Andalucía

Posted in Cibo, Panorama, Viaggio on maggio 25th, 2010 by texo

Ok, il momento é giunto, dopo una pizza gratificante si, ma fondamentalmente deludente, come alimento intendo, intrinsecamente sbagliata pressoché sempre. E’ giunto il momento di ricordare i quattro magnifici giorni passati in Andalusia la settimana scorsa. Parto non a caso da una considerazione  che si allaccia al mondo della gastronomia perché il cibo é stato uno degli aspetti fondamentali sui quali abbiamo focalizzato la nostra attenzione.

Durante i quattro giorni trascorsi nel sud della Spagna mai mi sono sentiro cosi “stuffed” come dopo quest’ultima pizza. Ma come é possibile? Venerdì scorso alle 13 e 30 siamo entrati nella migliore taperia di Jerez, il Bar Juanito, dove la cameriera ispanico-russa arriva al nostro tavolo dicendoci: “Vi porto delle tapas e quando ne avete abbastanza mi dite basta?” Siamo usciti alle 17 e 30 e io mi sentivo sazio ma comunque leggero nonostante le 14 portate, le due bottiglie di vino e un Pedro Ximénez di chiusura (viene giù come catrame questo liquido).

Ma torniamo a giovedì 13 maggio 2010:

Questa mattina levataccia da suicidio alle 02 e 50 per essere pronto per la partenza. Raccolgo gli altri compagni di viaggio lungo la strada e si parte verso Malpensa senza intoppi. Giunti in aeroporto però ci attende una coda bovina costante ad ogni tipo di sportello, controllo, bancone, imbarco.

Ora sull’aereo mi sto pregustando mentalmente le delizie dell’Andalusia che tra poco assaggerò. Sono stanco come la merda, ma quella stanca, che esce dal culo e resta li inerte, appesa nell’attesa di un’oscillazione che la faccia cadere.

2 considerazioni birrose, vol./alc. > 5

Guantanamera é il ballo di Mohammed.

A Gibilterra c’é un MacDonald’s in cui fanno degli ottimi Mac Macac.

Strana la vita, cazzo! Sto bevendo una pinta di John’s Smith all’Horseshoe Pub di Gibraltar. Poi una veduta veramente imperdibile dalla Rocca (una delle due colonne d’Ercole in pratica) E’ strana la sensazione che si ha vedendo l’Africa dall’altra parte dello stretto, vicina, li davanti ai miei occhi.

Questo continente enorme sempre lontanissimo, in ogni senso, qui mostra il coppino all’Andalusia. Ci potrei andare a nuoto.

Seguiamo la costa e risaliamo dalla parte atlantica della Spagna del sud. Il paesaggio é puntellato di gigantesche creature metalliche a tre braccia che girano vorticosamente.

Ci fermiamo a Bolonia sul mare per dare avvio al rituale che ci accompagnerà per i prossimi giorni. TAPAS !!! boquerones, puntillitas, cazon e birra Maho. Ora si parte in direzione di Puerto de Santa Maria.

2 pensieri sciolti:

Vergine ma troia! La grande contraddizione maschile…

Macchie oculari, pitiriasi rosea di Gibert e sovrapproduzione di bilirubina

Quindi Sevilla:

Liveliness is the magic word for tonight! Che botta di vita questa magnifica notte a Sevilla mentre aspettiamo di assistere ad un ballo di Flamenco alla Carbonería. Le strade del canto ci hanno offerto tutto quello che potevo desiderare questa notte.

Prima Vino de Naranja, caracoles e carne macha, adesso Agua de Sevilla, un caraffone pieno di una bevanda alcolica tutta ricoperta di panna da mescolare con questa ballerina vestita di rosso che si muove anguillesca, alzandosi la gonna, pestando i piedi a ritmo e puntando fuori i seni, coi capelli neri, ricci, lunghi e un volto che soffre sulla musica.

Sincopi, cambiamenti di ritmo, anticipi spettacolari, la gonna rossa che vola e il Gypsy King che canta sotto, tirando la voce.

PA – PO – PA – PO – PA – PO

TA – TA – TA – TA

PAK ! -  PAH !

Lui che seduto la guarda:

Quiero besarte, quiero carezarte

Porno vestito, da camera. Un bel petto mostrato con proudness. BRAVISSIMA!!! Tetta sofferta, orgoglio. TAK! Orgoglio, passione e ritmo, poi alcohol e questo porno da camera. Intanto c’é una bella senegalese con ottimo scorcio mammario dall’altra parte del palchetto mentre la ballerina si sta caricando come una dinamo e io mi sento totalmente infinito e mondiale questa notte.

