Cielo Vaniglia

Posted in Musica, Viaggio on giugno 20th, 2010 by texo

Un po’ trip hop, un po’ di etere sospeso e respirato, spirali che girano, incenso e metallo, fabbriche abbandonate, Londra, piovosa, acqua, bagnato ovunque, un giro lungo il Tamigi, nebbia fittissima e ricordi lontanissimi di uno spicchio d’inverno trascorso a London, girovagando per la city, con le Doc Martens ai piedi, comperate a Camden Town. Doc Martens bellissime, color cuoio vecchissimo e suola bouncing. Fish and Chips notturni, girando come un’onda che sbatte da un pub all’altro, Inghilterra, coltissima, visite ai musei, Power Station, Animals dei Pink, poi a East Finchley, con le case a mattonelle rosse tutte simili, passando davanti a quella di Rick Wright, genio, a casa dei parenti del mio amico Matt, con lo zio comunista che odiava la regina, casa stracolma di relatives, si beve anche il tè delle 5 poi delle uscite in bianco e nero nelle campagne intorno ad Oxford, la sera party a casa di amici danarosi, ragazze in tiro, paillettes e abiti luccicanti, vodka-orange, auto guidata a destra, Trafalgar Square a Natale e tutta la città illuminata e sempre grigia sempre con musica. Risotto alla milanese da me cucinato per tutti gli amici inglesi, innaffiato di buon Chianti e gli Oasis ancora giovani che cantano Maybe … Poi Heathrow e partenza per New York

Bark Psychosis /// codename: dustsucker —->  MAMMAMIA CHE SPETTACOLO !!!

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Combattiamo la nebbia con un bel bicchiere di whisky

Posted in Musica, Whisky on giugno 17th, 2010 by texo

Ah, ma che bel titolo per una canzone: Rye Whiskey. La quarta canzone del nuovo lavoro dei Punch Brothers, il virtuosissimo quintetto di Chris Thile, il virtuosissimo leader mandolinista californiano. Insomma questo gruppo trasuda virtuosismo come il jamon hiberico trasuda grasso, appeso al soffitto delle taperie di Sevilla. Chris Thile ha una storia di virtuosismo oramai già lunghissima. Fu vincitore dei campionati americani di mandolino a soli 12 anni. Eggià, perché quelli che solitamente nel resto del mondo vengono chiamati concorsi musicali, in America diventano campionati, come per il football e il baseball. C’é dunque il campionato di mandolino, il campionato di mountain dulcimer e quello di banjo.

Fu inoltre membro del trio Nickel Creek dal 1989 fino al 2007. Ma chi può vantare 18 anni di permanenza in una band a soli 29 anni?

Gli Antifogmatics (letteralmente anti-nebbia) erano bevande alcoliche utilizzate a scopo terapeutico  nel diciannovesimo secolo. A quanto pare era consuetudine bere del whisky di mattina, prima di cominciare qualsiasi attività, col pretesto che questa bevanda avesse il potere di allontanare gli effetti nefasti e insalubri della nebbia.

Antifogmatic é il titolo di questo doppio CD + DVD nella sua deluxe edition. Un album assai complesso, con un intreccio bluegrass fuori dal comune. Non tutte le bands bluegrass possono permettersi il lusso di arricchire le proprie composizioni con fraseggi tanto intricati e imprevedibili e nonostante ciò rimanere legati all’immediatezza di una ballata orecchiabile. Occorre comunque precisare che i Punch Brothers non suonano bluegrass in senso  stretto. Loro stessi fuggono questa definizione che i effetti va veramente stretta. La loro strumentazione é bluegrass ma la loro musica é anche tanto altro. Chris Thile ha pure una bella voce, pulita che questa produzione per la Nonesuch Records restitusce senza fronzoli, senza inutili riverberi, senza enfasi. Così come é entrata nel microfono così esce dalle casse dello stereo.

Bonnaroo 2010: Punch Brothers In Concert

Ma parliamo anche di whisky:

Glengoyne Sherry Hogshead, cask 1132, distilled 1998 and bottled 2010, 52% vol.

Questo whisky é praticamente nero. Mi chiedo come faccia un distillato a diventare così scuro in 12 anni. L’odore é curioso e il gusto non mi fa trasalire. Manco a dirlo ci sento della liquerizia ma é passato troppo tempo da quando ho cenato e forse adesso non ho la bocca giusta. Mi sembra uno dei finali più corti che io abbia mai assaggiato ma dovrei decisamente provarlo in altra occasione. La consistenza é oleosa e i 55.2 gradi non rendono secondo me un buon servizio a questo whisky. Distraggono un po’ e bruciano il gusto più che espanderlo. Mi aspettavo grandi cose da questo colore. Eggià, devo confessarlo. Che questo sia il classico caso che dimostra come la colorazione può prendere in inganno? Probabilmente si. Quanti whiskies più chiari sono notevolmente più intensi di questo?

