesso questa favolosa Gretsch Elecromatic é qua davanti a me e aspetta solo di essere addomesticata a dovere. Conoscerla sarà una goduria.

Questi sono i miei piaceri, starmene qua a casa, ascoltarmi un buon disco bevendo un goccio di whisky prima di attaccare la chitarra al mio otto piste e fare qualche viaggio musicale ficcandomi dentro questa dimensione di melodie, deserto, Arizona e California, caldo. Il presente scompare, giusto il tempo di un bel accordo aperto, storto, crosbyiano, californiano, uno di quegli accordi che mi conquistano istantaneamente e che mi fanno subito immaginare i gabbiani nella baia di Monterey.

Che voglia di California…

Poi in seguito ci sarà anche l’occasione  per commentare questa esclusiva delizia delle Highlands

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Lenzburg Whisky

Posted in Whisky on agosto 18th, 2010 by texo

Ma che bella bottiglia questo Lenzburg Whisky original n°3 prodotto dalla Brennerei Lüthy di Muhen nel canton Argovia. Base ovale che salendo diventa rotonda, bottiglia da mezzo litro, distillato nel mese di agosto del 2006, maturato per 3 anni in botte di Chardonnay e imbottigliato nel settembre del 2009, 321 bottiglie in commercio, 43 %.

Il profumo é chiaramente simile alla maggioranza dei 3 anni prodotti in svizzera, molto fruttato, fresco. L’assaggio mi spinge subito verso la grappa di prugne e questa non é una buona cosa. Succede a molti di questi giovani whisky prodotti in Svizzera. E veramente un peccato non lasciar riposare un po’ più a lungo in botte questo tipo di distillato. Ci guadagnerebbe tantissimo, prenderebbe volume e dinamica, diventerebbe sicuramente più complesso e interessante.

Lasciateli riposare, cazzo! Cos’é tutta questa fretta? Se volete veramente fare del whisky dovrete un giorno cominciare a produrre qualcosa di più complesso o andrete avanti tutta la vita con un 3 anni? Un bel momento bisognerà pur cominciare. Il whisky é fatto così… Ci vuole tempo e pazienza.

Questo whisky é comunque piacevole ma potrebbe essere tanto altro se solo potesse ripostare ancora qualche annetto nel legno.

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Oslo e strade

Posted in Viaggio on agosto 5th, 2010 by texo

Vabbé, vediamo se ho ancora voglia di scrivere qualcosa. E’ incredibile il fatto che non mi sia ancora rotto i coglioni.

Oslo. Ho appena cominciato a camminarla e mi da un senzo di ampiezza, anzi é convessa. Ho fatto un salto all’Operaen, un bellissimo edificio in marmo bianco che ricorda la prua di una nave un po’ spaziale oppure un iceberg. E’ notevole come questo edificio ti faccia venir voglia di camminarci sopra. E’ pieno di gente che lo vuole semplicemente sperimentare, le sue rampe inclinate, le sue strane geometrie, i riflessi e le trasparenze. Anche i bambini ci corrono su e giù meravigliati. Bel concetto architettonico. Obiettivo pienamente raggiunto. Norvegia avanti nell’architettura ma direi indietrissimo nella viabilità.

Per il momento qui in Norvegia la velocità più alta concessa che io abbia visto arriva a 100 Km/h e solo qui alla periferia di Oslo, altrimenti da Nordkapp fino a qui in basso ho fatto tutto a 80 praticamente. Non esiste il concetto di autostrada. Quasi sempre due corsie di verso opposto spesso a 70 o 80 Km/h che qui chiamano autostrada. Ma si va lentissimi così. Il paese é poi infestato da radar disseminati ovunque, a dire il vero quasi sempre segnalati e poi cunette ovunque. Ma se metti il limite a 40 e poi ci fai una cunetta che a 40 ti distrugge sospensioni e semiasse sei pure un po’ bastardo. Ora ho cominciato a farci veramente attenzione.

Le strade sono decisamente più scorrevoli in Svezia dove seppur limitati spesso dalle due corsie in senso inverso in gran parte del paese il limite é a 110 e ci sono spessissimo corsie di sorpasso. Qui in Norvegia te le fanno spesso in discesa le corsie di sorpasso, dove non servono a un cazzo. Oppure stai andando al limite consentito di 60 Km/h, hai una roulotte davanti e non te la senti di sorpassarla infrangendo il codice della strada, magari c’é pure un radar. Comincia la salita e ci trovi eccezionalmente una corsia di sorpasso ma tu stai dietro perché sei già a 60 e proprio li davanti c’é il radar. Si arriva in cima alla salita, finisce la corsia di sorpasso, passi accanto al radar con la roulotte davanti a te inchiodata pure lei a 60 con il motore dell’auto che la traina che sta probabilmente per esplodere, ora non puoi più sorpassare, c’é linea doppia, e loro che fanno? Ti mettono infine il limite a 80! Non durante la salita quando avresti comodamente potuto sorpassare, solo dopo.  GENIUS! E ce ne sono tante così. Ho imparato a odiare camper e roulottes.

Poi si scoprono pure degli stati comportamentali perlomeno curiosi: stai guidando speditamente a 83 sugli 80 e da lontano vedi l’auto che ti precede che si fa sempre più vicina. 1 Km – 500 m – 100 m – 50 m, rallenti e ti metti educatamente dietro senza puntare (non é nel mio stile) e attendi l’occasione buona per sorpassare. Non dovrebbe essere difficile, stiamo andando da un paio di minuti a 75. Dopo un paio di curve finalmente un bel rettilineo libero. Abbandono i 75, metto la freccia, mi sposto sulla sinistra e comincio a operare il sorpasso. Ma lo stronzo davanti non si mette a gasare nel momento in cui io metto la freccia e esco?! Ma che cazzo vuoi? Ma vai pure a 75 che non ti dice niente nessuno. Ma come? Sei andato a 75 per una stronza vita intera e adesso che ti metto la freccia arriviamo appaiati fino a 90? Vabbé che con la tua merda d’auto ti avrei superato anche in 2 Cavalli ma questo comportamento mi lascia veramente senza parole. E succede spesso, forse a tutti, ma é curioso. Mi é capitato spesso qui nella lentissima e prudentissima Norvegia.

Ma poi in fin dei conti cosa sono tutti questi limiti? Anche qui a Oslo in autostrada? Solo a 100 e neanche sempre, di norma a 90. Guardate carissimi norvegesi che se superate i 100 Km/h non vi disintegrate mica, non entrate in un altra dimensione, non fate il salto nell’iperspazio come l’Enterprise del capitatno Kirk. Suvvia! 110 almeno! Dai, sveglia!

Simpaticamente, si intende.

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