Pensierini schizzati:

Il reggae é flamenco marihuana-revisited

Quando la mucca ti punta

Inoltre portiamo a termine una fantastica visita alla Bodegas Tradición di Jerez de La Frontera dove io mi riappacifico con lo sherry che la sera prima mi aveva un po’ deluso. A El Puerto de Santa Maria, durante una luminosa e movimentatissima sagra di paese avevamo bevuto esclusivamente Sherry Fino di fattura mediocre probabilmente ed ero rimasto abbastanza deluso da questo gusto poco aromatico di vino quasi posso, insipido e a tratti pure sgradevole. Nella cantina della Bodegas Tradicion abbiamo invece gustato dapprima direttamente dalle botti poi in un elegante salottino da degutazione tutta la gamma della produzione di casa: Amontillado, Oloroso, Palo Coratado, Pedro Ximenez, Brandy Gold e Brandy Platinum e adesso sono di nuovo in pace.


Bodegas Tradición in Spain

Infine piccole caccole di conversazione rubate ad un tavolo di fianco al nostro, presso il ristorante Tragabuches di Ronda:

“Gli italiani sono i più esterofili e il problema é che la mafia non esiste! Poi devi spiegarmi com’é la mafia spagnola.”


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Dulcimer

Posted in Musica, Whisky on maggio 12th, 2010 by texo

Mi é appena andato di traverso un sorso di Parker’s Heritage Collection. Molto male. Prima di tutto perché fa veramente male respirare questa bomba di bourbon a 64.8 % alc/vol. Credo sia stata la mia esperienza più vicina al respirare fuoco. Secondariamente perché é un peccato non aver prestato la giusta concentrazione durante questa degustazione. Non posso permettermi di sorseggiare con leggerezza questo distillato. Adesso finalmente l’incendio si é sopito e posso continuare con il piacevole assaggio. Questo Bourbon sta nella stessa categoria di altre super-potenze alcoliche come il George T. Stagg di Buffalo Trace oppure il Booker’s di Jim Beam. Anche se più leggero in tenore alcolico rispetto agli altri due questo bourbon ha un gusto molto forte e forse più impegnativo. Porca miseria quanto é forte. Mi sembra di masticare le doghe di quercia della botte che lo ha contenuto. Denso e complesso, questo bourbon é prodotto da Heaven Hill Distilleries, Bardstown, KY.

Perché lo sto assaggiando? Ma per celebrare l’arrivo di un nuovo strumento musicale dalle sonorità antiche e figlio della stessa terra. L’Appalachian dulcimer o mountain dulcimer, uno strumento che procura gratificazione istantanea grazie alla relativa facilità d’esecuzione.

mp3: Appalachia

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Ferien in Corippo

Posted in Cibo on maggio 11th, 2010 by texo

Grande serata gastronomica all’ Hotel Froda di Gerra Verzasca con grandi discussioni deliranti dalle quali ho rubato qualche riflessione totalmente slegata che ora mescolerò con il menù sopraffino che Lorenzo ci ha preparato:

Vol-au-vent con ripieno al pesto e gamberone gigante

… dopo quattro bianchi bisogna sempre ricordarsi di caricare di coriandolo…

Capasanta, Triglia e Speck

… ho una certa preferenza per l’RGB 000 …

Terrina con Sushi di Trota affumicata e pistacchi in salsa di carota e Sel de Guérande

… ci sono delle popolazioni che fondalmente non hanno voglia di far fatica e sottolineo fondamentalmente

Crema di Topinambur e spiedino di salmone

… mi sembrava strano che sull’album Panini ci fosse una pagina celebrativa della nazionale svizzera di calcio …

Ravioli alla coda di bue

… insomma, un incrocio tra bianchi, rossi e neri tra 400 anni. Proprio quello che voleva Hitler …

Chateaubriand di tonno rosso

… Dai Marc, bevi il thè …

Zabaione gelato, frutto della passione, kiwi, rabarbaro, fragole e ananas

… fatti una sabbiatura del palato, così non russi …

Formaggio della Verzasca con 4 tipi di pepe

… il matrimonio é un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in istituto? …

Groucho Marx

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Lo zio Jesse é arrivato in Valcolla

Posted in Whisky on maggio 6th, 2010 by texo

Mi ricordo che da più giovane una delle mie serie televisive preferite era “The Dukes of Hazzard” o più semplicemente Hazzard (come la chiamavano nella versione italiana). I salti che faceva il Generale Lee non li avevo mai visti fare da nessun altro. Poi senza dubbio c’erano le gambe di Daisy Duke, mamma mia! Continuano a turbarmi pure adesso. Con quei jeans stretti… La vera Daisy, comunque, Catherine Bach e non la bambola-gonfiabile-Jessica-Simpson nel remake del 2005. Poi c’erano Bo e Luke, per un qualche motivo sempre inguaiati e infine lo zio Jesse.