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The Olde Deer Single Malt Whisky

Posted in Musica, Whisky on giugno 15th, 2010 by texo

Intanto mentre sto guardando Italia Paraguay mi posso concedere un altro interessante assaggio di un nuovo whisky svizzero.

The Olde Deer Single Malt Whisky, Alc. 40% Vol. invecchiato 3 anni e prodotto da Destillatia AG di Langenthal

Questa volta lo degusto come si conviene, dopo cena con qualche galletta neutrale per resettare il palato. L’assaggio é alquanto piacevole. Al naso non arriva molto ma il gusto percepisce subito il malto giovane che sembra essere un profilo  abbastanza  condiviso da molti whisky giovani  prodotti in Svizzera.

Negli stabilimenti in cui é prodotto questo whisky la  Brau AG Langenthal produce dal 2001 la birra Hasli. E’ dunque sembrato un passo abbastanza logico passare dalla produzione di birra alla distillazione del mosto di malto.

Soddisfacente su tutta la linea tranne che per un piccolo dettaglio: proprio non mi va giù l’utilizzo dei mesi come unità di misura dell’invecchiamento. Non c’é nulla di che vergognarsi a scrivere Aged 3 Years ed é un po’ ridicolo se non addirittura patetico scrivere Aged 36 Months ma questo resta un dettaglio quando si sta bevendo un buon distillato come questo Olde Deer, echte Oberaargauer Single Malt Whisky.

Ma quanti whisky si producono in Svizzera? Occorrerà che io faccia un censimento prossimamente per avere una visione globale di tutta la produzione.

mp3: Inside The Fog

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Scusa Z’Graggen, sei buono!

Posted in Whisky on giugno 14th, 2010 by texo

Quanto sto per scrivere é falso ma mi é stato utile per capire una cosa fondamentale:

Mai sparare giudizi affrettati!

“Oggi é un giorno speciale. E’ la prima volta che butto nel lavandino un bicchiere di whisky perché francamente non me la sento di finirlo. Mi dispiace ma veramente non é possibile. Non mi procura nessun piacere, anzi al contrario faccio veramente fatica ad inghiottirlo. Peccato. La bottiglia prometteva bene.

Z’Graggen, prodotto a Lauerz nel canton Svitto. 40% di volume d’alc. e ben 8 anni di invecchiamento. Già solo questo mi aveva fatto immaginare cose straordinarie, poi devo dire che il profumo, girando un po’ di questo whisky nello sniffer, era abbastanza invitante ma al primo sorso l’impatto con la dura realtà di un whisky molto amaro che ha perso tutte le caratteristiche che un distillato di malto dovrebbe avere. Sembra quasi che qualcosa sia andato storto in una delle fasi di produzione. Comincia veramente a crescere in me il sospetto che molte microdistillerie abbiano cominciato a produrre whisky  giusto per aggiungere un prodotto in più al proprio inventario senza preoccuparsi troppo della qualità.

Negli ultimi anni la popolarità del whisky é cresciuta a dismisura e molti produttori si saranno detti “perché no? Proviamoci.”Produco già di tutto e se aggiungo anche il whisky, oggi trovo qualcuno che me lo compera.”

Mettiamolo comunque da parte per il momento. Magari questa sera ho la bocca un po’ rovinata da altri gusti. Farò un altro tentativo in un altro momento.”

Nuova valutazione

Oggi é un altro giorno e ho fatto un altro tentativo.

Avevo preso un granchio! Mi ero rovinato il palato con una merdosa frutta sciroppata che mi faceva apparire tutto molto amaro. Oggi in effetti devo riconoscere che c’é di più di quanto avessi pensato in questo whisky.

Non é sopra la media ma in fondo può essere anche apprezzabile. Vi chiederete ma come é possibile provare un whisky e dire che fa schifo poi riprovarlo il giorno dopo e dire che é buono? Neanche un principiante farebbe così. E’ vero, non si fa così ma questa esperienza mi permette di sottolineare quanto sia importante condurre una degustazione secondo le regole, in modo da cogliere gli aromi e i profumi nel modo più pulito e neutrale possibile. E’ altresì vero che non tutti i whisky sposano allo stesso modo con il cibo e probabilmente é necessario gustarli in più occasioni per capirne l’aroma, per poterli collocare. Mi rendo conto che in futuro sarebbe più corretto non sparare giudizi troppo affrettati.

Ho sbagliato!

Bisogna sempre lasciare una seconda chance ad un whisky. Anche una terza o una quarta. Ma poi in fin dei conti una collocazione la si trova per quasi ogni whisky.

Dunque Z’Graggen é pure un whisky apprezzabile, abbastanza secco, ma un po’ di amaro affiora sul finale che é decisamente più lungo e articolato rispetto a quello di altri whisky svizzeri che in genere maturano solo 3 anni. Meno frutta e più malto direi.

Sorry again Z’Graggen, you’re good, indeed!

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