California

Direi che é finalmente giunto il momento di parlare di California. Non avrei neanche bisogno di pensarla. In fondo mi basterebbe ascoltare una qualsiasi canzone di Crosby, Stills & Nash per calarmi immediatamente nella sua atmosfera. Dai deserti del sud alle montagne della Sierra Nevada, dai boschi di sequoie alle fresche spiagge del nord, dalle colline di San Francisco alle strade vuote di Salton City. Stiamo rientrando a San Francisco da nord. Stiamo scendendo da Vallejo e tra un po’ attraverseremo il San Rafael Bridge. Il sole sta tramontando. Un serpente di luci rosse ci corre davanti. Io sto pensando che questa sera cenerò da qualche parte a Chinatown in un ristorante cinese nascosto in qualche viottolo e poi andrò a cercarmi una buona birra alla San Francisco Brewing Company in Columbus Avenue.

In questo momento le note di Old Man di Neil Young stanno dando un senso alle immagini che scorrono davanti ai miei occhi. Vedo passare veloci, autorimesse, recinti, verande, case basse, edifici commerciali, palme, cani randagi, auto sgangherate e barboni. Tutto colorato di arancione dal sole basso. Le colline sono bruciate, non c’é il verde. Un senso di pace totale mi avvolge. Mi sento parte del paesaggio.
Entriamo a San Francisco seguendo la 101 fino alla svolta in Van Ness Ave. che percorriamo fino all’incrocio con Bush St. che ci conduce in centro. Troviamo una pensione che fa al caso nostro. Scarichiamo felici le nostre borse e percorriamo i corridoi ricoperti da uno spesso tappeto dall’inequivocabile puzzo di merda sotto il quale scricchiola il pavimento di legno. La camera, dal sapore antico, é stata imbiancata di recente. Un folto gruppo di bonzi tibetani cammina veloce ma a passi brevissimi. Forse non toccano nemmeno terra. Scendiamo in strada e prendiamo la direzione di North Beach. Benediciamo barboni e puttane prima di alleggerire le nostre menti con un buon Bourbon. Il cielo é ora coperto dalla solita nebbia bassa che sale fredda dal Pacifico. Le luci della città la colorano di arancione. Cerco di capire se i sigari che mi sta vendendo un tizio, siano veramente cubani come lui pretende. Li sto già gustando con gli occhi. Quasi non mi importa che siano buoni. Più tardi saranno indispensabili quando sarà notte fonda e io sarò appoggiato alle sponde di legno di qualche pontile, giù alla baia, cercando di stare in piedi, inspirando a pieni polmoni l’aria salmastra dell’oceano. Scruterò le luci dall’altra parte della baia, Sausalito, Richmond, Berkeley.Abbiamo cenato in un piccolo e luminosissimo ristorante a China Town e ora di fianco a me un pescatore di granchi cinese getta le sue nasse nel buio sotto il pontile. Dal molo 39 arrivano i discorsi ingarbugliati dei “sea lions”. Sorrido con le palpebre semi-chiuse e tiro una sontuosa boccata di sigaro pseudo-cubano. Butto fuori il fumo che tento di seguire in aria mentre si perde salendo. Penso all’odore dell’aria. “Ma ha un altro odore l’aria da queste parti?” Mi voglio godere questo istante insignificante. Mi concentro e mi dico che dovrò ricordarmi per tutta la vita che questo momento merita di essere ricordato. Non sta accadendo niente e dunque voglio che questo istante, altrimenti destinato all’oblio, mi regali una manciata di ricordi in più. Penso a domani mattina. Penso al VIAGGIO.
Rientriamo barcollanti alla nostra pensione. Per strada incontro un bel ventaglio di umanità diseredata e senza volerlo il mio sguardo passa dalle persone sdraiate al bordo della strada ai rifiuti buttati negli angoli, incrostati nelle pieghe della strada, accatastati nei viottoli.

Adesso si dorme. Domani si vedrà…

mp3: Burn The Book

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