Eh, si, Uncle Jesse, me lo vedo col suo barbone bianco  mentre prepara i suoi barattoli di whiskey clandestino che poi Bo e Luke andranno a consegnare.

Moonshine é il nome solitamente utilizzato in America per definire il prodotto di una distillazione illecita. Si tratta quasi sempre di un distillato giovanissimo che non viene invecchiato in botte a causa della sua natura clandestina. Lo si distilla e lo si distribuisce velocemente. L’ho visto in diversi film ambientati nell’Appalachia, spesso distribuito in grossi barattoli di vetro come quelli delle conserve, con il tappo a vite.

Dunque, dicevo, lo zio Jesse é arrivato in Valcolla! Ha attraversato l’oceano e si é fatto tutta la strada a bordo del Generale Lee su fino in cima a questa valle, trasportando la sua cassetta di legno anch’essa dall’aria assai clandestina. Ho davanti a me questo barattolo (ovviamente non clandestino) e muoio dalla voglia di provare quella che potrebbe essere definita come una “Grappa del Kentucky”. Sono sempre stato incuriosito dai new spirits come quello di Kilchoman (1 mese) oppure il White Dog di Buffalo Trace, entrambi però solo anteprime di quello che sarà lo stesso distillato dopo qualche anno di maturazione in botte.

Il Georgia Moon Corn Whiskey, distillato dalla Johnson Distilling Company é invece un prodotto finito, molto più leggero per quanto riguarda il tenore alcolico, 40% vol./alc. Non gliene fotte della botte! Lui é subito disponibile, é di pronta beva e serve unicamente per sballare e diventare leggeri e rotondi in un attimo. Non lo si serve nello sniffer come si fa con i più pregiati scotch whiskies, anzi, probabilmente nutre pure un po’ di antipatia per i suoi parenti europei un po’ troppo aristocratici. In effetti una prima constatazione balza alla mia attenzione immediatamente: é praticamente impossibile versarselo in un bicchiere per un primo assaggio senza fare un lago di whiskey sul tavolo. Ma come faccio a versarmelo? Mi si accende una debole lampadina ad incandescenza nella mia testolina! Prendo la pipetta per l’allungo d’acqua che uso ogni tanto con i cask strength e il gioco é fatto. Mi verso  un paio di centilitri nello sniffer. Lo so, sarebbe stato forse più appropriato berselo a canna direttamente dalla whisky jar. Lo faccio poi girare qualche secondo per liberare gli esteri e vedere quale effetto mi procurano. Butto dentro il naso, chiudo gli occhi  e inspiro. La prima sensazione, immediata, senza riflettere troppo e lasciando parlare solo i miei sensi, mi dice che sto annusando una grappa di vinaccia, come al grotto, dopo aver mangiato polenta e brasato e bevuto litrate di vino a conto già pagato con l’oste che offre un bicchierino per riordinare la digestione. Si, é decisamente lo stesso profumo, non sento il whiskey qui dentro, o meglio, la maturazione in botte (assente in questo caso) fa probabilmente la differenza in tutti gli altri casi.

Se mi avessero messo davanti tre grappe e questo whiskey, probabilmente non sarei riuscito a scovarlo.

L’ assaggio é veramemnte leggero e abbastanza delicato, non molto strutturato. Magari qualche grado d’alcohol in più avrebbe reso l’esperienza un po’ più intensa, ma forse questo non é il punto.

Recentemente mi son letto in rete qualche commento di degustazione in merito a questo giovane spirito. Molti lo stroncano senza pietà accompagnando l’assaggio con agettivi che vanno dal rancido al fetido…  Calma! Calma! Eccheccazzo… Ma é possibile? Non avete mai bevuto nient’altro che Single Malt Scotch Whisky nella vostra vita? Questo non é un Single Malt di 10 anni, non é nemmeno un malt whisky. Non ci sono alghe, aria salmastra o fumi di torba a caratterizzarlo, non c’é il sudore e la pazienza degli artigiani scozzesi o il puntiglio e la grazia dei giapponesi. E’ semplicemente una curiosa esperienza che viene offerta a chi é ancora disposto a sperimentare qualcosa che, anche se  obbiettivamente non fa trasalire – non suonano le campane a festa dopo un assaggio di Georgia Moon – da delle risposte alla curiosità che vi prendeva quando al cinema eravate un po intrigati dagli strani barattoli che si contrabbandavano nel sud est degli Stati Uniti, oppure quando Bo e Luke scappavano con il Generale Lee pieno di Moonshine, inseguiti da Rosco P Coltrane e Enos Strate. Ecco questa é l’occasione giusta per colmare questa lacuna:

Georgia Moon Corn Whisky?

Visto e provato.  Next?

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